Ieri sera sono andato all'aeroporto di Parma a prendere mio figlio, di ritorno da Londra. Volo Stansted-Parma, atterraggio previsto alle 21:10. Pensavo: dieci minuti di parcheggio e si torna a casa.
Invece no.
Dopo la Brexit, chi arriva dal Regno Unito deve passare i controlli come extraeuropeo. Fin qui, nulla di strano. Il problema è che a Parma sembra si faccia ancora tutto come negli anni '80: controlli manuali, dati inseriti a mano, poliziotti costretti a spostarsi da una parte all'altra dell'aeroporto per fare perfino delle fotocopie.
Risultato? Un'ora e venti di volo, un'ora e venti di controllo passaporti.
Scene surreali: l'autista dell'autobus che continuava a chiamare la sede perché gli dicevano di aspettare l'ultimo passeggero; persone che perdevano il treno; taxi introvabili; famiglie esasperate. Un ragazzo parmigiano, nero dalla rabbia, imprecava contro l'aeroporto e contro quella che definiva "la Parma degli sboroni", convinto che questa struttura esista più per pochi privilegiati che per offrire un vero servizio pubblico. Io l adoravo sto fighetto che si è trasformato nel peggior marxista che dava del porco a Chiesi e Barilla che per i loro jet privati dobbiamo tenere in piedi sta ridicola struttura e chiamarla internazionale ( ha ragione)
Al di là delle colorite espressioni emiliane, una domanda resta: se vuoi definirti aeroporto internazionale, puoi davvero permetterti di non avere i lettori automatici per i passaporti che ormai esistono ovunque? Se non sei attrezzato per gestire voli extra-UE in modo efficiente, forse è meglio ripensare il modello di sviluppo dello scalo. Rimanga un hub per meridionali che tornano al paesello punto e basta
Perché così non si promuove il territorio: si fa una pessima figura con chi arriva e con chi torna a casa. E la sensazione che resta ai passeggeri è una sola: improvvisazione.
L'aeroporto di Parma può avere un futuro. Ma deve decidere cosa vuole essere da grande: uno scalo moderno e funzionale, oppure una vetrina provinciale che crea più disagi che opportunità.
GF
#Parma #italia #cultura #aereoportodiparma
Una sera d’estate, a Roncole Verdi, la pianura bassa sembrava immersa in un silenzio antico. I pioppi lungo gli argini del Po si muovevano appena e il profumo del fieno accompagnava il canto delle rane nei fossi.
Albertino era sdraiato sull’erba con un quaderno, una matita e il suo piccolo flauto accanto. Guardava il cielo che lentamente si riempiva di stelle.
«Vediamo se le stelle sono più delle note musicali», si disse.
Cominciò a contare.
«Una… due… tre…»
Ma le stelle aumentavano continuamente. A cinquanta perse il conto. Riprese da capo. A cento si confuse di nuovo. Una lucciola si posò sul suo ginocchio, come per suggerirgli di fermarsi.
Allora pensò alle sette note che il maestro della banda di Busseto gli aveva insegnato: do, re, mi, fa, sol, la, si. Solo sette, eppure da esse erano nate ninne nanne, concerti, opere e canzoni capaci di attraversare il tempo.
Albertino alzò gli occhi verso il cielo.
«Forse le stelle sono come le melodie», sussurrò. «Sembrano infinite, ma nascono tutte da pochi piccoli miracoli.»
Prese il flauto e suonò una semplice melodia. Gli parve che alcune stelle brillassero più forte, come se ascoltassero quel dono leggero portato dal vento.
Chiuse il quaderno senza aver trovato una risposta.
Aveva però scoperto qualcosa di più importante: non tutto deve essere contato. Le stelle e la musica esistono per ricordarci che l’infinito può abitare nelle cose più piccole, perfino nel respiro meravigliato di un bambino della pianura.
https://t.co/IghZZN5kHV
https://t.co/ZnofMZ3W0v
https://t.co/mLssaiExCi
#fluteplayer
#amazingmusicians #instrumentalmusic
#flutelife #flutehome #dailymusicians #flautist #flutesbythesea #instaflute #classicalmusic
#musician #flauto #concert #claudioferrarini #musicians #beautifulmusic #music #flauta #spotify
#flutelife #fluteplayer #flutist #flute #flutefashion
In memoria di un genio del flauto e cara amica Jennifer Stinton
La scomparsa di Jennifer Stinton lascia un vuoto profondo nel mondo del flauto e nel cuore di tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerla.
Jennifer non era soltanto una grande musicista, ma una persona di rara sensibilità, capace di trasformare ogni nota in emozione e ogni frase musicale in un dialogo autentico. La sua arte nasceva da una ricerca sincera della bellezza, quella bellezza che non si trova nel virtuosismo fine a sé stesso, ma nella capacità di dare voce all’anima attraverso il suono.
