@roxsasso@CarloCalenda@CarloCalenda può andare a fare in cxxo, x me! 2 figli, scuolae professionali, lavorano a contratto dal giorno successivo fine scuola in pratica. Uno farà anche 4anno a sett. Si lavi la bocca col sapone, come si diceva anni fa!!!
𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗜𝗖𝗔𝗧𝗢 𝗦𝗧𝗔𝗠𝗣𝗔
𝗢𝗦𝗔 𝗣𝗼𝗹𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗳𝗲𝘀𝘁𝗲𝗴𝗴𝗶𝗮
𝗶𝗹 #𝟮𝗴𝗶𝘂𝗴𝗻𝗼.
Anche quest’anno OSA Polizia non prenderà parte alle celebrazioni del 2 giugno.
Non lo facciamo per mancanza di rispetto verso la Repubblica, ma per amore profondo verso ciò che la Repubblica dovrebbe rappresentare: il popolo, la dignità, la libertà, la sicurezza, il lavoro, la pace e la difesa concreta dei diritti fondamentali dell’uomo sul nostro territorio.
Il 2 giugno dovrebbe essere la festa dei cittadini. Dovrebbe ricordare che la sovranità appartiene al popolo e che lo Stato esiste per proteggerlo, ascoltarlo e servirlo. Ma oggi, davanti alla realtà che vivono milioni di italiani, ci chiediamo con amarezza: cosa c’è davvero da festeggiare?
Quanto costerà, ancora una volta, quella parata militare? Quanto costeranno quella sfilata, quei mezzi da guerra, quella rappresentazione di forza, mentre nelle nostre città cresce la paura, le periferie vengono lasciate sole, le famiglie chiedono sicurezza e gli uomini e le donne delle Forze dell’Ordine sono costretti a lavorare con organici insufficienti, mezzi inadeguati, tutele deboli e diritti negati?
La democrazia non è sfilare. La democrazia è garantire sicurezza al cittadino onesto. È difendere chi lavora, chi paga le tasse, chi cresce i figli, chi vive ogni giorno in quartieri sempre più esposti al degrado, alla criminalità diffusa e a un’immigrazione clandestina incontrollata che, nonostante l’enorme sforzo delle Forze dell’Ordine, non si riesce — forse non si vuole davvero — debellare.
Noi siamo ogni giorno in strada. Vediamo la paura negli occhi dei cittadini. Vediamo la stanchezza di chi si sente abbandonato. Vediamo il dolore di chi denuncia e troppo spesso non riceve risposte adeguate. Vediamo donne, anziani, commercianti, lavoratori e famiglie chiedere una cosa semplice: poter vivere liberi e sicuri nella propria terra.
E mentre tutto questo accade, si chiede a chi indossa una divisa di marciare. Ma noi apparteniamo a un corpo civile. Il marciare non ci rappresenta. Il nostro posto non è dentro una passerella istituzionale, ma accanto al cittadino che ha paura, al popolo che chiede giustizia, alla Costituzione che viene celebrata a parole e tradita nei fatti.
Non siamo contro la Repubblica. Siamo contro una Repubblica trasformata in cerimonia, mentre la vita reale dei cittadini viene ignorata. Siamo contro uno Stato che pretende fedeltà da chi serve in divisa, ma dimentica troppo spesso di garantire diritti, strumenti, rispetto e dignità.
Abbiamo giurato fedeltà alla Costituzione. Abbiamo scelto di servire il popolo. Il nostro amore per l’Italia non si misura in una parata, ma nel sacrificio quotidiano, nel coraggio di dire la verità, nella presenza silenziosa dove c’è paura, dove c’è emergenza, dove c’è bisogno di protezione.
Per questo il 2 giugno 𝗢𝗦𝗔 𝗣𝗼𝗹𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗳𝗲𝘀𝘁𝗲𝗴𝗴𝗲𝗿𝗮̀'.
Perché non c’è festa senza sicurezza.
Non c’è Repubblica senza popolo.
Non c’è democrazia senza diritti.
Non c’è giustizia se il cittadino onesto viene lasciato solo.
Noi abbiamo deciso da che parte stare: dalla parte dei cittadini, dalla parte della Costituzione, dalla parte di chi chiede sicurezza, dignità e verità.
Servitori del popolo, mai servi dello Stato.
𝗖𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝗙𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼 𝗰𝗶 𝘀𝗶𝗮 𝗔𝗺𝗶𝗰𝗼!⚖️🇮🇹⚔️
𝘼𝙣𝙩𝙤𝙣𝙞𝙤 𝙋𝙤𝙧𝙩𝙤
𝑆𝑒𝑔𝑟𝑒𝑡𝑎𝑟𝑖𝑜 𝐺𝑒𝑛𝑒𝑟𝑎𝑙𝑒 𝑁𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑂.𝑆.𝐴. 𝑃𝑜𝑙𝑖zia
Marito e moglie di Nonantola, investiti per primi dal terrorista, volo di 10 metri, lui non si sa com'è messo, lei ha perso una gamba ed è ancora tra la vita e la morte. Si chiamano Esposito, imprenditori, 3 figli, nessuno ne parla, a Nonantola nessuna fiaccolata, prete o vescovo
Je m’appelle Philippe, j’ai 61 ans, et je suis chirurgien depuis plus de trente ans.
