In Italia esiste una cultura politica liberale in Italia e merita una rappresentanza, come scritto questa mattina sul profilo FB del @pld_Brescia ho aderito al @Partito_Libdem per provare a costruirla in prima persona. Vi invito a leggere questa riflessione di Luigi
La mia riflessione di ieri su Il Foglio.
Là dove non poté Draghi ( = riorganizzare le offerte politiche sulla base dell’identità e non del passato) forse potrà Vannacci.
Esiste un modo infatti per non farsi sfruttare dal Generale: sfruttarlo noi.
Nei giorni scorsi il Direttore de Il Tempo @Capezzone aveva indicato tre priorità per fine legislatura: tasse, immigrazione e sicurezza.
Noi del @Partito_Libdem abbiamo proposte chiare su tutti e tre i temi, ma non come interventi spot: come misure strutturali su cui chiederemo il consenso.
Gliele ho esposte in questa lettera pubblicata oggi: perché far politica non significa iper-tatticismo, ma proporre soluzioni concrete ai problemi dei cittadini.
La costruzione di un “campo serio” (liberale e europeista) per le elezioni politiche non dipende da circostanze esterne.
Ma dalle nostre azioni.
Secondo noi del @Partito_Libdem sono queste qui, in due minuti.
Scuola dell’infanzia obbligatoria dai 3 ai 6 anni con opzione bilinguismo.
Scuola primaria dai 6 agli 11 anni con tempo pieno e 3 materie insegnate in lingua inglese.
Scuola secondaria dagli 11 ai 18 anni (tre anni comuni, un anno di orientamento, tre anni specifici).
Così si esce dalla scuola un anno prima, come negli altri paesi.
2/n
L’EMBLEMA DEL FALLIMENTO DEL PNRR: IL CASO ROSCO
No, non si tratta di un nuovo tardivo episodio della celebre saga di Clint Eastwood (“Ispettore Callaghan, il caso Rosco è tuo”).
È invece l’esempio più chiaro di come il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sia silenziosamente fallito, per quella che era la sua missione fondamentale: non distribuire soldi a pioggia, ma risolvere chirurgicamente i problemi strutturali che da decenni impedivano all’economia italiana di crescere (“ripresa”) e di reagire dinamicamente agli shock (“resilienza”).
ROSCO sta per Rolling Stock Company, una società pubblica che si sarebbe dovuta costituire.
“Ma come, voi del @Partito_Libdem siete impazziti? Fate la battaglia contro l’avanzamento dello Stato in economia, e ora recriminate che non si sia fatta una ennesima società pubblica ?!”.
In realtà, si sarebbe trattato di un perfetto esempio di come il ruolo del pubblico avrebbe potuto nel tempo diminuire la propria stessa presenza e aumentare la concorrenza.
Parliamo del settore più debole delle nostre ferrovie: i treni Intercity e regionali, quelli più importanti per i cittadini (pensiamo ai pendolari) e quelli in cui il servizio è peggiore, perché affidato senza gara a quelle che spesso sono società pubbliche che somigliano più a carrozzoni pachidermici che non ad aziende che servono gli interessi dei cittadini.
In questo settore era spesso difficile fare semplicemente gare, perché c’erano fortissime barriere all’entrata: un nuovo operatore infatti avrebbe già dovuto possedere il “materiale rotabile” (cioè i treni).
Allora l’idea era semplice: creare una società che acquistasse i treni (da qui lo stanziamento del Pnrr di 1,2 miliardi di euro) per poi affittarli tramite gare pubbliche all’operatore privato più efficiente.
In questo modo si sarebbero abbattuti i costi di ingresso e finalmente un servizio così importante per la quotidianità di tanti italiani avrebbe potuto migliorare.
Ma nell’ultima revisione del Pnrr, l’anno scorso, questo progetto è stato stralciato: troppi forti le resistenze (nazionali e locali) da parte delle società pubbliche che ogg gestiscono il servizio.
