✍🏻 @GiovyDean
Varie della domenica.
Tutti sanno che non può esistere una coabitazione tra comunità LGBT e Islam sia radicale che moderato, soprattutto perché non esiste quello “moderato”. Lo sa ogni esponente politico di sinistra, compreso Alessandro Zan. Al parastato questo non importa: esso si espande attraverso servizi erogati dallo Stato per entrambe le comunità: i morti ed i feriti sono vittime collaterali che possono essere assorbite. La saldatura tra gender e Islam è un esperimento fallimentare che vive solo nel campo della dialettica anti-destra. L’attivista transessuale ha ovviamente paura della presenza del musulmano accanto a lui, ma ha ancor più paura di dover ammetterlo perché questo lo farebbe apparire “di destra” e quindi lo farebbe entrare involontariamente in uno stato di rinnegazione dei dogmi dettati dalla setta a cui ha aderito.
Se insisti nel dire che in Italia non ci sia un problema di violenza minorile, straniera o italiana che sia, negli stessi minuti in cui una ragazza a Bari viene pestata da un gruppo di minori, nel peggiore dei casi sei entrato in uno stato di protezione della tua ideologia a cui non credi nemmeno tu; nel migliore dei casi, sei un coglione. Il fatto poi di dover puntare tutto su “a 14 anni ti possono mandare in galera” conferma la seconda ipotesi perché non è la galera che magicamente ti ingloba e ti assorbe facendoti apparire in una cella ma sei tu, quattordicenne criminale, a scrivere il tuo destino con le tue azioni.
Ho ascoltato l’intera intervista di Elly Schlein rilasciata al quotidiano Il Foglio, sapendo esattamente cosa aspettarmi: niente. Una interminabile sequenza di niente. Nessuna idea, nessun progetto. Io potrei essere assolutamente condizionato nel giudizio, date le mie idee politiche ma è la stessa conclusione a cui è giunto Stefano Feltri, uno che non è esattamente il prototipo dell’elettore di destra. So perfettamente, scrivendolo di continuo, che la politica serve solo a controllare le narrazioni, essendo l’arte del far credere ma anche nel fare ciò bisogna essere bravi ed il leader del PD è scarso, inadeguato, avvilente se io fossi un elettore di quel partito. Non azzannare la preda, trionfando contro il campo largo, sarà il più clamoroso peccato di una destra che continua a non comprendere l’importante di opporre narrazione a narrazione.
Una frase, così come un dato matematico, può assumere contorni differenti a seconda di chi sia a pronunciarla e se quella frase o quel dato matematico rappresentino un ostacolo all’attecchire di una narrazione dominante. Ad esempio, se dico “i neri non sono capaci nemmeno di utilizzare internet e tutta la tecnologia che arriva in Africa è la testimonianza della superiorità occidentale perché gli africani non producono nulla, dato che tutto è stato importato dai bianchi che sono arrivati in Africa e hanno posato le rotaie delle ferrovie per far evolvere l’Africa”, arriva lo scemo del villaggio che scrive “nel mondo ariano di Giovanni, i neri sono sottosviluppati”. La questione però è che questa frase è stata pronunciata dal presidente del Burkina Faso, ovviamente nero, all’interno di un discorso molto più ampio in cui, sebbene riconosca il dramma annesso alla tratta degli schiavi, non solo rimarca che quel colonialismo abbia impattato meno rispetto a quello perpetrato dei popoli arabi e che viene costantemente nascosto nel dibattito contemporaneo, ma che ha avuto innumerevoli vantaggi in termini di progresso per il suo Continente. Tutto questo attiene alla contrapposizione tra i due mondi in cui ricordo che essere di “estrema destra” significa solo essere “persone normali e razionali”.
