Le Conseil constitutionnel vient de prendre une décision. Au-delà des commentaires et avis que peuvent susciter les motivations retenues, une seule chose reste : CETTE DÉCISION S’IMPOSE À TOUS !
Dont acte !
Ce cycle nous rappelle qu’en démocratie, lorsque les institutions jouent leur rôle, chacune dans son périmètre d’action, aucune crise ne peut survenir.
Aujourd’hui, je veux donc assurer au peuple sénégalais que l’Assemblée nationale continuera à exercer pleinement la mission qui lui a été confiée : des lois seront votées ou rejetées pour honorer les engagements pris envers ce vaillant et digne peuple.
Vive le Sénégal !
🚨Explosif! Intégralité de l’intervention d’Ousmane Sonko ce soir (en français). Le linge sale se lave en public. J’avais dit ooo! Et ce n’est pas terminé: l’ère de la cohabitation dur a commencé!
🇸🇳 L’État sénégalais affirme sa souveraineté
Au #Sénégal, le gouvernement officialise le retrait de Kosmos Energy de l'un des blocs gaziers les plus importants du pays. Avec le départ de la compagnie américaine, l’État sénégalais fait le choix de la nationalisation.
Ho appena visto un filmato con festeggiamenti in una città italiana di alcuni giovani - una ventina -, figli di esuli iraniani, che gioiscono perché, parole testuali:
"E' morto Khamenei, la dittatura è finita".
Ora, premesso che quando si è giovani dire e credere scemenze rientra tra i diritti umani, è difficile immaginare una maggiore lontananza dalla realtà.
Sorvoliamo sui dettagli volgarmente etici, come il fatto che state festeggiando perché una potenza nucleare ha appena assassinato l'equivalente sciita del papa.
Sono banalità, mi rendo conto, e aver sdoganato l'assassinio politico come forma di civiltà oramai non fa più notizia (ricordo però sommessamente che il senso delle norme morali sta nella loro universalità, nella loro implicita reciprocità: ergo quando legittimi un assassinio politico laggiù, legittimi ogni assassinio politico, anche quando lo scenario sarà casa tua.)
Ma passiamo oltre.
Ciò che mi colpisce è la sequenza di insensatezze, che messe in fila rasentano uno stato allucinatorio.
Primo, il regime iraniano può legittimamente non piacere, tuttavia NON è una dittatura ma una complessa struttura istituzionale, con meccanismi di sostituzione per elezione o cooptazione delle proprie classi dirigenti. Dunque letture che immaginano che la decapitazione del vertice implichi la caduta del sistema (come se valesse il Fuhrerprinzip) sono prive di senso.
Secondo, in Iran (e nel resto del mondo sciita) il seguito personale di Ali Khamenei era enorme. Per vederlo basta guardare alle odierne manifestazioni di piazza in Iran e al fatto che dall'Iraq al Pakistan, le varie comunità sciite stanno mettendo a ferro e fuoco le ambasciate americane. Che un seguito del genere, rivolto ad un leader religioso, possa essere cancellato con un assassinio politico è qualcosa che può funzionare solo in un videogioco. Qualunque cosa succederà, quali che siano gli esiti del conflitto in corso, quel seguito popolare per un martire rimarrà cristallizzato e consolidato nella popolazione. Quand'anche domani scendesse a Teheran l'erede dello Scià a governare, con una robusta guardia di pretoriani americani, egli si troverà a governare quel popolo. E questo significa che un'operazione del genere nasce morta, potendo al massimo produrre una guerra civile perenne.
Ergo, ciò che quei fanciulli stanno festeggiando è nell'ordine:
l'assassinio politico di un capo di stato,
la sua sostituzione con qualcuno che si sentirà in dovere di vendicarlo,
il consolidamento all'interno di gran parte della popolazione iraniana di un odio duraturo verso i "liberatori".
Il migliore degli esiti possibili di questa dinamica, in un'ottica antiregime, è la distruzione della Repubblica Islamica e la sua sostituzione con un Iraq (o Libia) 2.0, uno stato fantoccio con una perenne guerra civile serpeggiante in corso.
