Nella storia soltanto due italiani hanno vinto un titolo NBA: Marco Belinelli da giocatore e Sergio Scariolo da assistente allenatore.
Ma se i primi due sono sempre stati ben noti al pubblico del basket, c’è un terzo che si è aggiunto l’altra sera e che da anni lavora come allenatore, come assistente, come player development, prima in NCAA tra Gonzaga e Arizona, poi in NBA ai Phoenix Suns e a Sacramento.
Ed è proprio a Sacramento che due anni fa Mike Brown lo ha voluto al suo fianco.
Quel Mike Brown che lo ha rivoluto con lui appena firmato ai Knicks la scorsa estate.
Pensate per un attimo ad un ragazzo di Olbia, che da giovanissimo vinceva scudetti giovanili con Datome, e poi, una volta capito che la sua strada sarebbe stata quella da coach, parte per gli USA, studia, si specializza, guarda migliaia di partite e di allenamenti, diventa capo allenatore in NCAA e poi vice in NBA, e qualche ora fa si ritrova su una sedia, dopo aver festeggiato con Brunson e Towns, dopo aver abbracciato Ben Stiller, dopo gioito con coach Mike Brown e tutto lo staff tecnico, in mezzo a fiumi di champagne, col titolo NBA in mano, un titolo che mancava ai Knicks da 53 anni, un titolo che ha vinto sedendo sulla panchina di una delle città più belle del mondo, un titolo che giovedì mostrerà con tutta la squadra a 10 milioni di tifosi previsti per la parata.
Quel ragazzo si chiama Riccardo Fois, è il terzo italiano a vincere un titolo NBA, ed in questo momento è probabilmente l’italiano più felice del mondo.
Il ragazzo protagonista di queste foto indossa la maglia degli Spurs, per la precisione la n.21 di Tim Duncan. L'altra sera era a New York a vedere gara 3 delle Finals in uno dei maxischermi messi in città. Al termine del match è stato assalito da una folla di persone: lo hanno preso a calci e pugni, gli hanno sputato, poi lo hanno costretto a togliersi la maglia.
La stessa sorte è toccata ad un'altra decina di persone, tutte con le maglie degli Spurs, tutte ree di non tifare per i Knicks.
Ed eccoci qua.
Lo sports entertainment.
Il "Defense! Defense!".
E i pop corn e i bicchieroni di Coca Cola.
Che all'improvviso svaniscono.
Chi segue l'NBA da vicino sa che gli episodi di violenza negli ultimi anni stanno aumentando, sopratutto dentro le Arene, e non sono capitati solamente in queste ore a New York.
Ma a New York, probabilmente, si è toccato l'apice.
Forse la realtà è che, sotto sotto, molti di noi sono uguali. Sono tutti egualmente imbecilli.
Che si tratti di tifosi di Eurolega o di Serie A, che si tratti di italiani, greci, turchi, francesi, tedeschi, polacchi, che si tratti di basket o di calcio.
Che si tratti di NBA.
Che si tratti di americani.
Sarebbe bello che Tim Duncan contattasse questo ragazzo per invitarlo a gara 5 a San Antonio e per regalargli la sua maglia originale autografata.
Sarebbe altrettanto bello che nessuno si ergesse a paladino della cultura sportiva volendo spiegare agli altri come si sta al mondo, soprattutto in un'epoca dove la violenza di quella Nazione, ai piani alti, e di conseguenza a livello sociale, ha superato di gran lunga i livelli di guardia.
Sarebbe bello che non ci fosse posto per chi vive una partita di basket in questo modo, in qualunque posto del mondo.
È il periodo più caldo, e più bello, della stagione. Vorremmo godercelo anche noi ma puntualmente, come ogni anno, riceviamo anche alcuni (troppi) insulti frutto di ciò che volenti o nolenti è stato incentivato dall'uso dei social: la facilità di offendere chiunque, tanto chiunque resta sempre impunito.
