Al Tg1 nessuna notizia del visto negato all' arbitro somalo, della perquisizione subita sulla pista dell' aeroporto dalla nazionale nigeriana, delle limitazioni imposte a quella iraniana.
Le notizie negate al pubblico.
Vorrei che questo Mondiale fosse raccontato da Gianni Minà.
La fine di una dannazione. Nessuno potrà più additare Zverev come il primo dei perdenti, a secco di titoli Slam. È stato un lungo viaggio fatto di sonore batoste e frustrazioni, di fantasmi mentali in campo, di accuse di ex fidanzate fuori dal tennis. La consapevolezza di essere inferiore sia ai Big 3 sia ai sopraggiunti Sinner e Alcaraz. Ammettiamolo, l’etichetta di Calimero è stata spesso irrispettosa nei suoi confronti, perché chi vince 24 titoli Atp e per giunta un oro olimpico è un vincente senza se e senza ma. Non si è fatto mancare nulla, compreso l’infortunio tremento proprio al Roland Garros di 4 anni fa, in semifinale contro Nadal: tre legamenti laterali della caviglia destra fanno crack, è costretto ad uscire in sedia a rotelle, ma una volta dentro lo spogliatoio chiede delle stampelle perché desidera tornare in campo, prima di ritirarsi vuole stringere la mano a Rafa.
Eccolo adesso che con gli occhi lucidi si coccola la Coppa dei Moschettieri, i 14 kg più leggeri della sua vita. Rende omaggio a Cobolli che gli ha reso difficile la vita restandogli aggrappato alle caviglie. Flavio ha annusato la tensione del tedesco, ha provato a minarne le certezze, perché quando sente la pressione Zverev entra in un tunnel da psicodramma, perde l’efficacia al servizi, manda a ramengo i drittoni &Co.
C’è un’altra vittoria che vale più di tutte. E la speranza è che tanti bambini davanti alla tv oggi abbiano avuto un genitore dire loro: anche lui è come te, se ce l’ha fatta lui ce la puoi benissimo fare anche tu.
No, non si tratta di vincere uno Slam. Si parla di condurre una vita normale.
Da quando ha quattro anni Zverev convive con il diabete di tipo 1.
In ogni torneo utilizza le siringhe di insulina durante i cambi di campo. Il quantitativo dipende dalla durata del match, in genere una partita di cinque set gli richiede quattro iniezioni. Lo ha fatto anche durante la finale del Roland Garros (FOTO).
Sascha non ha mai lasciato che il diabete lo fermasse. Per molto tempo lo ha nascosto, ne ha parlato pubblicamente solo nel 2022, il suo non è stato un eccesso di pudore, semplicemente non ha mai voluto suscitare pietismo. Perché questo è il punto: Zverev non vuole che sia il diabete a definirlo.
È questo il messaggio che consegna alle migliaia di giovani che aiuta attraverso la sua Fondazione. Ai genitori, i più frastornati dopo le diagnosi, spiega come i loro figli potranno continuare ad avere una vita attiva. È preoccupante l’aumento in età pediatrica dell’incidenza del diabete, per la cura servono attenzione e costanza quotidiana ma l’aiuto della tecnologia ha sostanzialmente rivoluzionato tutto con il monitoraggio continuo del glucosio, i microinfusori di insulina e le App.
La vittoria (finalmente) del primo titolo Slam di Zverev vale doppio. È la fine di una dannazione personale, è il megafono a non porsi limiti per i sogni degli altri.
(e tanti saluti agli specialisti che quando da adolescente Zverev sognava di impegnarsi a tempo pieno nel tennis, gli avevano detto: lascia perdere, non potrai mai fare sport ad alto livello)
#RolandGarros
Credits 📷 @rolandgarros & @Yahoo
Negli ultimi 5 anni a Milano sono cambiati 47 giocatori, 23 stranieri, una manciata di dirigenti, alcuni preparatori, 2 allenatori, 9 maglie, gli obiettivi, e i prezzi del gin tonic in centro.
Uno dei pochi punti fermi è stato un dottore in Matematica, laureatosi durante una trasferta di Eurolega e l'altra con una tesi dal titolo "Il piano proiettivo reale e la superficie romana di Steiner", che ogni estate lascia l'Italia per volare in Tanzania per occuparsi della sua associazione che costruisce scuole e alloggi per i ragazzi del posto, garantendo loro un'istruzione e un futuro migliore.
