Lo dijo hace años Simone de Beauvoir: "no olvidéis jamás que bastara una crisis política, económica , religiosa, para que los derechos de las mujeres vuelvan a ser cuestionados. Estos derechos nunca se dan por adquiridos, debemos permanecer vigilantes toda nuestra vida"
Borgonovo, resta nel tuo: non parlare di cose che non sai, non scrivere scempiaggini a uso e consumo di capre sparse, non avventurarti in terreni che non conosci solo per dare di gomito col tuo Vannacci e per slecchinare il duo Musk-Trump. Leggi questo commento del grecista statunitense Daniel Mendelsohn, sul NYT.
LEGGI, TACI E IMPARA.
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"(...) Mentre cresce l’attesa per l’uscita dell’Odissea di Omero riletta da Christopher Nolan, un kolossal da 250 milioni di dollari girato interamente in IMAX, il regista ha rivelato di aver scelto l’attrice premio Oscar Lupita Nyong’o per interpretare Elena. Ne è seguita una tempesta di polemiche, alimentata soprattutto da autoproclamati custodi dell’epica omerica, secondo i quali affidare il ruolo di Elena a un’attrice nera rappresenta una grottesca violazione: un gesto «woke» pensato per «distruggere la civiltà occidentale e tutto ciò che ha contribuito a crearla», come ha scritto un utente su X.
Il proprietario di X, Elon Musk, ha usato la piattaforma per accusare Nolan di «pisciare sulla tomba di Omero», definendolo un «razzista anti-bianco» e sostenendo che abbia scelto Nyong’o con il cinico obiettivo di conquistare i voti dell’Academy. («Vuole gli Oscar.») Anche Donald Trump Jr. ha criticato il casting del film di Nolan, augurandosi che Hollywood «smetta di propinarci questa robaccia».
«Non esiste una sola persona al mondo che pensi davvero che Lupita Nyong’o sia “la donna più bella del mondo”», ha dichiarato il commentatore conservatore Matt Walsh.
Alcuni altrettanto rumorosi difensori di Nolan hanno sostenuto che è assurdo parlare di «autenticità» quando si tratta di figure mitologiche; dopotutto Elena nacque da un uovo di cigno, quindi fino a che punto possiamo pretendere di essere letterali? Alcuni studiosi del mondo classico osservano inoltre che l'approccio "colorblind" di Nolan è in realtà autentico, perché gli antichi greci non avevano un concetto di razza paragonabile al nostro. (Se lo avessero avuto, probabilmente avrebbero protestato anche contro la scelta dell'americanissimo Matt Damon, dal volto aperto e rassicurante, nel ruolo dell'astuto Ulisse mediterraneo.)
Resta però ragionevole supporre che la scelta di Nyong'o fosse deliberatamente provocatoria. L'ultima grande incarnazione cinematografica di Elena risale a Troy del 2004 (film molto apprezzato da Donald Jr.), nel quale era interpretata dall'attrice tedesca Diane Kruger, dall'aspetto decisamente ariano.
Che cosa sta facendo, dunque, Nolan? In realtà usa Elena esattamente come facevano gli autori greci: per provocare, sfidare e mettere in crisi il nostro modo di pensare la bellezza e l'identità, chi siamo e il nostro rapporto con il mondo.
Vale la pena ricordare che, in realtà, non abbiamo alcuna idea di quale fosse l'aspetto di Elena. Omero si limita a descrizioni generiche e convenzionali — «assomigliava straordinariamente agli dèi immortali» — mentre i due appellativi che le attribuisce, «dai bei capelli» e «dalle bianche braccia», sono formule tradizionali impiegate anche per altre figure femminili. (Scrive anche «che fa rabbrividire»: provate voi a fare un casting con una descrizione del genere.) Autori successivi, come Euripide, introducono nuovi aggettivi, definendola, per esempio, «biondo-rossiccia». Nel complesso, però, ai greci interessava poco il suo aspetto.
Ciò che li interessava davvero era il suo modo di parlare. Già nel racconto di Omero, Elena è un'oratrice efficace e seducente. Nell'Iliade rimpiange con eloquenza la sua folle infatuazione per Paride, punge con arguzia la dea Afrodite durante un acceso scambio di battute e, di fatto, pronuncia le ultime parole del poema, con un potente elogio funebre dell'eroe troiano Ettore. Nell'Odissea affascina gli ospiti a tavola raccontando come cercò di favorire la causa dei greci dall'interno della Troia nemica. Ma suo marito Menelao, tradito e ormai da tempo ricongiunto con lei, racconta una storia molto diversa, dalla quale emerge chiaramente che Elena stava invece cercando di tradire i greci.