Dice Matteo Lepore, che ha appena ricevuto una piccola scorta (un abile compositore avrebbe scelto per lui uno degli agenti feriti negli scontri di pochi giorni fa), che in uno Stato di diritto un sindaco non deve vivere sotto scorta. Vero, sono d’accordo. Ed in uno Stato di diritto un sindaco non dovrebbe permettere che le donne musulmane vengano chiuse nei recinti durante le celebrazioni islamiche.
Utilizzando una legislazione retroattiva per impedire a Orbán Viktor di partecipare alle future elezioni, il governo ungherese attuale ha di gran lunga superato quel limite democratico che per anni in parecchi hanno detto che lo stesso Orban avesse superato, seppur vincendo due elezioni consecutive regolarissime. Perché questa notizia non viene trattata, ad esempio da Ilaria Salis? Perché in realtà alla politica progressista di stampo “democratico” non importa mai che ci sia una distorsione della stessa democrazia, ma solo che di imporre la propria egemonia sotto il controllo di un padrone che possa ripagare europarlamentari e parlamentari di vantaggi e ricompense per la loro sottomissione a quel padrone.
Il nuovo CT della Nazionale Pirlo è stato immediatamente scaricato per la sua presunta vicinanza ad ambienti russi. Al netto della scelta puramente calcistica di cui non mi importa nulla, non avendo più interesse nel gioco del calcio che amavo nel passato, questa claudicante narrazione della “Russia cattiva” manifesta continuamente ed inevitabilmente contraddizioni e ripercussioni nella vita reale. Più il tempo avanza e più esse emergono perché ogni singolo cittadino italiano che dal 2022 ad oggi ha paventato sui social la sua battaglia accanto agli ucraini, è in realtà del tutto disinteressato a questa guerra e ha scelto di recitare una parte, di seguire un copione per far credere di essere “il buono”. Ma non è mai possibile recitare in eterno, perché la soglia di attenzione nel non far cadere la maschera prima o poi scema e quella maschera cade per terra. Pirlo è vicino a presunti ambienti russi? Nulla di anomalo né per me né per chiunque altro in questa Nazione: Calenda, Sensi e Picierno compresi. La differenza è tra chi non ha mai avuto necessità di mentire e chi si è finto un combattente per i valori europei che non sono mai esistiti o quanto meno non nella misura che è stata raccontata fino ad oggi.
Ma se un uomo bianco è stato bruciato vivo da un tunisino, perché il Corriere della Sera titola “La doppia vita di Luca Esposito: le finte lauree, il lavoro alla regione che non c’era e la moglie mai esistita”. Capisco siano informazioni appetibili per una discussione sulla sua persona e che meritano un approfondimento, ma resteranno sempre secondarie al fatto che un immigrato abbia assassinato un italiano. Fatto che la dialettica della colpevolizzazione della vittima non riesce più a surclassare, perché le dinamiche del mondo novecentesco hanno perduto consistenza. Ovviamente so che è tempo perso, perché questo è il compito delle agenzie di validazione, ma sono qui per una rinfrescata.
Servirà un post (o più post) specifico per trattare l’argomento ma sottolineo che basterebbe 1/10 di quello che sta emergendo dalla Commissione Covid, abilmente diretta da Marco Lisei, per mandare in galera mezzo Parlamento e qualche decina di virologi e tecnici e commissari. Perché non accade (per ora)? Perché quasi tutti sapevano, fingendo ovviamente di non sapere e quindi c’è un palese conflitto di interessi che non permette di radere al suolo il Sistema. Un conto è abbattere una parete, un altro conto è abbattere l’intero edificio.
La feccia di sinistra, dopo averci spiegato che la polizia non deve fare inseguimenti per non mettere in pericolo i delinquenti, oggi ci spiega che non deve fare nemmeno arresti.
Se qualcuno dà in escandescenze non lo può immobilizzare, non sia mai che si senta male.
Dunque chi picchia deve essere lasciato libero di picchiare, arrestarlo non si può.
Il livello di malafede dei nostri nemici sta diventando imbarazzante, parimenti al loro odio per l'Italia.