Uno che, al di là del tabellino, è più costante di un rimprovero di tua madre quando non rientri il sabato sera all'ora stabilita.
Uno che in stagione ha tirato col 70% da due, uno che nei playoff sta tirando col 100% da due e il 44% da tre, che difende per tre, e che fa il lavoro sporco per tutti.
Uno che poco fa ha conquistato l'ennesima occasione di giocare una finale Scudetto.
In matematica la costante è un numero reale o complesso fisso e ben definito che non varia al variare delle grandezze in esame.
All'Olimpia Milano è Pippo Ricci.
Su Facebook questo video ha attirato parecchi simpaticoni che hanno commentato con la solita battuta "E dove poteva mai esserci un campetto senza ferri? A Bolzano? A Cuneo? Ad Aosta? 🤣".
Sappiamo che a qualcuno facciano ridere i meme che perculano Napoli. Ma se questi buontemponi fossero un pelo informati, e se girassero tra i campetti di tutta Italia, scoprirebbero che la penuria di campetti pubblici da basket colpisce il sud (di più) come il nord, colpisce Trieste come Palermo, o Alessandria come Napoli. E i vandali ed incivili che si divertono a strappare retine o a staccare i ferri sono milanesi, bolognesi, varesini, veronesi, padovani ecc. così come romani, catanesi, baresi, napoletani.
Lo stato di benessere di uno Stato, lo si misura da quanto investe per sanità, istruzione, ricerca e sviluppo, e sport.
Più che ai meme, sarebbe meglio pensare ed incazzarsi per ciò che lo Stato non fa per la società.
Ha segnato un fade away esattamente come Olajuwon, dopo che questa estate è andato a lezione da Hakeem.
Ha dato assist dal post alto come Jokic, giocatore che ha definito come “Il migliore al mondo”.
Ha segnato un paio di canestri in palleggio arresto e tiro dal mid range ad una velocitá di esecuzione simile a Anthony Edwards.
Ha portato palla, e ha condotto la transizione, come un playmaker di 1.90.
Ha segnato in step back da tre punti come una combo guard.
Ha stoppato anche il segnale di un satellite su Marte.
Ha difeso da difensore quale è oggi: il migliore del mondo.
Nei 39 punti, 15 rimbalzi, 5 stoppate, con 10/13 da due e 3/5 da tre (rileggete bene i numeri) che hanno permesso agli Spurs di battere Minnesota in gara 3 e condurre ora la serie 2-1, c’è stato un po’ di tutto.
Quel tutto che una volta era possibile nei videogiochi impostando a 99 tutti i parametri di un giocatore inventato, ed oggi invece è realtà.
Una realtà che porta il nome di Victor Wembanyama.
#NBAtipo
Vorremmo provare a far capire ai più giovani perché da ieri sera i social sono invasi da post dedicati a Oscar Schmidt. Scegliamo tre aneddoti per farlo:
- Oscar non ha mai giocato in NBA perché rifiutò il contratto proposto dai Nets. Nel 1984 gli stranieri in NBA praticamente non esistevano. Oltretutto vigeva una regola per cui ai giocatori NBA era vietato giocare per la propria Nazionale. Oscar non andó mai in NBA perché non avrebbe mai rinunciato al Brasile
- È anche grazie a Oscar se nel 1989 venne eliminato questo divieto. Nel 1987 ai giochi panamericani, il Brasile sconfisse in finale gli USA (senza giocatori NBA) e Oscar segnó 46 punti. Per gli USA quella sconfitta fu una “vergogna” (vincevano sempre loro) e nel giro di poco tempo iniziarono a convocare i giocatori NBA in Nazionale arrivando poi a formare il Dream Team nel 1992
- questa è la classifica del record di punti segnati da un giocatore alle Olimpiadi: 55 punti Oscar, 48 Doncic, 46 Palubinskas, 46 Oscar, 46 Oscar, 45 Oscar, 44 Oscar, 44 Oscar, 44 Oscar.
E il record di punti segnati ad un Mondiale? Facile, Oscar 52 punti.
