Non è l'epilogo che sognavamo, ma resta un viaggio straordinario ❤️
Nella finale del #RolandGarros Flavio Cobolli cede ad Alexander Zverev per 6-1, 4-6, 6-4, 6-7, 6-1.
Grazie Flavio, per tutte le emozioni.
Parigi si inchina ai campioni👑🇮🇹
Il trono del #RolandGarros è ancora loro: Sara Errani e Andrea Vavassori bissano il successo del 2025 nel doppio misto🎾
Quarto Slam in coppia: quando c'è da scrivere la storia, loro rispondono sempre presente!
I-M-B-A-T-T-I-B-I-L-I🔥
#ItaliaTeam #Tennis @federtennis
Che Arnaldi!
Un gladiatore stamani ho rivisto il terzo e quarto set per essere sicuro di non aver sognato!
Bravo Matteo, i tre Moschettieri al @rolandgarros ci fanno sognare!
@MattBerrettini@mattearnalds@cobollifla
Luka, milanista vero. 🔴⚫️
Le arrabbiature reali dopo le sconfitte, il senso di impotenza nel vedere la squadra colare a picco senza poter far niente, il fare di tutto per cambiare il destino.
A 40 anni.
Pochi come lui.
La bellezza della semplicità di Jannik #Sinner.
Un ragazzo “pulito” come i suoi colpi:
“Non gioco per i record in generale. Gioco per me stesso. Gioco per il mio team perché loro sanno cosa c'è dietro. Anche per la mia famiglia, perché con il successo che ho avuto non è mai cambiata nei miei confronti. Sono genitori semplici e mi sento molto al sicuro quando sono con loro. Non parliamo mai di tennis quando a casa. Quindi è un bellissimo rapporto. Siamo davvero solo i miei genitori ed io.
Ma c'è molta disciplina, molto sacrificio dietro a tutto questo. Ci sono anche le routine quotidiane che porto avanti. Sono il primo a dover essere pronto la mattina appena sveglio. Mi piace il percorso. Mi piace mettermi nella migliore condizione possibile per essere la versione migliore di me stesso.
Mi considero molto fortunato perché quando avevo 13 anni ho fatto la scelta di andare via di casa e trasferirmi in un centro per allenarmi. Penso che questo per i genitori sia molto difficile, specialmente per una madre, da accettare. Credo sia stata dura per me, ma di sicuro è stata più dura per i miei genitori, perché anche loro vorrebbero vedere crescere il proprio figlio. Ho perso un po' di tempo, del tempo da trascorrere con i miei genitori. Vorrei recuperare il più possibile. Ovviamente a casa, nonna e nonno, i genitori di mia mamma, sono ancora entrambi vivi. La capisco benissimo quando vuole restare a casa per passare più tempo possibile con loro. Ma anche a me piacerebbe avere più tempo con la famiglia.
È bello vedere Carlos, per esempio, viaggiare con la famiglia e il fratello, e penso che stia facendo benissimo. Perché quando qualcuno non c'è più poi te ne penti. Quindi spero di poter avere un po' più di tempo con i miei genitori e le persone che amo e anche con mio fratello e i miei amici. Perché le cose possono cambiare. I miei genitori sono una vera fonte di ispirazione per me. Cerco solo di essere un po' come loro, perché così so di essere una brava persona”.
Ho preferito non sintetizzare perché credo che queste parole meritino di essere lette tutte. Campione e persona speciale.
A differenza di un aereo di linea, lo Shuttle non aveva motori accesi durante il rientro.
Una volta lasciata l'orbita, diventava un aliante colossale.
I piloti avevano una sola possibilità per atterrare: se sbagliavano la mira o la velocità, non potevano "dare gas" e fare un altro giro.
Per questo gli ingegneri lo chiamavano affettuosamente "the flying brick" (il mattone volante).
Quando rientrava nell'atmosfera, viaggiava a circa 28.000 km/h (circa 25 volte la velocità del suono).
Per rallentare senza disintegrarsi, doveva colpire l'aria con la pancia rivolta in avanti, usando l'attrito come freno.
Negli ultimi chilometri prima della pista:
• Scendeva con un'inclinazione 7 volte superiore a quella di un aereo commerciale.
• Mentre un aereo di linea scende dolcemente, lo Shuttle veniva giù "in picchiata" per mantenere abbastanza energia cinetica e non stallare.
• Toccava terra a circa 350 km/h, una velocità talmente alta che richiedeva un paracadute posteriore per fermarsi prima della fine della pista.
Sotto quella "pelle" bianca e nera c'erano migliaia di piastrelle in ceramica che proteggevano gli astronauti da temperature di oltre 1.500°C.
Senza di esse, l'alluminio della struttura si sarebbe sciolto come burro in pochi secondi.
San Siro sarà sempre un posto speciale per me. Tanti ricordi indimenticabili su quel campo. Il derby di Milano è qualcosa di unico.
San Siro will always be a special place for me. So many unforgettable memories on that pitch. The Milano derby is truly unique.
Forza Milan ❤️🖤