Ecco una piccola parte di ciò che ci è stato dedicato soltanto negli ultimi dieci giorni:
- "Bast*rdi, perchè non dedicate un post a noi triestini e a quello che stiamo vivendo? Meritate di fallire"
- "Tessitori fa schifo. Siete una pagina di me*da manovrata da Milano e godete se la Virtus perde"
- "Perchè non fate battute anche sui Knicks invece di farle solo sugli Spurs branco di ritardati?"
- "Scrivete solo post sulla Virtus figli di pu**ana? Non so se lo sapete ma l'Olimpia ha vinto GODOOOO"
- "Ma adesso che Verona li ha spazzati via 3-0, siete in lutto? Godo!!! Fortitudini di m*rda!!!! AHAHAHAHAH"
- "FATE SKIFO COGLI*ONI HA VINTO OKLAHOMA GODO SPERO CHE VI CHIUDANO STA PAGINA DA HANDICAPPATIIIIII"
- "Mai una volta che pubblicate qualcosa sul basket femminile. Ma chi gestisce sto sito? Un bimbo di 15 anni misogino e ritardato?"
- "Non scrivete nulla sullo scandalo della squalifica tolta ad Hackett??? Siete dei luridi vermi al soldo della Virtus. Speriamo che la Reyer vi mandi a casa!"
Siamo nati nel 2012. Quattordici anni sono un'eternità sui social. Per me personalmente è stato finora un viaggio incredibile che mi ha permesso di coronare un sogno: parlare sui social del mio sport preferito, usando uno stile comunicativo diverso dal solito (allora), ed usando spesso l'ironia. Ironia che ho voluto sempre usare perchè credo sia possibile ridere a prescindere dalle dinamiche del tifo.
Negli anni abbiamo e ho ricevuto centinaia e centinaia di insulti, minacce, qualcuno ha scritto l'indirizzo di casa dei miei genitori commentando un post, ci è stato detto che siamo una pagina pro-Venezia, pro-Milano, pro-Virtus, pro-Fortitudo, pro-Sassari, pro-Cremona, pro-Trento, pro-Treviso, pro-Lakers, pro-Golden State, pro-New York, pro-Boston, pro-Miami, pro-San Antonio (e non mi dilungo perchè ci sarebbero almeno altre dieci squadre). Da un lato è sintomatico di quando evidentemente siamo imparziali, dall'altro a quel "pro" sono sempre seguiti insulti.
Dopo 14 anni, agli insulti, e al fatto che lo sport ogni tanto faccia uscire il lato peggiore di (quasi) tutti, dovremmo averci fatto l'abitudine. Ma questa minoranza rumorosa, non possiamo farci nulla, ci colpisce. E ci fa restare male.
Come sempre chi insulta, e chi è incivile, viene bannato. Ma ci piacerebbe un giorno non doverlo più fare perchè tutti, come comunità legata ad uno sport meraviglioso, accettiamo una semplice regola: si ride e si scherza su tutto e tutti.
E ci piacerebbe anche un po' più di rispetto per il lavoro che facciamo: se ci insultate perchè non parliamo di Milano nel giorno in cui abbiamo pubblicato un video-documentario su Quinn Ellis sul nostro canale YouTube, se ci insultate perchè non parliamo di basket femminile e due dei nostri ultimi video sono stati dedicati a Giorgia Sottana e Matilde Villa, ci cascano le palle.
Criticate quello che facciamo, quello che scriviamo, una battuta che vi fa schifo, un video che non vi piace, uno stile che non apprezzate. Ricordandovi che non è obbligatorio seguirci, auspichiamo da tutti quelli che invece scelgono di seguirci quello che ormai è diventato utopistico: educazione e rispetto.
Scusate lo sfogo.
Grazie di cuore alla maggioranza a cui non è dedicato questo post.
Da domani torniamo a parlare di basket.
Ieri sera.
Ultima giornata della regular season del campionato spagnolo.
Il campionato migliore in Europa.