Ho avuto la fortuna di duettare con lei e da quell’incontro musicale nacque una bellissima amicizia. Ci accomunavano l’amore per il fraseggio e la convinzione che il suono dovesse essere il riflesso più autentico della persona che lo genera. Per entrambi la musica non era una semplice successione di note, ma un linguaggio umano profondo, fatto di ascolto, respiro e condivisione.
Ricordo le nostre conversazioni sul flauto, sul canto e sulla continua ricerca di una voce sonora capace di raccontare ciò che siamo davvero. Jennifer possedeva questa qualità in modo naturale. Il suo suono era elegante, luminoso e sincero; non cercava mai di impressionare, ma di comunicare. Ed è forse proprio per questo che arrivava così profondamente al cuore di chi l’ascoltava.
Oggi salutiamo una straordinaria artista e una cara amica. Rimangono i suoi insegnamenti, le sue interpretazioni, il suo esempio di umanità e la sua musica, che continuerà a vivere ben oltre il silenzio di questo momento.
Mi piace immaginare Jennifer libera, immersa in una musica senza confini, dove ogni frase continua all’infinito e ogni respiro diventa luce.
Ciao Jennifer, grazie per la tua amicizia, per la tua arte e per la bellezza che hai donato al mondo. Il tuo ricordo continuerà a cantare nei nostri cuori.
Ci sono concerti che si ascoltano con le orecchie, e altri che si ascoltano direttamente con il cuore. Questa serata appartiene certamente alla seconda categoria. Vedere questi ragazzi suonare insieme è stato qualcosa di profondamente commovente, non soltanto per la qualità musicale raggiunta, ma per il messaggio umano che hanno saputo trasmettere.
Dietro ogni nota si percepiva il grande lavoro dei maestri, capaci non solo di insegnare tecnica e disciplina, ma soprattutto il valore più difficile e più raro: imparare ad ascoltarsi. Suonare insieme significa infatti rinunciare all’egoismo, trovare equilibrio, rispettare il respiro dell’altro, comprendere che nessuno deve prevalere, perché solo nell’armonia comune si raggiunge davvero la vetta.
In un mondo spesso dominato dalla competizione e dal rumore, questi giovani musicisti hanno dato una straordinaria lezione di tolleranza, pace e collaborazione. Ogni strumento diventava una voce diversa, ma nessuna cercava di imporsi: tutte contribuivano a costruire un unico grande paesaggio sonoro, vivo, luminoso e pieno di emozione.
I maestri meritano un applauso speciale per aver guidato questi ragazzi con sensibilità, pazienza e amore verso la musica. Educare all’arte significa anche educare all’umanità, e il risultato finale è stato bellissimo: autentico, sincero, profondamente emozionante.
Ascoltandoli, sembrava quasi di sentire lo spirito di Ennio Morricone sorridere tra le note, orgoglioso di vedere come la musica possa ancora unire le persone e trasformare il talento in qualcosa di più grande: una comunità di anime che respirano insieme.
Bravi davvero a tutti voi. Avete regalato non solo un concerto, ma una piccola lezione di bellezza e di speranza.
https://t.co/DmOQps4FeC
https://t.co/YBaH4P3OIE
https://t.co/IEE76ONETe
#fluteplayer
#amazingmusicians #instrumentalmusic
La verità fa male….meglio il popola capra ….Report ferisce la dove fa male…
I richiami sarebbe meglio farli ad altri…
#italia#report#rai#cultura#Meloni
Con The Csakan Legacy – Reimagined for Solo Flute, Claudio Ferrarini e Luca Astolfoni Fossi inaugurano oggi la prima registrazione mondiale dedicata all’opera completa di Krähmer ricostruita per flauto solo a partire dai manoscritti viennesi sopravvissuti al tempo. Un progetto unico, visionario e profondamente poetico che riporta alla luce un universo musicale rimasto per secoli nel silenzio degli archivi.
Johann Andreas Krähmer, figura centrale della tradizione del csakan viennese dell’Ottocento, appartiene a quella raffinata cultura musicale mitteleuropea dove eleganza classica e sensibilità romantica si fondono in un linguaggio di rara bellezza. Il csakan, strumento oggi quasi dimenticato, possedeva una voce intima e malinconica che in queste ricostruzioni rinasce nel flauto moderno grazie al lavoro creativo di Luca Astolfoni Fossi.
Non si tratta di semplici trascrizioni, ma di una vera rigenerazione sonora. Il flauto diventa spazio, architettura e memoria viva: le melodie suggeriscono armonie invisibili e il respiro costruisce paesaggi sonori che sembrano emergere direttamente dalla Vienna romantica.
