L’ayatollah Ali Khamenei era il dittatore più longevo al potere del mondo, fino alla bomba che lo ha ucciso oggi.
Era il responsabile di una lunga serie di atrocità contro gli iraniani, contro i siriani, prima che contro gli israeliani o gli americani. La più sanguinosa è stata il massacro di manifestanti dell’8 e 9 gennaio 2026.
Portava una mano di plastica attaccata al polso. Aveva perso la mano destra in un attentato fallito organizzato da un gruppo marxista.
Da presidente prima e da Guida suprema poi, ha preso tutte le decisioni che contano in 47 anni di Repubblica islamica in Iran.
Per tutta la vita ha definito il martirio “dolce come lo sciroppo”. A un mese dal suo 87esimo compleanno, ha fatto la fine che preferiva alla resa.
Tra il martirio, che ha sempre elogiato come l’azione più gloriosa, e la dottrina della “pazienza strategica”, che lo ha reso l’autocrate più longevo al potere del mondo nonostante due nemici più forti (Israele e l’America), Ali Khamenei sceglie ancora la “pazienza strategica”:
comunque da room e post room si evince una cosa e cioè che c’è una malata ossessione e mania fanatica nei confronti di questa ragazza che porta addirittura a litigare per chi deve starle più vicino (assurdità) e chi deve avere il diritto o meno di parlarle. starle vicino va bene, è bellissimo ma non credete di avere chissà che potere su di lei. secondo me si sta esagerando.