@atm_informa zara, capolinea 51. Da orario il bus sarebbe dovuto partire alle 19.30. salgo alle 19.24. fermi fino alle 19.45. in pratica è saltata l'ennesima corsa. Se non siete capaci nemmeno di far partire in orario dal capolinea, come pensate di gestire i mezzi di Milano?
@atm_informa app mai aggiornata. Attese infinite per il 4 verso Niguarda. L' unico che sembrava arrivare in piazza Maciachini ha deviato e non è mai arrivato. Più di 30 minuti in attesa. Almeno scrivete che non passeranno i mezzi, invece di far aspettare inutilmente
𝑮𝒊𝒖𝒓𝒂𝒕𝒐 𝒏𝒖𝒎𝒆𝒓𝒐 𝟐
𝐋𝐚 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐂𝐥𝐢𝐧𝐭 𝐄𝐚𝐬𝐭𝐰𝐨𝐨𝐝
Recensione di Gianni Canova
Comincia con il primo piano di una donna bendata il nuovo, purissimo gioiello che Clint Eastwood ha regalato al mondo, al cinema e al nostro sguardo. Il marito della donna, incinta, le toglie la benda per farle ammirare la cameretta che lui ha appena dipinto per ospitare la creatura che sta per nascere. Gesto simbolico, che riguarda i personaggi ma anche il film che li sta per raccontare. Perché Eastwood, con il suo cinema, la benda la toglie a noi. Ci toglie la benda dei pregiudizi, dei luoghi comuni, delle facili certezze mai verificate. E ci dice che se è vero che la giustizia è una dea bendata (l’abbiamo vista, la statua di Themis, con la bilancia in mano, sui titoli di testa…), alla fine è anche a lei che bisogna togliere la benda. Perché non sempre – questo il nodo etico giuridico ed esistenziale che sta nel cuore del film – la giustizia coincide con la verità. Il marito della donna incinta ha procurato accidentalmente la morte di una donna investendola con la sua auto in una notte buia e tempestosa. Se lo rivelasse, visti anche i suoi precedenti da alcolista, rovinerebbe la vita non solo sua ma anche della moglie e della creatura innocente che sta per nascere. Lo dice all’avvocata che al processo ha difeso la vittima e che è diventata nel frattempo Procuratore Generale: il destino e il caso, non la volontà, hanno generato quella colpa. Verità e giustizia – almeno per lui – non coincidono. Per lui. Ma per la legge? Per la società? Per il bene comune? Quando lui si alza dopo aver detto tutto ciò, la macchina da presa di Eastwood inquadra in primo piano la bilancia della giustizia. Che traballa, oscilla. Non sa da che arte pendere. Se verso la verità astratta ma necessaria della Legge o verso la ragione concreta ma giuridicamente opinabile degli individui. Geniale, essenziale, morale. A 94 anni, lucido e disincantato più che mai, Clint prende un classico anni Cinquanta come La parola ai giurati di Sidney Lumet e lo rimette in scena con uno scarto ammirevole e sorprendente: là un unico giurato su dodici (Henry Fonda) si batteva per dimostrare l’innocenza di un 18enne accusato di aver ucciso il padre, qui accade una cosa analoga, solo che il personaggio che si batte affinché non venga condannato un innocente è colui che sa di essere il vero responsabile, sia pure involontario, di quella morte. Ma responsabile vuol dire anche colpevole? Nel film di Lumet il personaggio di Fonda era un idealista che voleva la Giustizia, qui è un antieroe tormentato e insicuro, preso nella morsa fra innocenza e colpa, che per far trionfare la Verità deve accettare di punire se stesso. Con il suo sguardo anarchico e privo di pregiudizi, come già in Gli spietati o in Richard Jewell, Clint Eastwood ci dice che fra Verità e Giustizia c’è una relazione imperfetta e sempre, inevitabilmente, sbilanciata. Mettendo in scena più e più volte ciò che è accaduto la sera dell’”incidente”, e variando ogni volta qualche piccolo dettaglio, a seconda di chi rivive la scena o la racconta al processo, Eastwood sperimenta