La sua grande passione è lo studio del Cosmo, a cui deve gran parte delle sue conoscenze. Conduce Il Poliedrico dal 2010 e definisce sé stesso Cercatore.
CO₂ does not control the climate. It never has.
It is not the control knob of the Earth’s temperature, nor is it the architect of our modern anxieties.
Carbon dioxide doesn't cause excessive rainfall, droughts, or the collapse of coastal cliffs. Nor is it responsible for the fractures in human society—terrorism, urban violence, obesity or the drug crisis. These are the products of a human civilisation that has survived its own annihilation by the narrowest of margins, persisting for 300,000 years largely through a stroke of cosmic luck.
Yet, for four decades, a relentless climate war has force-fed the world a diet of crisis and warming hysteria. It insists that CO₂ is the root of all evil—that it is our fault and it is the gas's fault. But the truth is indifferent: CO₂ doesn't care. It is not demonic. It is not pollution. It is the foundation of life on Earth.
Without it, Earth would be a silent, sterile rock, inhabited only by bacteria. It was CO₂ that empowered cyanobacteria to unlock the miracle of photosynthesis, slowly flooding the world with the 'waste product' we call oxygen.
Before this, the oceans were dark with iron, the skies were not blue, and the world was effectively lifeless. We should be thankful for this gas of life, rather than inventing doomsday scenarios to vilify it.
If we look at the true scale of our planet, the single greatest factor affecting Earth’s geology is tectonic continental flow. This slow, majestic dance of crustal plates shapes our continents and redirects the great ocean currents. This is nature at work.
Today, CO₂ is a mere trace gas at 427 ppm (0.04%). While it is a mighty driver for biology, it is at some of its lowest levels in planetary history. During the Cambrian Period, concentrations were upwards of 4,000 to 8,000 ppm. If those massive levels did not trigger an 'irreversible environmental collapse', it is illogical to assume today’s trace amounts will.
Every meaningful invention, every empire, and every leap in human progress occurred within the brief, warm window of the warm Holocene interglacial period.
We have never not lived in an ice age. We have survived global upheavals before, but we may not survive a self-imposed collapse into a new medieval dark age.
Uno dice che il giornalismo italiano ha toccato il fondo. Poi arriva Senaldi, che pensa (o, peggio, ti fa credere) che il riscaldamento globale sarà in vantaggio perché pagheremo meno le bollette per il riscaldamento. E scopriamo che al fondo non c’è fine.
L’esercito americano è il primo distruttore del sistema ecologico mondiale. Non è un’iperbole, è un fatto contabile che le cancellerie preferiscono non contare. Mentre si predicava la transizione energetica e si firmavano accordi sul clima, il Pentagono bruciava più carburante di intere nazioni industrializzate. Tra il 2010 e il 2019 ha riversato nell’atmosfera seicentotrentasei milioni di tonnellate di CO₂. Una cifra superiore a quella di paesi interi, eppure sistematicamente sottratta ai bilanci climatici globali. Le sue settecento basi militari , sparse in ottanta paesi, sono ferite aperte nel suolo, nelle falde, nei mari. Da quelle basi escono ogni giorno aerei che consumano in un’ora quanto un villaggio in un mese. Navi che solcano gli oceani lasciando scie di cherosene e metalli pesanti. Carri e generatori che trasformano il deserto in discarica tossica permanente. Le guerre non sono incidenti: sono la forma più concentrata di devastazione ecologica deliberata. In Vietnam l’Agent Orange non fu un errore, fu una politica di terra bruciata. In Iraq e Afghanistan l’uranio impoverito e i pozzi incendiati lasciarono eredità radioattive e cancerogene. Ogni bombardamento non distrugge solo edifici: sterilizza il suolo, avvelena l’acqua, spezza le catene alimentari. E mentre tutto questo avviene, le stesse istituzioni che finanziano la macchina bellica predicano la responsabilità ambientale. L’ipocrisia è strutturale, non accidentale. Si esentano le emissioni militari dagli accordi internazionali con la scusa della “sicurezza nazionale”. Così il più grande consumatore istituzionale di petrolio del pianeta resta fuori da ogni contabilità seria. Il risultato è un paradosso morale di proporzioni storiche. Si parla di salvare il pianeta mentre si finanzia la sua distruzione sistematica. Si accusano i paesi poveri di inquinare mentre si mantengono centinaia di basi che contaminano i loro territori. Si celebrano le conferenze sul clima a migliaia di chilometri dalle zone dove i propri aerei scaricano carburante e ordigni. Questa non è negligenza: è la logica di un impero che considera la terra un teatro di operazioni. Un impero che misura la potenza in chilometri di territorio controllato e non in capacità di abitare. La riflessione che si impone è semplice e crudele. Se il più potente esercito della storia è anche il più grande distruttore ecologico istituzionale, allora la crisi climatica non è un problema tecnico. È un problema di potere. Finché quella macchina continuerà a girare, ogni discorso sulla “sostenibilità” resterà una menzogna elegante. Il sistema ecologico mondiale non è minacciato da astratte “attività umane”. È minacciato in primo luogo da chi dispone della forza per devastare senza rendere conto. E quella forza oggi ha una bandiera precisa, un bilancio militare da mille miliardi, e una rete di basi che cinge il pianeta. Finché non si avrà il coraggio di nominare questo fatto senza eufemismi, ogni appello ecologico sarà solo retorica. Il primo passo verso la verità è riconoscere chi, più di ogni altro, sta consumando il futuro della terra.