Mi chiedo perché tra i «reati d'odio » non si annoveri anche questo.
Quello contro un popolo e il suo diritto di essere protetto dal proprio stato e dalle proprie leggi.
✍🏻 Roberto Riccardi
In Italia è normale che rapinatori e ladri siano risarciti dalle vittime. Se poi ci scappa il morto ad andare in galera è sempre la vittima. Mentre i parenti del delinquente vengono coperti d’oro.
È il caso del 72enne Mario Roggero che ieri sera è entrato in carcere, dove sconterà 14 anni e 9 mesi, per aver sparato e ucciso due dei tre rapinatori armati, che avevano appena preso in ostaggio sua moglie e sua figlia nella gioielleria di famiglia.
Per i giudici, quando ha sparato la rapina era già "finita". Come se il cervello di un uomo alla settima rapina disponesse di un interruttore e di un cronometro processuale.
Ma non finisce qui, ha sul groppone anche una provvisionale esecutiva di 780.000 euro per le famiglie dei rapinatori (15 parti civili), a cui si aggiungono le parcelle legali.
Richiesta complessiva: 3,3 milioni. Roggero ha già venduto immobili, lanciato una colletta online. Due proprietà pignorate.
Se pensate che sia una eccezione siete in errore. Ormai è un classico.
Francesco Putortì è già stato condannato in primo grado. Ha 50 anni e faceva il macellaio a Reggio Calabria. Quindici anni e sei mesi per aver accoltellato due ladri catanesi che aveva trovato in casa sua, al piano di sopra, con le sue pistole in mano.
Le sue pistole, rubate dalla sua cassaforte, puntate contro di lui nel suo corridoio. Ha preso un coltello dalla sua cucina e si è difeso nella sua casa. Omicidio volontario. Legittima difesa negata.
Due uomini, due vite distrutte, un unico messaggio dello Stato italiano: non reagire. Subisci. Lascia che ti portino via tutto. E se proprio non riesci a restare fermo mentre ti puntano un'arma contro, preparati a pagare.
In quale altro Paese al mondo accade questo? In quale Paese civile chi delinque ha l'assicurazione sugli infortuni professionali pagata dalla vittima?
Mettiamo in fila i numeri, perché le cifre urlano più forte di qualsiasi editoriale. Un operaio che cade da un'impalcatura e muore sul colpo lascia alla vedova un assegno INAIL di 12.342 euro una tantum e una rendita che non basterà mai a pagare l'affitto.
Un cittadino assassinato per strada garantisce ai familiari un indennizzo statale di 50.000 euro. Un rapinatore che muore mentre rapina a mano armata può fruttare ai parenti dieci, venti, quaranta volte tanto.
Il morto onesto vale un quarantesimo del morto delinquente. Non è un'opinione. È il tariffario della Repubblica.
E c’è a chi è andata peggio.
Andrea Furlan aveva vent'anni. Faceva il commesso in un supermercato di Padova. Un rapinatore gli ha sparato. Oggi è paralizzato. Per il risarcimento sta ancora combattendo nelle aule di tribunale.
A Pontetetto la cassiera di un supermercato, ferita durante una rapina con un colpo di lupara con 200 pallini, è stata condannata a 5.800 euro di spese legali perché "troppo aggressiva" col rapinatore.
Ma non è solo questione di soldi. È questione di faccia tosta elevata a sistema.
A Lucca un tizio ruba un Piaggio Beverly. Si schianta. Perde un piede. Fa causa al proprietario del motorino rubato: 430.000 euro perché il derubato "non aveva impedito il furto con sufficiente diligenza".
Ad Arsiero Ermes Mattielli, ottant'anni, spara nel buio ai ladri di rame che gli entrano nel deposito. Muore prima di finire di pagare i 135.000 euro di risarcimento. Gli immobili finiscono in eredità ai ladri.