Che questo esito sia perfettamente desiderabile per americani e israeliani è chiaro. Ma che questo possa essere festeggiato da qualcuno che pensa di parlare a nome del popolo iraniano, per il bene del popolo iraniano, per la libertà del popolo iraniano, questo lascia davvero esterrefatti.
Siccome questi ragazzi studiano nelle nostre università, l'impressione è che essi siano un sintomo della nostra catastrofe culturale, della nostra incapacità di analizzare la realtà, preferendo invece sostituirla con scorciatoie moraleggianti, dove anche la morale, tuttavia, è rimpiazzata da spot e jingle pubblicitari.
Andrea Zhok
Gouvernement de Sonko : quand les faits financiers ridiculisent les prophètes du crash
Pendant des mois, certains commentateurs ou chroniqueurs, nos désormais célèbres kulunas de la finance avaient vendu le même scénario catastrophe : le Sénégal serait persona non grata auprès des bailleurs, exclu des circuits de l’OCDE, condamné à regarder passer les financements internationaux comme un voyageur sans billet.
Ils ont parlé. Beaucoup parlé. Trop parlé.
La réalité, elle, vient de répondre avec la discrétion froide des chiffres.
Selon des informations publiées par Confidentiel Afrique, l’État du Sénégal a sécurisé des financements extérieurs majeurs pour 2026. Mieux encore : la Norvège, membre respecté de l’OCDE, s’engage sur des financements climatiques pouvant atteindre 740 millions de dollars. Difficile de faire plus clair pour ceux qui annonçaient la mise au ban financière du pays.
Dans le même mouvement, un accord de 630 millions d’euros a été bouclé avec l’ITFC (groupe Banque islamique de développement) dans le cadre d’un programme quinquennal de 2 milliards d’euros. Pendant que certains rédigeaient l’oraison funèbre de l’économie sénégalaise, les équipes économiques, elles, signaient.
Faut-il pour autant crier victoire prématurément ? Non.
Les besoins de financement restent massifs, environ 6 000 milliards FCFA par an, et la gestion de la dette demeure un exercice d’équilibriste. Le défi est réel, sérieux, et exige une discipline budgétaire constante.
Mais entre vigilance lucide et prophéties de faillite, il y a une différence que le débat public gagnerait à respecter.
La vérité, aujourd’hui, est simple : le Sénégal continue de mobiliser des ressources extérieures, les partenaires multilatéraux restent engagés, un partenariat climatique bilatéral concret avec un pays de l’OCDE est en marche, la stratégie de diversification des financements se poursuit
Ce qui veut dire qu'en économie, les faits finissent toujours par rattraper le bruit.
À force d’annoncer l’apocalypse financière à chaque tension de trésorerie, certains analystes risquent surtout de perdre leur crédibilité, actif pourtant non renouvelable sur les marchés de l’opinion.
Le Sénégal, lui, n’est ni sauvé ni condamné. Il travaille. Et, visiblement, il signe.
Malick BA
- Ciao zio, cosa guardi?
- Fantozzi.
- Cos'è Fantozzi?
- Sei serio?
- Sì.
- Una della più grandi commedie della storia della... vabbè, seduto.
- Ma...
- Seduto. Subito.
...
- Allora? Ti è piaciuto?
- Ma è bellissimo!
- Te l'avevo detto. È un grande affresco spietato che cattura la...
- È una storia così ottimista.
- Prego?
- Ma sì, zio. È un film dolcissimo. Pure un po' stucchevole certe volte eh, ma capisco che possa affascinare.
- Come affascinare?
- Pieno di speranza...
- Ma che cazzo stai dicendo? Ma è la storia tragicomica per eccellenza.
- Fantozzi ha il posto fisso.
- Eh?
- Dico, Fantozzi ha il posto fisso.
- Beh, sì. Ma l'hai visto, fa un lavoro grottesco, alienante...
- Pure te.
- Però in un'azienda impersonale che lo sfrutta biecamente.
- Pure te. Con la differenza che Fantozzi avrà la terza media. Tu hai laurea e master.
- Sì, va be', ma la mia è una grande famiglia.
- Quanto pigli di stipendio?
- Io...
- Quanto piglia Fantozzi?
