La gazzarra mediatica di #Garlasco è alimentata dall’idea malsana che il materiale investigativo sia nella libera ed incondizionata disponibilità della pubblica opinione, ed in nome di essa dei media. Si è radicata la convinzione che strumenti di indagine come intercettazioni e prove scientifiche, illusoriamente accreditati di una forza probatoria “oggettiva”, possano essere tema di discussione pubblica come la moviola nel calcio. Invece bisogna comprendere che portare il giudizio su colpevolezza o innocenza fuori dalla contesa tecnica tra pubblici ministeri ed avvocati delle parti, rigorosamente governata dal giudice, è la inesorabile premessa del linciaggio
112 morti, 837 feriti. #Israele ha bombardato quartieri residenziali a #Beirut e zone del #Libano meridionale e orientale.
È il bilancio più grave dall' inizio dell' occupazione israeliana del Libano.
In violazione di ogni diritto.
Oggi è morto un grande musicista Fiorentino, pianista e tastierista di tutti i dischi di Claudio Baglioni, dal 1981 al 2000, l’uomo con gli occhiali bianchi, autore, tra gli altri, del brano “mille giorni di te e di me”. Walter Savelli 🎵🎹🎶
L’incredibile post del segretario dell’Associazione nazionale magistrati: se passasse la riforma Nordio ci sarebbero omicidi impuniti per le strade. Superato ogni limite di decenza non solo istituzionale ma umana
72 minuti. 72 minuti di delirio in diretta mondiale.
72 minuti in cui il Presidente degli Stati Uniti ha confuso la Groenlandia con l’Islanda. Più volte. Mentre spiegava perché vuole comprarla.
72 minuti in cui ha minacciato un alleato NATO, la Danimarca, con queste parole: “Potete dire di sì, e lo apprezzeremo. Potete dire di no, e ce lo ricorderemo”.
72 minuti in cui ha definito la Groenlandia “un pezzo di ghiaccio” da cui dipenderebbero i destini della Terra: “Quello che chiedo è un pezzo di ghiaccio in cambio della pace mondiale”.
72 minuti in cui ha dichiarato di avere “100% sangue scozzese e 100% sangue tedesco”. Che farebbe 200%. Ma la matematica, evidentemente, non è il suo forte.
72 minuti in cui ha affermato che gli Stati Uniti, dopo la Seconda Guerra Mondiale, avrebbero “restituito la Groenlandia alla Danimarca”. Peccato che sia falso. Gli Stati Uniti non hanno mai posseduto la Groenlandia. Mai. Nel 1916 riconobbero ufficialmente la sovranità danese. Durante la guerra ottennero solo basi militari temporanee. E nel 1946 provarono a comprarla offrendo 100 milioni di dollari. La Danimarca disse no. Non c’è stata nessuna “restituzione”.
72 minuti in cui ha sostenuto che “la Cina non ha pale eoliche”. La Cina. Il Paese che da 15 anni consecutivi è il primo produttore mondiale di energia eolica. Quello che costruisce il 45% di tutti i progetti eolici del pianeta.
Ma per Trump, “non hanno campi di mulini a vento”. Li vendono “agli stupidi”.
72 minuti in cui ha detto che “tutte le grandi compagnie petrolifere stanno venendo con noi in Venezuela”. Peccato che il CEO di ExxonMobil, tre giorni prima, gli avesse detto in faccia che il Venezuela è “non investibile”. Peccato che Trump si sia infuriato e abbia minacciato di escludere Exxon. Peccato che le altre compagnie stiano alla finestra, terrorizzate.
Ma lui, a Davos, ha detto che “stanno venendo tutte”.
72 minuti in cui ha affermato che “praticamente non c’è inflazione” negli Stati Uniti. L’inflazione americana è al 2,7%. Superiore all’obiettivo della Fed. In aumento, secondo le previsioni, a causa dei suoi stessi dazi.
Ma per lui, “praticamente non c’è”.
72 minuti in cui ha attaccato il presidente della Federal Reserve chiamandolo “stupido” e “Jerome troppo-tardi Powell”. In diretta. Davanti ai leader economici mondiali.
72 minuti in cui ha raccontato di aver messo dazi alla Svizzera per ripicca, perché “una donna” di cui non ricorda il nome “lo aveva accarezzato per il verso sbagliato”.
