RESE NOTE TRAMITE ANPI LE LINEE GUIDA PER OTTENERE IL PATENTINO ANTIFASCISTA
(di Pino Paolo Porru)
Finalmente sono state rese pubbliche le condizioni per ottenere l’ambitissimo Patentino Antifascista, documento indispensabile per partecipare a fiere, dibattiti, presentazioni di libri, aperitivi resistenti e riunioni condominiali in zona ZTL.
Per superare l’esame sarà necessario quanto segue:
1) Sottoporsi a intervento preventivo a mano e braccio destro, così da impedire ogni movimento sospetto sopra l’altezza della spalla. Ammesso, in alternativa, certificato medico attestante rigidità permanente.
2) Saper cantare “Bella Ciao” almeno fino alla terza strofa, possibilmente con sguardo commosso e pugno chiuso. Chi sbaglia le parole potrà recuperare intonando “Contessa” o citando a memoria la trama della Corazzata Potëmkin
3) Apostrofare Giorgia Meloni esclusivamente con qualifiche approvate dal Comitato Etico della Superiorità Morale. Valide: “pesciarola”, “carciofara”, “pericolo per la democrazia”, “nanetta”. Altri insulti dovranno essere sottoposti al vaglio del comitato. L’insulto personale è tollerato purché pronunciato in nome dell’inclusività.
4) Possedere almeno una bandiera palestinese, una bandiera arcobaleno e una maglietta del Che, anche se acquistata su Amazon con consegna Prime o su Temu. Se qualcuno ricorda che bandiera palestinese e arcobaleno sono incompatibili fare gli gnorri.
5) Condannare con fermezza tutti i dittatori di destra. Su Mao, Stalin, Pol Pot, Castro e compagnia cantante è raccomandato il silenzio meditativo. In caso di imbarazzo, usare la formula: “Sì, però il capitalismo… ”.
6) Indignarsi per tutte le guerre del mondo, ma in ordine selettivo. La priorità assoluta va alla Palestina. Le altre milioni di vittime saranno ricordate compatibilmente con l’agenda mediatica, la stagione teatrale e la disponibilità di hashtag.
7) Essere sempre e comunque dalla parte degli immigrati, purché l’accoglienza sia gestita da cooperative rosse, comunque in altri quartieri, con altri soldi e possibilmente lontano dal proprio pianerottolo.
8) Mostrare disagio davanti alla bandiera italiana, sospetto verso le forze dell’ordine e orticaria immediata alla parola “Patria”. Consentita la parola “Paese”, ma solo se preceduta da “questo povero”.
9) Rivendicare con forza lo Stato laico: niente crocifissi, presepi o simboli cristiani negli edifici pubblici. Naturalmente, negli stessi edifici, vanno previsti spazi di preghiera per i musulmani, perché la laicità è una cosa seria ma elastica.
10) Combattere senza tregua la cultura patriarcale, salvo poi spiegare che certi comportamenti (es. bastonare la moglie), se provengono da culture non occidentali, vanno “contestualizzati”. La donna è sacra, ma il relativismo culturale pure.
11) Odiare gli ebrei e aggredire chiunque esponga la stella di David o porti la kippah.
Se qualcuno fa presente che erano i fascisti e i nazisti a odiare gli ebrei rispondere con un generico “gne, gne, gne”.
12) Dichiararsi democratici e antifascisti.
sempre, soprattutto quando si chiede di escludere qualcuno da una fiera, da un dibattito o da uno spazio pubblico perché non sufficientemente antifascista.
Superate le prove, il candidato riceverà il Patentino Antifascista provvisorio, valido sei mesi e rinnovabile previa partecipazione ad almeno una marcia, due indignazioni collettive e tre post contro il fascismo immaginario.
Il documento non dà diritto alla verità, ma garantisce l’accesso immediato alla superiorità morale permanente.
Hussein Sabbagh asesinó a 4 israelíes, entre ellos un niño de 4 años.
También violó a una niña cristiana de 7 años hasta matarla.
Luego, cambió de identidad y se hizo carpintero.
Pero el Mossad lo buscaba.
Fue abatido en un ataque selectivo de las FDI.