A Firenze un uomo rientra a casa con la figlia piccola. Trova un estraneo nel suo appartamento. Lo mette fuori uso a pugni. Il ladro, quello che si era introdotto in casa di una famiglia, ottiene 1.500 euro di risarcimento. Per le lesioni.
A Bergamo un individuo scavalca un parapetto per svaligiare un'abitazione. Il dobermann lo morde. Il proprietario del cane viene convocato dalle autorità: il ladro ha sporto denuncia e pretende il risarcimento per il morso.
Non sono aneddoti. È il catalogo di una nazione che ha perso il senno.
In qualsiasi Paese normale, la richiesta di risarcimento di un rapinatore che perde la vita “in servizio” o di un ladro che si ferisce mentre ruba verrebbe cestinata all'istante. Carta straccia.
La faccia tosta del delinquente è solo metà del problema. L'altra metà è un sistema che quella faccia tosta la prende sul serio.
Qui no. Qui viene protocollata, assegnata a un giudice, discussa in udienza, controbattuta con perizie e testimonianze. Si celebrano processi. Si impegnano aule, cancellieri, magistrati. Si consumano anni.
C'è qualcosa di profondamente malato in un ordinamento che trasforma le vittime in colpevoli e i carnefici in creditori. Che impone a chi si difende di calcolare al millimetro la "proporzionalità" della reazione mentre ha una pistola puntata in faccia.
Che considera "eccessivo" reagire a un'aggressione, ma "legittimo" chiedere soldi a chi ti ha impedito di rubargli lo scooter.
Non si tratta di invocare il Far West. Si tratta di ristabilire un principio elementare: chi delinque si assume il rischio delle conseguenze.
Chi lavora onestamente merita tutela. Chi muore ammazzato vale più di chi muore ammazzando.
E il governo? Dopo i decreti sicurezza, dopo mesi di interventi su immigrazione e ordine pubblico, sul risarcimento ai delinquenti ha fatto un altro passo. Importante, ma comunque un passo corto.
Il consiglio dei ministri ha approvato un Disegno di legge che vieta il risarcimento civile a chi viene ferito mentre commette rapina, sequestro, violenza sessuale, furto in abitazione.
In parole semplici: si può essere condannati penalmente, ma senza risarcimento.
Sarebbe una svolta, se non fosse un ddl ordinario. Commissione, aula, Camera, Senato. Mesi di emendamenti, mediazioni, ostruzionismo. Beato chi ha un occhio per vedere il traguardo.
Ma il problema vero è nel perimetro, non nella procedura. Il Disegno di legge elenca i reati per cui il risarcimento è escluso: rapina, furto in abitazione, sequestro, violenza sessuale.
E il resto? Il furto semplice no. La truffa no. Lo scasso di un deposito di notte no. Ermes Mattielli, che sparò ai ladri di rame nel suo capannone, resterebbe fuori. Il catalogo protegge alcune vittime e ne abbandona altre.
Distingue, calibra, soppesa. Esattamente la logica che dovrebbe eliminare.
Serve invece una norma che dica una cosa sola e la dica senza margini di interpretazione: chi ruba o rapina non ha più diritti da far valere contro di te.
Non ne ha lui, non ne hanno i suoi figli, non ne hanno i suoi quindici parenti in fila alla cassa.
Senza proporzioni da calcolare col bilancino mentre hai un'arma puntata alla tempia. Senza il giudice che decide se la tua paura era "congrua" dopo aver riletto il fascicolo comodo nel suo ufficio.
Ha scelto il crimine, si prenda le conseguenze. Tutte.
Facendo una ricerca sulle componenti del quoziente intellettivo ho scoperto questa storia sconvolgente.
James Watson, il genio che ha scoperto la doppia elica del DNA e vinto il Nobel nel 1962, è stato sospeso come Chancellor del Cold Spring Harbor Laboratory il 19 ottobre 2007 per aver detto che le differenze medie di QI tra popolazioni (soprattutto tra africani ed europei) hanno una componente genetica.
