Nuove dichiarazioni di De Meo ad Adnkronos, nuovo attacco alla giustizia sportiva.
Tutte le altre questioni sono in subordine a questa: può l'attuale assetto della giustizia sportiva occuparsi di questo caso?
I VERI PUNTI
Il vero punto ora è l'elezione del presidente FIGC. È quello il campo di battaglia tra i due poteri che si contendono il calcio italiano.
Laterale, ma altrettanto rilevante, è il commissariamento dell'AIA, dopo la conferma dell'inibizione di Zappi.
Ieri sera, abbiamo assistito a un tentativo di rilegittimazione di Gravina, che quel commissariamento dell'AIA potrebbe decidere, seppur dimissionario. Certo dovrebbe limitarsi alle attività ordinarie, ma il commissariamento potrebbe anche essere considerato indifferibile.
E proprio Gravina che in questi giorni è stato accusato da De Meo di condizionamento delle scelte arbitrali dovrebbe occuparsi dell'AIA? La riteniamo la prima cosa da scongiurare, in attesa che l'inchiesta di Milano chiarisca tutto.
E nel frattempo, di eventuali deferimenti dovrebbe occuparsene Chiné che è stato accusato direttamente da De Meo (anche presso la Procura di Milano?) di non essere affatto indipendente?
La riteniamo la seconda cosa da scongiurare.
Ma anche la seconda cosa per cui sta combattendo quel campo che ha il suo baricentro nel responsabile dell'ufficio legale FIGC VIglione, che gradirebbe che nulla cambiasse, in attesa degli atti da Milano.
In questa battaglia, ad oggi la Procida di Milano ha evitato ogni leak, cosa a cui sono corrisposte naturalmente congetture e voci di corridoio che cercano di influire proprio sul clima politico pre elezioni FIGC.
Sebbene nulla ma proprio nulla sia trapelato da Milano, i soliti noti hanno cominciato a propagandare notizie evidentemente ad oggi senza fondamento che vorrebbero l'Inter parte lesa nel procedimento.
Una dimostrazione di forza sempre da parte di quello stesso schieramento che mira a circoscrivere l'impatto dell'inchiesta sulle nuove elezioni federali.
Pesantissime le accuse di Di Meo, perché rivolte a Chiné, descritto come fedelissimo di Gravina.
La giustizia sportiva dipende dal potere politico. Non c'è separazione dei poteri.
Chiné NON PUÒ giudicare questo caso, è parte in causa.
Questo è il punto più importante ora.
SOLO DUE COSE SI POSSONO DIRE
MAGHI INDOVINI, è inutile supporre cosa ci sia in atti che nessuno ha visto. Ancora più che inutile, è stupido.
L'unica cosa che abbiamo è l'esposto di Rocca, un video che ne dimostra la fondatezza e le testimonianze di alcuni arbitri rese a mezzo stampa che dicono che il VAR veniva utilizzato in modo non regolamentare.
Il resto sono statistiche: quella che conta secondo noi è che la Juve è stata, guarda caso, la squadra con più decisioni VAR avverse.
Solo due cose si possono dire: VAR fuori protocollo e squadra più penalizzata dal VAR.
Per tutto il resto, attendiamo gli atti.
Dunque: la FIGC con presidente dimissionario, accusato da DeMeo di condizionare designatori e giustizia sportiva, dovrebbe commissariare l'AIA - confermata l'inibizione a Zappi - e, ricevuti gli atti da Milano, decidere su eventuali deferimenti.
Cioè Gravina e Chiné risolvono i problemi di Gravina e Chiné.
Ma si parli d'altro, perché no?
Se si vuole fare giornalismo serio, esistono alcune domande essenziali da rivolgere ad AIA, FIGC e CONI nel nome della trasparenza istituzionale e nel pieno rispetto del garantismo.
Se si vuole.
Altrimenti si fa nebbia.
Domande legittime, puntuali, a cui organismi che esercitano funzioni di controllo e giudizio dovrebbero essere disponibili a rispondere.
