Liberale, liberista, libertario.
Meritocratico, sovranista, Cristiano. Europa dei popoli confederata.
I valori prima delle ideologie: Dio, Patria, Famiglia.
Deve sempre essere "disagio psichico", "disagio sociale", "povertà", "discriminazione", perché se la colpa è la loro e non della società si può risolvere il problema attraverso politiche di remigrazione. Invece se il problema è sempre della società sarà necessario affrontarlo erogando servizi destinati alla società. Servizi gestiti dal Parastato gramsciano e finanziati dallo Stato.
Appare dunque evidente quanto non sia interesse di chi eroga servizi far sì che il problema si risolva.
Marco Rubio lo acaba de clavar como un martillo:
«La violencia de la izquierda no es una “protesta”. Es una revuelta de lo peor contra lo mejor. Es la pataleta de los débiles, los mediocres y los cobardes contra los fuertes, los capaces y los buenos.
Son aquellos que no saben construir, crear ni lograr nada grande… y por eso deciden vengarse del mundo destruyendo lo que otros levantaron con esfuerzo, talento y visión.
Eso es el izquierdismo radical en su esencia más pura. Da igual la etiqueta del momento: anticapitalista, antiimperialista, comunista, anarquista, marxista, “progresista” o “activista climático”. El ADN es siempre el mismo.
Es resentimiento venenoso disfrazado de “justicia social”.
Es envidia podrida maquillada de “igualdad”.
Es odio a la excelencia envuelto en banderas de “liberación”.
Su único talento es destruir.
Su única alegría es ensuciar lo hermoso.
Su único objetivo es arrastrar todo hacia abajo para que nadie brille más que su propia mediocridad.
A través de la violencia, el terror y la cancelación buscan imponer su fealdad espiritual sobre la sociedad. No es idealismo. No es utopía. Es nihilismo puro con sonrisa moralista.
El viejo dogma se equivocó: esto no viene de gente que sueña con un mundo mejor, sino de gente que no soporta que el mundo sea mejor sin ellos.
Y ya estamos hartos.
La civilización no se defiende pidiendo perdón. Se defiende nombrando al enemigo por su nombre.
☭ 10 domande a cui un marxista non risponde mai
1. Se abolire la proprietà privata genera prosperità, perché ogni volta che è stata abolita sono nati mercato nero, corruzione e razionamenti?
2. Se la pianificazione statale è superiore al mercato, perché deve sempre proibire la concorrenza e le alternative private?
3. Se il capitalismo è sull’orlo del collasso da oltre 150 anni, quanto tempo dobbiamo ancora aspettare prima che la profezia si avveri?
4. Se la scarsità nei Paesi comunisti (Cuba?) dipende solo da embarghi e sanzioni, perché si è verificata anche in Paesi senza sanzioni comparabili?
5. Se il problema è che alcuni ricchi hanno troppo, perché i leader comunisti vivono molto meglio dei lavoratori che dicono di difendere?
6. Se il profitto è immorale, perché i socialisti non rinunciano mai ai privilegi e alle rendite?
7. Se lo Stato è “del popolo”, perché il popolo deve chiedere allo Stato il permesso di produrre, commerciare, assumere, costruire, vendere e parlare?
8. Se lo sfruttamento capitalistico è così evidente, perché nessuno riesce a misurarlo in modo oggettivo?
9. Se la collettivizzazione dei mezzi di produzione funziona, perché non esistono imprese di successo con quel modello?
10. Se il mercato è caos irrazionale, perché ogni piano quinquennale prova a imitare il mercato?
In Italia gli stranieri sono il 9% della popolazione.
Guardate i dati ufficiali del Ministero dell’Interno 2024:
- 52% delle rapine commesse da stranieri
- 48% dei furti
- 44% delle violenze sessuali
- 40% dello spaccio di droga
- 36% degli omicidi e tentati omicidi
Ma la cosa più pesante è questa: gli stranieri regolari rappresentano meno dell’1% della popolazione italiana, eppure commettono il 28% di tutti i reati nel Paese. Cinquanta volte il loro peso demografico.