Pochi giorni dopo fu costretto a dimettersi, e nel 2019 gli hanno revocato tutti i titoli onorari rimasti.
Tutto questo per difendere la menzogna woke che “siamo tutti biologicamente identici”.
La scienza è stata letteralmente stuprata dal politicamente corretto.
Watson aveva ragione, e loro lo sanno.
✍🏻 Roberto Riccardi
Elena di Troia non era nera e mai potrà esserlo. Qualcuno lo dica a quel somaro del regista Christopher Nolan, la cui Odissea uscirà il 17 luglio nelle sale di tutto il mondo, con Lupita Nyong’o nei panni di Elena e di sua sorella Clitennestra.
È l’ennesima invenzione farneticante del woke che ha impestato Hollywood e schiavizzato le case produttrici. Il woke è il moralismo dei mediocri travestito da giustizia sociale: una religione laica senza Dio, ma piena di peccati, eresie, scomuniche e tribunali.
Non cerca uguaglianza: pretende obbedienza linguistica, culturale e simbolica. Il suo metodo è semplice: riscrivere la storia, colpevolizzare l’Occidente, cancellare il merito, degradare l’identità europea a materiale intercambiabile e chiamare tutto questo “inclusione”.
Torniamo a Omero, visto che Nolan non lo ha mai letto e sui giornali la sinistra si affaticherà per inventare giustificazioni creative.
Non vi spaventate nel leggere, sarò breve con il greco antico, poi seguiranno degli esempi su altri film che vi lasceranno a bocca aperta.
Iliade, libro terzo, verso 121: “Iride venne come messaggera da Elena dalle bianche braccia.” Il termine è λευκωλένῳ, da λευκός, bianco, chiaro, e ὠλένη, braccio. Esiodo la chiama ξανθὴν Ἑλένην, Elena dai capelli dorati.
Nella lirica, la sorella Clitennestra riceve l’epiteto κυανῶπις, dagli occhi scuri, nero-bluastri, secondo un codice estetico greco ben riconoscibile. Occhi scuri e capelli chiari: un tipo mediterraneo specifico, che non ha nulla a che fare con l’Africa subsahariana.
Ma c’è un argomento che chiude il caso con la forza di un macigno. Nella tradizione troiana esiste Memnone, re degli Etiopi, figlio di Eos e Titono, che porta il suo esercito africano sotto le mura di Troia. L’universo epico greco conosce l’Africa. La sa distinguere.
Se Omero avesse voluto fare di Elena una figura africana, aveva gli strumenti lessicali, geografici e mitologici per farlo. Non l’ha fatto. Questo non si discute, si constata.
Elena è figlia di Zeus e di Leda, la moglie di Tindaro re di Sparta. Cresce nella casa spartana, sposa Menelao re di Sparta. È una figura del mito greco-spartano fino al midollo. Si può reinventarla, ma dal genere storico si passa al fantasy per ignoranti.
Non è la prima volta che qualcuno cambia le carte in tavola. È un programma.
Biancaneve, la principessa il cui nome significa “bianca come la neve”, è stata affidata da Disney a Rachel Zegler, di origini colombiane. La sceneggiatura ha riscritto l’origine del nome: non più la pelle candida dei Grimm, ma una tempesta di neve.
Il principe è stato definito dall’attrice uno stalker. Il bacio che spezza l’incantesimo è stato presentato come atto non consensuale su una donna in coma.
La soluzione: una canzone in cui Biancaneve chiede preventivamente di essere svegliata con un bacio, modulo di consenso in forma di duetto musicale.
I sette nani, l’unico ruolo che Hollywood offriva ad attori affetti da nanismo, sono stati cancellati e sostituiti con creature in CGI. Per proteggerli, li hanno eliminati. Risultato: 336 milioni di budget, 205 di incasso, 170 milioni di perdita. Uno dei più grandi disastri al botteghino del 2025.