Un campionato dove anche squadre importanti come Gran Canaria e Saragozza possono giocarsi la salvezza.
Il Saragozza gioca in trasferta sul campo del Rio Breogan.
Mancano 4 secondi alla fine, Saragozza è sotto di tre.
Sugli spalti alcuni tifosi sono già in lacrime.
Due tiri liberi per Saragozza, Trae Bell-Haynes segna il primo.
Meno due.
Sbaglia volontariamente il secondo, la palla gli torna in mano.
Mancano due secondi, è raddoppiato.
Vede con la coda dell'occhio Spissu fuori dai tre punti.
Marco tira quasi senza guardare.
Canestro.
Vince Saragozza di uno. Gran Canaria perde a Valencia.
Saragozza è salvo, Gran Canaria retrocede.
Spissu chiude uno dei match più importanti della sua vita con 20 punti, 9 assist e 30 di valutazione.
È proprio in questo momento che l'indole italica, in particolar modo quella sarda, si fa largo nell'anima di Spissu.
Il petto non può far altro che denudarsi.
Inizia una corsa senza meta per il campo, alla velocità di Bolt.
Sbatte contro chiunque.
Sembra un autoscontro al quale è andato in crash il software.
Tutti gridano "Vamos", lui grida "Ejaaaaaaaaa" e poi qualcosa che finisce per "....roiaaaaaaaaaaaaa".
La bocca è spalancata.
Abbraccia gente a caso.
Qualche dirigente lo porta fuori dal campo.
La squadra ha festeggiato fino all'alba.
In questo momento però, alle 10:30 del mattino, nessuno ha più notizie di lui.
L'ultimo accesso sui social è di ieri pomeriggio.
A Saragozza, questa immagine, sarà il simbolo della salvezza.
Una gigantografia verrà messa all'ingresso del palasport.
Caro Marco, quando ti riprenderai, sappi che ci hai reso orgogliosi di essere italiani anche in terra iberica.
"Il basket per me è un gioco. Lo era quando giocavo. Lo è adesso che alleno. Oggi, addirittura, ci portano in giro con l'aereo, andiamo in bellissimi hotel, siamo serviti e riveriti. Ci sono le condizioni perfette per avere la mente sgombra e pensare solo a divertirci, giocando a questo bellissimo gioco. Il basket per me è questo, e per sempre lo sarà"
Meo Sacchetti ha ufficialmente dato l’addio al basket.
Per aver portato Sassari laddove sembrava impossibile per una squadra isolana: a vincere tutto, e a fare il grande slam.
Per aver portato Cremona a vincere la Coppa Italia e ad un soffio dalla finale Scudetto.
Per aver iniziato ad allenare nelle Minors, vincendo ad Asti e poi a Castelletto Ticino la C2, la C1, poi la B2 e la B1.
Per aver portato Capo d’Orlando al sesto posto in Serie A, miglior risultato di sempre per la piccola realtà siciliana.
Per tutto ciò che di straordinario hai fatto da giocatore, a Torino, ad Asti, a Varese, al Gira e soprattutto con la maglia Azzurra, regalandoci un argento alle Olimpiadi e un oro agli Europei.
Per la tua sottile ironia, per le tue imprecazioni sotto i baffi, per le tue maglie con 34 litri di sudore a metà primo quarto, per aver mandato a quel paese Pesic che non ti ha stretto la mano davanti ad una folla di serbi inferocita.
Per l’educazione, per i messaggi positivi che hai sempre dato ai giovani, per aver evitato di fare polemica anche quando ne avresti avuto tutto il diritto.
E in particolar modo per aver fatto quello che nessun altro è stato in grado di fare negli ultimi 22 anni: portarci alle Olimpiadi. Quella serata a Belgrado, quella finale vinta contro ogni pronostico, quel tuo lasciarti finalmente andare agli istinti primordiali, gioendo, gridando, saltando, ballando, bevendo, inveendo, facendoci sentire fieri di essere italiani e appassionati di basket.