- Beh, così su due piedi... calcolando la lira... l'inflazione... piglierà duemilacinquecento euro al mese.
- Anche tremila.
- Forse...
- E poi la macchina, quell'appartamento. Saranno cento, centoventi metri quadri in un palazzo storico in centro. Paga l'affitto, Fantozzi?
- Non mi risulta.
- Quindi è di proprietà. E la Pina non lavora?
- No.
- Quindi con uno stipendio mantiene tutta la famiglia?
- Sì.
- Fantozzi va in pensione?
- È il titolo del sesto film.
- E tu?
- ...
- Zio, stai piangendo?
- Ma non è questo il punto, Paolo Villaggio ha inventato una maschera che...
- Poi è pieno di hobby. Gioca a tennis con gli amici, a biliardo, è stato azzurro di sci, va in campeggio, tu da quant'è che non vai in campeggio?
- Non ho mai tempo.
- E poi fa le ferie.
- Sì, ma con la nuvola...
- Sì, ma intanto lui le fa. Sono sicuro che almeno 3 settimane le fa. Forse un mese. E Fantozzi non lo licenziano mica. Anche se fa cazzate. Non gli chiedono performance, non gli fanno firmare patti tombali, contratti capestro. Non lo rinnovano di anno in anno in un eterno precariato. Non va in burnout, timbra il cartellino e va a casa dalla famiglia.
- Vabbè, ma è una famiglia grottesca.
- Ma è una famiglia. Tu ce l'hai una famiglia?
- Ho una pianta di basilico.
- Zio, perché ti tormenti con questi film su un benessere irraggiungibile. Poi ci credo che sei stressato.
- Non hai capito niente. Fantozzi è una spietata critica sociale a... a...
- A?
- Non lo so.
- Zio?
- Sì?
- Tu credi che un giorno riusciremo a essere di nuovo come Fantozzi?
- Speriamo.
Dalla pagina "Non è successo niente".
La presse internationale a interpellé le
Premier Ministre sur la situation de la dette et sur la question de sa restructuration. Ousmane SONKO est resté ferme sur sa position. Nous l'écoutons
🇸🇳CAN Maroc 2025 : arrivée des Lions à Tanger
À la descente de l’avion, les Lions ont été accueillis par une ambiance électrique et une marée de supporters. Sourires, détermination et concentration : les premières réactions des joueurs témoignent d’un groupe prêt à relever le défi continental.
Le legs de la révolution sénégalaise est en jeu.
Il ne s'agit pas seulement de la lutte contre l'impunité. Il ne s'agit pas seulement du respect des promesses pour lesquelles tant se sont sacrifiés, du Franc CFA à la reconfiguration des relations avec l'hexagone en passant par une reconquête plus générale de la souveraineté d'un peuple trop longtemps sacrifié.
Il s'agit du destin d'un peuple et de sa jeunesse qui a donné au monde une leçon.
Le pouvoir sénégalais a une responsabilité historique, et tous ceux qui en de telles circonstances parlent de 2029 insultent les héros d'une lutte qui les a consacrés.
Une administration demeure. Sa tutelle semble paralysée, effrayée à l'idée de la défier.
Les mêmes ambassadeurs, les mêmes magistrats, les mêmes économistes et administrateurs sont au pouvoir, accompagnés seulement de quelques militants, placés ici ou là à des postes où ils se trouvent avec des marges de manoeuvre radicalement limitées.
Des secrétaires généraux de l'ancien monde dictent encore leur loi, freinent, éteignent, organisent des déplacements pitoyables, clament l'impossibilité de changer le monde.
Alors, comment ne pas s'indigner, lorsqu'après l'avoir promue et nommée, on cherche à offrir sur un plateau à une représentante de l'ancien monde, de cette classe politique avariée, le fruit de tant de sacrifices, de luttes si héroïques, d'engagements si déterminés ?
Quand, dans six mois, des milliers de sénégalais périront une nouvelle fois en haute-mer, ces mêmes êtres détourneront le regard comme ils l'ont toujours fait, et s'indifféreront de cela, trop heureux du confort qu'ils auront, une nouvelle fois, arraché au sang, à la sueur et aux poumons engorgés d'eau d'un peuple sacrifié.
