Il Tribunale di Alessandria ha rinviato a giudizio due ex direttori dello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo per disastro ambientale colposo nell'inchiesta su inquinamento da PFAS. A processo anche la società come responsabile civile. Prima udienza fissata il 16 novembre.
Le centrali italiane sono spente dal 1987. Le scorie no: continuano a esistere, e dopo quasi quarant’anni il paese non sa ancora dove metterle. Il governo intanto discute di riaccendere il nucleare, e nei territori la protesta è arrivata prima dei reattori. Sabato 20 giugno un battello carico di bandiere gialle ha attraversato il Tevere con Castel Sant’Angelo sullo sfondo e i cartelli “No scorie nella Tuscia”. A bordo sindaci con la fascia tricolore, comitati, consiglieri regionali. Lo striscione diceva “Il Tevere non accetta scorie”.
La ragione del corteo sta in una mappa. Nella Carta nazionale delle aree idonee (CNAI), pubblicata dal Ministero dell’Ambiente il 13 dicembre 2023, figurano 51 zone potenzialmente adatte a ospitare il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi. Di queste, 21 stanno nella sola provincia di Viterbo: oltre il 40 per cento del totale, l’unica area del Lazio giudicata idonea da Sogin, la società di Stato che gestisce lo smantellamento delle vecchie centrali. Ventuno siti su cinquantuno in un fazzoletto di terra e da oltre quattro anni il Viterbese si muove.
Il deposito dovrebbe raccogliere circa 95mila metri cubi di rifiuti radioattivi, di cui 20mila di scorie vere e proprie, quelle delle quattro ex centrali di Trino Vercellese, Caorso, Latina e Sessa Aurunca. Una struttura di superficie su 150 ettari, costo intorno al miliardo. Il presidente del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre, Famiano Crucianelli, l’ha messa in chiaro: la Tuscia non intende fare la differenziata per le scorie di tutta Italia. Sessanta sindaci della provincia hanno deliberato all’unanimità contro. Anche Roma, consiglio comunale e Città metropolitana, ha votato a sostegno.
Il Paese che paga per rinviare
Gli italiani il nucleare l’hanno respinto due volte: nel 1987, dopo Chernobyl, e nel 2011, dopo Fukushima. Solo che le scorie restano. Buona parte è all’estero: poco più di 1.800 tonnellate di combustibile esaurito in Francia, Regno Unito e Belgio, mentre in Italia ne sono rimaste sedici. Per tenerle là il paese ha versato circa 1,2 miliardi dal 2001, una voce che finisce in bolletta, intorno ai 120 milionil’anno.
E qui c’è il dettaglio che racconta tutto. L’accordo con la Francia per il rientro doveva scadere nel 2025. È stato rinnovato fino al 2040: quindici anni in più per non costruire ciò che andava costruito vent’anni fa. Si paga per rimandare, si rimanda perché decidere costa consenso.
La protesta prima dei reattori
Sopra il deposito mai deciso, il governo ha messo il ritorno dell’atomo. Il 4 giugno 2026 la Camera ha approvato con 155 voti la legge delega sul “nucleare sostenibile” firmata dal ministro Gilberto Pichetto Fratin: piccoli reattori modulari, gli Smr, e reattori avanzati, gli Amr, da costruire quando le tecnologie saranno mature. Lo dicono gli stessi tempi del governo, non prima del 2034-2035, e molte di quelle soluzioni restano allo stadio di prototipo. Il testo è ora al Senato.
Crucianelli ricorda di aver chiesto un incontro al ministro e di non aver mai ricevuto risposta, mentre lo stesso incontro veniva concesso ai comuni dell’Alessandrino. Pichetto Fratin assicura che il nuovo nucleare abbasserà le bollette e che un reattore occupa tre campi di calcio, dice. Intanto il deposito serve comunque, a prescindere dai reattori, perché le scorie vecchie ci sono già e quelle nuove arriverebbero in più. Resta una mappa con ventuno siti plausibili sul Viterbese e una valutazione ambientale ancora aperta.