continui cambi di prospettiva che producono – secondo la bella intuizione di Marzia Gandolfi – quasi una vertigine metafisica. La percezione è sempre singolare e quindi plurale – ci dice il film – ma poi c’è un accadimento reale che ha una sua oggettività non riconducile a come è sato visto/vissuto da coloro che ne sono stati coinvolti. E qui sta il problema. Di fronte a una società che tende sempre più a polarizzarsi e a emettere sentenze inappellabili, Clint intona un elogio del dubbio che mette in discussione certezze, dogmi e pregiudizi, e cesella un apologo morale sulla dilemmaticità della vita e sul mistero insondabile della coscienza umana. Ancora una volta Clint – dopo averci mostrato nel corso del racconto tanti personaggi che non riescono a vedere bene (per l’alcol, il temporale, i pregiudizi, le convinzioni…), ha una capacità unica di farci comprendere (non condividere, comprendere!) le ragioni di ogni personaggio, di sgretolare ogni manicheismo e di dare forma all’incertezza ontologica che è inevitabilmente insidiata nel rapporto fra giustizia e verità. Bisognerebbe farlo vedere ai forcaioli, ai giustizialisti, ai branditori di cappi, questo film. Che dice della Legge una cosa molto simile a quella che in Sully il capitano interpretato da Tom Hanks diceva degli algoritmi che condannavano il suo comportamento: la Legge, qui, come gli algoritmi, là, non conoscono le emozioni. E noi stessi non siamo – in fondo – che un grumo di emozioni. Grazie per averci ricordato che spesso, come i personaggi del film, anche noi guardiamo senza vedere. Grazie, ancora una volta, per averci tolto la benda.
#welovecinemait #GianniCanova #GiuratoNumero2 #ClintEastwood
La awards season è ufficialmente entrata nel vivo con le nomination ai #GoldenGlobes! 🎬✨
Tra i titoli più chiacchierati, spicca l'exploit di #Wicked, con #ArianaGrande e #CynthiaErivo in corsa per i premi, e #TheSubstance, che fa incetta di nomination con #DemiMoore e #MargaretQualley.
È record per #EmiliaPérez, che conquista ben 10 nomination, con protagoniste del calibro di #SelenaGomez, #ZoeSaldaña e l'incredibile #KarlaSofíaGascón 🏆
Anche l'Italia è protagonista con #Vermiglio, il film che punta anche alla cinquina degli #Oscar e si fa notare nella categoria Film Internazionali 🇮🇹🍿
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𝑵𝒂𝒑𝒐𝒍𝒊-𝑵𝒆𝒘 𝒀𝒐𝒓𝒌
𝐋𝐚 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐆𝐚𝐛𝐫𝐢𝐞𝐥𝐞 𝐒𝐚𝐥𝐯𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞𝐬
Recensione di Gianni Canova
Dopo un malinconico mélo sul diventare vecchi (Il ritorno di Casanova), ecco – con Napoli-New York – una fiaba gentile sul diventare grandi. Con un’umiltà e un’intelligenza degna dei grandi maestri artigiani delle nostre botteghe rinascimentali, Gabriele Salvatores continua – di film in film – a usare il cinema, i suoi generi e i suoi linguaggi per esplorare il mondo e, insieme, le età e le occasioni della vita. Ogni volta con uno sguardo diverso. Con un approccio inedito. Ma con un’identica e immutata passione.
Questa volta, partendo da un soggetto di Tullio Pinelli e Federico Fellini ritrovato casualmente anni fa da Augusto Sainati, Salvatores riesce nel miracolo di trasferire una storia coeva di Paisà e Sciuscià nel nostro presente. Come svelando il realismo magico da sempre latente nel cinema neorealista (cos’era, in fondo, Ladri di biciclette se non una fiaba incentrata sulla quête dell’oggetto magico – la bicicletta – drammaticamente perduto?) Salvatores cesella con i toni della fiaba una storia di povertà e migrazione e scrive l’ennesimo romanzo di formazione – dopo Io non ho paura, Come dio comanda, Il ragazzo invisibile – legandolo questa volta al tema del viaggio.
