Perché stasera tifo Irlanda del Nord 🟢⚪️
Non è "anti-patriottismo", è memoria storica e dignità. Stasera il mio tifo va all'Irlanda del Nord per tre motivi precisi:
1️⃣ Il trattamento post-2022: Abbiamo assistito a un tiro al bersaglio mediatico e giudiziario senza precedenti. Mentre altri club navigano tra debiti e situazioni opache con il vento a favore, la Juventus è stata l'unico agnello sacrificale per coprire i fallimenti di un sistema calcio che non sa rinnovarsi. 📉⚖️
2️⃣ La ferita mai rimarginata del 2006: Chi pensa che Calciopoli sia "preistoria" non ha capito nulla. È lì che è nato il metodo della giustizia sommaria a senso unico. Una ferita aperta che sanguina ogni volta che vediamo certe prime pagine pro-Inter (come quella di oggi: "Più forti degli arbitri" ... il colmo!). 🎪
3️⃣ Il sistema Gravina: Una FIGC che mette tasse da 500€ sulle conferenze di Gattuso e una stampa (Caressa & Co.) che fa morale a intermittenza su Fagioli mentre riabilita altri per comodità. 💸🤡
Finché la @FIGC sarà questa, la mia passione per l'azzurro resta congelata. Preferisco la coerenza di chi non dimentica come è stato trattato il proprio club.
Stasera, Go Northern Ireland! 🟢⚪️💪
#ItaliaIrlandaDelNord #Nazionale #Juve #FIGC #Gravina #Calciopoli #FinoAllaFine
Il PD merita un leader. Schlein non lo è.
Lo dico da militante PD. Da persona di sinistra. Da antifascista.
Venerdì sera, nello speciale di Mentana su La7, Meloni e Schlein si sono alternate sullo stesso palco per dire le loro ragioni sul referendum. La Meloni ha occupato lo spazio, ha dettato il ritmo, ha costretto tutti a rispondere a lei. Schlein ha parlato, certo. Ha detto cose anche giuste. Ma guardiamola senza filtri di partito. Parla troppo veloce, non respira, non concede una pausa né a sé stessa né a chi ascolta. Alza la voce come se gridare fosse un sostituto della forza. Chi è sicuro di sé rallenta, lascia spazi, sa che il silenzio non è vuoto ma peso. Chi è insicuro accelera, riempie, grida, perché ha paura che se si ferma qualcuno gli tolga la parola. Schlein comunica come una persona in difesa. Non come una leader. Sembra una rappresentante d’istituto in un professionale che ripete slogan scritti da altri, più preoccupata di non perdere il turno che di dire qualcosa che resti.
La Meloni mente, manipola, costruisce narrazioni tossiche, ma dal punto di vista della comunicazione è devastante. Schlein no. Schlein fa venir voglia di cambiare canale.
Lo dico con dolore, perché ogni volta che la vedo in televisione cerco di ascoltarla fino in fondo. Cerco il momento in cui mi convincerà. Non arriva mai. Nelle chat di sezione lo dicono tutti, sottovoce, come se fosse una bestemmia. “Non buca.” Due parole che pesano come un macigno.
Il referendum sulla separazione delle carriere lo ha dimostrato in modo ancora più brutale. Il fronte del “sì” era compatto, visibile, organizzato. Sapevi cosa volevano e perché. Il fronte del “no” lo hanno tenuto in piedi i magistrati e i comitati civici. Il PD dov’era? Presenza mediatica quasi nulla. Messaggio confuso. Esponenti che si contraddicevano tra loro in pubblico. Il principale partito di opposizione ha rinunciato a guidare una battaglia che toccava il cuore della democrazia costituzionale. Questo non è un problema di comunicazione. È un fallimento di direzione politica.
Il problema non è solo Schlein. È un partito che non riesce più a funzionare come una cosa sola. Due anime che non producono dialettica ma paralisi. Lo si è visto proprio sul referendum: nessuna linea chiara, nessuna strategia comune, ognuno a dire la sua in contraddizione con il compagno di partito della sera prima. Schlein sta a capo della corrente più debole, quella nostalgica, quella dei reduci che non si sono accorti che la storia è andata avanti. Le correnti non le ha cancellate. Non le ha nemmeno sterilizzate. Ha lasciato che ogni prima donna si costruisse il proprio palcoscenico per ritagliarsi un titolo di giornale, mentre nelle riunioni si portano ancora rancori che non riguardano più nemmeno Renzi, eppure continuano a girare intorno a Renzi. Il dibattito interno è fermo a un conflitto già superato dalla realtà. Fuori il mondo cambia. Dentro il PD si litiga sulle stesse cose di dieci anni fa.
Nel frattempo lascia praterie aperte a Conte e ai 5 Stelle filorussi, in nome di un campo largo nel quale Conte stesso non crede e che usa solo per tenere il PD in ostaggio. Ogni volta che Schlein tende la mano, Conte la tira indietro e chiede di più. È un ricatto travestito da alleanza. Schlein non lo vede, o finge di non vederlo.
Il PD ha bisogno di un leader che sappia stare davanti a una telecamera senza sembrare in difesa. Che sappia rispondere alla Meloni colpo su colpo, con la stessa velocità e la stessa cattiveria, ma dalla parte giusta. Qualcuno che quando parla ti faccia sentire che la sinistra è ancora viva. Che non sia un funzionario di partito travestito da innovatore. Che abbia il coraggio di mandare a casa le correnti e dire: si fa così, punto.
Ne abbiamo bisogno adesso. Perché un partito che non sa guidare nemmeno la campagna per un referendum non è un’opposizione. È uno spettatore.
Non ho mai avuto dubbi a votare SI, ma dopo aver sentito gli insulti del signor #Gratteri a tutte le persone perbene, ora più che mai voterò SI.
E contrariamente a lui, siccome IO SONO UNA PERSONA PERBENE, non insulto chi voterà diversamente da me
#IoVotoSi#ReferendumGiustizia
Va retwittato continuamente questo video: la separazione delle carriere é spiegata in modo semplice ( non a caso é un illustre professore universitario a farlo), affinché tutti possano comprendere. E inviatelo pure su whatsapp ai vostri amici. Gli indecisi voteranno SÌ!
Un arbitro che non se la sente di arbitrare la squadra della sua città per garantire la serenità della sua famiglia, non può essere sereno nel decidere un rigore a favore o contro la squadra in concorrenza con quella della sua città. Designazione inopportuna, gestione inopportuna
Un arbitro che non se la sente di arbitrare la squadra della sua città per garantire la serenità della sua famiglia, non può essere sereno nel decidere un rigore a favore o contro la squadra in concorrenza con quella della sua città. Designazione inopportuna, gestione inopportuna