Fin dagli albori della letteratura greca, dunque, Elena è al centro di un dibattito straordinariamente consapevole che, proprio come la bellezza stessa, riguarda la tensione fra ciò che appare e ciò che è: come facciamo a sapere quando qualcuno dice la verità?
La straordinaria padronanza della parola di Elena ne fece un soggetto irresistibile per numerosi autori successivi. Il poeta lirico Stesicoro (circa 630-555 a.C.) scrisse un poema in cui ne criticava la condotta dissoluta. Secondo la tradizione, per vendetta Elena lo accecò. Poco dopo egli compose una ritrattazione, o «Palinodia», nella quale difendeva l'onore di Elena sostenendo che a fuggire con Paride fosse stata soltanto una sua immagine illusoria, mentre la vera Elena, fedele e innocente, era stata trasportata in Egitto. Placata da questa versione, racconta la leggenda, gli restituì la vista.
La facilità con cui si potevano sostenere tesi opposte sul caso di Elena affascinò i cosiddetti Sofisti dell'età classica, che si vantavano della loro capacità di «far apparire più forte l'argomento più debole». Il filosofo e retore siciliano Gorgia, nato nel 483 a.C., compose un'orazione dimostrativa nella quale snocciolava non uno, ma ben quattro diversi argomenti in difesa di Elena, ciascuno dei quali bastava, di fatto, ad assolverla da ogni responsabilità.
Euripide, contemporaneo di Gorgia, riprese la storia della falsa Elena narrata da Stesicoro in un dramma tragicomico che porta il suo nome, ancora una volta per esplorare il rapporto tra verità e finzione, retorica e realtà. Il dilemma di Elena presenta una sorprendente somiglianza con quello di molte persone coinvolte nelle accese discussioni sui social media: come si difende la verità quando il mondo intero ha creduto a una menzogna?
Eppure, nelle Troiane dello stesso Euripide, Elena non appare come una sventurata vittima della falsa retorica, ma come una sua abile manipolatrice. Davanti alle mogli e alle madri troiane, straziate dal dolore e ridotte in schiavitù al termine della guerra che lei stessa aveva provocato, questa Elena si scagiona con freddezza ricorrendo a una serie di argomenti sfrontatamente capziosi. (Arriva perfino a sostenere che la colpa dovrebbe ricadere su Ecuba, la madre di Paride, dal momento che è stata lei a metterlo al mondo.) Nella cupa conclusione della tragedia, le sue sofisticherie le permettono di uscirne completamente indenne.
Anche gli storici trovarono in Elena una figura utile. Nella sua vasta narrazione delle guerre combattute tra Greci e Persiani all'inizio del V secolo a.C., Erodoto costruisce la propria credibilità di storico prendendo le distanze dalle fantasiose storie dei poeti su Elena e Paride, rapimenti e seduzioni. Nel secondo libro delle Storie passa rapidamente in rassegna una serie di ragioni pratiche per cui il racconto di Omero non può essere vero, concludendo che «è impossibile pensare che i Troiani abbiano combattuto in mezzo a tante sciagure soltanto per Elena». Elena, conclude con calma, non poteva trovarsi a Troia, perché il suo re, Priamo, come qualunque sovrano degno di questo nome, l'avrebbe certamente restituita non appena le perdite avessero cominciato ad accumularsi.
Così la donna che oggi associamo alla grande bellezza era, almeno per i Greci, soprattutto una creatura di parole. Al tempo stesso abile oratrice e oggetto di un'abile retorica, la «vera» Elena di Troia era, si potrebbe dire, una figura associata soprattutto a profonde riflessioni sulla natura della realtà e sul potere delle parole, sulla seduzione della menzogna e sulla fragilità della verità. In questo senso, la controversia sul nuovo film dell'Odissea, come molti dei dibattiti che animano il nostro tempo, ci mette in contatto con l'Elena dei Greci in modo molto più autentico di quanto possa fare la scelta di questa o quell'attrice.
Sembra giusto lasciare l'ultima parola, in questo dibattito, a una donna. In un componimento lirico, Saffo (circa 630-570 a.C.), che i Greci consideravano la «decima Musa», racconta con stupore come Elena di Troia, «considerata di gran lunga la più bella fra tutti gli esseri umani, abbandonò il suo eccellente marito e salpò per Troia senza rivolgere un solo pensiero al figlio o agli amati genitori».
Perché mai lo fece?