Per tutto questo, grazie Meo.
Atene.
Metà pomeriggio.
La città è in fermento per le Final Four di Eurolega appena iniziate.
Sul marciapiede, vicino ad una fermata dell’autobus, un signore di una certa età attende l’arrivo del mezzo.
Ha uno sguardo per nulla rassicurante e una lunghissima busta scura che potrebbe contenere un vestito oppure un cadavere.
Il suo nome è Zeljko Obradovic.
La città è bloccata.
Ci sono 12.000 tifosi dell’Olympiacos, 5000 turchi, 2000 tra valenciani e madrileni.
Il mezzo è in ritardo.
L’autista di quel mezzo non sa ancora che ha le ore contate.
#EurolegaTipo
Le ultime notizie dal basket italiano. Riportiamo due messaggi ricevuti nelle ultime 24 ore:
- "Ciao ragazzi, mi chiamo Daniele Okereke e sono un giocatore di B2 che milita nel Barcellona Pozzo di Gotto. Nell'ultima partita giocata a Reggio Calabria, gara 3 di playoff, durante la diretta del match, si vede e si sente chiaramente una persona in prima fila vicino al telecronista urlare più volte "Scimmia! Maledetta scimmia!!" al mio indirizzo. È allucinante che nel 2026 ci siano ancora persone che discriminano e offendono per il colore della pelle."
- "Ciao ragazzi, siamo le giocatrici del Garda Basket, una squadra femminile della provincia di Verona che milita in Serie C, la penultima categoria del basket femminile. Siamo talmente 'minors' che, come accade in tanti altri impianti in Italia, per questioni di sicurezza e burocratiche, nella nostra palestra non può entrare pubblico. Durante l'ultimo match contro una squadra della provincia di Bolzano, il piccolo gruppo di 'tifosi' ospiti al seguito (sette), dopo averci insultate nella partita di andata (con tanto di scuse di una persona dell'altra squadra), e dopo la loro vittoria strameritata in casa nostra, hanno vandalizzato una nostra auto con dei fumogeni, hanno sporcato completamente il piazzale scolastico, e ci hanno gentilmente donato un pacchetto di sigarette pieno di monete con un foglio con su scritto "Fondi per ristrutturazioni", con tanto di due belle svastiche. Tutto questo, lo ribadiamo, ad un livello di basket amatoriale. Insulti e svastiche... Da parte nostra siamo sicure che ancora una volta tutto passerà come 'cose che succedono'..."
Esprimiamo solidarietà alle ragazze di Garda e mandiamo un grande abbraccio a Daniele Okereke e suo fratello, particolarmente colpiti per l'accaduto. Da Nord a Sud l'imbecillità di alcuni, e l'odio razziale di altri, è un virus praticamente impossibile da estirpare. Un virus che si ciba di minimizzazioni, di derubricazioni a semplici goliardate, di pessimi esempi dal mondo politico. Che per una partita di basket si possa arrivare a vomitare il peggior odio razziale verso una persona, e a disegnare delle svastiche, è qualcosa contro cui noi non ci arrenderemo mai.
7 minuti e 39 secondi alla fine della partita.
New York-Cleveland 71-93.
Madison Square Garden ammutolito.
Cavs in totale controllo, Gara 1 ormai in archivio.
Il problema è che a New York, dal 2022, da quando la dirigenza di Dallas ha iniziato ad omaggiare le altre squadre dando via quelli che non reputava fenomeni, si aggira un uomo che non avrebbe le sembianze del giocatore di basket.
Si chiama Jalen Brunson.
Non è alto.
Non è atletico.
Non è velocissimo.
Ma è compatto come un frigorifero ad incastro.
Ha la cattiveria agonistica che è un mix tra The Undertaker nel suo prime e una nonna alla quale le dici che il pranzo non è stato un granché.
E, soprattutto, tifa per i Knicks da quando è bambino.