72 minuti in cui ha detto che “ieri il mercato è crollato a causa dell’Islanda”. L’Islanda. Un Paese con 380.000 abitanti. Che avrebbe fatto crollare Wall Street.
72 minuti in cui ha sostenuto che gli Stati Uniti “hanno pagato il 100% della NATO”. Il 100%. Quando la quota americana del budget NATO è circa il 16%.
Ma per lui, il 100%.
72 minuti in cui ha confuso l’Azerbaigian in “Aber-bajian”.
72 minuti di flusso di coscienza. Di bugie verificabili. Di numeri inventati. Di minacce ad alleati. Di insulti a funzionari. Di gaffe geografiche. Di millanterie smentite dai fatti.
E il mondo, in silenzio, ha guardato.
Ha guardato il Presidente della più grande potenza mondiale confondere due nazioni, minacciare la Danimarca, insultare la Fed, mentire sul Venezuela, inventarsi dati sull’inflazione, negare l’esistenza dell’industria eolica cinese.
72 minuti.
E pensare che una volta, per molto meno, le carriere politiche finivano.
Oggi, invece, si va avanti verso il prossimo delirio.
Benvenuti nel 2026.
#Davos #Trump
TRAVAGLIO, GIÙ LE MANI DA ENZO TORTORA! Questa volta non potrò essere breve, e me ne scuso; ma accade che nel suo odierno editoriale Marco Travaglio @marcotravaglio iscriva Enzo Tortora tra i migliori testimonial del NO alla separazione delle carriere e, francamente, c’è un limite a tutto. L’argomentazione è davvero basica, tipo “this is the window” quando pretenderesti di parlare inglese: essendo stato Tortora arrestato con una accusa infamante, e per essa condannato in primo grado a dieci anni di reclusione, il fatto che Corte di Appello e Cassazione lo abbiano poi definitivamente assolto smentirebbe l’assunto fondativo della riforma, cioè che l’unicità delle carriere rende i giudici meno indipendenti dalle Procure. Fantastico. Secondo questa perspicace tesi, la separazione delle carriere -sistema ordinamentale adottato in tutto il mondo democratico contemporaneo- avrebbe senso solo se l’esperienza giudiziaria quotidiana si traducesse -cosa che ovviamente non è- nel 100% di sentenze definitive di condanna. Per conseguenza, tedeschi, portoghesi, spagnoli, svedesi, norvegesi, danesi, inglesi, americani, australiani, canadesi, giapponesi, indiani, e tanti altri che dimentico, vanno considerati una massa di coglioni, per aver adottato un sistema ordinamentale del tutto inutile e anzi pretestuoso; e ciò forse perché, azzardo io, non hanno personaggi dello spessore di Travaglio e Gratteri che glielo spiegano. L’argomento, ripeto, è talmente idiota da non meritare particolari repliche. Vale però la pena di sottolineare come esso possa germogliare solo nella mente di chi ha stampato in ciascun neurone -quanti che essi siano- il logo di una ghigliottina. Chi ragiona così, infatti, nemmeno viene sfiorato dall’idea di quale tragedia possa essere quella di venire ingiustamente accusati, arrestati, privati del patrimonio, sputtanati, condannati, e poi, magari anni dopo, finalmente assolti. E soprattutto -veniamo al punto- nemmeno immagina quanto sull’accadere di queste tragedie pesi in modo determinante la mancanza di un efficace, severo e davvero indipendente vaglio di legittimità dell’accusa, delle indagini preliminari, delle misure cautelari, e dei rinvii a giudizio, da parte dei giudici a ciò deputati (GIP e GUP in larghissima parte, ma anche giudici dei Tribunali del Riesame). Separare le carriere inciderà senza dubbio alcuno sul contenimento di simili tragedie, perché quei giudici saranno più forti, più autonomi, più indipendenti, meno condizionabili dal peso politico delle Procure. Evidentemente Travaglio non sa che spesso si viene infine assolti quando sei già civilmente morto da tempo; e non di rado, come nel caso sul quale lui ha osato speculare, poco prima di morire proprio a causa della ignominia subita. Per il futuro, Direttore, tenga giù le mani da Enzo Tortora, non è pane per i Suoi denti.