Nelle carceri italiane un detenuto su tre è straniero (30%), oltre tre volte e mezzo rispetto alla loro quota sulla popolazione.
Questi non sono slogan. Sono numeri crudi del Ministero dell’Interno e dell’ISTAT.
Chi continua a negare la realtà o è in malafede o è complice del disastro.
La mascalzonata del ministro israeliano Itamar Ben-Gvir rappresenta un danno strategico autoinflitto, che mina la credibilità internazionale di Israele e fornisce un “regalo” ai suoi nemici, ai tagliagole di Hamas e ai loro fiancheggiatori nei movimenti pro-Pal.
Ben-Gvir è un “hooligan” politico di estrema destra, non solo tradisce gli standard etici delle forze di sicurezza israeliane, ma offre anche il pretesto perfetto per le campagne di “mostrificazione” contro il suo Paese. Le sue azioni, insieme a quelle di tragiche figure come l’onorevole Carotenuto del M5S, creano una falsa equivalenza morale tra i terroristi e lo Stato democratico di Israele, sporcando la legittima causa del popolo ebraico, il diritto di esistere e continuare a vivere nel suo territorio.
Questa tossicità interna, che rappresenta una fazione virulenta, sta avendo conseguenze devastanti, compromette la guerra di comunicazione (l’ottavo fronte, quello dove Israele ha perso in partenza, l’unico, ma non meno importante degli altri 7 confini geografici) e alimenta un clima di odio e minacce per le comunità ebraiche in tutto il mondo, comprese quelle di Roma e Milano. Non solo, crea una dimensione di continuo ricatto morale e minacce sui pochi intellettuali e giornalisti che non si sono piegati al dilagante antisemitismo. Il governo israeliano non può non tenere conto dei rischi personali che corriamo.
Il comportamento di Ben-Gvir è vergognoso, fornisce munizioni propagandistiche ai nemici di Israele, che cercavano proprio un passo falso per lanciare operazioni di demonizzazione su larga scala. Il suo estremismo non è il volto di Israele, ma ieri la sua faccia, il suo nauseante vomito politico ha sporcato la bandiera con la Stella di David. Quando un governo, una nazione meravigliosa come Israele, ha al suo interno questa “minoranza tossica”, deve isolarla. Il premier Netanyahu e il ministro degli Esteri Saar hanno usato parole chiare contro Ben-Gvir, ma serve un altro passo: lo mettano alla porta. È una questione di igiene.
Quanto al nostro campione nazionale, l’onorevole pentastellato Carotenuto, arrestato a bordo della Flotilla, in questa storia egli rappresenta il “rovescio della medaglia” progressista che ottiene un risultato distruttivo simile: equiparare la “prigionia” dei partecipanti alla Flotilla con quella degli ostaggi ebrei rapiti da Hamas, molti dei quali non sono non più tornati a casa vivi. Carotenuto è incapace di distinguere tra il bene e il male, Giuseppe Conte - che si propone come guida del Campo Largo - dovrebbe espellerlo dal partito.
https://t.co/m1VqS360FC
10 FALSI MITI CHE RENDONO IL PALESTINISMO UN CULTO FONDATO SULLA MENZOGNA – ✍🏻 Roberto Damico
1. Il sionismo come movimento razzista e suprematista
Falso. Il sionismo è il movimento di autodeterminazione e liberazione nazionale del popolo ebraico. Nasce, nella forma attuale, nella seconda metà dell’Ottocento come risposta diretta ai pogrom dell’Europa orientale e all’antisemitismo strutturale dell’Europa occidentale – l’affare Dreyfus fu uno degli episodi che convinsero Herzl della necessità di uno stato ebraico. È un movimento di sopravvivenza, non di supremazia. Herzl stesso immaginava uno stato con minoranze protette e diritti civili garantiti indipendentemente dall’appartenenza religiosa o etnica. Il Congresso Sionista di Basilea del 1897 era un congresso laico, composto in larga parte da intellettuali socialisti ed liberali. Definire questo movimento “razzista” non è un giudizio storico: è propaganda.
