Piero Ausilio lascerà l’Inter dopo 28 anni. Qualche settimana fa gli è stato proposto un anno di prolungamento (dal 2027 al 2028), ha capito che a monte non lo ritenevano più importante (in realtà lo aveva compreso da tempo) e ha declinato l’offerta. “Prima però devo portare a termine il mercato”. Così ha fatto.
Nel corso di questi 28 anni ha sbagliato alcune cose e ne ha azzeccate altre, ha preso dei granchi e acchiappato succulenti parametri zero, è inciampato nei Kondogbia e ha brillato con i Calhanoglu e i Thuram. E per ognuna di queste operazioni si è preso applausi o pernacchie: c’è chi lo ha amato e celebrato e chi contestato e detestato. Fa parte del gioco.
E però tutti abbiamo sbagliato. Sapete perché? Perché non abbiamo capito qual è il reale compito di un direttore sportivo.
Il bravo direttore sportivo non si valuta per un giocatore indovinato o uno sbagliato, ma per cose decisamente più importanti. Il bravo direttore sportivo è quello che riesce a dare equilibrio al gruppo, a mettere insieme stelle e comprimari, a convincere Tizio ad andare via e Caio a non accettare il corteggiamento di squadre ben più ricche. In definitiva, è quello che riesce a costruire squadre all’altezza. “Prendere giocatori” e “costruire squadre” sono due cose molto molto molto diverse.
Ecco, Piero Ausilio - tra errori, inciampi, colpi di genio, invenzioni - insieme al resto della squadra dirigenziale ha saputo costruire rose all’altezza. E questa cosa è certificata non dal qui presente pelato, ma da tutti coloro che ogni primo settembre - cascasse il mondo - indicano l’Inter come la favorita, quella che deve vincere, la più forte. E questo nonostante disponibilità limitate, mercati faticosi, spesso a saldo zero e bilanci che, in contemporanea e per merito di tutti, sono tornati incredibilmente a sorridere.
A meno di sorprese, l’Inter dopo 28 anni perderà Piero Ausilio, un bravo dirigente. C’è chi legittimamente non sarà d’accordo con questa considerazione, ma di sicuro dovrà esserlo con quest’altra: l’Inter senza Piero Ausilio perde un grande interista. Diceva così, solo qualche mese fa: “Io l’Inter ce l’ho dentro”. Un tatuaggio impresso sulla pelle 28 anni fa.
(Invece di prendere in giro, insultare o stigmatizzare ragazze e ragazzi che (in modo imperfetto come tutti quanti noi) provano a fare qualcosa, invece di vomitare l'inutile e stantio "aimieitempi" (notizia per tutti e tutte: i vostri/nostri tempi sono andati, per sempre), ->
Era il 1986
L'incidente alla centrale nucleare di Chernobyl, è stato uno dei più gravi incidenti nucleari della storia.
La cometa di Halley è passata più vicina alla Terra.
Roberto Baggio, esordisce in Serie A.
Alla radio ascoltavamo.....⬇️⬇️
MAGA is fuming over this tweet - because it's a meme that goes way over their head. It's a fucking JOKE you fucking morons. "The left can't meme" crowd is confused as fuck right now because they think this is real.
Il 25 gennaio 1987, al Palasport Arsenale di Venezia è in programma Reyer-Virtus Bologna. Venezia aveva l’obiettivo di salvarsi, la Virtus era una corazzata. Risultato finale: 107-102 per la Reyer. Ma la vera notizia è un’altra, quella sera andó in scena uno dei più incredibili spettacoli mai visti in Europa. Drazen Dalipagic trascina Venezia alla vittoria con questo tabellino:
70 punti
18/23 da due
5/9 da tre
19/19 ai liberi
Ma chi è Dalipagic? È il baffo più famoso nella storia del basket, uno che ha iniziato a giocare a basket a 16 anni e tre anni dopo ha iniziato a trascinare la Jugoslavia ad un autentico dominio nel mondo del basket, vincendo Olimpiadi, Mondiali ed Europei. Uno che ha chiuso per 10 stagioni in carriera sopra i 35 punti di media a partita, 3 stagioni sopra i 42 punti di media, e un totale di venticinque partite sopra i 50 punti.
In poche parole, uno dei più forti giocatori nella storia del basket europeo.
Oggi, a 73 anni, ci ha purtroppo lasciati.
Sì, è scomparso proprio il 25 gennaio, nel giorno in cui tutto in tutto il mondo, da 35 anni, viene celebrata la sua partita da 70 punti.
Se n’è andato nel suo giorno.
Grazie di tutto “Praja”.
"Ciao, mi chiamo Nicolò, ho 17 anni e voglio raccontarvi un miracolo di Natale.
Quest'anno mi trovo negli USA per fare l’anno scolastico all’estero, precisamente a Clover nella Carolina del Sud, Nonostante non ci giocassi da tanto, ho deciso di iscrivermi alla squadra di basket del mio liceo. Ho seguito le lezioni e fatto tutti gli allenamenti e nonostante la mia forma non fosse delle migliori (eufemismo) mi è stato permesso di allenarmi con la squadra e poter fare il team manager, senza però mai giocare durante le partite (anche perchè non sono bravo a giocare, anzi...). L'altro giorno c'è stata la partita contro il liceo acerrimo rivale che avevamo battuto di 20 all'andata.
Arrivato a scuola trovo tutta la squadra e i coach che mi aspettano per comunicarmi che giocherò col numero 20, per la prima volta...
Emozione alle stelle.
Non capivo niente, e per tutti i primi tre quarti sono stato in panchina a mangiarmi le unghie dall’ansia aspettando il mio momento.
Mancano 2 minuti alla fine, il coach si gira: mi guarda e urla il mio nome.
Me la sono letteralmente fatta sotto.
Mi alzo, batto il cinque a tutta la squadra e come se stessi per entrare a giocare contro LeBron James su un parquet NBA, mi dirigo sul cubo dei cambi.
Lo speaker annuncia il mio nome.
Tutta la scuola sugli spalti applaude, le cheerleaders urlano il mio nome.
Mi sembra di essere in un film.
L'obiettivo dei miei compagni è quello di farmi segnare.
Quello che accade potete vederlo nei video.
Non riesco nemmeno a descriverlo a parole.
Ho tirato una mattonata da 9 metri pensando "come va, va".
Ho segnato di fronte a tutta la scuola e alla mia famiglia ospitante allo scadere del match.
Il post partita è stato incredibile.
Tutti, ma proprio tutti, in maniera sincera erano strafelici per me. Anche i professori.
Voglio solo dire a tutti che per quanto un sogno possa sembrare lontano e difficile da realizzare, anche se sei in un ambiente nuovo in cui non conosci nessuno, buttati e provaci, perchè i miracoli esistono".
(Nicolò Pastore)
#Belve#Fagnani ...La prossima intervista a Belve la Fagnani la farà a James Senese. L'ultimo giornalista che ha provato ad intervistarlo è stato Giuffrida de Il Mattino di Napoli.😎
Non so la follia possa essere sconfitta utilizzando altra follia.
Quello che so è che “Birds Aren't Real” ha un sito dove vende magliette, cappelli e ogni tipo di gadget.
Per una “schiera di sospettosi che non se la bevono”, ma che alla fine si bevono tutto
Tune in as I welcome the Boston Celtics to the White House to celebrate their victory in the 2024 National Basketball Association Championship. https://t.co/KS7xgZ9obl