E le risorse che la Ue ci aveva dato (1,2 miliardi)?
Il governo sta affannosamente cercando di non perderle, cercando di convincere Bruxelles a farcele usare per altri scopi.
Se siete arrivati fin qui forse avete capito perché noi del @Partito_Libdem diciamo che il Pnrr è stata un’occasione persa.
In questi giorni politici e uomini di affari si affannano a spiegare che un centro liberale può trovare collocazione solo a fianco del blocco fondante del Campo Largo (Avs, M5S e Pd Schleiniano).
Proviamo per un istante ad uscire dalla logica del Tetris ( = incastrare pezzi su pezzi cercando di riempire i buchi) e andiamo al cuore della sostanza di cosa significa far politica.
Il centro liberale considera il Jobs Act la riforma più importante fatta sul mercato del lavoro. Il Campo Largo ha promosso un referendum per abolirlo. Sul lavoro che mediazione si trova?
Il centro liberale vuole ridurre la spesa pubblica e abbassare le tasse al ceto medio. Il Campo Largo vuole aumentare la spesa pubblica e parla di patrimoniale 4 volte a settimana. Sul fisco che mediazione si trova?
Il centro liberale vuole promuovere liberalizzazioni, concorrenza e limitare gli affidamenti in-house. Il Campo Largo considera la concorrenza il braccio armato dell’austerità.
Il centro liberale vuole continuare a mandare aiuti militari all’Ucraina, gran parte del Campo Largo no. Che mediazione si trova (si mandano le armi ma senza munizioni)?
Il centro liberale ha votato sì al referendum sulla separazione delle carriere, il Campo Largo ha promosso i comitati per il no. Sulla giustizia che mediazione si trova?
Il centro liberale è per tornare al nucleare, il Campo Largo no. Sull’energia che mediazione si trova (facciamo le centrali ma le lasciamo spente)?
Il centro liberale vuole riformare la scuola liberalizzando le assunzioni e introducendo carriere meritocratiche con stipendi differenziati. Il Campo Largo, se ci provi anche solo a nominare questi concetti, ti denuncia alla Procura della Repubblica. Sulla scuola che mediazione si trova?
Il centro liberale vuole riformare il sistema contrattuale favorendo la contrattazione decentrata. Il Campo Largo assolutamente no e vuole solo il salario minimo. Sulle relazioni industriali che mediazione si trova?
Potrei continuare ma penso sia sufficiente. E, intendiamoci, al momento ragionamento analogo può essere fatto per il centrodestra salvinian-vannacciano.
A noi del @Partito_Libdem, pur avendo più o meno gli stessi sondaggi, non fanno 5 interviste e 6 ospitate tv a settimana (certo poi qualcuno dovrebbe chiedersi come mai, nonostante questo divario di visibilità, i sondaggi sono più o meno gli stessi nostri).
Eppure non vi nascondo che vorrei che qualche giornalista facesse questa domanda, in una di queste numerosissime occasioni: “ma su tutte queste tematiche - che alla fine per gli italiani sono l’unica cosa che conta - in concreto al primo consiglio dei ministri cosa farete?”.
La politica non è Tetris, ma è trovare il modo più onesto e intelligente di far succedere le cose per migliorare la vita delle persone, seguendo quello che ritieni giusto.
Una volta, tanto tempo fa, un attuale uomo d’affari me l’insegno’.
Le nostre proposte sul fisco, per far ripartire questo Paese serve spendere meglio, detassare ceto medio e imprese, per creare le condizioni perché chi lavora possa guadagnare di più e avere maggiori opportunità e servizi, in un sistema di libero mercato
Ieri la presidente Meloni ha definito quello che il governo ha fatto in questi 4 anni sul fisco “la riforma che il paese attendeva da 50 anni”.
Noi - eravamo ancora Terzo Polo - a inizio legislatura gli avevamo anche dato fiducia: avevamo votato a favore della legge delega, che dava al governo la ampia possibilità di riformare strutturalmente un fisco vecchio, ingiusto e pesante.