2. Israele è uno stato coloniale
Falso. Il colonialismo ha una struttura precisa: una metropoli che invia coloni in un territorio distante, lo sfrutta economicamente e mantiene un legame amministrativo con la madrepatria. Il Brasile era colonia del Portogallo. Gli Stati Uniti erano colonie della Gran Bretagna. Quando la metropoli si ritira, i coloni tornano alla metropoli – o restano come minoranza in uno stato indipendente. Nel caso israeliano non esiste alcuna metropoli. Gli ebrei non sono stati inviati da nessuna potenza straniera: sono emigrati da decine di paesi diversi, spesso fuggendo da persecuzioni, verso l’unico luogo con cui avevano un legame storico e culturale ininterrotto. Non avevano dove tornare perché erano già a casa. Il modello coloniale è semplicemente inapplicabile.
3. Gli ebrei hanno rubato la terra ai nativi
Falso. Il grosso delle terre su cui sorse Israele fu acquistato legalmente, spesso a prezzi di mercato, da proprietari che in molti casi erano notabili arabi o istituzioni ottomane. Ma c’è un dato ancora più rilevante: il Piano di Partizione approvato dall’Assemblea Generale dell’ONU nel novembre 1947 assegnava legalmente un territorio a uno stato ebraico e uno a uno stato arabo. Gli ebrei accettarono il piano. Gli stati arabi lo rifiutarono e, nel maggio 1948, attaccarono militarmente Israele il giorno stesso della sua proclamazione. Le terre conquistate nel corso di quella guerra – una guerra che gli arabi scelsero di combattere – non furono rubate: furono il risultato di un conflitto che altri decisero di iniziare.
4. I palestinesi sono i nativi della Palestina
Falso. I palestinesi parlano arabo, sono in larga maggioranza musulmani, e condividono usi, tradizioni e strutture culturali con le popolazioni arabe circostanti. Sono arabi, o popolazioni arabizzate nel corso della conquista islamica del VII secolo. In etnologia e antropologia, l’identità etnica non si definisce sul DNA ma su lingua, cultura e tradizione: e quella dei palestinesi è un’identità araba. Sono semmai gli ebrei ad aver vissuto la propria etnogenesi in quella terra: è lì che si è formata la loro lingua, la loro letteratura, la loro identità nazionale, come attestano secoli di documentazione archeologica, testuale e storiografica. Un autentico discorso decoloniale applicato a quella regione dovrebbe parlare dell’arabizzazione del VII secolo come colonizzazione – esattamente come fanno oggi molti intellettuali marocchini e iraniani rispetto alla propria storia.
5. Israele è rinato perché la Torah lo prometteva
Falso. Il sionismo è un movimento laico. Theodor Herzl era ateo. David Ben Gurion era ateo. Il Congresso di Basilea era una riunione politica, non religiosa. Tra le opzioni discusse dal movimento sionista c’erano anche l’Uganda e l’Argentina: la scelta della Palestina non fu una scelta teologica ma culturale e storica, fondata sul legame documentabile e ininterrotto che il popolo ebraico aveva mantenuto con quella terra attraverso la lingua, la liturgia, la letteratura e la memoria collettiva. Che nella preghiera ebraica si ripeta da millenni “l’anno prossimo a Gerusalemme” non è una rivendicazione vuota: è la traccia di un’identità nazionale che non si è mai dissolta, nemmeno nella diaspora.
6. Gli ebrei hanno scacciato gli arabi dalla loro terra
Falso. Oggi in Israele vivono circa due milioni di cittadini arabi, con diritto di voto, rappresentanza parlamentare e accesso alle istituzioni dello stato. Questo dato da solo esclude la tesi di una pulizia etnica sistematica e pianificata. I profughi palestinesi del 1948 furono il risultato di una guerra dichiarata dagli stati arabi, non di un piano di espulsione preventivo. E c’è un dato che viene quasi sempre omesso: quasi nessuno stato arabo ha mai concesso la cittadinanza ai profughi palestinesi e ai loro discendenti. Sono stati tenuti nei campi per decenni, deliberatamente, come strumento di pressione politica. La loro condizione è una responsabilità che il mondo arabo non ha mai voluto assumersi.