Anna Bolena, regina d’Inghilterra, decapitata nel 1536, personaggio storico documentato in ogni ritratto dell’epoca, è stata interpretata dall’attrice nera Jodie Turner-Smith. Anche il fratello George è nero.
La famiglia Tudor, interamente africana. La produzione l’ha chiamato “identity-conscious casting”, definibile con le parole del ragionier Fantozzi: “Una stronzata pazzesca.”
Cleopatra, sovrana macedone-greca della dinastia tolemaica, è stata rappresentata come donna nera in un documentario Netflix. Non finzione: formato factual. La regista ha ammesso su Variety che il casting era “a political act.”
Il governo egiziano ha risposto ufficialmente: Cleopatra aveva “tratti ellenistici, pelle chiara.” L’archeologo Zahi Hawass ha definito il documentario “completely fake.” Gradimento del pubblico su Rotten Tomatoes: due per cento. Di tutti i faraoni della storia egizia, Hollywood ha scelto l’unica greca di nascita per farne una donna nera.
Bridgerton racconta un’aristocrazia multirazziale nella Londra della Reggenza, dove la schiavitù era ancora legale. The Gilded Age presenta un farmacista nero laureato con servitù nella New York del 1880, meno di vent’anni dopo la fine della schiavitù.
La Sirenetta danese diventa nera. Gli Elfi di Tolkien diventano neri. Un rapper interpreta un bardo omerico perché, parole di Nolan, “la poesia orale è analoga al rap.” Nessun attore greco nel cast. Zero, fatta salva qualche possibile comparsa.
E qui si apre la voragine del doppio standard. Scarlett Johansson fu costretta a rinunciare a un ruolo perché doveva interpretare un transgender senza esserlo. La stessa Johansson fu attaccata per Ghost in the Shell perché interpretava un personaggio giapponese.
Dunque: un’attrice bianca non può interpretare un giapponese né un transgender. Ma un’attrice nera può interpretare una regina spartana, una Tudor e una sovrana macedone. La rappresentatività è sacra, ma solo in una direzione.
Ogni cultura merita fedeltà, tranne quella europea. Quella si riscrive a piacimento e chi protesta è razzista.
I greci lo hanno capito. Su Greek City Times hanno scritto a Nolan: “Non siamo scomparsi dopo l’età del mito. Siamo ancora qui.” Il deputato Papanikolaou ha chiesto chi abbia concesso i permessi di ripresa in Grecia senza controllare il casting.
Ma il punto vero non è il casting. Il punto è cosa succede nella testa delle persone.
Nel 2013 la deputata grillina Tatiana Basilio vide su Facebook una docufiction americana, “Mermaids: The Body Found”, falso documentario con un finto scienziato.
Postò il video: “Prove schiaccianti, sei scienziati le hanno viste.” Una deputata della Repubblica che certifica l’esistenza delle sirene perché ha visto un filmato su internet.
È lo stesso meccanismo. Milioni di spettatori vedono un “documentario” Netflix e credono che Cleopatra fosse nera, al punto che il governo egiziano deve intervenire per ristabilire la verità.
Milioni di ragazzi vedranno Nolan e registreranno che Elena era nera. Nessuno di loro aprirà mai il terzo libro dell’Iliade. Nessuno cercherà un ritratto di Anna Bolena.
Non si tratta di doppio standard. Si tratta di riscrittura sistematica della memoria collettiva occidentale, condotta attraverso l’unico strumento che oggi ha più autorità dei libri di testo: lo schermo.
Chi controlla lo schermo controlla la storia. E chi controlla la storia controlla l’identità di un popolo.
Omero, quasi tremila anni fa, affidò la trasmissione dell’identità greca a un bardo cieco che cantava versi. Oggi Hollywood affida l’identità europea a un regista che non sa leggere quei versi.
La differenza è che il bardo cieco vedeva più lontano.