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Athos Boncompagni Secondo
Non avete anche voi a volte la sensazione che comunque, per quanto ci si possa dannare per cercare di capire, di studiare, di dare anche delle informazioni che in buona fede potrebbero essere fraintese o mal interpretate, sia tutto inutile?
Io normalmente apprezzo la passione nei commenti e non mi scandalizzo per l'errore ortografico e neanche di sintassi.
Mi piace sentire che dall'altra parte si difende le proprie idee e si risponde a tono citando circostanze, episodi, date e accordi internazionali perché sono contributi importanti alla riflessione che possono anche cambiare il mio punto di vista e portarmi a rivedere in parte certe mie posizioni.
Perché no?
In fondo quando mi si fa notare fatti che non ho mai saputo e che, anche avendoli saputi, avrei fatto non poca fatica a credervi, perché questo non dovrebbe portarmi a rivedere tante mie posizioni?
Ecco purtroppo mi imbatto sempre più spesso, praticamente sempre ormai, in situazioni in cui invece i miei bias, le mie convinzioni, pure i miei pregiudizi (lo devo riconoscere) vengono puntualmente riconfermati.
E questo non è un bene perché ne soffre la qualità stessa della competizione (anche se qui non si parla di squadre di calcio o di partite), ma il succo è lo stesso.
E purtroppo mi fa ricordare al solito la storia. Persone anche di una certa levatura intellettuale che organizzarono la notte dei cristalli, le deportazioni e lo sterminio.
Si pensa sempre che la Shoah sia stata il punto più basso della nostra storia come Europa, ed è vero, ma sono sempre rimasto stupito di come l'olocausto fosse stato progettato prima ed eseguito poi senza particolare acredine.
Alla fine uccidere ebrei era diventato un lavoro da svolgere con organizzazione meticolosa e senza quasi particolare emotività.
Dall'altra parte abbiamo sotto gli occhi invece l'odio cieco e selvaggio dei selvaggi terroristi palestinesi che invece partecipano con una gioia tutta mediterranea alla nuova Shoah che vorrebbero realizzare. E ci mettono tutto il loro cuore e la loro passione.
Due poli opposti che però hanno il solito obiettivo.
E nel mezzo?
Nel mezzo il mare infinito dei social che contiene, da una parte un mix sapiente di emotività palestinese con tanto di soddisfazione selvaggia, ma dall'altra anche una sapiente misura di cultura europea. Una misurata voglia di portare l'odio per gli ebrei fuori dai confini della passione emotiva di stampo islamico, nel terreno del godimento intellettuale.
Quasi che ci ricordassimo che in fondo noi siamo più civili.
Questo mi stupisce sempre perché in questo modo la sinistra riesce a tenere assieme cose in contraddizione totale tra di loro ma con il sorriso.
Nel giorno del Pride a Tel Aviv nessuno si ricorda che Tel Aviv sta in Israele e li i gay possono non solo vivere ma pure farsi vedere per strada senza essere buttati giù dai palazzi come nella mitica Gaza! La terra che tutte le flotille vorrebbero raggiungere e soccorrere.
Personalmente poi c'è una cosa che mi succede sempre e invariabilmente. Tutte le volte che ricordo che Israele è una democrazia mi rispondono almeno in dieci per aiutarmi a correggere l'errore.
Si perché per Israele qualcuno gli ha spiegato che è uno stato assolutista, religioso, teocratico, confessionale, e dove sta scritto (non ricordo dove) che i palestinesi vanno tutti quanti trucidati.
E io davvero (e non scherzo) comincio a pensare che chi scrive tutto questo ci creda sul serio.
Per dire come siamo messi.
👏👏👏👏👏👏👏
Roberto Damico. La Pagina
Da alcune settimane è piuttosto evidente che, insieme a Silvia Salis, si stia tirando la volata a Raffaele Giuliani. Un giovane che si sta facendo notare: compare sui social, nei talk show, nelle manifestazioni, parla, interviene, polemizza. Le motivazioni non le conosco ovviamente ma è assai probabile che il motivo principale di questa promozione sia che questo ragazzo incarna tutti i maggiori difetti della sinistra attuale. E, in particolare, l'ignoranza supponente. Siamo davanti a una persona che – fondamentalmente – non sa nulla degli argomenti di cui parla. Non ha una preparazione. Non ha una cultura. Non ha neppure una preparazione di base. Ma è straconvinto di avere le tasche zeppe di verità che gli conferirebbero una certa superiorità su chi lo ascolta. Non discute. Non argomenta. Ripete slogan. E questo – per la sinistra – sembra essere sufficiente.
