Nel giorno del mio battesimo:
“Buongiorno a tutti.
Mi chiamo Claudia, ho diciannove anni e da circa sei frequento questa Chiesa.
Iniziai a credere fortemente in Dio, e ad affidarmi a Lui, in un tempo difficile della mia vita.
La mia famiglia non stava attraversando un bel
E pensare che basterebbe pochissimo. Basterebbe spostare a stacco la nostra angolazione visiva. Guardare le cose come fosse la prima volta. Lasciare fuori campo tutto il conformismo di cui è permeata la nostra esistenza. Dubitare delle risposte già pronte, dubitare dei
trovare finalmente l’audacia di frequentare il futuro con coraggio, con gioia. Perché la spinta utopistica non è mai accorata o piangente. La spinta utopistica non ha memoria e non si cura di dolore attese. La spinta utopistica è subito, qui e ora.
li chiamò e disse: «Che volete che io vi faccia?» Ed essi: «Signore, che i nostri occhi si aprano». Allora Gesú, commosso, toccò i loro occhi e in quell'istante ricuperarono la vista e lo seguirono.”
Vangelo secondo Matteo 20:30-34 NR94
https://t.co/mYNwJEKlc3
“E due ciechi, seduti presso la strada, avendo udito che Gesú passava, si misero a gridare: «Abbi pietà di noi, Signore, Figlio di *Davide!» Ma la folla li sgridava, perché tacessero; essi però gridavano più forte: «Abbi pietà di noi, Signore, Figlio di Davide!» Gesú, fermatosi,
“quando ciò che è si misura con ciò che non è, il guaio che ne insorge è che il niente, quel che non è e non c’è – effetto straordinario, inconcepibile – ebbene, il niente risulta dominante.”
Il nulla che c’è di Nadia Fusini, introduzione a Molto rumore per nulla di Shakespeare
«La vita che non costa un po’ di fatica non è mai stata divertente. La fatica era ingegno, la fatica era invenzione, la fatica era amore. Non so come mi sia venuta questa parola abbastanza magica, fatica, ma il mondo era più bello quando ce n’era molta.»
“Questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: che chi ama Dio ami anche suo fratello.”
Prima lettera di Giovanni 4:21 NR06
https://t.co/XnksI4wAxL
Tu mi spaventi, mostro?... E io ti dico!
E tu ti sciogli in un po’ di porcheria
Mi dài un ultimo morso, e fuggi via
Mi rimane una bella cicatrice
Dov’è scritto: mostro morde, uomo dice.
Melevisione, Bruno Tognolini
Filastrocca dei segreti che pesano
Ho nascosto quella cosa in fondo a me
Perché se non la vedo, lei non c’è
Non ne parlo per non essere più triste
Perché se non la dico, non esiste
Ma laggiù in fondo a me, nel buio denso Anche se non la vedo, io ci penso
E lei beve quel buio come inchiostro
E cresce sempre più, diventa un mostro
Ma io so cosa ai mostri fa paura
Il sole, che taglia in due la notte scura
Apro la mia finestra a questo sole
Ed apro la mia bocca alle parole
Ne parlo con la mamma, con l’amico