✍🏻 Nikolày L’vovič Tuzenbach
«Ma ci pensi, se avesse vinto l'ultradestra, alle elezioni, in che regime fascista sarebbe sprofondata l'Italia?».
«E no?».
«Meno male che la percentuale di votanti africani ha fatto la differenza e ci ha salvato. Se avessero votato solo gli italiani, a quest'ora l'Italia sarebbe a rischio democrazia».
«E già».
«Tuo figlio? Come sta?».
«È morto».
«Mi dispiace, come è successo?».
«Ha litigato con un uomo della tribù di Mutungo, al Pigneto, perché ha investito la sua scimmia, così l'hanno avvolto nei copertoni in mezzo alla strada e bruciato».
«E tu? Hai chiamato la polizia?».
«Sì, il commissario Uwugungu mi ha consigliato di andare a chiedere scusa a Mutungo e a consegnargli mia figlia, come risarcimento».
«Capisco. Dicevo, l'idea di un'Italia fascista mi spaventava proprio. E a te?».
«Anche a me. Adesso, passeggiare in centro è davvero un piacere, non c'è il pericolo di ronde o fasciorazzisti con i tricolori al vento».
«Mia moglie ne ha trovato uno in cantina, l'altro ieri. Credo risalisse ai mondiali di chissà quanti anni fa. Voleva tenerlo e non denunciarlo ai centri sociali».
«E tu?».
«L'ho bruciato, ma il pakistano che vive sul pianerottolo se n'è accorto e mi ha mandato la polizia religiosa».
«Ti hanno fatto la multa?».
«Trentaquattro euro, e hanno lapidato mia moglie».
«È morta?».
«Sì».
«Vabbè, l'importante che ora il pakistano si sia tranquillizzato, non credi?».
«Certo. Tu, invece, vivi con tua figlia, ora?».
«No, si è suicidata tre giorni fa. Non ha retto allo stupro di gruppo della tribù di Mutungo».
«Mi dispiace, almeno ti hanno ridato il corpo?».
«Alcuni pezzi, quelli che non hanno mangiato».
«Mia moglie, invece, a lapidazione terminata, l'hanno divorata i cani».
«Ci sono ancora cani, a Roma?».
«Qualcuno».
«Vabbè, io sono arrivato, ti saluto».
«Abiti qui, ora?».
«Sì, lì in terra. Casa se l'è presa uno stregone hadzabe di Corso Trieste, ha detto che il Dio Semaforo, dai tre occhi lampeggianti, gliela aveva promessa e il magistrato gli ha dato ragione».
«Ah, io per fortuna sono ateo. Senti, ti cedo metà del mio tonno, se mi fai un poco di spazio sul tuo cartone».
«Va bene, ma per mangiarlo aspettiamo il buio. L'altra sera hanno fatto fuori un tizio per rubargli una fetta di cocomero».
«Allora è vero che vanno pazzi per il cocomero».
«Sì, e anche per il pollo fritto».
«Ah, per quello non c'è pericolo, il pollo non mi è mai piaciuto».
#Thread.
Non guardate solo la partita.
- di Anton Rosanov
Ci avevano giurato che erano olandesi, francesi, italiani... È bastato un pallone per scoprire la verità.
Amici, vi ricordate quando ci dicevano che basta nascere in Italia per essere italiani?
Che la cittadinanza è➡️
Video completo di Birmingham
Un’agente placca e arresta il ragazzo vittima dell’aggressione mentre l’altra agente lascia andare gli aggressori.
Non ascoltano nemmeno il testimone e trattano la vittima come un criminale.
Quanto vale la vita di Federica Coviello, morta dopo due settimane di agonia?
18 anni di reclusione
Dopo una discussione con la titolare del bar, il 42enne tunisino Ben Chraiet era salito a bordo dell’auto, indirizzandola ad alta velocità contro il dehor del locale e travolgendo i clienti seduti.
Il rito abbreviato per i delitti gravi deve essere abolito.