Chi è davvero #XiJinping, presidente della #Cina? Il più accentratore e potente dai tempi di #Mao Zedong (Mao Tse-tung). Il "nuovo uomo forte" che ha rilanciato il culto della personalità del capo del Comitato permanente del Politburo, dove non c'è spazio per le donne. È il leader del neo-imperialismo cinese che sostiene la guerra di Putin in Ucraina ed è alieno ai diritti umani contro i quali ha intensificato la propaganda del suo regime. E dopo le epurazioni di migliaia di funzionari e alti ufficiali, incluso il suo cerchio magico, Xi si identifica sempre più con Il Partito Comunista Cinese, o meglio il PCC con lui. Alla presidenza dal 2013, ha fatto cambiare la Costituzione per ottenere un terzo mandato. Il suo ultranazionalismo (han) vuole tutti patriottici (scelti da Pechino): dal governatore e dai parlamentari di Hong Kong ai lama buddisti tibetani e ai vescovi cattolici. Patriottica anche l'istruzione dove con il termine "assimilazione" si annullano i diritti e le culture delle minoranze. Si aggiungono le minacce contro Taiwan e il Mare Cinese. Vedi l'intervista completa a Claudio Cardelli presidente dell'Associazione Italia-Tibet cliccando il link: https://t.co/3BO1WK7F3f
🎾 #Mensik in giornata no, ma che pena #Zverev contestare diverse chiamate in/out per ladrare qualche punto. Spero che in finale l'🇮🇹 gli dia l'ennesimo dispiacere #rolandgarros
Anniversario Tiananmen, 37 anni tra dissidenza e continua repressione. Su Soul Digger sono felice di ospitare l'approfondimento della sinologa Mariagrazia Costantino: dal massacro dei giovani cinesi del 4 giugno 1989 alla situazione attuale. Leggi qui: https://t.co/sHmPDuhrYi
🎾 #Mensik è davvero forte e umile, ha sgasato il bimbominkia #Fonseca senza far rumore e se trova continuità può ambire dopo #Zverev (salvo sorprese 🇮🇹) al 🏆 #rolandgarros
🎾 ma cosa ha fatto #Arnaldi??? Al 3 set pareva già sconfitto e invece... che campione! 5 ore e mezza per abbattere #Tiafoe nel match più epico del #rolandgarros 💪#forza e ora quarti contro Berrettini 🇮🇹
🎾 #Berrettini manda a casa quel pallettaro di #Cerundolo jr, le sue moon balls e il suo insopportabile coach pur con servizio poco incisivo e rivescio meh, ma enorme cuore e sempre focalizzato #rolandgarros#forza 💪🇮🇹
Per chi ha voglia, analizziamo con occhio più critico l’editoriale di oggi di Marco Travaglio, perché si tratta di un’opportunità straordinaria per dimostrare, prove alla mano, il grado di coinvolgimento del Direttore del Fatto nella macchina della disinformazione russa.
Scrive Travaglio, all’inizio dell’articolo, che i droni che cadono sui Baltici, potrebbero essere stati “lanciati dagli ucraini da basi segrete gentilmente offerte dai tre governi”, aggiungendo anche che “quello lettone è caduto per questo”. Forse non tutti sanno che la primogenitura di questa doppia “notizia” è del SVR (il servizio di intelligence estera russa), che in un comunicato del 19 maggio 2026, scriveva: "Il regime di Kiev ha convinto la Lettonia ad autorizzare il lancio di droni d'attacco ucraini direttamente dal proprio territorio". Nel giro di poche ore queste parole vengono riprese e rilanciate dall’agenzia statale Sputnik, che lega alla vicenda la caduta del governo lettone, effettivamente connessa ai droni, ma non a basi segrete (in realtà la premier Siliņa ha rimosso il ministro della Difesa, Andris Sprūds, accusandolo di una gestione inefficiente e tardiva dell'allerta aerea, facendo saltare i delicati equilibri della coalizione e provocando il collasso dell'esecutivo) e rafforzandola con una dichiarazione del rappresentante russo presso l’ONU, il quale ha quindi fornito al tutto una copertura istituzionale internazionale.
