Le parole di Gino Cecchettin, padre di Giulia.
«Mi rivolgo per primo agli uomini, perché noi per primi dovremmo dimostrare di essere agenti di cambiamento contro la violenza di genere. Parliamo agli altri maschi che conosciamo, sfidando la cultura che tende a minimizzare la violenza da parte di uomini apparentemente normali. Dovremmo essere attivamente coinvolti, sfidando la diffusione di responsabilità, ascoltando le donne e non girando la testa di fronte ai segnali di violenza anche i più lievi. La nostra azione personale è cruciale per rompere il ciclo e creare una cultura di responsabilità e supporto.
A chi è genitore come me, parlo con il cuore: insegniamo ai nostri figli il valore del sacrificio e dell’impegno e aiutiamoli anche ad accettare le sconfitte. Creiamo nelle nostre famiglie quel clima che favorisce un dialogo sereno perché diventi possibile educare i nostri figli al rispetto della sacralità di ogni persona, ad una sessualità libera da ogni possesso e all’amore vero che cerca solo il bene dell’altro. Viviamo in un'epoca in cui la tecnologia ci connette in modi straordinari, ma spesso, purtroppo, ci isola e ci priva del contatto umano reale. È essenziale che i giovani imparino a comunicare autenticamente, a guardare negli occhi degli altri, ad aprirsi all'esperienza di chi è più anziano di loro. La mancanza di connessione umana autentica può portare a incomprensioni e a decisioni tragiche. Abbiamo bisogno di ritrovare la capacità di ascoltare e di essere ascoltati, di comunicare realmente con empatia e rispetto.
La scuola ha un ruolo fondamentale nella formazione dei nostri figli. Dobbiamo investire in programmi educativi che insegnino il rispetto reciproco, l'importanza delle relazioni sane e la capacità di gestire i conflitti in modo costruttivo per imparare ad affrontare le difficoltà senza ricorrere alla violenza. La prevenzione della violenza inizia nelle famiglie, ma continua nelle aule scolastiche, e dobbiamo assicurarci che le scuole siano luoghi sicuri e inclusivi per tutti.
Anche i media giocano un ruolo cruciale da svolgere in modo responsabile. La diffusione di notizie distorte e sensazionalistiche non solo alimenta un’atmosfera morbosa, dando spazio a sciacalli e complottisti, ma può anche contribuire a perpetuare comportamenti violenti. Chiamarsi fuori, cercare giustificazioni, difendere il patriarcato quando qualcuno ha la forza e la disperazione per chiamarlo col suo nome, trasformare le vittime in bersagli solo perché dicono qualcosa con cui magari non siamo d’accordo, non aiuta ad abbattere le barriere. Perché da questo tipo di violenza che è solo apparentemente personale e insensata si esce soltanto sentendoci tutti coinvolti. Anche quando sarebbe facile sentirsi assolti.
Alle istituzioni politiche chiedo di mettere da parte le differenze ideologiche per affrontare unitariamente il flagello della violenza di genere. Abbiamo bisogno di leggi e programmi educativi mirati a prevenire la violenza, a proteggere le vittime e a garantire che i colpevoli siano chiamati a rispondere delle loro azioni. Le forze dell’ordine devono essere dotate delle risorse necessarie per combattere attivamente questa piaga e degli strumenti per riconoscere il pericolo. Ma in questo momento di dolore e tristezza, dobbiamo trovare la forza di reagire, di trasformare questa tragedia in una spinta per il cambiamento. La vita di Giulia, la mia Giulia, ci è stata sottratta in modo crudele, ma la sua morte, può anzi deve essere il punto di svolta per porre fine alla terribile piaga della violenza sulle donne. Grazie a tutti per essere qui oggi: che la memoria di Giulia ci ispiri a lavorare insieme»
Non ci interessa nulla di come sta Filippo Turetta
Non ci importa di come sta vivendo i primi giorni di carcere Filippo Turetta
Non ci importa di quello che vuole fare in carcere Filippo Turetta
Non ci interessa niente del passato di Filippo Turetta
Niente, nulla, zero.
Se #Turetta ha deciso di ucciderla il giorno prima non c'è premeditazione, se non stavano insieme niente ergastolo, se l'assassino decide di fare il rito abbreviato allora la pena si abbassa. ECCO PERCHÉ CI UCCIDONO ED HA RAGIONE ELENA, IL FEMMINICIODIO È UN OMICIDIO DI STATO.
ha rapito una ragazza, le ha tappato la bocca con lo scotch, l’ha uccisa con 20 coltellate, ha abbandonato il suo corpo in un dirupo ed è fuggito
ma in questo paese di merda cosa si deve fare per avere l’ergastolo???
Dicono che il patriarcato non esiste e poi la prima cosa che tentano di fare è zittire la sorella della vittima e svalutarne l’opinione sulla base di come si presenta
Ma credete davvero che noi donne non sappiamo che ci sono uomini bravi davvero? Che non ci farebbero del male? Ma come li individuano? Come vi riconosciamo? Sembrate bravi e poi ci ammazzate. Sembrate gentili e poi ci stuprate. Se ci va bene ci prendiamo dei fischi-
non so chi sia il ragazzo che ha scritto questo (se lo sapete taggatelo) peró in queste parole ha riassunto tutto quello per cui noi oggi, nazifemministe come ci chiamate voi, stiamo urlando. #giuliacecchettin#FilippoTuretta
"Basta, han rotto il cazzo", dice il dirigente di polizia a sinistra con la maglia viola.
Poi dà ordine di menare i ragazzi, disarmati e perlopiù minorenni. Colpevoli, appunto, di aver rotto il cazzo, cioè di aver contestato la visita a #Torino di Giorgia Meloni.
Italia, 2023