Nella storia dei playoff, le squadre in svantaggio di almeno 22 punti nel quarto periodo, avevano un record di 1 vittoria e 594 sconfitte prima di questa notte.
...
17 punti, 5 assist, 2 palle rubate, 0 palle perse per Brunson da quel momento.
Parziale di 44-11 per i Knicks, e vittoria al supplementare 115-104.
Una delle più incredibili rimonte nella storia della NBA.
Il Madison Square Garden contiene 19.812 spettatori.
A fine partita i tifosi in delirio erano 19.813: tutti quelli sugli spalti, e Jalen Brunson.
Maggio 1982: il mondo del cinema cambia per sempre. Esce nelle sale il film “E.T. l’extra-terrestre”. Il capolavoro di Steven Spielberg racconta per la prima volta la storia di un alieno e della sua amicizia con un terrestre.
Maggio 2026: il basket cambia per sempre. Sul parquet di Gara 1 di finale di Conference, un alieno francese di 21 anni alto 2 metri e 25, mette a referto 41 punti, 24 rimbalzi, 3 stoppate, 12/13 ai liberi, il 60% da due, il 50% da tre, una tripla da 8 metri decisiva che indirizza il match e permette agli Spurs di vincere Gara 1 in casa dei campioni NBA, ossia i Thunder. Per la prima volta nella storia uno di quella stazza non è un giocatore lento, impacciato, spesso attrattiva per i fan, ma un giocatore che prima di oggi sembrava possibile creare soltanto ai videogame.
44 anni dopo, il mondo si ritrova a discutere di nuovo di alieni.
#NBAtipo
Come tutti sapete la Vanoli Cremona ha cessato la propria attività al termine di questo campionato. Quello di cui ci si dimentica troppo spesso in questi casi, è che oltre alla prima squadra, una società è composta anche da tanto altro, come ad esempio il settore giovanile.
Il settore giovanile di Cremona è sempre stato di ottimo livello, ma ora 250 ragazzi, e 250 famiglie, sono rimaste senza squadra.
Andrea Trinchieri è nato a Milano ma vive da anni a Cremona, quella Cremona a cui è legatissimo perché ai tempi della Triboldi Soresina fu la prima panchina da capo-allenatore (in A2) della sua vita nel 2004.
È notizia di queste ore che è molto vicino a salvare l’intero settore giovanile di Cremona, ridando di fatto a 250 ragazzi la possibilità di giocare nella propria città.
Andando personalmente porta a porta, è riuscito a coinvolgere delle aziende del territorio e il patron Aldo Vanoli, per concretizzare il suo obiettivo. Non solo, vuole creare una vera e propria Academy di Basket con visione, struttura e metodologie di allenamento simili a quelle che ha visto da vicino nelle sue esperienze all’estero, soprattutto allo Zalgiris: uno dei migliori settori giovanili al mondo.
Un grandissimo allenatore che sta per concretizzare uno straordinario gesto: per il basket, per Cremona, e non solo.
🇫🇷 Giovani in NCAA? In Francia si agisce. Nei prossimi giorni la norma sugli stranieri, che da quelle parti era ancora più limitante, verrà subito modificata.
Uno straniero schierabile in più per squadra, sia nella prima che nella seconda divisione, dalla prossima stagione. Il tutto con un bacino di ragazzi più grande del nostro, almeno ad alto livello. Un ottimo spunto, visto che qui ci sarà da discutere. E non poco.
È stata la rampa di lancio di Keith Langford, diventato poi per qualche anno tra i giocatori più forti in Europa.
È stata il finale di carriera di Marko Milic, colui che saltava le auto per andare a schiacciare, copiato in seguito da Blake Griffin.
È stata il nastro di partenza della carriera di Andrea Trinchieri, quando la squadra era ancora a Soresina.
È stata una parentesi incredibile di Meo Sacchetti che l’ha portata a vincere una coppa Italia, e ad un soffio dalla finale Scudetto,
È stata il rilancio che cercava per la sua carriera Simone Fontecchio.
