Una banca può chiuderti il conto senza dirti perché.
È successo in Belgio al movimento politico di Yanis Varoufakis, l’ex ministro delle Finanze greco.
“La repressione sistematica di chi si oppone alla svolta autoritaria dell’Europa ha ormai raggiunto anche DiEM25”, denuncia il movimento, nato nel 2016 a sinistra per democratizzare l’Unione europea co riforme contro il potere delle oligarchie.
Marianna Lentini li ha raggiunti per InsideOver. Hanno raccontato che la banca, di cui non fanno il nome, non ha spiegato il motivo della chiusura ma ha citato solo la clausola del contratto che le permette di chiudere il rapporto con tre mesi di preavviso.
Il conto non riceve più un euro e i soldi depositati sono bloccati. DiEM25 non riesce a pagare l’affitto, gli stipendi del personale in Belgio e i contributi.
La banca dice di aver mandato una lettera. DiEM25 dice di non averla mai ricevuta, e quando ha chiesto più tempo la banca ha detto no.
Non è il primo caso. Francesca Albanese, la relatrice speciale dell’Onu sui territori palestinesi occupati, e alcuni giudici della Corte penale internazionale hanno avuto problemi con le banche dopo le sanzioni degli Stati Uniti. Ad agosto Washington ha messo nella lista delle organizzazioni terroristiche Autistici/Inventati, il collettivo italiano che offre email e siti agli attivisti: il movimento ha denunciato restrizioni bancarie dopo l’inserimento nelle liste sanzionatorie americane
Ma DiEM25 non è sotto sanzioni, e la banca non gli contesta nessuna irregolarità. Allora perché gli ha chiuso il conto? DiEM25 aspetta ancora una risposta.
#diem25 #Varoufakis
#Polonia 🇵🇱 Durante il consiglio di sicurezza di oggi, il Presidente polacco Nawrocki ha rimproverato il suo primo ministro Tusk, che non sa più dove mettersi:
«Le azioni del governo di venerdì scorso, condotte dal Signor Primo Ministro Donald Tusk, fanno sì che ci riuniamo oggi in circostanze senza precedenti. Siamo di fronte a una grave crisi costituzionale su cui non possiamo chiudere gli occhi.
Con una decisione puramente politica, il governo ha tentato di impadronirsi illegalmente del Tribunale costituzionale. Si è cercato di farlo approfittando della mia assenza dal territorio nazionale. Il governo ha scelto deliberatamente la notte precedente a un giorno così sacro per i polacchi, la Toussaint, per introdurre con la forza al Tribunale persone che si proclamano giudici ma che, agli occhi del diritto, non lo sono.
Queste persone, sotto scorta politica, si arrogano il diritto di sospendere magistrati e di appropriarsi delle loro funzioni senza alcuna base legale.
Questa posizione è condivisa e confermata dal primo presidente della Corte suprema, dal presidente della Corte amministrativa suprema e dal presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli avvocati.
E ciò che è più grave è aver strumentalizzato i funzionari della Polizia e del Servizio di protezione dello Stato per mettere in scena questo scenario politico. I poliziotti sanno perfettamente di essere stati usati per scopi partitici, il che è profondamente preoccupante.
Tuttavia, non si può fare a meno di indicare il responsabile di tutta questa situazione. La piena responsabilità per ogni poliziotto schierato sotto il Tribunale, per tutte le azioni illegali, ricade su un solo uomo. Un uomo che è presente in questa sala, verso cui mi volto, sebbene non comprenda le sue azioni: vale a dire il Signor Primo Ministro, Donald Tusk.
Nel suo caso, Signor Primo Ministro, secondo me non si tratta solo di un crimine contro la Costituzione della Repubblica, ma di qualcosa di più: è un errore.
Il Primo Ministro sa già di aver commesso un errore, e entrambi sappiamo oggi che i suoi vecchi alleati non sono più al suo fianco, e che ormai non gli resta che la violenza.
Nel momento in cui i nostri concittadini faticano a ricevere cure mediche, in cui i prezzi alle stazioni di servizio non sono adeguati e in cui il debito pubblico raggiunge picchi record, lei decide di assaltare con la forza un’istituzione indipendente dello Stato polacco. Non è così che operano i democratici, Signor Primo Ministro. Lo stato di diritto non può essere restaurato con metodi che violano essi stessi così gravemente la legge.
Non passerò oltre a questo per passare all’ordine del giorno. Userò tutte le prerogative che mi sono costituzionalmente conferite, così come il mandato che il popolo mi ha affidato, per fermare questo tentativo di rovesciare l’ordine costituzionale della Repubblica di Polonia.
Mi aspetto dal Primo Ministro che ritrovi il senno prima delle celebrazioni della nostra festa dell'Indipendenza nazionale, l’11 novembre. Che ripari ciò che è stato fatto e che restituisca gli affari della Polonia ai polacchi. Prima di ottenere il perdono, bisogna sapere confessare i propri peccati e mostrare pentimento.
Il potere passa più velocemente di quanto si creda. I governi cambiano, le maggioranze politiche vanno e vengono, ma la Repubblica, essa, deve durare.»