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Ci sono luoghi che diventano casa senza che tu te ne accorga. E poi, un giorno, ti rendi conto che è stato molto di piú… erano persone, emozioni, vita.
Per me, questi 10 anni sono stati tutto questo.
Sono arrivato qui con sogni, ambizioni e tanta voglia di dimostrare. Me ne vado con il cuore pieno. Pieno di ricordi, di battaglie condivise, di gioie immense ma anche di momenti difficili che mi hanno fatto crescere, dentro e fuori dal campo.
In questo ambiente ho trovato affetto vero, stima sincera e un senso di appartenenza che va oltre il calcio. Ho sempre cercato di onorare questa maglia nel modo più autentico possibile, dando tutto me stesso, ogni singolo giorno, senza mai risparmiarmi.
Abbiamo scritto pagine importanti insieme, vivendo emozioni che resteranno indelebili, come la vittoria di un trofeo internazionale che ci ha uniti ancora di più e che porterò sempre dentro di me.
Col passare del tempo sono cresciute le responsabilità e indossare la fascia da capitano è stato molto più di un ruolo: è stato un onore immenso e uno degli attestati di stima più grandi che potessi ricevere. Un privilegio che porterò sempre nel cuore.
Come tutte le storie, anche questa ha avuto un inizio e oggi si avvicina alla sua fine. è stata un’annata particolare, in parte difficile ma questo fa parte del calcio e non cambia ciò che sono e ciò che ho sempre dato.
Il derby sarà la mia ultima partita in casa all’olimpico. E non c’è partita migliore di questa per mettere in campo tutto quello che ho sempre cercato in questo gioco, impegno rispetto e dedizione per questa maglia ma sopratutto la mia gratitudine.
Grazie alla società, che mi ha dato l’opportunità di crescere come uomo e come calciatore.
Grazie ai miei compagni, con cui ho condiviso ogni emozione.
Grazie allo staff, per il lavoro e il supporto quotidiano.
E un grazie speciale a voi tifosi… perché mi avete fatto sentire uno di voi, sempre.
Me ne vado, ma una parte di me resterà qui. Perché certe storie non finiscono davvero, cambiano solo forma.
Sarò per sempre riconoscente a questa società e soprattutto a questa città che mi ha dato tantissimo.
Grazie Roma.
Con affetto Stephan
#Ucraina#Russia#Propaganda 🧵Interessante notare l’evoluzione della propaganda russa in coordinamento con il “piano di pace”, redatto da quella che ormai può essere tranquillamente definita come una spia russa: Witkoff.
Assieme al piano di pace — la cui genesi è ormai ben nota — si è messo in moto, in maniera coordinata, tutto il meccanismo comunicativo verso l’Occidente.
- Poco prima è scoppiato lo scandalo corruzione. Ricordiamoci che la corruzione è endemica in Ucraina, così come in Russia e in gran parte dei resti dell’ex impero sovietico. Non parliamo di un problema nuovo, ma del fatto che sia esploso poco prima di questa proposta di “pace”, quando già Witkoff dettava le bozze alla sua controparte russa.
- Gerasimov, non noto per sparate propagandistiche al limite del ridicolo, ha dichiarato la presa di Kupyansk (che ovviamente non è stata presa; anzi, assistiamo a un rallentamento russo su questo fronte, totalmente fermo).
- Le truppe “Bolshoy”, armate di bandierina, si sono precipitate nella città (probabilmente anche per fare una brutta fine), così come in qualsiasi villaggio oltre la linea 0, incuranti dell’assenza di consolidamento.
- Account e “mapper” pro-russi hanno iniziato a pompare notizie inverosimili, come la presunta presenza russa a Huljaipole che, come si evince dalle geolocalizzazioni dei bombardamenti russi degli ultimi giorni, è totalmente sotto controllo ucraino (a meno che non si voglia accettare che i russi bombardino a tappeto le proprie truppe).
- Poi sono arrivate le truppe cammellate dei nostri Travagli (spesso intestinali), ad intasare le reti televisive con la narrativa del “l’Ucraina ha perso”.
- Per ultimi sono arrivati i giornali, con tutti i personaggetti da seconda Repubblica, lettori accaniti di account Telegram pro-russi, a rimbalzare la narrativa e a sviolinare per una pace che, ammesso mai arrivi, sarebbe un’imposizione.
In definitiva, il circo si è messo in moto per spingere l’opinione pubblica a credere cose non vere:
1) Che la Russia ha vinto la guerra. Si dimentica che ha iniziato il conflitto per conquistare l’intera Ucraina, ridimensionando drasticamente le sue mire al solo Donbass e poco più.
2) Che l’esercito ucraino stia crollando. Cosa falsa, nonostante le difficoltà abnormi. Pokrovsk, data per caduta dalla stampa nostrana ai primi di novembre, è ancora lì a fare da “tritarussi”. Kupyansk, come detto, è un fronte fermo, mentre Huljaipole potrebbe essere caldo, ma l’intera zona di Zaporizhzhia presenta ostacoli probabilmente insormontabili per i russi: primo fra tutti la rarità di ripari, data da un terreno pianeggiante con pochi e piccoli centri abitati (paradossalmente è più aggredibile la zona di Stepnohirsk).
3) Che i russi siano inarrestabili e che, se si vuole mantenere l’Ucraina, bisogna cedere tutto. Altra falsità: ormai i russi sono un esercito appiedato, e un orizzonte logistico oltre il Donbass è impensabile, con difficoltà enormi nella conquista di grandi città come Sloviansk e Kramatorsk.
Il problema più grande non è soltanto che la macchina della propaganda russa sia in moto per spostare l’opinione pubblica falsificando la realtà: è che una parte consistente del sistema informativo e una parte del sistema politico occidentale ne siano parte integrante, dimostrando la pericolosità e le capacità di infiltrazione russe, pericolose oggi e per il futuro.