*1) È possibile rendere disponibile copia del provvedimento di archiviazione e del verbale delle dichiarazioni rese da Rocca?*
Il procuratore Chiné continua a richiamare la natura riservata degli atti. Tuttavia, alla luce dell’esistenza di un video che, emerso pubblicamente, corrobora le dichiarazioni di Rocca, e considerato che alcuni testimoni ritenuti credibili in sede federale non sarebbero stati valutati allo stesso modo dalla Procura ordinaria, la richiesta di maggiore chiarezza appare ragionevole.
Chi esercita poteri disciplinari e valutativi all’interno della FIGC deve poter essere sottoposto, a sua volta, al vaglio dell’opinione pubblica e del giornalismo.
*2) È possibile fornire l’elenco delle partite in occasione delle quali Rocchi e Gervasoni si sono recati a Lissone?*
Dopo la presa di posizione di Zappi, tali visite si sarebbero interrotte. È quindi legittimo chiedere cosa sia avvenuto prima: in quali occasioni, per quali gare e con quale frequenza.
Per quali partite, per quali squadre, si riteneva necessaria la presenza e influenza dei designatori.
*3) Qual era la motivazione ufficiale di tali presenze a Lissone?*
La sala VAR dispone già di telecamere e di strumenti che consentono di monitorare da remoto il lavoro degli addetti. Per questa ragione, è legittimo domandare quale fosse la necessità operativa o istituzionale della presenza fisica sul posto.
Queste sono domande di interesse pubblico rivolte a istituzioni sportive che, proprio per il ruolo che ricoprono, dovrebbero considerare la trasparenza un dovere e non una concessione, come intende Chiné.
Qui non è solo Rocchi il punto è deve essere ben chiaro. Qui il punto è anche e soprattutto il funzionamento della giustizia sportiva, lo stesso punto che ci ha spinto ad aprire questo sito nel 2006.
Basta schermi, basta nebbie.
Risposte o commissariamento.
#referendum
Oggi si vota per cambiare la Costituzione sulla giustizia.
E prima di votare, ricordiamoci come ha funzionato davvero la giustizia in questi anni.
Nel processo Calciopoli, uno dei più importanti e discussi della storia recente, accadde un fatto rivelatore: il giudice Teresa Casoria ricevette una sanzione disciplinare.
Una censura. Poco più di un richiamo. Un “buffetto”.
Non riguardava le sentenze. Non riguardava il processo.
Eppure fu subito usata per provare a delegittimarla, per mettere in dubbio la sua imparzialità, per tentare di fermare il processo.
Questo è il punto.
In Italia basta poco – un pretesto, una sanzione minima, una campagna mediatica – per trasformare un giudice in un bersaglio e un processo in un campo di battaglia.
Non è giustizia. È squilibrio.
Quando si parla di riformare la giustizia, non si parla di teoria.
Si parla di evitare che episodi così possano essere usati per piegare i processi, influenzare l’opinione pubblica, mettere pressione su chi deve giudicare.
Si parla di restituire equilibrio.
Si parla di separare responsabilità disciplinare e funzione giudicante.
Si parla di garantire davvero imparzialità.
Per questo oggi votare SÌ non è uno slogan.
È una scelta.
Una scelta per una giustizia meno esposta alle pressioni, meno politicizzata, più credibile.
Ricordiamoci di questi fatti, quando entriamo in cabina elettorale.
Perché la giustizia non si cambia per principio.
Si cambia perché casi come questo ci hanno già mostrato che così non funziona.
Oggi possiamo decidere se lasciarla così com’è.
Oppure cambiarla.
https://t.co/dEWYuQ1ewD
Porque fue la primera vez
Porque fue sin DT
Porque fue sin Scocco, Mora ni Borré
Porque estuvo tres veces en desventaja
Porque hizo un gol sacando del medio
Porque nunca jugó de local
Porque no quisieron jugarla
Porque fue ante los ojos del mundo
Nunca habrá nada igual
9-12-♾️
@DAVIDPARENZO@AndreaVenanzoni@ilfoglio_it Articolone sulla Zanzara e nella stessa pagina, relegata al riquadrino in alto, un'intervista al presidente della Corte Costituzionale.
Beeeeeh, meravigliooooso, dai che funziona!