Il 6 giugno 1944, circa 160.000 soldati alleati sbarcarono in Normandia. Fu la più grande operazione anfibia della storia e l’inizio della liberazione dell’Europa occidentale dall’occupazione nazista.
A combattere non furono solo americani, britannici e canadesi. Accanto alle grandi forze degli Stati Uniti, del Regno Unito e del Canada, parteciparono uomini provenienti da molte nazioni alleate e da Paesi europei occupati: francesi liberi, polacchi, norvegesi, olandesi, belgi, cecoslovacchi e altri ancora.
Il significato del D-Day non fu soltanto militare. Fu anche politico e civile.
A ovest, gli Alleati aprivano il fronte che avrebbe riportato in Francia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo e poi Germania occidentale un ordine fondato su istituzioni libere, pluralismo politico, economia di mercato e stato di diritto.
A est, l’Armata Rossa aveva ormai ripreso l’iniziativa contro la Germania nazista. Poche settimane dopo lo sbarco, il 23 giugno 1944, l’Unione Sovietica avrebbe lanciato l’Operazione Bagration, una gigantesca offensiva che distrusse il Gruppo d’armate Centro tedesco e spinse il fronte verso l’Europa centro-orientale.
Per questo il D-Day va ricordato anche come un passaggio decisivo nel destino politico dell’Europa.
Senza la presenza militare anglo-americana sul continente, la sconfitta della Germania avrebbe potuto lasciare una parte ancora più ampia dell’Europa sotto l’influenza sovietica. E l’esperienza storica dell’Europa orientale mostra con chiarezza cosa significò quella influenza: partito unico, polizia politica, repressione del dissenso, economia pianificata, povertà diffusa e privazione delle libertà civili e politiche.
Il D-Day non liberò tutta l’Europa. L’Europa orientale passò dalla dominazione nazista alla subordinazione sovietica. Ma proprio per questo lo sbarco in Normandia fu essenziale: rese possibile la liberazione dell’Europa occidentale e impedì che il futuro del continente fosse deciso soltanto dall’avanzata dell’Armata Rossa.
Il prezzo fu altissimo. Gli Alleati subirono oltre 10.000 perdite tra morti, feriti e dispersi nel solo 6 giugno; il National D-Day Memorial registra oggi 4.427 caduti alleati in quella giornata.
Molti altri sarebbero morti nelle settimane successive, durante la campagna di Normandia e poi nell’avanzata verso la liberazione dell’Europa occidentale.
Dobbiamo moltissimo ai ragazzi del D-Day.
Non combatterono soltanto contro il nazismo.
Contribuirono a salvare una parte d’Europa dalla possibilità di cadere sotto un altro totalitarismo.