Travaglio, nel citare quelle parole, ovviamente non può non sapere che non esistono prove di basi segrete ucraine nei Baltici, così come non può non conoscere le reali cause della caduta del governo lettone. Quello che fa è dunque prestarsi consapevolmente come distributore di ultima istanza o, se preferite, venditore al dettaglio, di menzogne fabbricate e assemblate dal regime russo, per scopi strategici e geopolitici che favoriscono un regime criminale.
Alla fine dello stesso articolo c’è poi un esempio ancora più interessante, che permette di allargare lo sguardo e comprendere come quello della disinformazione russa sia in realtà un vasto ecosistema, nel quale si può talvolta riscontrare la “firma digitale” di come la filiera si coordini.
Nell’affermazione che abbiamo appena visto la fonte non viene citata e la ragione è ovviamente che persino per Travaglio sarebbe complicato ammettere di aver fatto un “copia e incolla” delle veline di Putin. Nelle ultime righe chiude tuttavia l’editoriale riprendendo invece una notizia apparsa su “Analisi Difesa”, in un post datato 28 maggio dal titolo “La Russia mette sotto tiro i vertici politici di Kiev”, nel quale si proponeva un’intervista al direttore della testata Gianandrea Gaiani. Su AD e quasi identico sul Fatto si legge: «In un’intervista al quotidiano svizzero “Neue Zürcher Zeitung”, per di più, il ministro degli Esteri lituano Kestutis Budrys ha apertamente esortato la Nato ad attaccare Kaliningrad. “Dobbiamo mostrare ai russi che possiamo penetrare nella piccola fortezza che hanno costruito a Kaliningrad. La Nato ha i mezzi necessari per distruggere le basi russe nell’exclave”».
Qui l’errore è che in nessuno dei due pezzi si spiega che quella frase era in realtà la risposta ad una domanda del giornalista in merito ad una eventuale reazione della NATO in caso di attacco russo (una volta decontestualizzata, appare invece una minaccia esplicita contro la Russia).
Questo secondo “incidente” permette di mostrare e tracciare uno schema piuttosto comune per la propaganda filorussa, soprattutto in Italia. Quello del cosiddetto “information laundering”, cioè riciclaggio dell’informazione, che funziona in base allo stesso meccanismo di quello di denaro. In pratica gli organi di disinformazione del regime costruiscono la notizia (inventando o manipolando fatti o dichiarazioni oppure riportando frasi di funzionari o politici russi). Alcuni intellettuali, opinionisti, esperti, centri studi o organi di stampa compiacenti li riprendono e li “rietichettano” (riciclaggio, appunto), trasformandoli in propri articoli o analisi a kilometro zero. Questi scritti o interviste a quel punto non solo assumono una qualche autorevolezza, ma vengono anche ripuliti della loro reale provenienza (Mosca) e possono essere quindi liberamente citati, come avvenuto in questo articolo di Travaglio, essendo stati ufficialmente prodotti Italia, omettendo il fatto che si tratta in realtà di propaganda russa semplicemente tradotta e rinominata.
Questo editoriale, dunque, come dicevo, è indicativo, perché permette di osservare come i due sistemi di disinformazione (diretto o tramite la “lavanderia”) possano convivere. Ma schemi come questo li potrete osservare in tutte le manipolazioni proposte da Travaglio, a partire dalla bufala dei 5 miliardi che la Nuland diceva di aver investito nelle proteste a Maidan (balla fabbricata dal complottista americano Wayne Madsen, rilanciata da RT e poi istituzionalizzata poco dopo dall’allora consigliere di Putin, Sergei Glazyev per essere infine ripreso dai propagandisti internazionali), fino al fantomatico intervento di Boris Johnson nell’aprile del 2022, per far saltare gli accordi in corso in Turchia (inventato da RT e Ria Novosti, reinterpretando in modo piuttosto libero un articolo apparso sull’Ukrainska Pravda, e poi ripreso dopo un’intervista del politico ucraino David Arakhamia, della quale venne prodotta una manipolazione, anch’essa copiata parola per parola da Travaglio). Ma se ne potrebbero citare ancora molti altri.
