Nel 1960, in un laboratorio alle porte di Anversa, un medico di 34 anni lavorava giorno e notte ad una molecola capace di spegnere il dolore dei malati. Lui voleva salvare le persone dalla prigione della sofferenza, quello che la morfina non riusciva più a coprire: il dolore dei malati terminali che urlavano di notte.
Una sofferenza straziante che nessun essere vivente dovrebbe mai provare.
Lui si chiamava Paul Janssen e, dopo anni di esperimenti, alla fine inventò quell'anestetico. E fu un mezzo miracolo: persone a cui la vita aveva lasciato solo dolore, adesso, si spegnevano in pace, quasi sorridendo.
Quella molecola, quella sostenza decise di chiamarla fentanyl. E superava di cento volte la potenza della morfina.
Per 40 anni la parola fentanyl significava salvezza: ovunque, negli ospedali, se ne faceva uso quando non c'erano più alternative.
Poi ha trovato la strada. E per nelle periferie degradate delle grandi città degli Stati Uniti la parola fentanyl significava tutt'altra cosa.
Significava droga.
Significava sballo.
Significava adolescenti ridotti come zombie, a dormire in piedi.
Ma soprattutto significava morte.
Tanta, troppa morte.
70mila vite all'anno: ecco quante persone muoiono solo negli Usa di fentanyl.
Otto volte più letale dell'eroina.
Sai cosa significa?
Che negli anni 90, di overdose, morivano 1500 ragazzi italiani all'anno.
SE IL FENTANYL PRENDE PIEDE NEL NOSTRO PAESE DEVI MOLTIPLICARE QUEL NUMERO PER 8.
Perché con l'eroina potevi sbagliare la dose e svegliarti il giorno dopo. Con il fentanyl, tra la dose che ti stende e quella che ti ferma il cuore, ci passano due milligrammi.
Ora seguimi.
A fine giugno, dalla cassaforte dell'ospedale Israelitico di Roma, sono scomparse delle boccette di Fentanyl.
Tante, tante boccette: "Ci puoi fare 20mila dosi", ha detto la polizia.
Se n'è parlato per un paio di giorni, poi nessuno ha più detto niente.
In questa settimana, nei balconi della periferia Est di Roma, la gente ha iniziato a filmare gli zombie che camminano per strada.
Gente ferma in piedi due ore, con gli occhi girati, che sbava.
Ragazzi che girano su sé stessi.
Ragazze svenute sui cofani delle auto.
A Roma c'è il Fentanyl e nessuno ne parla.
A ROMA C'È IL FENTANYL E NESSUNO NE PARLA!
Lo stanno testando.
Stanno vedendo come risponde il mercato.
Stanno CREANDO IL LORO ESERCITO DI ZOMBIE!
In America la strage è cominciata così, ovunque. Prendi un lotto di roba nuova, lo scarichi in una piazza sola, dove la gente si buca già, e aspetti. Se tornano a chiederla, hai un mercato. Se qualcuno ci muore, hai la pubblicità: in strada la roba che ammazza è quella che vogliono tutti.
E a giudicare dai marciapiedi, il test sta andando alla grande.
E a giudicare dai furti, dalle rapine, dagli scippi, dalla violenza che sta esplodendo nei quaetieri come Tor Sapienza, gli acquirenti di fentanyl sono già disposti a tutto.
Paul Janssen cercava solo un modo per cancellare il dolore, e lo ha trovato.
Gli ultimi anni della sua vita ha scelto di trascorrerli in quella che per lui era la città più bella del mondo.
È morto un giorno di Novembre del 2003.
In una casa bellissima, dentro una città bellissima.
A Roma.
- Adamo Romano
Si continua a sostenere falsità in diretta televisiva, con il benestare del conduttore
La difesa Stasi non ha Mai scritto di essere "parte offesa".
Si continua a denigrare, offendere e diffamare in diretta televisiva, con il benestare del conduttore (Aiello).
Si continua a negare che il passaggio di documenti nel 2017 sia stato “svelato” prima da Daniela Ferrari, poi da Lovati e oggi, nero su bianco, da una Procura ( Reale) con il benestare del conduttore.
Non sono insinuazioni partorite durante notti insonni, ma circostanze riferite da persone coinvolte in un procedimento e ricostruite attraverso le indagini.
L’archiviazione di Venditti è un atto dovuto. Non è stato possibile individuare elementi sufficienti a sostegno delle accuse: questo non significa che non ce ne fossero.
Leggete gli atti. Non fatevi fottere!