Perché non c'è logica né ragione in ciò che desideriamo, e non esiste uno standard assoluto di bellezza. «La cosa più bella sulla nera terra», scrive Saffo, «è qualunque cosa si desideri».
Qualunque altra cosa abbia dimostrato il dibattito sul casting di Christopher Nolan, una cosa è certa: costringendo le persone a confrontarsi con — o a rivelare — le proprie idee, spesso irrazionali, su ciò che è bello e ciò che è brutto, ciò che è vero e ciò che è falso, Elena di Troia ha ancora qualcosa da dirci".
Ahmad trasporta aiuti umanitari per #Gaza. Viene fermato dall' IDF e invitato a scendere dal mezzo. Ahmad scende con le mani alzate.
Gli sparano in testa.
Notizia di due giorni fa. L' avete sentita in qualche TG?
Abu Safiya il medico di Gaza, se la comunità internazionale non interviene, è destinato a morire in carcere. Le sue condizioni sono in continuo peggioramento. La sua è una detenzione illegale e inumana
L'algoritmo di X sposta gli utenti a destra, ora ci sono le prove.
Un esperimento su quasi cinquemila utenti reali ha misurato l'effetto dell'algoritmo sulle opinioni politiche.
Avevate dubbi?
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Chiedo a tutti con cuore in mano un aiuto per mio figlio disabile grave: 9 anni fa trauma cranico gravissimo, nessun miglioramneto e istituzioni assenti. Qualcuno sa chi potrebbe aiiutarci? Sono a pezzi, grazie mille
“Mi sconvolge il silenzio di alcune componenti ebraiche nel nostro paese. Sinistra per Israele non ha detto una sola parola sul sequestro di persone libere in acqua internazionale, né su una suora aggredita e calpestata, né sui bambini che muoiono di peste oramai a #Gaza. L’antisemitismo viene alimentato anche dall’opportunismo e dalla vigliaccheria politica di quelle componenti dell’ebraismo che non hanno il coraggio di parlare un linguaggio di verità".
Vincenzo De Luca
https://t.co/xszsrPLtbp
Roma, fermato l'autore degli spari al corteo del 25 aprile: si tratta di un ragazzo di 21 anni, Etihan Bondi, e ha detto di far parte della Brigata Ebraica. È accusato di aver premuto il grilletto di una pistola soft air contro Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano, 62 e 66 anni, rimasti feriti in modo lieve
Caro @MauroMazzaRai usi il singolare e non il plurale, abbia il coraggio delle sue azioni e non ci coinvolga. Io non sono come lei e mi stupisco che un uomo, un giornalista che ha fatto parte del servizio pubblico abbia un pensiero così gretto.
siamo nel 2026 e @netflix@netflixit non ha ancora messo la sezione “film/serie tv già visti” che secondo il mio parere sarebbe utilissimo, così si può evitare di guardare un film per poi rendersi conto di averlo già visto 🥲 vi prego questo aggiornamento è indispensabileee
⚠️ PERSONA SCOMPARSA ⚠️
ELENA, 14 ANNI
Si è allontanata questa mattina da Reggio Emilia, da allora non si hanno più sue notizie.
📍 Ultimo avvistamento: è scesa dal tram in zona Santa croce stazione corriere Reggio Emilia
📅 Data: 26/03/2026
📱 Telefono: spento / non ragg.
Mio zio è morto per le ustioni riportate spegnendo un incendio scoppiato nel silos di calce dell’azienda per cui lavorava. Il responsabile si era rifiutato di chiamare i pompieri perché tutto era fuori norma.
Non siamo mai stati ricevuti da nessuno.
#famiglianelbosco#LaRussa
La posta in gioco
Vi hanno raccontato che questo referendum riguarda la terzietà del giudice. Che si tratta di una riforma tecnica, di buon senso, né di destra né di sinistra. Meloni ci ha speso tredici minuti di video per spiegarvelo con quella voce da maestra paziente che usa quando vi sta mentendo in faccia.
Poi è arrivata Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministero della Giustizia, la persona che quel ministero lo governa davvero, e in tredici secondi ha detto la verità: “Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione.”
Una gaffe? Un’uscita infelice nel calore di un dibattito televisivo? No. Quella frase è il programma. E lo sappiamo perché la Bartolozzi quel programma lo ha messo per iscritto, sei anni fa, quando nessuno la guardava.
Il disegno è già scritto
L’8 ottobre 2020, da deputata di Forza Italia, Giusi Bartolozzi depositò alla Camera una proposta di legge costituzionale che chiunque può ancora andare a leggere. Il cuore di quella proposta era semplice e devastante: togliere ai pubblici ministeri l’autonomia nell’esercizio dell’azione penale e attribuire al governo il potere di stabilire le priorità investigative. Nella relazione introduttiva lo scriveva senza pudore: “La definizione delle priorità dell’esercizio dell’azione penale è un supremo compito che spetta alla politica.”