7. La Nakba è un unicum nella storia
Falso. Tra il 1945 e il 1950 il mondo fu attraversato da spostamenti di popolazione di proporzioni enormemente superiori, oggi quasi dimenticati. Circa dieci milioni di tedeschi furono espulsi dalla Prussia orientale e dai territori dell’Europa centrale. Trecentocinquantamila italiani lasciarono Istria e Dalmazia. Tra i dieci e i venti milioni di indiani e pakistani si spostarono attraverso la neonata frontiera tra India e Pakistan, in uno dei più grandi esodi della storia moderna. Quasi un milione di ebrei fu espulso dai paesi arabi e musulmani tra il 1948 e i decenni successivi, perdendo beni, case e comunità millenarie. In nessuno di questi casi il mondo ha istituito un’agenzia ONU dedicata esclusivamente a quella popolazione e ai suoi discendenti in perpetuo. L’UNRWA è un’anomalia assoluta nel diritto internazionale: ha contribuito a cristallizzare il problema dei profughi palestinesi invece di risolverlo, trasformando una crisi umanitaria in uno strumento politico permanente.
8. Israele ha sempre perseguito il progetto della Grande Israele
Falso. Nel 1979 Israele restituì l’intera penisola del Sinai all’Egitto in cambio di un trattato di pace – smantellando insediamenti e ritirando completamente l’esercito da un territorio conquistato nel 1967. Nel 2005 Ariel Sharon – non esattamente un pacifista di professione – smantellò unilateralmente tutti gli insediamenti israeliani nella Striscia di Gaza e ritirò l’esercito, senza ottenere in cambio alcun accordo formale. Il risultato fu la presa del potere da parte di Hamas nel 2007 e l’inizio di anni di lanci di razzi sul territorio israeliano. Questi due fatti storici dimostrano che Israele ha più volte scelto la restituzione territoriale quando ha intravisto la possibilità di pace – e che la pace non è sempre stata l’obiettivo dell’altra parte.
9. La causa palestinese nasce come causa laica
Falso. Una delle figure centrali nella formazione dell’identità politica palestinese è Amin al-Husseini, Muftì di Gerusalemme, che negli anni Trenta e Quaranta guidò l’opposizione alla presenza ebraica in Palestina su basi esplicitamente religiose: il principio islamico del Dar al-Islam stabilisce che una terra entrata sotto il dominio islamico non può essere ceduta ad altri. Al-Husseini non era solo un leader religioso: durante la Seconda guerra mondiale collaborò attivamente con la Germania nazista, incontrò Hitler nel 1941 e contribuì al reclutamento di musulmani nelle SS. È uno dei fondatori del nazionalismo palestinese. La componente religiosa non è una deriva successiva del movimento palestinese: ne è una delle radici originarie.
10. La Palestina è una terra storica con un’identità precisa
Falso. Il termine “Palestina” deriva dal latino Palaestina, nome imposto dai romani dopo la repressione della rivolta ebraica del II secolo d. C. come atto deliberato di cancellazione dell’identità ebraica di quella terra – Iudaea divenne Syria Palaestina. Con la conquista ottomana del XVI secolo il termine scomparve dall’uso amministrativo: il territorio fu gestito come parte della provincia di Siria, e la denominazione corrente per quella regione era “Siria meridionale”. Per circa trecento anni non esistette alcuna entità amministrativa chiamata Palestina. Il termine fu resuscitato dagli inglesi nell’Ottocento per ragioni geografiche e ripreso nel Mandato britannico del 1920 – che è, storicamente, la prima volta che “Palestina” riappare come entità amministrativa distinta. È, in senso stretto, una creazione britannica.