#Garlasco
#mostri
Precisazione della famiglia Roggero, come da verbali delle udienze pubbliche di primo grado del processo di Asti
“Quella notte (di 21 anni fa), il ragazzo, fidanzato di una figlia di Mario Roggero, non si limitò a darle qualche schiaffo ma la raggiunse con alcuni pugni che le causarono lesioni, seguiti dal terrore di un duplice tentativo di investimento con l'auto, prima di abbandonarla al buio in una strada isolata…
Mario, poi, non fece irruzione in casa di nessuno e non aggredi nessuno. Citofonò per chiedere spiegazioni e, solo dopo che il padre del ragazzo minacciò di scendere con un fucile, prese dall'auto la pistola scarica la e legittimamente detenuta. L'arma fu mostrata solo all'esterno, come deterrente.
L'unica reale violenza fisica la subì proprio Roggero, colpito al volto da un pugno del padre del ragazzo, a cui scelse coscienziosamente di non reagire”
N.B. È vergognoso che si cerchi ancora di screditare un uomo già in carcere, pubblicando fatti senza prima verificarli.
@vaSco_X_ 😂😂😂😂😂🤦🏻♀️ non ce la posso fare 😂😂😂☕ apro X con il caffè in mano e questa è la prima cosa che mi appare... Ho fatto cadere tutto il caffè 😂😂😂😂
Da far leggere nelle scuole di ogni ordine e grado!
✍🏻 Roberto Damico
Siccome Barbero ha iniziato un'opera martellante di propaganda sulle crociate — facendole passare per un jihad europeo con cavalieri bramosi di imprese imperialiste — vorrei ribadire alcuni concetti che, guarda caso, si trovano anche nelle sue conferenze, ma che lui dimentica sistematicamente di mettere in luce.
Primo: le crociate non si chiamavano crociate. È un'etichetta posticcia, applicata dagli storici molto dopo. Chi le ha vissute non le chiamava così. Questo già dovrebbe mettere in guardia: stiamo parlando di qualcosa che è stato riletto e rivestito di significati posticci.
Secondo: la lettura che Barbero adotta — e con lui la sinistra che della cultura ha fatto il proprio feudo — è una proiezione nel passato di una narrazione moderna. Una narrazione inventata da Nasser, che per primo ha rispolverato il termine "crociate" in chiave antioccidentale, trasformandolo in propaganda. Quando la sinistra ci serve la "versione musulmana" delle crociate, ce la serve filtrata da Nasser, da certa propaganda sovietica, da una lettura terzomondista che non ha nulla a che fare con la storia e tutto a che fare con la politica.
Facciamo un salto indietro. Gerusalemme viene conquistata nel VII secolo dal secondo califfo Omar — colui che ha dato forma imperiale all'islam politico. Come gesto simbolico, fa costruire una prima struttura di culto sul monte del Tempio, nel luogo più sacro dell'ebraismo e poi del cristianesimo — struttura che i suoi successori svilupperanno nella Moschea di Al-Aqsa e nella Cupola della Roccia. Come atti imperialisti e simbolici, mica male, no?
Eppure, per le crociate dobbiamo aspettare quattro secoli. Non quattro anni. Quattro secoli di espansione islamica, di conquiste, di saccheggi, di riduzioni in schiavitù. Perché? Perché i cristiani, per i primi mille anni, non pensavano si potessero fare guerre in nome della fede. Uccidere nel nome di Cristo era inconcepibile — non era nella teologia, nella prassi, nell'immaginario. La grande espansione islamica avvenne nel nome della guerra santa fin dall'inizio, con una dottrina esplicita. I cristiani dovettero aspettare secoli per elaborare un concetto anche solo lontanamente analogo — e non lo elaborarono senza motivo.
Il primo appello alle crociate arrivò dall'imperatore di Costantinopoli, che chiedeva aiuto contro i turchi — non per riconquistare Gerusalemme, ma per sopravvivere. La penisola iberica era stata quasi interamente invasa. La Sicilia era caduta e Siracusa annientata. Qualche secolo dopo, caduta Costantinopoli, i turchi sarebbero arrivati al confine italiano, mancando poco una conquista.
Le crociate, nel contesto in cui nacquero, furono una risposta a secoli di pressione — una risposta tardiva, disorganizzata, e a volte brutale nelle modalità, come lo furono tutte le guerre medievali. Ma dipingerle come imperialismo è qualcosa che può fare solo chi guarda la storia con gli occhi del propagandista — e non ha mai provato a mettersi nei panni di un europeo dell'anno Mille, che vedeva il proprio mondo stringersi, le proprie città cadere, le proprie chiese trasformate in moschee.
Il motivo per cui i musulmani le vedono come moralmente esecrabili non è perché furono violente — loro di violenza ne fecero in abbondanza. È perché ruppero un'egemonia che l'islam dava per scontata: la dottrina del Dar al-Islam, secondo cui una terra conquistata dall'islam non può tornare ad altre fedi. Ecco perché le crociate sono odiate: non per la crudeltà, ma per il precedente.
E questo, per chi ha la pazienza di leggere senza pregiudizi, è tutto ciò che serve per capire.