Rileggete. Supremo compito che spetta alla politica. Il governo decide cosa si indaga. Il governo decide cosa si ignora. Il governo decide chi viene toccato e chi resta al sicuro.
Lo stesso giorno depositò un’altra proposta: un’Alta corte disciplinare per i magistrati composta da nove membri, sei nominati dal Parlamento, tre dal Presidente della Repubblica, nessuno dalla magistratura. Un tribunale dei giudici senza giudici dentro. Sei mesi dopo arrivò la terza mossa: una Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uso politico della giustizia, con poteri enormi, costruita sulla premessa che le procure fossero diventate un potere autonomo fuori controllo, una “Repubblica dei PM” da smantellare.
Tre proposte di legge, un unico disegno: sottomettere la magistratura al potere politico. Pezzo per pezzo, norma per norma.
Il referendum è il primo pezzo
Quella proposta del 2020 sulla subordinazione dei PM al governo non passò. Non poteva passare, per una ragione costituzionale precisa: finché giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine giudiziario, protetto dall’articolo 104 della Costituzione, qualsiasi tentativo di mettere i PM sotto il controllo dell’esecutivo si schianta contro un muro. L’autonomia e l’indipendenza della magistratura valgono per tutti, giudicanti e requirenti.
La separazione delle carriere serve a demolire quel muro.
Una volta che i PM vengono separati dai giudici, una volta che hanno un loro CSM distinto, una volta che non appartengono più formalmente allo stesso ordine, il passaggio successivo diventa possibile. Diventa persino logico, nella retorica di chi lo proporrà: se i pubblici ministeri non sono più giudici, perché non dovrebbero ricevere un indirizzo dal governo, come le forze di polizia? Se sono un corpo a parte, perché non rendere le loro priorità coerenti con le priorità politiche del paese?
Non è un piano segreto. Non è un’interpretazione malevola. È la sequenza scritta dalla stessa persona che oggi siede nel posto più importante del Ministero della Giustizia. Prima la separazione costituzionale, poi il controllo con legge ordinaria. Il referendum è il primo tempo. La legge Bartolozzi è il secondo.
Chi comanda davvero
La Bartolozzi non è una funzionaria qualunque che si è fatta scappare una frase. È la persona che detta le linee del ministero. Nordio fa le dichiarazioni, va in televisione, ci mette la faccia. Lei decide. Chi frequenta i piani alti di via Arenula lo sa benissimo. È lei che ha gestito il caso Almasri (per il quale è indagata per false informazioni al PM, mentre Nordio e Piantedosi si sono fatti scudo dell’immunità ministeriale). È lei che ha costruito l’architettura della riforma. È lei che conosce il passo successivo.
Quando Meloni dice che questa riforma non è contro i magistrati, mente sapendo di mentire. Quando Nordio si scusa per le parole del suo capo di gabinetto, recita una parte. La Bartolozzi ha detto la verità: l’obiettivo è togliersi di mezzo la magistratura. Prima con la separazione. Poi con il guinzaglio.
Non è un rischio. È un progetto.
Smettiamola di trattare la questione come un’ipotesi remota, come uno scenario pessimistico agitato dall’opposizione per fare paura. Il disegno è stato scritto, depositato, protocollato. Porta una firma. Quella firma appartiene alla persona che oggi ha più potere di chiunque altro sulla politica giudiziaria di questo governo.
Il 22 e 23 marzo non vi stanno chiedendo se volete un giudice più imparziale. Vi stanno chiedendo se volete aprire la porta a un sistema in cui il governo decide chi viene indagato e chi no. In cui un PM che indaga un ministro può essere richiamato all’ordine. In cui le priorità investigative le stabilisce chi ha interesse a non essere investigato.
Votate come volete. Ma sappiate cosa state votando.
Ha speso più di 800 milioni di euro per il canile in Albania e non ha battuto ciglio nel togliere 117 euro dalla card dei docenti, che sono quelli che hanno uno stipendio da fame, il più basso tra i colleghi europei.
L’unica famiglia che le preme è australiana, quella nel bosco.
finchè ci si limita a scrivere che sembra una canzone da matrimonio, ci sta. ma aggiungere "della camorra" (con la classica equazione: tutti i napoletani = camorristi) è abominevole. continuate a dire che non è un problema di antimeridionalismo perchè sono solo giudizi musicali