Gli italiani hanno rinunciato al nucleare due volte e non hanno mai smesso di produrne i rifiuti. Adesso il governo prova a riaccenderlo senza aver risolto dove mettere quello che ha già spento. Le bandiere gialle sul Tevere arrivano prima dei reattori perché il problema è arrivato prima: si progetta la centrale del 2035 e si tace sul deposito del 1987. Le scorie, del resto, hanno un vantaggio sui governi. Non hanno fretta.
(il mio articolo per @LaNotiziaTweet)
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La Cassazione ha confermato le condanne inflitte nel processo d'appello ter per la strage ferroviaria di Viareggio.
La sentenza chiude uno dei procedimenti giudiziari più complessi della storia recente italiana.
Avevamo provato a intervistare Moretti: https://t.co/lbEl1Z9Blu
La villa di Berlusconi, a quanto pare, è stata venduta per 350 milioni di euro alla famiglia reale del Qatar.
Curioso: gli arabi non vi danno fastidio quando sono miliardari e acquistano ville di lusso. Vi danno fastidio quando vivono nei quartieri popolari.
Il problema, quindi, non sono gli arabi. Il problema è il vostro disprezzo per i poveri e per chi ha meno privilegi. È un classismo travestito da razzismo selettivo, e questo dice molto più di voi che delle persone che prendete di mira.
"Meglio morto che gay". Padre uccide il figlio a Camaiore. Mirko aveva 24 anni.
Che sia maledetto #Vannacci e tutti i fascisti omofobi come questo generale del cazzo.
Un regolamento dell’Unione europea vincola gli Stati membri: non può imporre obblighi a uno Stato terzo (come riprendersi persone o collaborare).
Le basi.
Il manager Francesco Osanna è stato arrestato per truffa finanziaria e autoriciclaggio. Ne “Il Cantiere dei misteri”, avevamo ricostruito i retroscena della candidatura di Osanna ad acquisire il Cantiere Vittoria.
Rivedila qui: https://t.co/PDZbhItOpw
Alemanno è uscito dal carcere di Rebibbia, dopo aver scontato la pena di reclusione per aver violato gli obblighi di affidamento ai servizi sociali dopo la condanna per traffico d'influenze illecite per l’inchiesta Mondo di mezzo. Ne avevamo parlato in Piccolo affaire di Alemanno
Premesso che i rimpatri si fanno solo se ci sono accordi con Paesi terzi, la Presidente del Consiglio continua a confondere - e credo ne sia cosciente - i centri in Albania con gli hub previsti dal nuovo regolamento europeo.
Al momento, e fino a quando sarà vigente il Protocollo firmato con Edi Rama e la legge che lo rende operativo, sono due cose totalmente diverse.
Al di là di quale sia l'argomento dibattuto, resto sgomento del fatto che ci sia chi (nascondendosi nell'anonimato) sollecita l'uccisione di coloro che scrivono cose a lui sgradite.
Trovo agghiacciante la leggerezza con cui si invita pubblicamente ad ammazzare altri esseri umani.
Io di lavoro studio il mare. Da anni stiamo registrando la comparsa in Mediterraneo, e poi la risalita verso Nord, di specie tropicali. Il Mediterraneo si sta scaldando, e i pesci tropicali, che se ne fregano dei vostri dibattiti e opinioni, ce lo stanno indicando.
Un 🧵⤵️
Lo scempio è compiuto. Un attacco agli animali selvatici, alla natura, a favore di 500.000 fucili, dell' industria delle armi, di chi pensa che uccidere sia un divertimento: i cacciatori. Il pensiero della destra spiegato bene.
#ddlcaccia
"Ciò che qui si giudica non è la semplice soppressione di una vita umana Ciò che qui si giudica è il sequestro di una persona sottratta ad ogni garanzia".
Così oggi Sergio Colaiocco ha aperto la sua requisitoria nel processo Regeni
Se passa il #ddlcaccia si estende il periodo per sparare agli uccelli migratori, si estende il numero di speci cacciabili e i territori dai quali colpirli.
Un uccello vola per centinaia di chilometri per trovare un imbecille che per divertimento lo abbatte in volo.
Ignobile.