@CucchiRiccardo Purtroppo @CucchiRiccardo è così non cambierà nulla finché è il popolo a essere con #Netanyahu. #Netanyahu non avrebbe fatto elezioni se non avesse avuto questa certezza. Il perché è palese.
Il fascista Ignazio La Russa, seconda carica dello Stato, non perde il vizio di attaccarmi e dileggiarmi. Ma la cosa più vergognosa non è il fatto che se la prende con una storica e due giornalisti (mi chiama "Berizza", storpia i nomi come faceva Fede 🙈). È che nega la storia.
1/1) Sig. #LARUSSA se ha deciso di querelare la Prof.ssa @MichelaPonzani mi spiega perché non ha mai querelato Wikipedia (per esempio) che da anni scrive la storia di quel "Giovedì nero di Milano" esattamente come descritta dalla Prof.ssa Michela Ponzani?➡️
Quando la polizia mette a rischio l’incolumità dei cittadini, chi ne risponde?
Se un’auto attraversa una folla di studenti e manifestanti mettendo a rischio decine di persone, siamo davanti a un fatto gravissimo. Un comportamento che, per la sua estrema pericolosità, può essere definito terroristico e criminale, e che richiede accertamenti immediati e responsabilità precise.
Le immagini raccolte da diverse angolazioni e la ricostruzione della targa hanno ricondotto alla Questura di Torino l’auto bianca che domenica ha attraversato pericolosamente la folla in piazza Castello. Solo per fortuna non si è trasformato tutto in una tragedia.
Ma le domande sono inevitabili: come ha fatto quel veicolo a superare il cordone degli agenti? Chi era alla guida? E perché è stato lasciato andare senza che venissero immediatamente chiarite le responsabilità?
Non stiamo parlando di un dettaglio. Parliamo di decine di persone che avrebbero potuto essere investite. Un comportamento del genere, se confermato, non può essere liquidato come una semplice imprudenza: mettere deliberatamente in pericolo una folla è una condotta di estrema gravità, che deve essere indagata senza sconti per nessuno.
Se alla guida ci fosse stato uno studente, un ragazzo straniero o un giovane etichettato come “maranza”, quanti titoli scandalistici avremmo letto? Quante richieste di arresto e quanti processi mediatici avremmo visto?
La giustizia non può avere due pesi e due misure. Non si può invocare la tolleranza zero per i cittadini e poi pretendere il silenzio quando sono coinvolti uomini delle forze dell’ordine.
Le interrogazioni presentate dai deputati Mauro Berruto e Marco Grimaldi al ministro Piantedosi devono ottenere risposte chiare. Vogliamo sapere chi ha autorizzato il passaggio, chi guidava quel veicolo e perché non si sia intervenuti per tutelare i manifestanti.
La divisa non è un lasciapassare per mettere in pericolo la vita delle persone. La divisa non è uno scudo contro la giustizia.
Uno Stato democratico protegge i cittadini, non tollera comportamenti criminali da parte di chiunque. Se chi dovrebbe garantire la sicurezza mette in pericolo una folla, la questione diventa ancora più grave proprio perché riguarda chi esercita un potere pubblico.
Vogliamo verità, trasparenza e responsabilità. Nessuna impunità, nessun doppio standard, nessun silenzio complice.
La legge deve valere per tutti, anche per chi indossa una divisa. E questa vicenda non può finire nel silenzio.
Tras perder la elección, Flavio Bolsonaro gritó “fraude”, y prometió a sus seguidores encabezar la oposición en Brasil.
Hoy, tan solo 2 días después, huye como rata a EEUU, con ayuda de Milei, para evitar el juicio por lavado de dinero.
Abandonó a los pocos que aún creen en el.
Abderrahim Fakir è stato ucciso a soli 42 anni durante un intervento delle forze dell’ordine. È deceduto per asfissia mentre due agenti lo immobilizzavano a pancia in giù sull’asfalto.
la Prof.ssa Michela Ponzani non solo non si scusa con Ignazio La Russa, ma rincara la dose "un Presidente del Senato che annuncia querela non è una pagina tanto bella per la democrazia perché si vogliono mettere a tacere gli storici"
game-set-match
#Ponzani#LaRussa#ottoemezzo
@avila92796 Non so tratta di dire quello che vuoi. Si tratta semplicemente di citare la storia che forse conoscete poco. Nel momento che viene citato un fatto storico ci rimanete subito male.
È bastato Belgrado ad aprire il cielo. Fino a ieri i giovani erano tutti spaccavetrine, facinorosi, delinquenti da manganellare. Poi gli studenti serbi hanno sfidato Vučić e improvvisamente qualcuno ha scoperto che i ragazzi che scendono in piazza possono avere anche delle ragioni. Una boccata d’ossigeno per chi, come me, guarda con grande simpatia a questa generazione che non si rassegna.
In questo mese oltre un milione di giovani sono scesi nelle piazze di più di dieci Paesi europei. Dall’Italia alla Francia, dalla Germania alla Spagna, dalla Grecia alla Serbia. Non chiedono la luna. Chiedono scuole e università che funzionino, case che possano permettersi, stipendi con cui vivere, cure accessibili, un futuro che non sia una gentile concessione delle generazioni precedenti. Protestano anche contro il possibile ritorno della leva obbligatoria. Non mi pare la rivoluzione bolscevica.
Capisco il fastidio della destra italiana al governo. È molto più comodo occuparsi di qualche imbecille che rompe una vetrina che di centomila giovani che chiedono un futuro. Per i primi basta l’ennesimo, inutile, decreto sicurezza, per i secondi bisognerebbe saper governare, comprendere la società e i suoi cambiamenti. Una faccenda decisamente più complicata.