Per Claudio Ferrarini questa incisione rappresenta anche il compimento di una ricerca artistica dedicata alla creazione di una nuova dimensione del flauto solo, capace di trasformare una sola linea melodica in un mondo completo.
The Csakan Legacy è molto più di un album: è un ponte tra passato e futuro, un atto d’amore verso la memoria musicale europea e una nuova frontiera poetica del flauto contemporaneo.
https://t.co/4YWZgjcopn
https://t.co/rWfxrwoIiT
https://t.co/kbTeKpPnsu
#fluteplayer
#amazingmusicians #instrumentalmusic
#flutelife #flutehome #dailymusicians #flautist #flutesbythesea #instaflute #classicalmusic
#musician #flauto #concert #claudioferrarini #musicians #beautifulmusic #music #flauta #spotify
#flutelife #fluteplayer #flutist #flute #flutefashion
Albertino e la musica della luna
Quella sera, nella pianura vicino al grande fiume, l’aria aveva qualcosa di diverso. Non era nebbia, non era vento: era attesa.
Albertino sedeva sull’argine del Po e guardava la luna, appesa sopra la Bassa come una grande ostia luminosa. I pioppi tacevano, le rane avevano sospeso il loro parlamento e perfino il fiume scorreva più piano.
Quella sera debuttava un nuovo brano per flauto di Luca Astolfoni Fossi. Albertino chiuse gli occhi e, senza sapere come, si trovò sulla luna.
Ma non era una luna fredda e vuota. Era un mondo bianco e azzurro, con colline trasparenti, alberi d’argento e bollicine luminose sospese nel cielo infinito. Dentro ogni bollicina viveva una nota.
Una gli sfiorò il dito e fece: la.
Un’altra passò vicino all’orecchio e fece: mi.
Poi arrivò il flauto.
Sembrava nascere dalla luna stessa, come se qualcuno avesse soffiato dentro una stella. Ogni suono diventava una bolla, ogni bolla una luce, ogni luce un pensiero leggerissimo.
Albertino capì che quella musica non camminava: galleggiava. Aveva dentro il silenzio del Po, il respiro della pianura e la dolcezza delle cose vere.
Quando riaprì gli occhi era ancora sull’argine. La luna brillava, il fiume scorreva.
Albertino sorrise e disse:
“Questa sera il flauto non suona sulla terra. Fa le bollicine in cielo.”
https://t.co/EUTS7827Kf
https://t.co/eSYIBjBbF4
https://t.co/2ZbeaD7kly
#fluteplayer
#amazingmusicians #instrumentalmusic
#flutelife #flutehome #dailymusicians #flautist #flutesbythesea #instaflute #classicalmusic
#musician #flauto #concert #claudioferrarini #musicians #beautifulmusic #music #flauta #spotify
#flutelife #fluteplayer #flutist #flute #flutefashion
“Un sistema che usa la cultura come copertura: nei teatri lirici italiani il vero spettacolo è la gestione del potere. La musica è rimasta l’unica cosa non centrale. Il vero spartito? Politica, poltrone e bilanci.”
#TeatriLirici#Lirica#Cultura#MusicaClassica#SistemaCulturale #Opera
Albertino e il ruscello che sapeva tutto
Albertino sedeva sulla riva di un piccolo ruscello che, dopo molte curve, andava a gettarsi nel grande Po. Teneva i piedi nudi nell’acqua e guardava quella corrente sottile passargli tra le dita come una voce antica.
Pensava a una frase strana: fu un po’ tutto, fu un po’ niente.
Gli pareva malinconica, ma anche vera. Perché un uomo può diventare molte cose: bambino, poeta, musicista, viandante, sognatore, amico degli alberi e nemico delle ingiustizie. Però, quando l’acqua è passata, che cosa resta?
Albertino lanciò un sasso nel ruscello. Fece tre salti e poi sparì.
“Ecco,” pensò, “un concerto è così.”
Nasce, vola, commuove, riempie l’aria di applausi. Ma se nessuno lo registra, dopo un poco non resta neppure il rumore delle mani. Il silenzio si riprende tutto.
Allora capì che la vita ti lascia diventare ciò che vuoi, ma poi ti domanda sottovoce: “Che cosa hai lasciato?”
Una pagina scritta, una musica composta, un disco inciso, una tela colorata, una pietra scolpita, un albero piantato, una carezza data al momento giusto: queste cose continuano a parlare anche quando noi tacciamo.
Certo, un giorno anche loro torneranno polvere. Ma intanto avranno camminato per noi.
Albertino tolse i piedi dall’acqua e sorrise.
Dal grande Po, lontano, parve salire una voce:
“Scrivi, suona, ama. Il resto lo porto io.”
https://t.co/mNGGOIoWMJ
https://t.co/GwlHRQc9L6
https://t.co/2RkH63qWIM
#fluteplayer
#amazingmusicians #instrumentalmusic