L'ex agente dell'Intelligence Josephine Guilbeau, ha dichiarato: "In Iran, 165 bambine innocenti sono state uccise da missili americani. L'obiettivo era identificato come una scuola femminile iraniana. Come confermato dalle immagini satellitari. È stato un atto di terrorismo."
Gli unici, assieme ai civili, che pagano il prezzo di una guerra da loro mai voluta. E nessuno più di Kent, in questo momento, può dirlo.
Fonti: AGI e LiberoQuotidiano
JOE KENT IL CAPO DELL'ANTITERRORISMO CHE SFIDA LA GUERRA Joe Kent, il funzionario che si è dimesso da capo dell'Antiterrorismo USA in polemica con l'attacco all'Iran, appartiene a quella categoria di americani che sembrano usciti da una lunga stagione di guerre invisibili...
attribuendo la scelta di colpire il Paese alla pressione esercitata da Israele. Kent ha visto morire i compagni, ha perso la moglie, conosce il peso delle scelte estreme. Con questo atto non ha voluto schierarsi con i politici voltando le spalle ai soldati.
Nella lettera di dimissioni, Kent ha espresso posizioni nette che mettono in discussione i presupposti dell'attuale strategia militare.
Il funzionario ha affermato che l'Iran "non rappresentava una minaccia imminente" per la sicurezza nazionale...
Secondo diversi analisti, l'offensiva verbale e l'avvio delle procedure legali potrebbero configurarsi come un tentativo di screditare Kent a seguito della sua rottura pubblica con l'esecutivo.
Il Federal Bureau of Investigation (FBI) ha avviato un'indagine formale nei confronti di Joe Kent. L'ipotesi di reato riguarda una possibile diffusione di informazioni classificate. L'amministrazione ha reagito con durezza, etichettando Kent come una figura sleale e inaffidabile.
In Iran sono morti finora tredici militari e riservisti americani, e più di duecento sono rimasti feriti, ma il modo in cui le cifre emergono con il passare del giorno, il modo con cui il Pentagono li centellina, lascia il dubbio che il bilancio possa essere ancora più grave.
La sensazione, dicono adesso i commentatori, è che Kent, con quel gesto clamoroso, non è solo un individuo, ma un sintomo. Rappresenta una corrente che non sopporta le mire imperialiste del presidente, se queste mettono a rischio la vita dei soldati.
Le sue dimissioni con cui ha accusato Trump di "aver subito le pressioni di Israele" mentre l'Iran "non rappresentava nessuna minaccia" all'America, è diventata una confessione pubblica.
Kent è stato, fino alla fine, un uomo delle istituzioni e un loro critico. Occupava le stanze del potere, ma ragionava come se fosse ancora sul campo. Ha incarnato una destra che diffida delle guerre all'estero pur avendone tratto energia per decenni.
come una mappa di minacce.
Ma, come spesso accade nelle biografie americane più cariche di simbolismo, la traiettoria pubblica di Kent non può essere separata da una tragedia privata.
nell'ombra ancora più fitta della CIA.
La sua carriera è il prodotto diretto dell'America post-11 Settembre, un Paese che ha esportato la propria sicurezza in terre lontane e ha costruito una classe di guerrieri-intellettuali dell'intelligence abituati a leggere il mondo...
che il nome della sua comunità prometteva, attraversando due decenni di conflitti come membro delle forze speciali dell'esercito, era uno dei Green Berets, i 'Berretti Verdi', con undici missioni alle spalle, in Iraq e Medio Oriente, prima di transitare...
non nelle università o nei corridoi del potere, ma nei deserti e nelle operazioni senza nome. Nato in Oregon nell'80 in una piccola città chiamata Sweet Home, Kent in realtà ha vissuto lontano da casa, immerso nelle trincee del mondo e senza mai trovare davvero la serenità...
50 anni, 3 figli, giurista, ha servito per trent'anni nelle Forze armate. È stata l'avvocato militare più alto in grado delle Israel Defense Forces (Idf). Si è dimessa dopo aver svelato gli abusi subiti da un detenuto palestinese da parte di cinque riservisti israeliani.