Il perché personaggi come Travaglio (non c’è solo lui) scelgano consapevolmente di essere megafono della propaganda di un regime come quello di Vladimir Puntin è difficile da dire. Quello che vorrei che apparisse chiaro è che quando qualcuno di noi gli dà apertamente del putiniano, lo fa perché, indipendentemente dalle ragioni che lo spingono, le sue azioni dimostrano che è l’interfaccia volontaria e consenziente di una macchina di disinformazione e manipolazione, che senza lui ed altri non arriverebbe al consumatore finale. L’alternativa a tutto questo è che si tratti di un ingenuo che non si rende conto di mentire per conto di un dittatore assassino. Ma questa ipotesi fa ridere quasi più del mio finto editoriale di ieri.
🎾 tre moschettieri 🇮🇹 #Cobolli#Berrettini e #Arnaldi epici agli ottavi di finale del #rolandgarros contro tutto e tutti (pubblico 🇫🇷, arbitre incapaci, pronostici). Cobbo dominante e i Mattei stoici 💪 #forza
🎾 partita epica vinta da #Fonseca, 5 ore in 5 set (e 3 ace consecutivi sul finale) per domare il leone #Djokovic (onore a lui, che già sentiva l'odore del sangue dopo l'uscita di Sinner). Ma @rolandgarros resta vergognoso per le condizioni in cui lottano i tennisti-gladiatori
Guardate: dopo la visita genuflessa di #Trump a #Xi, la #Cina ha dispiegato oltre 100 navi intorno a #CoreadelSud, #Giappone meridionale, #Taiwan, #Filippine, tutte democrazie e stati sovrani de iure e de facto (Taiwan). La più grande minaccia alla stabilità in Asia è Pechino.
Tibet, lo abbiamo dimenticato? In parte, a causa della propaganda del regime cinese. Ma continua a resistere | Intervista a Claudio Cardelli. Quarta puntata della rubrica Domande Rivoluzionarie sul mio canale yt Soul Digger https://t.co/LgLYDwIenp via @YouTube
🎾 #Darderi in formato gladiatore azzera di fisico uno #Jodar in sofferenza nel 3 set. Se il 19enne 🇪🇸 migliora la 2 di servizio, tattica e allarga il team (prep atletico + coach alla #Ferrero) può diventare pericolosissimo. Intanto sogno finale tutta 🇮🇹 💪 @InteBNLdItalia
Quanto è difficile smontare la #propaganda della #Cina. In Italia si leggono e si sentono di continuo elogi del regime cinese che è riuscito a togliere dalla #povertà milioni di persone. L'esaltazione dei successi economici è un asset della narrazione di regime. Tuttavia, oggi il modello basato su investimenti e produzione ad alta velocità deve fronteggiare un #rallentamento della crescita, #sovrapproduzione, continue #proteste di lavoratori rimasti senza impiego (vedi settore automobilistico), crisi del settore immobiliare che ha ridotto la ricchezza delle famiglie, diminuzione dei consumi interni, #inquinamento e devastazione ambientale, profonda #disuguaglianza di reddito, popolazione in calo e sempre più anziana. Già, anche in Cina. Ma ricostruendo la storia della crescita cinese, c'è un lato ancor più oscuro di cui non si parla più: il #lavoroforzato di uomini, donne e bambini. Dal 1949 in poi, quando #Mao Zedong prese il potere e fondò il regime comunista, e anche dopo le riforme capitalistiche avviate negli anni '70 da Deng Xiaoping, il lavoro forzato contribuì al #boom economico cinese. Mentre scrivo, nel 2026, nuovi rapporti denunciano il lavoro forzato in