Dnes se rozhoduje o tom, v jakém klimatu budou žít lidé, kteří jsou právě na prahu života.
Klimatický systém má dlouhou setrvačnost. Oteplení do poloviny století je už z velké části dané tím, jak lidé spalováním fosilních paliv změnili chemické složení atmosféry, a na tom už mnoho nezměníme. Jak se bude globální klima vyvíjet dál, závisí na rozhodnutích příštích let.
Přesně to ukazuje graf ze souhrnné zprávy IPCC. Do poloviny století se pruhy pěti emisních scénářů liší jen málo. Potom se rozestupují: podle toho, jak rychle emise klesnou, může být na konci století o 1,4 °C, nebo o 4,4 °C tepleji než v období 1850–1900.
Jak jsme na tom nyní? Současné oteplení je na úrovni ~1,4 °C, současné politiky směřují zhruba k ~2,7 °C v roce 2100.
Dítěti narozenému v roce 2020 je dnes šest let. V roce 2090 mu bude sedmdesát.
O tom, jestli bude žít ve světě zhruba stejně teplém jako dnes, nebo o další stupeň a půl teplejším, se rozhoduje nyní.
Bulgaria, 7 mesi di euro e già deve fare austerità. Inflazione alta, conti in crisi.
È in procedura d’infrazione: Sofia sta seguendo (di corsa) la via già percorsa dai Paesi periferici della moneta unica. @francelenzi
https://t.co/HoshOelpNn
A thorough analysis of our climate system, with all its parameters and stabilizing elements (sea ice, rainforests, land ice, permafrost, oceans, etc.), compels us to accept today that the disruption is permanent. The Niño 3.4 index currently stands at +2.87°C (versus 1991-2010)!!
⚠️ Comme je vous l’annonçais il y a plusieurs jours...
@Revolut vient d’être officiellement sélectionné parmi les 36 prestataires de services de paiement retenus par la BCE pour le pilote de l’euro numérique
Revolut, bloque déjà activement @GrapheneOS (et donc tous ceux qui refusent l’écosystème Google) et s’apprête à participer à la construction des futurs portefeuilles d’euro numérique...
Dans un cadre où l’interconnexion avec le portefeuille d’identité numérique européen (EUDI Wallet) est explicitement prévue
➡️ Vérification d’âge et d’identité obligatoire via l’EUDI
➡️ Exigences d’attestation matérielle qui excluent de facto les systèmes alternatifs (GrapheneOS, Linux, ROM dégooglisées...)
➡️ Un verrouillage progressif de tout ce qui sort du cadre certifié Google/Apple
Bref... Ce n’est plus seulement une question de paiement
C’est la mise en place d’un système où votre argent numérique, votre identité et votre âge seront reliés dans un même écosystème contrôlé... et où les alternatives techniques seront purement et simplement écartées !
On ne construit pas juste une monnaie
On construit les rails d’un contrôle total sans nous demander notre avis.
#DigitalEuro #DigitalID 👁️
Newly discovered docs dating back to the 1970's reveal that Shell has known about the harm caused by oil & gas for decades.These files aid the massive climate lawsuits targeting Shell: https://t.co/FzoAJw2N3f
Hold the companies causing this crisis responsible. #ActOnClimate
Cansa repetirlo: la paleoclimatología —el estudio del clima en escalas geológicas— es parte de la climatología, no una objeción contra ella.
De hecho, es justo al revés. Saber cómo era el clima hace millones de años es precisamente lo que nos permite medir cuán anómalo es el presente.
Por eso, cuando alguien suelta el clásico "es que el clima siempre ha cambiado", la respuesta es sencilla: lo sabemos. Y lo sabemos gracias a la climatología, a través de la paleoclimatología.
Este gráfico es exactamente eso: cientos de millones de años de temperatura reconstruida. Y por eso el tramo final no es una curiosidad más… es preocupante.
Porque el detalle clave está en la escala. Los últimos ~100 mil a 2 millones de años —los ciclos glaciales— marcan la banda de temperatura dentro de la que ha existido el mundo tal y como lo conocemos. Y ahora estamos empezando a salirnos de esa banda por arriba; de mantenerse la tendencia, la superaremos con claridad.
Y aquí está lo que de verdad importa: bastaron apenas ~10 mil años de clima excepcionalmente estable —el Holoceno— para construir toda nuestra forma de organizarnos: la agricultura, las ciudades, la civilización entera. Un parpadeo en el gráfico.
Todo lo que somos se levantó dentro de ese margen estrecho y estable. Y es justo ese margen el que estamos abandonando.
📍🇷🇺 NEW:
Russian scientists find new way to protect crops from climate change.
Researchers at South Ural State University have uncovered that reactive oxygen species (ROS) act as a biological alarm system, helping cereal crops adapt to extreme heat and drought.