L’identità palestinese come identità nazionale araba distinta è una costruzione del XX secolo, consolidata soprattutto a partire dagli anni Sessanta con Arafat e l’OLP.
di Alessandro Battaglia:
“Il giovane italiano medio vota NO al nucleare, NO al TAV, NO ai termovalorizzatori, NO alla separazione delle carriere, NO ai rigassificatori, NO ai ponti, NO ai tunnel.
Poi prende il trolley e se ne va in Francia, Germania, Svizzera.
Dove trova: Centrali nucleari, TAV che arriva puntuale, Termovalorizzatori che riscaldano le case, Giudici che fanno i giudici (non i politici) e infrastrutture a disposizione.
E lì ci sta benissimo. Perché votare NO alle cose funzionanti è un conto. Viverci dentro è un altro.
Ma la colpa è davvero la loro? Onestamente no o almeno, non del tutto.
Questi ragazzi non sono stupidi. Sono il prodotto perfetto di decenni di propaganda nella scuola e nelle università, spacciata per ambientalismo, per giustizia sociale, per "voices from below".
Slogan martellati dei media, politici opportunisti e influencer da quattro soldi che di nucleare, ingegneria e infrastrutture sanno quanto un criceto di termodinamica.
Vittime di un sistema "sociale" che ha tutto l'interesse a tenerli confusi, impauriti e fermi. il socialismo è sempre in malafede e pur di permettere a chi è al comando di vivere a danno degli altri, non importa se questo distrugge l'economia e produce povertà, miseria, criminalità, corruzione, assistenzialismo e sottosviluppo. Anzi, vive proprio di questo.
Non sto sostenendo che emigrano tutti e solo "quelli del no", ma anche "quelli del no" e guardacaso nelle citta che hanno tutto quello che non gradivano in italia. Un po come i socialisti che non vivono mai a Cuba o in Nord Korea.
E lo so bene, perché ho due figli. Da quando hanno messo piede a scuola, con non poca fatica, e ogni giorno, ho spiegato loro come funzionano i meccanismi del progresso, del capitalismo, della Scuola Austriaca di economia, del pensiero libertario.
Perché se non lo fai tu, come genitore, te li formano gli altri. E sai già come va a finire.
Credo di averli salvati.”
🚨🚨🚨🪖🇺🇸🇮🇱🇮🇷 Hanno ucciso la Guida Suprema.
Eliminato decine di figure chiave del regime a piacimento, scegliendo come e quando fermarsi.
Distrutto o gravemente indebolito la Marina iraniana.
Degradato le scorte missilistiche di Teheran.
Danneggiato forse irrimediabilmente l’industria della difesa della Repubblica Islamica.
Colpito migliaia di postazioni dei Guardiani della Rivoluzione e delle forze Basij.
Colpito nuovamente i siti nucleari iraniani.
Indebolito l’infrastruttura di un regime che non può più contare sulla tenuta del patto sociale con gli iraniani dopo le proteste di gennaio (e si capirà nelle prossime settimane).
Inflitto colpi devastanti agli alleati regionali del regime.
Umiliato il nemico dimostrando il controllo dei cieli con una delle missioni di salvataggio più complesse e spettacolari della storia.
Ottenuto la riapertura dello Stretto di Hormuz senza concedere nulla al tavolo del negoziato, se non un negoziato.
Si poteva fare meglio? Certo.
Se chiedete a me, gli Stati Uniti e Israele avrebbero dovuto fermarsi soltanto a regime change compiuto. Quella era e resterà la “vittoria totale”.
Ma gli stessi che oggi dicono che “Trump ha perso, è stato umiliato” fino a ieri sostenevano che la guerra per un regime change fosse illegale e ingiustificata. Bisogna mettersi d’accordo.
I fatti dicono che abbiamo una sospensione degli attacchi di due settimane - neanche completa, vista l’intenzione di Israele di continuare a combattere in Libano - e l’opportunità di ottenere importanti risultati diplomatici. Se non verranno, fra due settimane - “two weeks” - o quattro o sei, comunque al termine di questo ciclo di negoziati, Stati Uniti e Israele torneranno a perseguire militarmente gli obiettivi che si sono dati.