Quand, plus tard encore, à l'Est, des groupes armées commenceront à grignoter un territoire qui semblait invulnérable, parce que rien n'aura été fait pour reconfigurer la sécurité régionale, parce qu'aucune pensée stratégique n'aura été élaborée pour sortir des schémas coloniaux qui auront soixante dix ans durant dominé, ils continueront d'accuser ceux qui hier gouvernaient.
Quand, dans le cadre d'une lutte de pouvoir fratricide, la tentation sera donnée au détenteur de la magistrature suprême d'activer les leviers qui hier tiraient sur les siens, pour demeurer, alors plus rien ne pourra être fait pour l'éviter.
Et nulle intervention ne permettra plus d'éviter qu'à nouveau le sang versé.
Je préviens solennellement d'une trahison que tout semble annoncer.
Il n'y aura pas d'excuses. Pas de télénovéla politique pour le faire admettre, pour faire oublier.
Le traumatisme est trop durable, et trop ancré.
Le Sénégal doit s'armer pour rompre avec une spirale corruptive qui cherche à le couler. Il doit opposer au FMI de nouvelles forces, il doit envoyer des émissaires dans chacun des États des BRICS, une fois, deux fois, cent fois, pour leur dire l'importance de l'aider à se transformer, à financer d'immenses plans d'industrialisation et de formation universitaire. Il doit réinaugurer des politiques de coopération bilatérale qui en fassent l'ami des peuples et la Mecque des hommes dignes et libres, loin des réseaux affairistes et des hommes en costume cravate qui n'ont qu'une ambition: le piller.
Il doit se positionner comme il ne l'a jamais fait en un an et demi sur la Palestine, à l'ONU, au sein des nouvelles institutions internationales, harceler ses camarades endormis et donner à sa gloire et ses talents, son immense puissance en jachère, une dimension qu'aucun de ses dirigeants n'a jamais recherchée.
Un des peuples les plus fiers et dignes du monde, qui a donné à l'humanité toute entière une leçon de courage, ne peut laisser de cette façon son legs être pillé.
Comment cela se fait-il que les escrocs de Dakarnave soient encore en place, quand on sait le mal qu'ils ont fait ? Que Xavier Niel, Orange, continuent de dominer ? Que la fondation Bill Gates ait approfondi sa pénétration d'un pays qu'elle considère, comme les colons d'autre fois, comme une terre à civiliser ?
Comment comprendre que ceux qui hier tuaient soient encore, non seulement en liberté, mais aussi sur les milliards que la violence et la compromission leurs ont donné ?
Comment comprendre que la souveraineté monétaire promise ait été sacrifiée, abandonnée, sans qu'un mot ne soit prononcé ? Qu'il ait fallu attendre que le Tchad et la Côte d'Ivoire prennent leurs dispositions en termes de souveraineté de défense pour que des pas soient faits à ce niveau là ?
Comment cela se fait que les Atepa continuent de grenouiller autour du gouvernement et signent les plans de transformation Sénégal 2050, tandis que leurs proches aux affaires étrangères continuent d'organiser des déplacements du Président qui l'amènent à être reçus dans des arrières salles du quai d'Orsay, où je faisais mes siestes à 22 ans, reçu par un simple directeur d'administration, après que Macron ait fait les photographies qui lui permettaient de montrer que rien n'avait changé ?
Comment ne pas souffrir, dans nos cœurs à tous, face au spectacle ainsi donné ?
Et comment expliqué ce spectacle pitoyable de l'impunité, dans laquelle tiennent tant de familles, taiseus par dignité, encolérées à l'idée d'avoir perdu leurs plus proches, tandis que ceux qui les ont volés continuent d'être protégés et décorés ?
Comment expliquer, dans ce marasme, que les autorités bloquent à dessein, deux ans après, une commission rogatoire espagnole sur l'enlèvement de l'un des leurs, parce que je me considère comme tel, dans le seul objectif de la vérité, de déterminer qui à ce moment là a trahi le peuple, sa volonté, ses lois, au profit d'on ne sait quel arrangement avec l'Elysée ?