È stata la piazza ideale per il finale di carriera di Travis e Drake Diener, per l’esplosione di Pippo Ricci, per la maturazione di Luca Vitali, per vedere all’opera Paolo Galbiati, per il miglioramento di Matteo Spagnolo e Andrea Pecchia, e di tanti altri giocatori, allenatori, e dirigenti che hanno trovato il luogo ideale dove lavorare.
È stato il sogno realizzato dal patron Aldo Vanoli che l’ha sempre portata avanti a conduzione familiare.
Quella familiarità, quella serietà, quella gestione oculata, quella pacatezza dei modi e dei toni apprezzati da chi ci è stato, da chi l’ha tifata, e da moltissimi che tifavano per altre squadre.
Oggi è con ogni probabilità l’ultimo giorno di vita della Vanoli Cremona.
Grazie per aver impreziosito il presente, e il recente passato, del basket italiano.
Ha segnato un fade away esattamente come Olajuwon, dopo che questa estate è andato a lezione da Hakeem.
Ha dato assist dal post alto come Jokic, giocatore che ha definito come “Il migliore al mondo”.
Ha segnato un paio di canestri in palleggio arresto e tiro dal mid range ad una velocitá di esecuzione simile a Anthony Edwards.
Ha portato palla, e ha condotto la transizione, come un playmaker di 1.90.
Ha segnato in step back da tre punti come una combo guard.
Ha stoppato anche il segnale di un satellite su Marte.
Ha difeso da difensore quale è oggi: il migliore del mondo.
Nei 39 punti, 15 rimbalzi, 5 stoppate, con 10/13 da due e 3/5 da tre (rileggete bene i numeri) che hanno permesso agli Spurs di battere Minnesota in gara 3 e condurre ora la serie 2-1, c’è stato un po’ di tutto.
Quel tutto che una volta era possibile nei videogiochi impostando a 99 tutti i parametri di un giocatore inventato, ed oggi invece è realtà.
Una realtà che porta il nome di Victor Wembanyama.
#NBAtipo
Vi presentiamo il paradiso mondiale della pallacanestro:
- dal 2018 ad oggi, su un totale di 88 partite casalinghe (escludendo il periodi di restrizione), il pubblico è sceso sotto i 12.500 spettatori due volte
- la media spettatori è stata 14.880, 14.221, 14.836, 14.807, 14.860, 14.952 nelle ultime stagioni
- il palasport, per le partite di basket, contiene circa 15.400 posti acquistabili
- la percentuale del 96% di riempimento è stata raggiunta nel 94% delle partite
- la media spettatori è pressoché uguale a quella di 4 squadre NBA
- negli ultimi 8 anni la squadra non si è mai qualificata alle Final Four di Eurolega
- negli ultimi 8 anni sono state più le sconfitte delle vittorie
- negli ultimi 8 anni non si è mai registrato un incidente sugli spalti
- il 98.4% del pubblico beve birra, minori di 10 anni compresi
- lo spettatore uomo medio è alto 1.94, pesa 135 kg, ha la barba, ha due prefissi diversi dalla schiena all'ombelico, è meglio lasciarlo stare se gli girano, è esteticamente l'antitesi della bellezza, e ogni tre respiri deve tirare un rutto bitonale
- lo spettatore uomo medio è mediamente fidanzato/sposato con una donna che un uomo medio non di quel paese può vedere al massimo sulle copertine delle riviste di moda
- anche ieri erano in 15.000, hanno cantato dal primo all'ultimo minuto, erano pronti ad applaudire anche in caso di sconfitta ed eliminazione, hanno comprato i biglietti di gara 4 contro il Fenerbahce in meno di due dopo la vittoria in gara 3.
Signore e signori lo Zalgiris Kaunas.
Signore e signori, il paese dove il basket è sport nazionale, religione di Stato, ragione di vita: la Lituania.