La ragione dell’arresto di Yifat Tomer-Yerushalmi, che guidava l’Avvocatura militare israeliana, è la diffusione di un filmato registrato nella base militare convertita in carcere speciale di Sde Teiman.
Chi segue Stories o ha letto “I figli dell’odio” conosce già i fatti: nove soldati, che poi sono diventati cinque, vengono accusati di avere torturato e stuprato un detenuto palestinese.
La polizia militare va ad arrestarli e i loro commilitoni scatenano una sommossa dentro la base per impedirlo. Disobbediscono agli ordini, picchiano i loro colleghi che vogliono far rispettare la legge.
Sono aiutati da civili estremisti accorsi in armi alla base. Tra loro, ma disarmato, c’è anche il ministro del Patrimonio culturale, che dopo il 7 ottobre propose la bomba atomica come soluzione per Gaza.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu dice che la faccenda di Sde Teiman è la peggiore pubblicità negativa che lo stato di Israele abbia mai subìto.
Parte una campagna stampa e social per delegittimare l’Avvocatura militare, accusata di essersi inventata gli eventi.
È a questo punto della storia che la generale di Divisione Tomer-Yerushalmi passa il filmato dello stupro a una rete televisiva, Canale 12.
In diretta tv il giornalista spiega che il prigioniero palestinese bendato è stato preso a calci. Spiega che gli hanno rotto le costole. Gli hanno scatenato contro un cane lupo. Gli hanno messo in bocca il manganello e lo hanno sodomizzato con un oggetto affilato.
Qualche giorno fa Tomer-Yerushalmi ha ammesso: sì, c’ero io dietro la diffusione del video. L’ho fatto per difendere la credibilità dell’Avvocatura militare, che stava facendo il suo mestiere. Per smontare la propaganda bugiarda contro l’istituzione che dirigo.
Si è dimessa, ma ha detto che, anche in tempo di guerra, si rispettano i diritti minimi dei detenuti. Anche in tempo di guerra esistono le regole.
Per chi ha seguito le notizie negli ultimi due anni: non è la prima volta che l’Avvocatura militare israeliana consegna denunce alla stampa per frustrazione, perché il suo lavoro viene bloccato da alcuni generali, perché non riesce a prevenire i crimini che vede.
L’avvocatura militare israeliana ha subìto diverse sconfitte negli ultimi due anni. In una puntata di Stories di luglio avevamo raccontato un altro esempio: il tentativo di fermare le uccisioni di palestinesi in coda per gli aiuti nei centri gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation.
Quando gli ufficiali sul campo hanno provato a giustificarsi parlando di “casi isolati” e di “incidenti”, l’Avvocatura militare li ha smentiti.
Ha detto: “L’affermazione secondo cui si tratterebbe di casi isolati non è coerente con gli episodi in cui sono state lanciate granate, colpi di mortaio e di artiglieria contro i civili. Non si tratta di casi isolati. Non si tratta di poche persone uccise: parliamo di decine di morti ogni giorno”.
Fonti anonime dell’Avvocatura militare avevano confidato al quotidiano Haaretz che il loro lavoro per prevenire nuovi crimini a Gaza veniva intralciato. Soprattutto perché il generale a capo del Comando Sud di solito si accontenta di qualche dichiarazione dei suoi sottoposti sul campo che negano i fatti. E così blocca tutto.
La settimana scorsa Tomer-Yerushalmi è stata spinta a dimettersi dal ministro della Difesa. Poi ha lasciato un biglietto alla famiglia ed è sparita. La sua auto è stata ritrovata vuota, con il motore ancora acceso.
Le ipotesi erano due: il suicidio o la fuga.
Infine è riapparsa, ma senza il suo smartphone. E, ieri, è stata arrestata.
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La puntata di Stories di oggi è su di lei
Julian Assange's t-shirt at Cannes lists the names of 4,986 Palestinian children aged five and under, killed by Israeli forces since 2023.
[Photos by David Fisher]