Veduta secentesca di Firenze incisa a bulino, questa opera di Matthaeus Merian unisce precisione cartografica e gusto pittorico.
Lo sguardo è impostato a volo d’uccello, ma la prospettiva rimane chiara, guidando l’occhio lungo l’Arno e dentro la trama urbana.
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Nel cuore di una Venezia oggi quasi irriconoscibile rispetto al Settecento, la “Veduta di San Giuseppe di Castello” di Canaletto è una finestra preziosa su un paesaggio urbano scomparso o profondamente trasformato, un documento pittorico che unisce precisione topografica, poesia della luce e sottile regia narrativa.
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Non è la prima volta che l'amministrazione capitolina sceglie le porte di Roma per veicolare arte contemporanea. Non sempre con grandi risultati, bisogna dirlo.
Forse questa commistione non è il mezzo giusto.
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La mappa "Roma Hodierna" di Jan Janssonius è una rara e straordinaria veduta moderna di Roma, tratta dal suo Theatrum Celebriorum Urbium Italiae.
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Uomo con due pani 1879
Olio su tela, 43 x 32 cm
Jean-François Raffaelli
Nella seconda metà degli anni '70 dell'Ottocento Raffaëlli si dedicò alla cronaca della vita dei meno fortunati, i suoi ritratti sono quasi unici nella pittura francese
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Il Museo del Prado ha annunciato che l'opera destinata ad essere battuta all'asta come un pezzo minore e poi rivelatosi essere un autentico Caravaggio ovvero la tela intitolata ‘Ecce Homo’ sarà esposta dal 27 Maggio.
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Cavalieri in una piazza della città
Jean de Saint-Igny
inizi del XVII secolo
Eleganti figure aristocratiche conversano in piccoli gruppi in una piazza cittadina. La maestria di Saint-Igny è evidente sia nella resa dettagliata degli abiti sgargianti e delle acconciature
Eugène Isabey
Luigi XIV entra a Parigi
1830
Olio su tela, 33x41 cm
Questa scena mostra il giovane Luigi XIV che arriva a una delle porte di Parigi, accolto da un vescovo con una bacinella d'acqua cerimoniale e una folla che osserva il re e i cortigiani splendidamente vestiti.
Jacopo dè Barberi
Allegoria 1497-1500
Olio su pannello di pioppo
Staatliche Museen, Berlino
La connotazione evoca la raffigurazione di Adamo ed Eva nel momento della Caduta nonché il tema della Morte e della Fanciulla, che divenne più noto attraverso Hans Baldung Grien.
San Girolamo nel deserto
Andrea Mantegna
L'opera è comunemente catalogata come una produzione giovanile dell'artista, realizzata poco dopo la sua separazione dallo studio di Francesco Squarcione nel 1448. Questo passo gli ha permesso di trasferirsi da commissioni religiose per terzi a committenze private che spaziavano tra varie categorie artistiche.
Si ritiene che questa specifica opera sia stata commissionata dall'umanista e poeta Ulisse degli Aleotti. Si potrebbe anche collegare questa creazione al suo primo soggiorno a Ferrara nel 1449, dove lavorò presso la corte di Leonello d'Este.
Allo stesso periodo risale un disegno conservato presso il Kupferstichkabinett di Berlino che raffigura San Girolamo con un leone. Questa raffigurazione presenta notevoli similitudini con quella del dipinto oggetto di studio, ma con una diversa posizione del santo. Questo disegno potrebbe essere uno studio preparatorio per la composizione finale oppure un esercizio per un'opera ormai perduta.
Il dipinto fonde due aspetti di Girolamo, lo studioso e l'asceta, che rappresentano due delle sue sfaccettature più evidenti. L'immagine presenta un sandalo abbandonato in primo piano, probabilmente ispirato da opere fiamminghe, le cui influenze potevano essere state raccolte da Mantegna durante la sua permanenza nelle collezioni estensi.
Nella grotta, troviamo due martelli appoggiati su una trave, possibilmente collegati alla Passione di Cristo. Sopra l'ingresso della grotta, invece, un barbagianni fa capolino. Questa creatura è tradizionalmente associata a magia e superstizione, elementi che Girolamo e Ulisse cercano di contrastare con la luce della ragione
Francesco Albani
I quattro elementi: fuoco
Galleria Sabauda - Torino
Anche se a Roma Albani lavorò per Guido Reni nella cappella del Palazzo del Quirinale, rimase in questi anni essenzialmente devoto al classicismo di tipo Domenichino. Ancor prima di tornare a Bologna, il suo dono speciale lo portò verso rappresentazioni spensierate e accattivanti del mito e dell'allegoria in ambientazioni paesaggistiche del tipo che forse è meglio esemplificato dai Quattro Elementi di Torino, dipinti nel 1626-28.
Nell'allegoria del Fuoco, gli Amorini in primo piano fabbricano frecce nella fucina di Vulcano, sdraiato a sinistra. Venere attraversa il cielo sul suo carro e distribuisce torce accese agli amorini. Semele giace a destra, col cuore già trafitto dalla freccia dell'amore, e il suo amante Giove aleggia al centro, stringendo fulmini.
La Strage degli Innocenti 1557
Daniele da Volterra
Olio su tavola, 51 x 42 cm
Galleria degli Uffizi, Firenze
Questa tavola fu dipinta nel 1557 per la chiesa di San Pietro a Volterra.
Meglio conosciuto come l'uomo che dipinse perizomi sui nudi della Sistina di Michelangelo su insistenza del papa, Daniele qui ha realizzato una scena da incubo in uno stile composto in modo molto classico. L'asse centrale, che ricorda la realizzazione di alcuni affreschi di Raffaello in Vaticano, attira lo sguardo in profondità in uno spazio terribile.
Susanna e i vecchioni di Sisto Badalocchio
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Il tema di Susanna e i vecchioni era molto conosciuto a Venezia già alla fine del Cinquecento, ma non a Roma. Sembra probabile che la sua crescente popolarità nella Città Eterna sia stata la conseguenza diretta di Annibale Carracci e della sua scuola.
Uno degli ultimi grandi progetti del Bernini furono gli angeli per il Ponte Sant'Angelo a Roma.
Progettata ed eseguita tra il 1667 e il 1669, la suite di otto, e successivamente dieci, angeli fu progettata dal Bernini per papa Clemente IX come abbellimento dell'antico Pons Aelius romano, che costituiva il principale collegamento tra il Vaticano e la città.
I maggiori scultori dell'epoca furono scelti per scolpire singole statue degli angeli, ciascuna con in mano uno strumento della Passione di Cristo, con due riservate allo stesso Bernini. Il grado in cui i collaboratori del Bernini seguirono le sue intenzioni variava notevolmente, riflettendo la distanza tra l'anziano scultore e i suoi successori. Parte della disparità può essere spiegata dal suo metodo di lavoro: Bernini lasciò ai disegnatori dello studio il compito di copiare i suoi schizzi iniziali.
Angelo con la colonna di Antonio Raggi