Oggi è uscito per Feltrinelli il mio ultimo libro, un giallo, in cui prendo un po’ in giro gli uomini in andropausa. Mi ha sempre fatto un po’ arrabbiare il fatto che tutti si sentano autorizzati a parlare della biologia del corpo femminile: quando la donna è fertile, e quando invece smette di esserlo e va in menopausa.
Mi ricordo che i miei colleghi, quando ho compiuto cinquant'anni, facevano continuamente battute appena dicevo di avere caldo, in cui sogghignavano: “È la menopausa…”. Secondo me era colpa un cattivo sistema di areazione – soffocavamo tutti – ma la risatina non me la risparmiavano.
Adesso tocca a voi, cari amici uomini, nel libro di parla anche di voi.
È arrivato il momento in cui anche noi donne possiamo fare qualche battuta sulla biologia maschile…
Il libro è un giallo, per carità, non un trattato sul corpo umano. La protagonista sessantenne, Margherita, si occuperà di risolvere il caso di un professore della Cattolica di Milano trovato impiccato nella sua stanza in università.
E intanto si iscriverà a Tinder per cercare un nuovo compagno, incappando negli “incidenti” che possono succedere a sessant’anni… Non dico di più.
Si ride, e molto. Fidatevi.
#Cozycrime
#Crime
#menopausa
#andropausa
#Feltrinelli
Ho scritto un nuovo libro che si chiama “Il talento di Margherita” e vi avviso subito: non è l’Aleph di Borges né tantomeno la Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, ma un cozy crime, in cui la protagonista, Margherita Fiori, ha sessant'anni, è divorziata, suo figlio è cresciuto e lei ha voglia di trovare un nuovo compagno.
Mentre Margherita si sta guardando in giro, anche su Tinder, le telefona il pubblico ministero con cui aveva lavorato tanti anni fa in tribunale, e di cui era stata anche l'amante.
Un professore dell’Università Cattolica di Milano si è suicidato. Ma è veramente un suicidio o si tratta invece di un omicidio a luci rosse? Il professore era noto infatti per non essere quel che si dice uno stinco di santo.
Margherita si metterà al lavoro e riuscirà a risolvere il caso usando le sue vecchie “piantine”, che oggi si chiamano “mappe mentali”, perché Margherita è dislessica, come suo figlio, e ha imparato a trasformare la dislessia in un talento ancora così apprezzato dal vecchio magistrato, che non l’ha mai dimenticata.
Il libro esce il 21 Aprile con Feltrinelli e mai avrei immaginato che un editore pubblicasse un’opera così stramba, dove mescolo sesso, sadomasochismo ma anche amore, in una macedonia dal gusto a dir poco piccante.
#dislessia
#cozycrime
#feltrinelli
@micheleboldrin Perché Draghi non apprezza il modello tedesco delle scuole professionali? Perché tutti devono poter arrivare a quelli che definisce "i gradi più alti dell'istruzione", leggi università.
@micheleboldrin Draghi, in una famosa lectio magistralis del 2006 su "Istruzione e crescita economica" si dice favorevole al modello anglosassone e contrario a quello tedesco.
Mi dicono che altri hanno scoperto che l'Italia ha un disperato bisogno di ABOLIRE IL LICEO (classico o meno che sia) e di COSTRUIRE UNA SCUOLA SUPERIORE UNICA UGUALE PER TUTTI.
Bene, dai, dopo circa 30 anni che lo argomento forse non sono piu' l'unico pazzo.
Giorgia Meloni, per giustificare l’incapacità tecnica dei suoi ministri, artefici di continui e ripetuti obbrobri giuridici, attacca la giudice (e non la sentenza, cosa che avrebbe potuto fare se solo avesse approfondito il caso o se qualcuno lo avesse fatto per lei) che ha applicato i principi incisi nella Costituzione e nelle Carte internazionali a tutela dei diritti fondamentali degli esseri umani. Un attacco alla giudice - alla persona e non alla sentenza - è un atto gravissimo e pericoloso perché il messaggio di Giorgia Meloni è diretto a tutta la magistratura. Questo governo, nei suoi modi, dimostra sempre più di avere una attitudine intimidatoria e chi non se ne accorge lo fa per cecità o, più spesso, per interesse.
Il 12 ottobre una giudice del Tribunale di Roma dovrà pronunciare la sentenza di primo grado nel processo che mi vede imputato, dall’altra parte c'è Giorgia Meloni. La giudice dovrà stabilire se è possibile o meno esercitare il diritto di critica. Già di per sé è un obbrobrio che il potere giudiziario debba stabilire il perimetro entro cui è possibile criticare il vertice del potere esecutivo. All’estero leggono chiaramente questa frizione tra poteri dello Stato, ma qui in Italia, a distanza ravvicinata, sembrava difficile accorgersene. Dopo ciò che è accaduto ieri, però, è tutto evidente, anche per gli stolti, soprattutto quelli per convenienza.
Provate a mettervi nei panni di chi deve giudicare e di chi deve essere giudicato in un clima di intimidazione come quello che stiamo vivendo. Voi come vi sentireste se tra 10 giorni doveste essere sottoposti a giudizio e la vostra controparte è una persona che, approfittando della sua alta carica istituzionale, intimidisce chi deve giudicare sul vostro operato?