Cina. Attualmente a esserne soggetti sono soprattutto i non Han (etnia maggioritaria), ovvero le #minoranze di #Uyghuri, #Kazaki, #Kirghisi, #Tibetani. Nel 2013 - quando è salito al potere #XiJinping (aspirante neoMao)- i campi di lavoro o #laogai sono stati formalmente aboliti, ma hanno continuato ad esistere, magari in forme diverse. Mao li fece aprire e li giustificò - sull'esempio dei #gulag russi - con la dottrina comunista della "riforma attraverso il lavoro", cioè le virtù del lavoro erano un mezzo per trasformare i #dissidenti in nuovi uomini e donne socialisti. Le prigioni "tradizionali", inoltre, non erano altrettanto profittevoli, anzi. Esistevano anche campi di lavoro #minorile, scuole di "lavoro-studio": nel 2001 più di 40 persone, soprattutto bambini fra gli 8 e i 9 anni, morirono a causa di un'esplosione mentre stavano assemblando dei fuochi d'artificio. Ora i laogai sarebbero stati sostituiti da #residenzecoatte e per i figli delle minoranze da #boardingschool, collegi di assimilazione forzata come quelli che esistevano per gli Indiani d'America e gli aborigeni australiani. Un milione di ragazzini tibetani sono già stati strappati alle loro famiglie. Purtroppo, al momento, i dati sulla situazione dei lavoratori cinesi sono estremamente difficili da reperire. Il China Labour Bulletin che informava su incidenti, scioperi, proteste, è stato smantellato un anno fa. La repressione di Xi si fa sempre più aggressiva. E molte organizzazioni umanitarie ed esperti di Cina sperano che non sia #MichelleBachelet la nuova segretaria generale dell'#Onu dopo #AntonioGuterres, per i rapporti tardivi che ha prodotto sui diritti umani in Cina e per il morbido approccio verso Xi e la sua cerchia, o almeno quello che rimane di essa dopo le recenti purghe.
https://t.co/YACFm2rjWF
🎾 #Jodar ne deve mangiare ancora parecchi di canederli, ma il ragazzo si farà. Plus: risposta e rovescio. Minus: seconda di servizio, cerca vincenti quando non deve, aizza la folla di casa ed esulta su errori avversario. Grande #Sinner ad azzerarlo nel tie 🦊💪 @MutuaOpenMadrid
🎾 #Sinner fantastico contro #Alcaraz , l'ha vinta come sempre di testa (da 1-3 a 6-3 nel 2 set), in risposta e sulla diagonale di rovescio, pur senza prime. Again #1 💪🦊 @ROLEXMCMASTERS#sincaraz
Afghanistan e Scuola aperta al mondo, non perdete questo Mercoledì dei Riformisti, 8 aprile alle 18,30 a questo link 📷https://t.co/rVkP9mtp5A
Le ragazze afgane non possono più studiare dopo la primaria e chi vuole proseguire è costretta a frequentare le scuole segrete di Learn Afghan.
Grazie a un progetto del professor Campisi dell’istituto ‘Ciampini-Boccardo’ di Novi Ligure i giovani alunni della scuola e le ragazze afgane sono entrati i contatto. Le ragazze non possono farsi vedere in volto ma possono parlare e studiare con i loro coetanei. Da questo incontro è nato un progetto avveniristico che vedrà la luce nelle prossime settimane: un pallone stratosferico che collegherà fisicamente due mondi così lontani.
Ne parlerò - grazie all'accoglienza di Veronica Rossetto - con il professor *Corrado Campisi* ideatore del progetto "Touching the Sky, Science that Unites". Per ribadire che viviamo tutti sotto lo stesso cielo.
Vi aspetto numerosi!