Mon fils Lucas, lui, a 28 ans.
Il est chauffeur routier.
Quand on est un médecin respecté, il existe une règle non écrite que la société vous impose : vos enfants doivent reprendre le flambeau. Ou au minimum devenir avocat, ingénieur ou exercer un métier considéré comme “prestigieux”.
Depuis que Lucas est petit, mes collègues me demandaient toujours en souriant :
— Alors, c’est pour quand la fac de médecine ?
Mais Lucas n’a jamais aimé les livres d’anatomie.
Depuis l’enfance, ce qui le passionnait, c’étaient les moteurs, la mécanique, les poids lourds et la route.
Quand il a eu son bac, je l’ai fait asseoir dans mon bureau pour parler de son avenir.
Il m’a regardé droit dans les yeux et m’a dit :
— Papa, je ne veux pas passer ma vie enfermé entre quatre murs à regarder des gens souffrir. Moi, je veux être sur la route. Je veux conduire des camions.
Je mentirais si je disais que je l’ai accepté immédiatement.
Il y avait cette petite voix toxique, nourrie par des années de conventions sociales, qui me faisait penser :
“Où ai-je échoué ? Pourquoi ne veut-il pas viser plus haut ?”
Je voyais le regard des autres changer.
Cette fausse compassion.
— Ah… l’important, c’est qu’il soit heureux, disaient-ils avec ce ton réservé à ceux qui ont “raté quelque chose”.
Et derrière mon dos, je savais très bien ce qu’ils murmuraient :
“Quel gâchis.”
“Avec le père qu’il a…”
“Finir chauffeur routier…”
Leur vision du monde s’arrête souvent au prestige d’un diplôme accroché au mur.
Puis un vendredi soir, il y a quelques mois, j’ai terminé une garde épuisante à l’hôpital.
Il était presque 4 heures du matin.
J’étais vidé, stressé, avec l’estomac noué par la fatigue, les tensions du service et la paperasse administrative.
En sortant sur le parking, j’ai appelé Lucas.
Je savais qu’il roulait déjà à cette heure-là.
Il a répondu en haut-parleur.
J’entendais le bruit grave et régulier du moteur de son camion derrière lui.
— Salut papa. Ta garde est enfin terminée ?
— Oui… une nuit infernale. Et toi, tu es où ?
— Je traverse les Alpes. La lune éclaire les montagnes enneigées. J’ai ma musique, le camion tourne parfaitement, et dans quelques heures je livre en Suisse. Franchement… je suis bien.
Mon fils a 28 ans.
Il conduit quarante tonnes sur des routes glacées, souvent seul, avec des responsabilités énormes.
Il respecte des délais difficiles pour que les magasins — ceux où même mes collègues les plus snobs font leurs courses — soient remplis chaque matin.
Il ne boit pas une goutte d’alcool parce qu’il sait que son permis, c’est sa vie.
Il dort dans sa cabine.
Il peut résoudre seul des problèmes mécaniques compliqués, parfois sous la pluie, en plein hiver, par zéro degré.
Il a une discipline et une éthique de travail immenses. Bien plus grandes que certains jeunes internes que je vois traîner dans les couloirs avec leur téléphone à la main, persuadés que le monde leur doit tout simplement parce qu’ils portent une blouse blanche.
On nous a fait croire que l’intelligence et la valeur d’une personne se mesuraient à un diplôme ou à un statut social.
Mais le vrai succès, c’est peut-être simplement de se réveiller à 4 heures du matin, regarder la route devant soi… et être exactement là où on veut être.
Lucas est un homme sérieux.
Il gagne sa vie honnêtement.
Et surtout, il est heureux.
Je ne pourrais pas être plus fier de lui.
Et aujourd’hui, quand certains me regardent avec pitié, je leur réponds avec le sourire :
— Moi, je sauve des vies. Mais c’est grâce à des hommes comme mon fils que vous avez de quoi manger dans votre assiette chaque matin.
Et ça… ça vaut tous les diplômes du monde.
È stato un attentato, non un incidente.
È stato effettuato da un marocchino mussulmano, Salim El Koudri non è italiano.
Remigrazione subito di tutta questa feccia importata dall’Unione Europea.
#modena
@NicolaPorro Duro dirlo, visto che mio padre era nella resistenza tra 1939 ed il 1945, ma qualcuno dovrebbe riaprire certi posti e destinarli ad una certa parte della popolazione mondiale oggi.
Non agirono con cognizione di causa: la storia di ancor prima doveva essere compresa meglio
DIFFONDETE E SE POTETE BOICOTTATE I PRODOTTI #AIA.
"Volevo avvisare che in provincia di Verona hanno iniziato la "vaccinazione mRNA" dei polli e tacchini".
Una domanda a cui vi prego di rispondere onestamente ( il che vuol dire senza schemi ideologici):
siamo nella merda per colpa del superbonus o per colpa di tutti i miliardi che continuiamo a regalare a Zelensky e per la volontà del nostro governo di non usare il gas russo?
Io sono per la seconda ipotesi, chi è d’accordo con me rt o metta un cuoricino. Graditi ovviamente anche i vostri commenti.