Insomma, è il tipico ventenne palestinista. Ma il punto di questo pezzo non è neppure prendermela con questo ragazzino che tra qualche anno sarà soppiantato da qualche nuova offerta speciale e che faticherà a farsi notare, come tante comete del mercato della politica. Il punto è un altro. Ed è il seguente.
Fino a 10 anni fa – o forse meno – un Raffaele Giuliani sarebbe stato il classico esponente di Potere al Popolo. O di Rifondazione Comunista. O di qualche altra sigla della sinistra extraparlamentare marginale. Sarebbe stato uno come tutti gli altri, con le stesse parole d'ordine, le stesse idee, la stessa ignoranza. Sarebbe stato confinato ai margini e all’ irrilevante. Oggi, invece, viene ritenuto una promessa del Partito Democratico. Questo ci dovrebbe dire quanto è cambiato (certamente in peggio) il Pd. Un partito che una volta era moderato, europeista, atlantico, riformista, oggi è stato sostanzialmente invaso da una schiera di persone che con quel passato, con la storia del Pd, non hanno niente a che spartire. Persone che vengono da Potere al Popolo, da Rifondazione, dai centri sociali, dal palestinismo più becero. E che – invece di essere respinte – sono state accolte. Anzi, sono state promosse e sono diventate il volto del nuovo Pd.
E anche se il Pd non è mai stato il mio partito, devo far notare come sia in atto – proprio dai Raffaele Giuliani – una campagna di revisionismo del passato del Pd. Lo cancellano e lo riscrivono a loro immagine e somiglianza. Ma il Pd – lo ricordo – non è un rebranding del Partito Comunista (come alcuni credono, o fingono di credere). Il Pd è nato nel 2007 dalla fusione tra una parte del vecchio Partito Democratico di Sinistra (ex PCI) e una parte della vecchia Democrazia Cristiana (l'area di Prodi, di Rutelli, di Marini). Le parti più moderate di quei due elettorati.
Quelli che credevano nell'Europa, nell'Atlantismo, nella Nato, nell'economia di mercato, nel riformismo. Quelli che – per usare le parole di Walter Veltroni – volevano essere "la sinistra che governa, non la sinistra che protesta". Ecco – quando un Raffaele Giuliani parla di una Pina Picierno dicendo che "non c'entra nulla con il Pd" – sta parlando, come si diceva sopra, da ragazzino supponente. E sta dicendo il falso. È lui – Giuliani – che non c'entra con quel partito. È lui – insieme a quelli come lui (Schlein in testa) – che ha ucciso il Pd. Che lo ha trasformato in un'altra cosa. In un partito che non rappresenta più i moderati, che non rappresenta più i riformisti, che non rappresenta più gli europeisti. Che rappresenta solo i palestinisti, i massimalisti, gli urlatori.
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Paolo Messina
Nel 1994, 800.000 Tutsi furono sterminati in 100 giorni da ruandesi di etnia Hutu.
Il genocidio, uno dei più consistenti della storia, godette di ampie complicità a livello internazionale.
I militari presenti in Ruanda sotto le insegne dell'ONU furono ridotti ad un numero simbolico, tutti gli altri furono ritirati.
Molti responsabili materiali e morali del genocidio trovarono rifugio in Francia e in Belgio, e persino nel Sudafrica che adesso accusa Israele.
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Il genocidio ricevette una spinta straordinaria dalle parole.
Fu innescato dall'accusa non provata, rivolta ai Tutsi, di aver ucciso il presidente del Ruanda in un incidente aereo.
L'accusa si trasformò quindi in una "colpa collettiva".
Giorno e notte Radio Mille Colline, la radio del genocidio, incitava ad uccidere gli "scarafaggi", indicava la loro posizione, li identificava per nome e cognome.
E' stato osservato che le uccisioni furono proporzionali alla qualità del segnale di questa radio.
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Le vittime del genocidio ruandese non hanno avuto giustizia.
I sopravvissuti vivono accanto a chi uccise parte della loro famiglia.
