“Io sono suo padre. Prima ancora che il suo primo tifoso.
Non ho mai imposto a Kimi di fare il pilota. Gli ho sempre chiesto una cosa: se questo era davvero il suo sogno, doveva dimostrarlo anche attraverso i sacrifici.
Tra noi c’era un patto familiare: andare bene a scuola. Quando l’ho visto partire per le gare portandosi dietro i libri, persino quando correva in Formula 2, ho capito davvero quanto fosse grande la sua dedizione per questo sport.
La Formula 1 non l’abbiamo mai vissuta come un obiettivo da raggiungere a ogni costo. Il motorsport faceva semplicemente parte della nostra vita. Poi è arrivata questa possibilità, grazie al talento che Kimi ha dimostrato e anche alla fortuna di incontrare una Mercedes che ha deciso di credere in lui.
Io, però, continuo a ripetergli le stesse cose di quando era un ragazzino: essere sempre umile e critico con se stesso.
Perché anche adesso che tutti guardano il pilota, io continuo a vedere mio figlio.
Sta facendo un bellissimo percorso, ma la strada è ancora lunga. Deve crescere, imparare, sbagliare e migliorare. Non penso ai titoli e non voglio fare proclami: una gara alla volta, esattamente come abbiamo sempre fatto.
E se oggi dovessi esprimere un desiderio per lui, non partirei dalle vittorie.
Gli auguro prima di tutto la salute. Poi gli auguro di rimanere quello che è: dolce, generoso e capace di fare ciò che ama il più a lungo possibile.
Perché alla fine, dietro un casco, una monoposto e un sogno diventato enorme, per un padre rimane sempre la stessa cosa: suo figlio.”
Marco Antonelli, padre di Kimi.
Curtis Jones:
“Volevo solo cambiare il corso della partita. Quando entri in campo e la squadra è in svantaggio, non puoi avere paura, devi assumerti la responsabilità. Chivu? È uno di noi, gli bastano poche parole per farsi capire”
Cinque gol, pali, occasioni sprecate, botte da orbi, tifo bellissimo, temperatura rovente, qualunque cosa:
Inter-Napoli 3-2 è stata una partita MERAVIGLIOSA.
Prima ci ha provato con Bastoni.
Poi ci ha provato con Lautaro.
Oggi ci ha provato con Dimarco.
Il Barcellona non sa come dirlo ma ha una cotta per l’Inter.
Foto straordinaria.
Questo è nel 2000 da ragazzo Valdas Dambrauskas, oggi allenatore lituano.
Qui da giovane sta partecipando all’edizione locale di Chi Vuol Essere Milionario.
Con i soldi vinti si è finanziato la vita in Inghilterra per frequentare dei corsi di allenatore in alcuni club, compreso il Manchester United.
Ha cominciato ad allenare un club inglese della corrispondente nostra III categoria, con buoni risultati.
Poi due decenni da allenatore, soprattutto nei baltici, con alterne fortune.
Ieri ha condotto l’azero Sabah, fondato solo 9 anni fa, a una più che storica qualificazione in Champions
(via @tribuna_ftbl )
Abbandonato quando era ancora un bambino, Marcos Rodríguez Pantoja trascorse più di dodici anni sulle montagne della Sierra Morena, lontano dagli esseri umani e accanto a una comunità di lupi. Imparò a procurarsi il cibo, a muoversi nella natura e persino a comunicare attraverso suoni e ululati, fino a diventare uno dei più noti casi documentati di “bambino selvaggio” in Spagna. È morto a 80 anni a Rante, in Galizia, portando con sé il ricordo di quella vita che, nonostante tutto, continuò a considerare la più felice della sua esistenza. […]
Marcos raccontava di essere stato prima tollerato e poi accolto dagli animali. Anni dopo avrebbe ricordato quel momento con parole rimaste tra le testimonianze più intense della sua vicenda: «Mi leccò, si strofinò contro il mio corpo per darmi calore e affetto, e io la abbracciai e mi rannicchiai con lei. Ancora oggi, quella è l'unica mamma che riconosco di aver avuto e quegli anni sono stati i più belli della mia vita».
Il racconto integrale di Fulvio Cerutti su La Zampa - La Stampa
#LaStampa #LaZampa @lazampait
@marifcinter Io terrei #lautaro A VITA. Però SE REALMENTE offrono PIÙ DI 100 MILIONI... Credo proprio la società su indicazione della PROPRIETÀ lo vende 🙈