Scrivo poesie, amo il buon vino🍷• Studio filologia italiana alla Sapienza 🌬️• Per vivere bene non bisogna essere eccessivamente contemporanei. (E.Flaiano)
“I nazisti sbatterono fuori le pecore da una stalla e fecero entrare noi. Mamma mi nascose in una nicchia dietro la porta. ‘Non ti muovere per niente al mondo’, mi disse. Le scaricarono un mitra addosso. Era ferita alla testa ma trovò la forza per scagliare uno zoccolo verso un soldato che stava per scoprirmi. Morì. Morirono tutti. Poi aprirono i lanciafiamme sulla paglia e sui cadaveri e ci diedero fuoco.
Mi tirarono fuori da lì bruciato e vivo per caso.
All’ospedale dissero che non c’era più niente da fare, avevo ustioni di terzo grado e i polmoni scoperti. Allora zia Lola mi portò in un convento di suore di Marina di Pietrasanta e ci rimasi più di un anno. Mi mettevano al sole per curarmi le piaghe e facevano di tutto per tenermi le mosche lontane. Un giorno del 1945 bussarono alla porta. Era il mio babbo, un alpino finito prigioniero in Russia, di cui non sapevamo più niente. In mezzo a tanto dolore, fu bellissimo.
Se mamma avesse una tomba tutta sua io e papà accanto al nome avremmo messo questa foto. Invece quando riesumarono i resti dalla grande fossa comune dove i tedeschi avevano ammassato le vittime di Sant’Anna di Stazzema, trovarla in quel macello di ossa bruciate fu impossibile. Ci provai anche io, che allora avevo solo 10 anni, ma fu inutile.
A Sant’Anna dal 1945 ci torno due volte all’anno, il 2 novembre e il 12 agosto. Non smisi nemmeno quando nacquero i miei figli. Me li caricavo sulle spalle e con mia moglie prendevo la mulattiera che quel giorno del 1943 percorsi con la mamma. Oggi ci porto i ragazzi delle scuole.”
- La storia raccontata al Corriere di Mario Marsili, uno dei pochi superstiti ancora in vita di una delle peggiori stragi della Seconda guerra mondiale, quella di Sant’Anna di Stazzema, avvenuta il #12agosto 1944.
560 civili uccisi, di cui solo 393 identificati.
Quando andavo all'istituto d'arte arrivavo con la minigonna e 2 pennelli in tasca, quando giravo in bici le auto si tamponavano perché gli autisti si giravano a guardarmi. All’epoca la minigonna era considerata scandalosa ma io ne ho fatto la mia DIVISA DI EMANCIPAZIONE FEMMINILE. Ognuno è libero di vestirsi come vuole, essere chi crede ed amare chi sceglie di amare».
Loredana Berté ❤️
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I grandi amori si annunciano in modo preciso. Appena la vedi dici: «chi è questa stronza?»
Ennio Flaiano - Frasario essenziale per passare inosservati in società
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2001, L'ottavo nano. Il rapporto tra il centrosinistra e Berlusconi secondo Corrado Guzzanti, nelle vesti di Francesco Rutelli, all'epoca candidato premier
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