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🎹 George Martin: “Paul McCartney era il musicista più talentuoso dei Beatles”
Tra le tante dichiarazioni rilasciate nel corso della sua vita, ce n’è una di George Martin, riportata nel suo libro “Summer of Love - The Making of Sgt. Pepper” che continua ancora oggi a far discutere gli appassionati dei Beatles.
Il leggendario produttore, spesso definito il “quinto Beatle” per il ruolo determinante avuto nella crescita artistica del gruppo, non ebbe esitazioni nell’indicare Paul McCartney come il musicista più talentuoso della band.
Martin spiegò che, quando conobbe i Beatles nel 1962, Paul non sapeva praticamente suonare il pianoforte. Eppure, in pochissimo tempo, riuscì a sviluppare una tecnica sorprendente, fino a incidere quella che il produttore considerava una delle migliori performance pianistiche dell’intero catalogo dei Beatles: “Lady Madonna”.
Pubblicata nel marzo del 1968, la canzone è costruita attorno a un energico riff pianistico ispirato al boogie-woogie di Fats Domino, uno degli artisti che McCartney aveva sempre ammirato. Per George Martin, quel brano rappresentava la prova concreta della straordinaria capacità di Paul di imparare, assimilare nuovi linguaggi musicali e trasformarli in qualcosa di originale.
Ma il suo elogio non si fermava al pianoforte.
Secondo Martin, McCartney era anche il miglior batterista del gruppo dal punto di vista tecnico, tanto da poter suonare lo strumento meglio anche di Ringo Starr. Martin però fece una precisazione: nessuno possedeva il tocco, il groove e il suono inconfondibile di Ringo, caratteristiche che hanno contribuito in maniera decisiva all’identità musicale dei Beatles. La tecnica, insomma, non era tutto.
Questa versatilità rese Paul una risorsa unica all’interno della band. Quando Stuart Sutcliffe lasciò il gruppo, fu lui ad assumere il ruolo di bassista, inizialmente controvoglia. Col tempo, però, trasformò il basso elettrico da semplice strumento ritmico a vera voce melodica, creando linee indimenticabili in brani come Rain, Paperback Writer, Something e Come Together.
Chi ha seguito il lavoro dei Beatles in studio sa quanto McCartney fosse coinvolto in ogni aspetto delle registrazioni. Suonava con disinvoltura pianoforte, chitarra, basso, batteria e numerosi altri strumenti, spesso registrando personalmente diverse parti quando le esigenze artistiche lo richiedevano. Non a caso, in alcuni brani del gruppo è proprio lui a sedersi dietro la batteria.
Le parole di George Martin non rappresentano una classifica tra i quattro Beatles, ciascuno fondamentale e insostituibile per il successo della band. Piuttosto, sono il riconoscimento di un talento musicale fuori dal comune: quello di un artista capace di padroneggiare strumenti diversi, comprendere gli arrangiamenti e tradurre le idee in musica con una naturalezza che pochi hanno avuto nella storia del rock.
E se questo giudizio arriva dall’uomo che ha condiviso con i Beatles ogni sessione agli Abbey Road Studios, assume un significato ancora più profondo. George Martin conosceva meglio di chiunque altro il loro modo di lavorare e sapeva distinguere il genio compositivo dalla pura abilità musicale. Per lui, sotto quest’ultimo aspetto, Paul McCartney rappresentava semplicemente il punto di riferimento.
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