Questa ragazza in lacrime, qualche giorno fa ha sollevato al cielo il 33esimo trofeo della sua carriera.
Non è un errore: nella sua bacheca ci sono 33 trofei, per la precisione 9 Scudetti, 12 Coppe Italia, 12 Supercoppe, 2 Campionati turchi e 1 coppa di Turchia.
Nella storia del basket, femminile e maschile, quasi nessuno ha vinto come Giorgia Sottana.
Piange perchè questo in foto è l'ultimo momento della sua carriera.
Noi eravamo lì con lei.
Ha ripercorso con noi tutta la sua carriera, commuovendosi più volte parlando di Schio, della Nazionale, dell'amore che prova per sua figlia Ellis e per sua moglie Kim Mestdagh, del peso dei giudizi delle persone, ma soprattutto di cos'abbia rappresentato per lei il basket. Siamo stati con lei a casa sua, ad allenamento, durante l'ultimo match tra Schio e Reyer Venezia, negli spogliato ed in mezzo alla festa Scudetto.
Ecco il video: https://t.co/pqpaptZ15N
È per noi un grande orgoglio aver avuto la possibilità di raccontare l'atto finale di una leggenda del genere.
Grazie Giorgia.
| @legabasketfem | @Gio_Skirt | @familaschio |
Dinamo Sassari was officially relegated to the second division yesterday. The Sardinian side was in the Italian top division for 16 years straight. During this time, they won an Italian league title, 2 Italian Cups, 2 Italian SuperCups, and 1 FIBA Europe Cup.
30 dicembre 2025: Treviso è ultima in classifica, 2 vittorie e 10 sconfitte.
Sulla panchina viene (ri)chiamata una vecchia conoscenza per la città: ai tempi della Benetton, in sei stagioni, a suon di triple, battaglie sotto da canestro considerate troppo violente anche dagli organizzatori dell’MMA, e leadership, vince 2 Scudetti, 3 coppe Italia, 2 Supercoppe, 1 Coppa Saporta, e porta quasi tutti gli anni la squadra tra le prime 4 in Eurolega.
Oggi ha conquistato l’aritmetica salvezza in Serie A, grazie ad un girone di ritorno incredibile, culminato con 6 vittorie nelle ultime 7 partite.
Le sue borse sotto gli occhi sono più preziose delle Louis Vuitton perché non sono fatte da manodopera sottopagata ma da notti in bianco passate a capire come trasformare una squadra destinata alla retrocessione in una delle più belle (e forti) degli ultimi due mesi di campionato.
La camicia bianca e l’olio sui capelli avanzato da una delle sue famose grigliate di carne argentina, raccontano soltanto in minima parte la classe di quest’uomo.
Signore e signori, uno dei più grandi capolavori di questa stagione cestistica è firmato a caratteri cubitali: MARCELO NICOLA.
ITALIA SHOW! 4x100 MISTA AI MONDIALI
Junior Tardioli, Elisa Valensin, Andrea Bernardi e Zaynab Dosso firmano il quarto pass azzurro per Pechino 2027: vinto il turno di ripescaggio alle World Relays di Gaborone in 40.69 e si vola in Cina!
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CHE DONNEEEE! 4x400 ai Mondiali!
Rebecca Borga, Virginia Troiani, Alessandra Bonora, Alice Mangione firmano la qualificazione per Pechino con 3:24.46
📌 La 4x100 maschile ci riprova domani: Samuele Ceccarelli, Filippo Randazzo, Fausto Desalu, Chituru Ali 38.74
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𝐒𝐈𝐀𝐌𝐎 𝐀𝐈 𝐌𝐎𝐍𝐃𝐈𝐀𝐋𝐈! #WorldRelays
A Gaborone (Botswana) Lorenzo Benati, Anna Polinari, Vladimir Aceti, Eloisa Coiro qualificano la 4x400 mista per i Mondiali di Pechino 2027 con 3:10.60
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