🚨 IL PODCAST ✍🏻 | Marquez, cosa temono davvero.
C'è un errore che molti continuano a commettere quando parlano di Marc Márquez: pensare che la sua battaglia sia contro Jorge Martín, Marco Bezzecchi o gli altri protagonisti del Mondiale. Non è così. La battaglia più difficile l'ha già combattuta, lontano dalle telecamere, nelle sale operatorie, durante interminabili mesi di riabilitazione, quando il dubbio era diventato un compagno di viaggio e persino salire su una MotoGP sembrava un privilegio anziché una certezza.
Chi crede che il Sachsenring sia semplicemente il circuito dove Márquez ha vinto più volte, non ha capito cosa rappresenti davvero questo fine settimana.
Qui non arriva un pilota in cerca di punti.
Qui arriva un uomo che torna nel luogo in cui, per anni, ha riscritto il significato stesso della parola dominio.
Per questo le sue dichiarazioni colpiscono. Non c'è arroganza, non ci sono proclami, non c'è il Márquez che promette di distruggere gli avversari. «Dopo la pausa estiva capirò dove potrò arrivare», dice.
E ancora: «Non è il momento di difendersi, è il momento di attaccare». Due frasi che, lette insieme, raccontano un campione profondamente cambiato. Non perché abbia perso la velocità, ma perché ha guadagnato qualcosa di ancora più prezioso: la consapevolezza. Sa che un Mondiale non si conquista con le parole. Sa quanto sia fragile una carriera e quanto velocemente tutto possa svanire. È la lezione che gli hanno impartito gli infortuni, una lezione pagata a un prezzo che nessun titolo mondiale potrà mai restituire.
Ed è proprio questo che dovrebbe preoccupare i suoi avversari. Il Márquez più pericoloso non è quello che provoca, sorride e si sente invincibile. Il Márquez più pericoloso è quello che parla poco, osserva molto e aspetta il momento giusto per colpire. Perché la fame che lo muove oggi non nasce dall'ambizione di aggiungere un altro trofeo alla bacheca. Nasce dal desiderio di dimostrare che il destino non ha avuto l'ultima parola. C'è una differenza enorme. Un pilota può accontentarsi di una vittoria. Un uomo che ha rischiato di perdere tutto non si accontenta di essere tornato: vuole dimostrare che il tempo non è riuscito a portargli via la sua essenza.
Il Sachsenring, allora, diventa molto più di una tappa del calendario. Diventa un processo. Da una parte c'è chi sostiene che il motociclismo appartenga ormai a una nuova generazione. Dall'altra c'è un nove volte campione del mondo che continua a rifiutare qualsiasi certificato di fine carriera. Ogni curva sarà una risposta. Ogni sorpasso sarà un messaggio. Ogni giro veloce ricorderà a chi aveva fretta di archiviarlo che esistono campioni destinati a vincere e campioni destinati a lasciare un'eredità. Márquez appartiene alla seconda categoria.
Forse vincerà. Forse no.
Ma c'è una verità che nessuna bandiera a scacchi potrà cambiare. Marc Márquez è già riuscito nell'impresa più difficile della sua carriera: tornare a far paura. E quando un uomo che è sopravvissuto al dolore ritrova anche la convinzione, il Sachsenring smette di essere un circuito. Diventa il teatro dove una leggenda può ricordare al mondo perché, per anni, nessuno è stato capace di fermarla.
Il Mondiale è più aperto che mai.
#MotoGP
🚨 IL PODCAST ✍🏻 | Marquez, cosa temono davvero.
C'è un errore che molti continuano a commettere quando parlano di Marc Márquez: pensare che la sua battaglia sia contro Jorge Martín, Marco Bezzecchi o gli altri protagonisti del Mondiale. Non è così. La battaglia più difficile l'ha già combattuta, lontano dalle telecamere, nelle sale operatorie, durante interminabili mesi di riabilitazione, quando il dubbio era diventato un compagno di viaggio e persino salire su una MotoGP sembrava un privilegio anziché una certezza.
Chi crede che il Sachsenring sia semplicemente il circuito dove Márquez ha vinto più volte, non ha capito cosa rappresenti davvero questo fine settimana.
Qui non arriva un pilota in cerca di punti.
Qui arriva un uomo che torna nel luogo in cui, per anni, ha riscritto il significato stesso della parola dominio.
Per questo le sue dichiarazioni colpiscono. Non c'è arroganza, non ci sono proclami, non c'è il Márquez che promette di distruggere gli avversari. «Dopo la pausa estiva capirò dove potrò arrivare», dice.
E ancora: «Non è il momento di difendersi, è il momento di attaccare». Due frasi che, lette insieme, raccontano un campione profondamente cambiato. Non perché abbia perso la velocità, ma perché ha guadagnato qualcosa di ancora più prezioso: la consapevolezza. Sa che un Mondiale non si conquista con le parole. Sa quanto sia fragile una carriera e quanto velocemente tutto possa svanire. È la lezione che gli hanno impartito gli infortuni, una lezione pagata a un prezzo che nessun titolo mondiale potrà mai restituire.
Ed è proprio questo che dovrebbe preoccupare i suoi avversari. Il Márquez più pericoloso non è quello che provoca, sorride e si sente invincibile. Il Márquez più pericoloso è quello che parla poco, osserva molto e aspetta il momento giusto per colpire. Perché la fame che lo muove oggi non nasce dall'ambizione di aggiungere un altro trofeo alla bacheca. Nasce dal desiderio di dimostrare che il destino non ha avuto l'ultima parola. C'è una differenza enorme. Un pilota può accontentarsi di una vittoria. Un uomo che ha rischiato di perdere tutto non si accontenta di essere tornato: vuole dimostrare che il tempo non è riuscito a portargli via la sua essenza.