Chiedo: la soluzione negoziale non era quella da tutti auspicata? E perché stamattina si è trasformata improvvisamente in un fallimento strategico?
La verità è che l’Iran ha fatto molte più concessioni di quanto abbiano fatto gli americani. La verità è che Teheran ha accettato ciò che aveva sempre detto di non poter neanche considerare: una tregua anziché un accordo di pace complessivo.
Se lo ha fatto è perché sottoposto a una pressione militare senza precedenti.
Se lo ha fatto è perché persino la prospettiva (altamente probabile) che questa si riveli una semplice “pausa tattica”, in vista di nuovi strike, gli appare preferibile alla continuazione della guerra e alla certezza di un’ulteriore escalation.
Questi sono fatti. Il resto è odio, ideologia o racconto politicizzato da parte di personaggi ossessionati da Stati Uniti, Israele, Trump e Netanyahu.
Dunque, se va di moda dire che Stati Uniti e Israele “hanno perso”, va bene, continuate pure.
Dico solo questo: nella vita mi (e vi) auguro di perdere sempre come hanno perso Stati Uniti e Israele.
Il tempo è galantuomo.
Lo sarà anche in questo caso.
Ps: vi aspetto sul Blog. E grazie ai tantissimi - davvero - che stanno respingendo gli assalti della propaganda iraniana e anti-americana dando fiducia a questa pagina: https://t.co/HPfjUHUqMm
Pensavate che le fake news sulla giustizia fossero finite con il referendum? Beh, pensavate male. Ora tocca all’abuso d’ufficio: c’è chi racconta che l’Europa costringerà l’Italia a reintrodurlo. Non è così. E in questo video Federica Ciampa vi spiega perché.
#giustizia#conte #fakenews #factchecking
Anime belle scatenate.
Si sono dimenticati i bei tempi, quando la #magistratura assediava Matteo Salvini “anche se ha ragione” oppure incitavano a mettere nel mirino Giorgia Meloni perché “non ha inchieste giudiziarie a suo carico e quindi non si muove per interessi personali”.
Smemorati.
Toghe politicizzate… esistono, eccome se esistono ⚖️
Sapete cosa accade quando una giudice coraggiosa, come Natalia Ceccarelli (Corte d'appello di Napoli), spiega perché sorteggio e Alta Corte disciplinare servono a liberare la magistratura dal sistema correntizio? Che si viene aggrediti verbalmente da propri colleghi, in questo caso Antonio Ardituro, procuratore alla Direzione nazionale antimafia e in passato proprio membro del Csm per la corrente di sinistra Area. Tutto ciò è avvenuto venerdì a un dibattito sul referendum a Casal di Principe. Onore alla giudice Ceccarelli, che non si è fatta intimorire e che vi invito ad ascoltare:
Basta falsità: Giuliano #Vassalli, partigiano e storico volto della sinistra, riteneva necessaria la #separazionedellecarriere come naturale compimento della sua riforma. Seguendo il suo esempio e le sue parole, noi il 22 e 23 marzo non avremo alcun dubbio e voteremo Sì
Quando ,#Khamenei ha fatto ammazzare in pochi giorni trentamila oppositori, perlopiù giovani, le vestali del diritto internazionale si sono girate da un'altra parte. L'unica molla che vi muove è l'odio per Israele, per gli americani, per l'Occidente in cui comodamente vivete.
@laramps@lageloni Non apprezzate neanche un ministro che paga di tasca sua senza far tornare con se i familiari: pur di fare opposizione ideologica non avete l'onestà intellettuale di riconoscergli un gesto da galantuomo.
Scommetto che se avesse fatto il contrario avreste gridato allo scandalo!
Elezioni del 2006. PD "vince" dello 0.07% 🤯 e si becca 67 seggi in più alla Camera, nominando Premier e Presidente.
Elezioni del 2013. PD "vince" dello 0.37% e si becca 220 seggi in più alla Camera 🤯🤯, nominando Premier e Presidente.
Ma con che coraggio possono parlare?