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In questo momento sono in corso almeno tre genocidi chiaramente riconoscibili: quello contro i musulmani Rohingya in Myanmar, quello contro gli Yazidi in Iraq e quello contro i cristiani in Sudan.
L'ONU, che non agisce per impedire questi genocidi, che si ritirò e permise il genocidio dei musulmani in Bosnia, è in questo momento impegnata ad accusare di genocidio chi ha subito un tentativo di genocidio il 7 ottobre 2023.
✍🏻 Roberto Damico
Se avessi voglia di scherzare, farei il verso a Andrea Tosa – il blogger, l'attivista, il palestinista – e scriverei un post che inizia come iniziano sempre i suoi post: "Ieri a Herat è successo un fatto gravissimo". Ma io adesso non ho voglia di scherzare. Non ho voglia di ironizzare. Non ho voglia di fare il verso a nessuno. Perché un post che inizi così – "Ieri a Herat è successo un fatto gravissimo" – e che parli delle donne afghane, non esiste. Non lo scrive Tosa. Non lo scrive la sinistra. Non lo scrive nessuno. Eppure – ieri è successo davvero qualcosa di terribile ad Herat, in Afghanistan. E se avete abbastanza anima – se non siete ancora diventati insensibili di fronte al dolore del mondo – potete cercare voi stessi. Le notizie sono lì. Frammentarie, ignorate, sepolte. Ma ci sono.
Ecco cosa è successo. Si era appena svolta una manifestazione di donne afghane. Una folla di donne – nonostante il burqa, anzi, col burqa – ha riempito le strade di Herat. Centinaia, forse migliaia. Hanno chiesto – attenzione – non i diritti che abbiamo in Occidente (il diritto di voto, il diritto di abortire, il diritto di indossare una minigonna). Hanno chiesto neppure pari diritti. Hanno chiesto il minimo. Hanno chiesto l'istruzione – che in Afghanistan, per le donne, significa anche accesso alla sanità (perché nella legge afghana, una donna può essere visitata solo da una donna; ma se le donne non possono studiare, allora le donne non possono essere curate). Hanno chiesto di poter lavorare – di guadagnare un minimo, per non morire di fame, per non vedere i propri figli morire di fame. Hanno chiesto meno dei diritti che noi in Europa concediamo a un cane o a un gatto. Perché i nostri amici a quattro zampe – possono essere visitati da un medico (di qualsiasi sesso) se stanno male. Possono essere curati. Possono essere salvati. Le donne afghane – se stanno male – non possono essere visitate da un medico uomo. E se il medico uomo è l'unico disponibile, muoiono. Se – dopo un terremoto – si trovano sotto le macerie delle loro abitazioni, non possono essere estratte, perché un uomo non può toccare una donna. E muoiono sotto le macerie. Mentre ascoltano i soccorritori che non possono soccorrerle. È l'inferno. È l'orrore. È la follia.
E la risposta dei talebani a questa manifestazione di donne che chiedevano solo di non morire – è stata la violenza. Hanno sparato sulla folla. Al momento si parla di una ventina di vittime, ma le notizie sono frammentarie, non verificate, forse peggiori.
La notizia – come tutte le notizie che riguardano l'Afghanistan – è stata sepolta. Ignorata. Dimenticata.
E penso che oggi i telegiornali dovrebbero essere pieni di queste immagini. Che le piazze dovrebbero essere colme di gente – specie di donne arrabbiate – che esaltano l'eroismo delle donne afghane, che denunciano la brutalità dei talebani, che chiedono sanzioni, interventi, aiuti. Che parlano – sì – anche della loro disperazione. Della loro solitudine. Del loro abbandono. E invece – credo di essere uno dei pochi che ne stanno parlando. Uno dei pochi. Non perché io sia speciale. Perché gli altri hanno deciso di tacere e si indignano solo per Gaza.
Perché – come dice Fausto Bertinotti – "Gaza è l'ombelico del mondo". Almeno per la sinistra. Gaza – e solo Gaza – merita attenzione. Gaza – e solo Gaza – merita indignazione. Gaza – e solo Gaza – merita che si riempiano le piazze. Il resto – l'Afghanistan, lo Yemen, la Siria, il Sudan, la Nigeria, il Congo – non esiste. O esiste come rumore di fondo, come fastidiosa eccezione. Perché la sinistra – la sinistra palestinista – adora guardarsi l'ombelico senza alzare lo sguardo.