Comment croire, sans se sentir trahi, sans excès de naïveté, que l'ont ait pris le rsique de mourir noyé pour qu'ensuite rien n'en soit fait ?
Ce n'est pas une question de personnes. Mais de responsabilité.
Quand ce grand homme qu'est Ousmane SONKO, et lui-seul, fait gagner au premier tour d'une élection, sans à peine de campagne électorale, en raflant plus 50% des suffrages, à son parti, et que des mois plus tard, seul et sans appuis autres, la quasi totalité des sièges de l'assemblée nationale lui reviennent, il n'y a pas de formalité institutionnelle qui tienne.
Aucune peccadille, aucun paravent qui ne puissent être invoqués. Cet homme qui a battu un système et l'a forcé à plier est le seul dirigeant légitime de ce pays, délégataire d'une souveraineté que lui a offert le peuple, et il en porte la pleine responsabilité.
Et rien, au sein de ce système et de cet ancien monde, ne saurait lui être opposé.
Le président de la République a été élu sur la base d'un slogan qui en faisait le délégataire de cette souveraineté. De cet homme.
Sur leur identité.
Il l'a été du fait des compromissions que l'ancien monde a tenté d'imposer au nouveau, dans l'espoir de pouvoir partir en paix.
De celles-ci, seuls sont redevables ceux qui l'ont quitté. Et non seuls qui, portés par le peuple, ont réussi à s'imposer.
Il faut désormais faire table rase. Aucun lien, aucun fil, aucun engagement passé, réel ou fantasmé, ne justifieraient une quelconque compromission avec un monde qui nous a voulus tuer.
Qui a failli sombrer dans les entrailles de la terre un homme, Ousmane Sonko, en atteignant à sa dignité et son intégrité.
A tous ceux qui prétendent qu'il y aurait, au titre de formalités institutionnelles, un quelconque empêchement à ce que le seul représentant légitime de ce peuple exerce le pouvoir, c'est l'homme de droit, souverain en sa parole, qui vous répond:
Que ceux qui font obstacle à la souveraineté du peuple, et penseraient qu'un quelconque texte le justifierait, se soumettent ou se démettent.
Et s'ils s'y refusent, qu'une réforme constitutionnelle soit alors proposée, à son peuple et à ses représentants, pour que celui-ci puisse trancher les conflits de légitimité qui seraient imposés.
Que l'on voit alors le résultat, et qui, de facto, détient le pouvoir et sa légitimité.
Les hommes et les institutions ne sont que des instruments au service d'une volonté.
Au service d'un peuple qui s'est battu et à accepté de pleurer des larmes de sang pour s'imposer à leur dévoiement, et sortir de la spirale dans laquelle le plongeaient ses dirigeants.
Que tremblent ceux qui prétendraient, face à cette évidence se lever.
Il n'y aura pas d'excuses, face à l'Histoire, et personne ne se sacrifiera une nouvelle fois.
Le 8 novembre, Ousmane SONKO a montré qui il était.
Il a montré ce qu'il était.
La voix du peuple. La voix d'un peuple.
D'un peuple qui a assez fait pour que personne ne puisse prétendre qu'il serait légitime à le diriger sans le respecter ni l'écouter.
Pensées à tous ceux qui, dans le courage et l'impatience, ont tout donné et continueront de tout donner pour s'assure que prime la beauté d'un monde que tant espèrent sabordé et approprié, et soumis à des intérêts privés.
Que vivent ces hommes libres, et que de leur sang naissent de prospères contrées.
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LA PACE IMMAGINARIA
Pensate di assistere ad una meravigliosa festa di matrimonio. Ci sono ospiti venuti da ogni parte d’Italia. Ci sono i parenti, gli amici, gli zii, i cugini, i vecchi compagni di scuola, i colleghi di lavoro… Insomma ci sono veramente tutti, ma mancano loro: mancano gli sposi.
Questo è, mutatis mutandis, quello che è accaduto ieri a Sharm el-Sheikh. C’erano tutti, per la firma dell’accordo “di portata storica”. C’erano gli Stati Uniti, l’Egitto, la Turchia, l’Arabia Saudita, la Giordania e il Qatar. C’erano Macron, la Meloni, Keir Starmer, Friedrich Merz e Pedro Sanchez. C’erano il Pakistan, l’Indonesia, l’India, e persino il Canada.