Il Sachsenring, allora, diventa molto più di una tappa del calendario. Diventa un processo. Da una parte c'è chi sostiene che il motociclismo appartenga ormai a una nuova generazione. Dall'altra c'è un nove volte campione del mondo che continua a rifiutare qualsiasi certificato di fine carriera. Ogni curva sarà una risposta. Ogni sorpasso sarà un messaggio. Ogni giro veloce ricorderà a chi aveva fretta di archiviarlo che esistono campioni destinati a vincere e campioni destinati a lasciare un'eredità. Márquez appartiene alla seconda categoria.
Forse vincerà. Forse no.
Ma c'è una verità che nessuna bandiera a scacchi potrà cambiare. Marc Márquez è già riuscito nell'impresa più difficile della sua carriera: tornare a far paura. E quando un uomo che è sopravvissuto al dolore ritrova anche la convinzione, il Sachsenring smette di essere un circuito. Diventa il teatro dove una leggenda può ricordare al mondo perché, per anni, nessuno è stato capace di fermarla.
Il Mondiale è più aperto che mai.
#MotoGP
Se abre un panorama interesante porque el andalucismo de izquierda acaba de darse a conocer a nivel nacional con Adelante Andalucía tras ser las sorpresa de las últimas elecciones andaluzas (+400.000 votos).
Se supone que ahora toda la maquinaria de derecha y también de izquierda a nivel nacional comenzarán campanas de bulos y desprestigios a través de los principales medios de comunicación pues 'los partidos generalistas' son los que más tienen que perder ante la idea de que Andalucía pueda tener sus propios intereses políticos. Estamos hablando que aportamos 61 escaños al Congreso y el hecho de crear un posible partido regionalista andaluz podría ser un verdadero quebradero de cabeza para los intereses de Madrid si Adelante consigue con el tiempo consolidarse como fuerza política.
Creo que ahora es cuando hay que empezar a tirar de andalucismo para intentar cambiar la realidad de nuestra tierra y salir del ostracismo político.
Escribí sobre Marc Márquez:
Marc Márquez y el lenguaje secreto de la velocidad
Desde niño entendió que la moto no se domina. Se persuade. Hay que hablarle en voz baja cuando grita. Apretarla cuando quiere huir. Soltarla cuando cree que manda. Él no corre contra el cronómetro. Corre contra el miedo. Y casi siempre le gana.
El mundo se inclina cuando pilota. Entra en una curva. Todos levantarían la mano y pedirían disculpas a la prudencia. Él baja el codo. Apoya el cuerpo en el aire. Espera. Espera una fracción de segundo que dura una eternidad. Y entonces ocurre el truco. Prestidigitación sobre dos ruedas. Manos invisibles moviendo los hilos de la física. Los manuales no lo explican. Él no traza curvas. Las improvisa. Habla un idioma que la velocidad solo concede a unos pocos.
Tiene el cuerpo marcado por la historia. Cada cicatriz es una frase. Cada lesión, un capítulo. El cuerpo recuerda incluso cuando la cabeza quiere olvidar. Se ha caído tantas veces que aprendió a caer mejor que nadie. Se levanta con la misma naturalidad con la que otros celebran. Porque para él la caída no es fracaso. Es conversión.
Corre como si el presente fuera urgente. Cabalga sobre corceles de hierro. No calcula el riesgo. Lo domestica. Adelanta donde nadie adelanta. Resiste donde nadie resiste. En los años de gloria, fuego voraz. En los de dolor, llama que no se extingue. Volvió de la lesión como quien vuelve del exilio. Más consciente. Con menos cadenas. Con la misma audacia. Aprendió a perder velocidad para ganar tiempo, a escuchar al cuerpo sin traicionar al instinto. Cambió de moto, cambió de piel, pero no de alma.
Hay quien pilota para no caerse. Y quien se cae para pilotar mejor. Él pertenece a los segundos. Su talento no está solo en la muñeca. Está en la cabeza que acepta el error como parte del camino. Él juega. Juega con la gravedad. Con el límite. Con el miedo. Y en ese juego feroz, bellísimo, el motociclismo recuerda que también puede ser literatura.
Antonio Ramos del Olmo.
Por cosas de la vida este tweet se ha vuelto a cruzar en mi camino. Es de obligatoria necesidad para mí interactuar con él y que os salga a vosotros también, os merecéis ver esta maravilla de gol y de narración. De nada.
⚰️ ¡El sevillismo simula un velatorio en los aledaños del Sánchez-Pizjuán!
Parte de la afición protesta contra la gestión de la actual directiva y de los grandes accionistas del club.
💥 "¡Estáis matando al Sevilla!"
Creo que muy pocos clubes en el mundo cuidan los pequeños detalles como el @SevillaFC.
El homenaje a Fernando Huerta ha sido ESPECTACULAR. Con sus amigos en el césped, atento con su familia y dedicándole un triunfo. CHAPEAU.
PABLO JUANARENA Y SU BRUTAL NARRACIÓN DEL MUNDIAL DE MARC MÁRQUEZ 😍🔊
Una última vuelta para la historia, para emocionarnos y ponernos los pelos de punta 🙌 @ElSpeaker#JapaneseGP 🇯🇵 #MotoGP 🏁