E se alzasse lo sguardo – se alzasse lo sguardo oltre Gaza – vedrebbe un mondo in fiamme. Un mondo che brucia. Un mondo in cui il jihadismo – la stessa ideologia che anima Hamas – uccide, devasta, distrugge. E bisognerebbe anche chiedersi quanto sia casuale che la propaganda per Gaza copra mille altri orrori. Quanto sia casuale che proprio Gaza – il luogo in cui Hamas comanda – sia diventato l'ombelico del mondo. Visto che Hamas è una derivazione della Fratellanza Musulmana – l'organizzazione che ha come obiettivo la creazione di un Califfato globale – visto che la Fratellanza vuole imporre la sharia in tutto il mondo, vuole cancellare i diritti delle donne, vuole sottomettere “gli infedeli”– è proprio casuale che Gaza e la sua propaganda impediscano di vedere ciò che il jihadismo sta facendo nel mondo?
@flancini
Il terrorista Hussam Abu Safieh 🇵🇸 aveva messo a lavare il costume da dottore, ma come ogni palestinese di Gaza, può sempre contate sul travestimento da giornalista!
„I don’t believe the Russians would have stopped at the border. We are only safe today thanks to Ukraine.“
- Maia Sandu
President of Moldova
Ukraine needs support every day...
Don't stop supporting Ukraine 🫡🇺🇦❤️
Più di un milione di ebrei israeliani vive sotto il livello di povertà. Si tratta dei sopravvissuti della Shoah e dei loro pronipoti. Non patiscono ristrettezze perché Israele non ha mezzi, ma perché i mezzi di Israele, le economie di Israele, altrimenti e in ogni caso fiorenti, sono impegnati a difendere il paese da quelli che vogliono distruggerlo e uccidere tutti gli ebrei, tutti i vecchi ebrei, tutti i bambini ebrei.
L’Italia, anziché aiutarli, vuole affamarli boicottando i prodotti dei contadini e degli allevatori di Giudea e Samaria.
Un’altra infamia dal mondo della cultura: il regista israeliano #NadavLapid è stato escluso dalla giuria di un festival francese sotto la pressione di registi pro-palestinesi che hanno minacciato di ritirare i loro film. Tutti coloro che continuano a dire che l’antisionismo non sia antisemitismo sono antisemiti.
Israelis and Jews will always be at the forefront of amazing discoveries and innovations. They strive to survive but, more than that, to thrive and to contribute to an ungrateful world. Long live Israel and all the Jewish peoples of the world. I will always love and respect them; God chose right.
Am Yisrael Chai 🇮🇱 🩶
Alla faccia di chi boicotta…
Tamara Casalan
La storia è stata appena scritta nelle sale operatorie del Centro Medico Ichilov di Israele 🇮🇱 e l'intero mondo medico è in stato di puro stupore.
I chirurghi hanno realizzato ciò che una volta sembrava impossibile: rimuovere un tumore cerebrale raro senza aprire la testa.
Attraverso un approccio transorbitale di punta - entrando con precisione
attraverso la gola ocularia utilizzando robot avanzati e endoscopia - loro hanno escisso completamente la crescita.
Nessuna craniotomia.
Nessuna cicatrice massiva.
Solo innovazione pura, maestria e mani stabili.
Ouesto non è solo una vittoria per la scienza; è un testimonianza profonda del rifiuto dell'umanità di accettare i limiti.
Mentre il mondo si concentra sulla divisione, la medicina israeliana ci ricorda cosa può realizzare la chiarezza morale e l'eccellenza scientifica: vite salvate, futuro ripristinato e speranza data ai pazienti di tutto il mondo.
Israele non innova solo sotto pressione - le sue innovazioni sono da sempre disponibili per l'intera umanità.
Orgogliosi oltre le parole.
Am Yisrael Chai.
#MedicalBreakthrough #lsraellnnovation #Neurosurgery #Proudlsrael #AmYsraelChai
I fratelli del Senegal raddoppiano le pene per i reati di omosessualità.
La legge è stata approvata con tanto di ovazione finale e 135 voti favorevoli, 3 astenuti e nessun contrario.
Suggerisco un bel pride in Senegal, con la flotilla e tutti gli amanti del genere