Mancavano solo loro due: Israele, e Hamas.
Ora qualcuno mi deve spiegare perché questa monumentale anomalia sia stata passata in secondo piano da tutti i telegiornali e talk show, come se fosse solo una nota di colore e niente di più. “Ah, a proposito, Hamas e Israele non c’erano, ma non importa, è stato comunque bellissimo lo stesso”.
Sembra evidente che la voglia di celebrare tutti i costi questo “trattato di pace” abbia fatto dimenticare a tutti chi sono i personaggi coinvolti: da una parte una organizzazione paramilitare che, per quanto possa essere stata infiltrata nei suoi vertici, resta comunque, alla base, una accozzaglia di guerriglieri incattiviti che non hanno più niente da perdere; e dall’altra un leader criminale e sanguinario, Benjamin Netanyahu, che ha puntato tutto sullo stato di guerra perenne contro i palestinesi, pur di non dover affrontare la giustizia civile che lo attende. E che ha, soprattutto, venduto l’anima alla destra messianica, la quale ben difficilmente gli permetterà di ritirarsi prima del previsto dalla partita in corso.
Non si comprende quindi su che cosa possa basarsi l’ottimismo ostentato ieri a Sharm el-Sheikh da praticamente tutti i leader del mondo. Davvero c’è qualcuno convinto che, una volta riportati a casa tutti gli ostaggi, Netanyahu intenda rispettare i famosi 19 punti dell’accordo di Donald Trump? Davvero c’è qualcuno che crede – come dice il punto 3 - che “le linee di battaglia rimarranno congelate fino a quando non saranno soddisfatte le condizioni per il ritiro completo e graduale?”
Davvero c’è qualcuno che crede – come dice il punto 6 - che “una volta restituiti tutti gli ostaggi, i membri di Hamas che si impegnano a una coesistenza pacifica smantelleranno le proprie armi?”
Davvero c’è qualcuno che crede - come dice il punto 9 - che “un organismo composto da palestinesi qualificati ed esperti internazionali definirà il quadro e gestirà i finanziamenti per la riqualificazione di Gaza, fino a quando l'Autorità Nazionale Palestinese non avrà completato il suo programma di riforme?”
Ma soprattutto, c’è qualcuno che crede davvero - come dice il punto 19 - che “con l'avanzare dello sviluppo di Gaza e la fedele attuazione del programma di riforma dell'Autorità Nazionale Palestinese, verranno a crearsi le condizioni per un percorso credibile verso l'autodeterminazione e la sovranità palestinese?”
E, a parte i 19 punti, c’è qualcuno che crede che Israele non approfitterà di questa pausa per calcare la mano in Cisgiordania e accelerare al massimo l’insediamento delle nuove colonie, per rendere sempre più impraticabile la tanto temuta “soluzione a due stati”?
Ecco, se c’è qualcuno che crede in tutto questo, portatelo rapidamente in parrocchia e fatelo benedire, perché costui non ha capito niente di come gira il mondo.
Se invece, come è molto più probabile, nessuno crede veramente che l’accordo di pace sia tale, allora vuol semplicemente dire che siamo di fronte alla più maestosa sceneggiata di ipocrisia collettiva che sia mai stata messa in scena a livello globale.
Ma in nessuno dei due casi mi si venga a raccontare che ieri è stato raggiunto “un accordo che mette finalmente fine ad un problema millenario”.
Come diceva Totò?
Massimo Mazzucco
Quello che sta accadendo in Africa (in particolare in Burkina Faso) è incredibile. E ovviamente in Europa non se ne parla. Leggete qui 👉 https://t.co/6UZ9hiCquo e iscrivetevi al mio canale Subsatck
@ale_dibattista In tante parti dell'Africa stanno cambiando molte cose ed è un momento di grandi opportunità!Per pescare insieme e non più portare il pesce, e pure poco 😬
L'Africa non ha bisogno di aiuto !!
È lei che salverà chi saprà guardare a SUD nel modo giusto!
#vadoinafrica#senegal