C’è una cura?
<<Le vacanze con i figli nell'era dei social rivelano comportamenti decisamente preoccupanti.
Se non hai la possibilità di farli viaggiare e gli offri (solo?) mare e montagna senza consentire loro di andare ad autocelebrarsi in qualche posto reso famoso dagli influencer, non riesci a renderli compiutamente felici.
Quando eravamo ragazzi attendevamo "la villeggiatura" per cose come il mare, il sole, le montagne, gli amici, mangiare all'aperto, giocare e fare sport, uscire dopo cena, ballare, innamorarci in discoteca o davanti a un falò.
Oggi tutto questo passa in cavalleria se solo un loro contatto "mette uno stato" in cui sta in un posto "famoso" fosse pure una pizzetteria da tre soldi, una tizia che mette le cover ai cellulari oppure se sta avvinghiato a un oggetto alla moda, fosse pure una felpa qualsiasi ma ornata da un logo grande e iperconosciuto. Ecco che, d'improvviso, tutto quello che gli hai dato e che pure ti è costato tempo, soldi e organizzazione, non vale più nulla e ce li ritroviamo tristi, silenziosi e curvi sul cellulare, persino dinanzi a un tramonto o ai cavalloni che s'infrangono sulla battigia.
Adesso mi è infine chiaro il senso della gratuità dei social: creare una generazione di piccoli consumatori, generalmente con gravi disturbi dell'alimentazione, visto che l'unico posto dove non lasciano nulla sul vassoio è McDonald, e abituarli a uno stile di vita economicamente insostenibile ed eticamente insopportabile che crea sensi nei colpa nei genitori e che li renderà perennemente insoddisfatti. Perché il messaggio subliminale di questi maledetti Ig e Tiktok è solo uno: la tua vita fa schifo, anche se hai dodici anni, e l'unico modo per migliorarla è comprare, andare a mangiare in quel dato posto o andarti a fare un selfie in quell'altro.
Solo allora, per pochi istanti (di condivisione) i tuoi genitori ti avranno reso finalmente felice, sempreché la batteria del tuo cellulare abbia carica a sufficienza da poterlo raccontare ai tuoi "followers"; perché noi c'avevamo gli amici del mare, loro c'hanno i istaggrammers.."
“ La mia idea di felicità è soprattutto anticonsumistica. Hanno voluto convincerci che le cose non durano e ci spingono a cambiare ogni cosa il prima possibile. Sembra che siamo nati solo per consumare e, se non possiamo più farlo, soffriamo la povertà. Abbiamo un senso di frustrazione, ci auto-marginalizziamo.
Abbiamo sacrificato i vecchi Dei immateriali, e ora stiamo occupando il tempio del Dio-Mercato. Lui organizza la nostra economia, la nostra politica, le nostre abitudini e ci fornisce mutui e carte di credito che ci danno un’apparente felicità.
Ma nella vita è più importante il tempo che possiamo dedicare a ciò che ci piace, ai nostri affetti e alla nostra libertà. E non quello in cui siamo costretti a guadagnare sempre di più per consumare sempre di più. Non faccio nessuna apologia della povertà, ma soltanto della sobrietà.
Credo che l'uomo impari molto di più dalle avversità, purché non lo distruggano, che dalla prosperità. Impari con ciò che vivi, non con ciò su cui contano. Impari di più dal dolore e non dai trionfi. Non sono il Presidente più povero. Il più povero è colui che ha bisogno di tanto per vivere.”
_José Mujica, ex presidente dell’Uruguay
@LaZanzaraR24@giucruciani In un paese obiettivo il medico come il paziente non avrebbero bisogno di conoscere il cv delle proprie idee. La cosa fondamentale è non inficiare la salute dell'altro. Il resto sembra ideologia