Ma il governo si è limitato a interventi assolutamente marginali. Molti di buon senso eh. Ma assolutamente irrilevanti.
E allora ci pensiamo noi del Partito Liberaldemocratico a proporre le linee guida fondamentali di una riforma fiscale che renda il nostro sistema SEMPLICE, LEGGERO e GIUSTO.
Vi va di guardarle con noi?
Continua il lavoro per costruire un Centro, con proposte serie e che non sia accodato a l’una o l’altra estremità, ma incida realmente sull’equilibrare la politica di questo Paese
Bravo @marattin tanti haters, ma anche tante proposte concrete e i risultati si vedono
Si è detto che l’informativa della Meloni di ieri in Parlamento è stata l’inizio della campagna elettorale.
Benissimo. Noi la campagna elettorale la faremo così: con delle proposte chiare.
C’è una domanda politica che in Italia esiste da tempo:
quella di chi non vuole scegliere tra due populismi.
Negli anni passati, però, l’offerta di centro è stata un fallimento:
troppi piccoli partiti, troppo ego, zero progetto.
Noi vogliamo fare l’opposto.
Costruire qualcosa di serio, coerente e utile.
Per questo nei prossimi mesi “tireremo la rete”.
Per capire se questa domanda può finalmente avere una risposta.
#PLD #Liberaldemocratici #Centro #RespiraLibertà
Il Jobs Act è stato l’ultimo grande intervento sul lavoro che ha funzionato davvero.
Non a caso oggi viene rinnegato da chi lo ha fatto.
Il problema, però, non è più l’occupazione.
Sono gli stipendi e la qualità della vita.
Serve un Jobs Act 2:
più salari, più contrattazione decentrata, più libertà per imprese e lavoratori.
Meno slogan, più riforme che incidono davvero.
#PLD #Liberaldemocratici #Lavoro #JobsAct #RespiraLibertà
C’è chi urla.
C’è chi promette.
E poi c’è chi costruisce.
Noi stiamo da questa parte.
Respira libertà.
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Uno Stato che faccia (molte) meno cose, ma fatte (molto) meglio.
Piu spazio per la libertà: economica, sociale e civile. Ad ogni persona non deve essere data la felicità, ma essere messa nelle migliori condizioni di cercarla.
Il mercato non è il demonio, ma uno strumento di libertà, di redistribuzione di opportunità, di crescita e di innovazione.
E un paese che ha bisogno di riformare tutto quello che è rimasto al secolo scorso: pubblica amministrazione, scuola, giustizia, fisco, welfare, istituzioni.
Per fare tutto questo non serve la politica delle curve ultra: ma una politica seria che abbia il coraggio di dire la verità agli italiani, e non trattarli come bambini viziati.
Se condividi tutto questo, vieni a darci una mano nel Partito Liberaldemocratico.
Da noi ci si iscrive solo online, a questo link (https://t.co/DEX3RUHRQu): così tutto è più trasparente!
C’è un’Italia che non si rassegna al declino.
Un’Italia che crede in:
- libertà e merito
- giustizia e garantismo
- innovazione e crescita
- un’Europa forte e protagonista
Quell’Italia esiste. E può crescere.
Partecipa al cambiamento.
Iscriviti: https://t.co/DEX3RUHRQu
#RespiraLibertà
Nell’Italia di oggi - appesantita da una pressione fiscale record e da un settore pubblico debordante - essere rivoluzionari significa dire solo una cosa:
e’ ora che lo Stato faccia un passo indietro, dedicandosi a fare in maniera eccellente le cose che è preposto a fare, e lasciando spazio alle libertà economiche in un contesto di concorrenza, innovazione, dinamismo e pari opportunità.
In un paese statalista come il nostro, dire queste cose non significa sognare la “giungla”, ma semplicemente lasciare un po’ più di soldi nelle tasche degli italiani e un po’ più di libertà nei loro cuori e nelle loro anime.