Struttura classica in tre atti: la Napoli derelitta del dopoguerra, sospesa fra miseria e nobiltà; il transatlantico che attraversa l’oceano carico di migranti di terza classe stipati nel ventre oscuro della nave; infine l’arrivo a New York con la Statua della Libertà intravista nella nebbia e scambiata per un’icona mariana. Carmine e Celestina, i due bambini protagonisti, sono come due piccoli Huckleberry Finn partenopei. Vivono come capita, sfuggono alle regole e sognano una vita migliore. E a un certo punto, come i migranti di Nuovomondo di Emanuele Crialese, decidono di andare via. Di raggiungere il loro altrove. Lamerica.
Ma tra le luci sfavillanti di una New York ricostruita fra Trieste e Fiume e ridisegnata con la computer graphic i due si smarriscono e poi si ritrovano, aiutati da una coppia senza figli formata da due italo-americani (Pierfrancesco Favino e Ann Ammirati) che vivono da tempo nella Little Italy newyorkese. Echi dei ragazzi di strada di C’era una volta in America o di La leggenda del pianista sull’oceano si mescolano con una riflessione su quando eravamo noi italiani i migranti respinti come “brutti sporchi e cattivi” da chi si riteneva migliore di noi.
E nel finale la fiaba riesce anche a farsi carico di una lucida diagnosi sullo statuto identitario di chi è ritenuto straniero. “Io – dice Celestina – non sono straniera, sono solo povera. Chi è ricco non è mai straniero.” Ancora una volta Salvatores si mette in gioco. Tenta, si reinventa, sperimenta. Esplora strade nuove. Rifiuta di adagiarsi comodamente nei modelli sperimentati con successo in passato e prova a esplorare nuovi registri e nuovi linguaggi, sempre inseguendo un’idea di cinema che sappia essere al tempo stesso elegante, colto e popolare. Con una radicalità e una coerenza che non sono molti, oggi, in Italia, a poter vantare.
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La star di Hollywood #TimothéeChalamet è diventato un… eremita 😶🌫️!
#EdwardNorton, protagonista di #Fightclub e co-protagonista del nuovo “A Complete Unknown”, ha raccontato di come il suo collega si sia completamente chiuso in sé stesso durante le riprese, per concentrarsi e interpretare al meglio l’incredibile #BobDylan 🎤.
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Rivivere le emozioni dell’iconico twist tra #JohnTravolta e #UmaThurman 🕺🏻 sulle note di “You Never Can Tell” di Chuck Berry adesso è possibile!
Basterà recarsi in sala oggi o domani per la versione restaurata in 4k del cult firmato #QuentinTarantino “Pulp Fiction”, in occasione dei suoi trent’anni dall’uscita al cinema.
#welovecinemait #PulpFiction
#Vermiglio di #MauraDelpero è in corsa come miglior film internazionale agli #Oscar2025! ✨
L’Italia è tra gli 85 Paesi selezionati alla corsa per la Statuetta.
Il film, che racconta l’ultimo anno della Seconda Guerra Mondiale di una famiglia, dovrà contendersi il posto per entrare in una lista di 15 film selezionati (annunciata il 17 dicembre). Successivamente, le nomination dei finalisti saranno rese note il 17 gennaio.
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#RobertPattinson si unisce ad un cast stellare al fianco di Matt Damon, Tom Holland, Lupita Nyong'o, Anne Hathaway e Zendaya.
Dopo aver collaborato in “Tenet”, Pattinson fa ritorno sul set del misterioso progetto che #ChristopherNolan sta sviluppando in vista dell’uscita prevista per il 17 luglio 2026.
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#Elodie e #LucaMarinelli sono pronti a ruggire! 🦁🎤
I due saranno le voci di Mufasa e Sarabi, protagonisti di #Mufasa#IlReLeone, il film diretto dal premio #Oscar#BarryJenkins, in arrivo al cinema questo dicembre. 🌟
Un nuovo capitolo della storia che promette emozioni e magia per grandi e piccoli! 🍿
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