Ieri sera ci ha lasciato la più impressionante macchina da canestri della storia.
Immaginate una bimba palermitana che sogna di giocare a basket.
Immaginate una bimba che, nonostante sia sempre tra le più basse in campo, appare a tutti qualcosa di mai visto prima.
Immaginate a 11 e 12 anni dover fare trasferte anche di 4 o 5 ore, anche infrasettimanali, per andare a giocare a Messina, ad Agrigento, a Ragusa.
Immaginate quanto possa esser difficile sognare per una ragazzina che finito lo sviluppo fatica ad arrivare ad 1 metro e 70 di altezza.
Immaginate quella bimba che esordisce nel Verga Palermo in A3, l'allora terzo livello del basket femminile.
Immaginate una ragazzina di 15 anni che corona il sogno di portare la squadra della propria città in A2, e, in A2, segnare 9 punti di media a partita.
Quella ragazzina, nonostante l'altezza, nonostante i 1500 km di distanza dalle grandi realtà del basket femminile, spicca il volo.
Prima a Battipaglia, poi a Torino, poi al Geas ed infine a Schio.
Un volo che la porta a vincere tutto anche in Nazionale: 3 medaglie a livello giovanile e poi, l'anno scorso, ha trascinato da protagonista l'Italia ad una storica medaglia di bronzo agli Europei, e qualche settimana fa ad una storica qualificazione ai Mondiali di settembre in Germania.
Il suo nome è Costanza Verona, e tra qualche giorno scenderà in campo, contro Venezia, per giocare la sua quinta finale scudetto di Serie A1 @legabasketfem. Se dovesse vincere, a soli 26 anni, avrebbe già messo in bacheca 4 Scudetti, 4 coppe Italia e 4 Supercoppe.
Di recente, in un video girato da FIBA, le giocatrici di varie nazionali, a turno, dovevano dire davanti alla telecamera il loro paese d'origine: "francese", "spagnola", "serba", "belga", "turca", poi, quando è arrivato il suo turno Costanza ha detto "siciliana!".
E allora, proprio come piace a lei, vi diamo una notizia incredibile: le Dallas Wings hanno offerto un contratto non garantito a Costanza Verona (disputerà il training camp e, probabilmente, firmerà un contratto di un anno). Cosa significa?
- sarebbe la seconda italiana in WNBA (c'è anche Cecilia Zandalasini appena confermata da Golden State)
- diventerebbe la nona italiana della storia a giocare nel campionato più importante al mondo
E, soprattutto, la cosa più importante: questa picciridda, partita da lontano, nonostante ogni domenica sia costretta a guardare compagne e avversarie dal basso in alto, potrebbe diventare la prima siciliana della storia in WNBA.
Nel basket l'altezza non è tutto. Soprattutto se ti chiami Costanza Verona.
Tutti in piedi ad applaudire @FranceskAlbs ad Anversa dove 3 università belghe le hanno conferito la laurea honoris causa congiunta come riconoscimento del suo lavoro per diritti umani e giustizia internazionale.
La prima volta che accade.
E qui il nulla, anzi, la censurano.
Israele ha distrutto il mausoleo di Simon Pietro apostolo di Cristo, costruito circa 1.950 anni fa, a Shama, nel sud del Libano.
E nel mondo “cristiano” (madri e baciarosari che difendono i “nostri valori”) totale silenzio,perché loro, solo loro, possono anche questo.
#Israelisis
Abbonamento annuale fatto 1 anno a @DAZN_IT via @TIM_Official con scadenza 31 agosto 2025... disdico qualche giorno prima della fine e ovviamente DAZN stacca tutto e non mi fa vedere le partite del 29/30 agosto... applausi! #truffatori#chepacco
La scena più bella è quella delle suore di Napoli che travolgono Papa Francesco "Uè, addo' jate sorelle? Tenimm che fa, sorelle. E chest so' e clausura!"
Bombe, senza cibo e acqua, infezioni, poliomielite. #Gaza rasa al suolo, cadaveri ancora sotto le macerie. Bambini operati senza anestetici, ONU costretto a rinunciare al suo intervento umanitario. Cos' altro deve avvenire perché a #Israele venga intimato di farla finita?