Il 22 maggio 1978 segna l'entrata in vigore della legge 194 che sancisce in Italia il diritto all'interruzione volontaria di gravidanza per tutte le donne.
Dopo 46 anni dalla legge, la possibilità di scegliere un'interruzione volontaria di gravidanza è di nuovo in pericolo.
I returned to NYC from my house on Cape Cod less than a week after 9/11. The first thing I did when I got home was race downtown to see the fallen towers. Many of you know this story, but when I got there and raised my camera to my eyes, a police officer approached me, whapped me on my arm, and said, "No photos. It's a crime scene." I realized then that we'd have no historical record of this horrific event if pictures weren't allowed. I had studied a few historical archives at the Library of Congress in D.C., and I knew I had to be the one to create an archive of this seminal moment in my city's - our global - history. Over the next 9 months, I returned to Ground Zero, a.k.a, The Pile, daily (with a few travel exceptions), to photograph the wreckage, light, architecture, and the incredible group of people who were there to excavate, clean up, rake for remains, and help in any way possible. It was a community of remarkable people - a brother and sisterhood - of ironworkers, NYPD, FDNY, Captains, Chaplains, security workers, and politicians. I snuck in daily to photograph and got kicked out daily. It wasn't until I quite literally stumbled into a group of men from the Arson and Explosion Squad, who asked what an older guy like me with a big old camera was doing down there, that I found my way in without fear of being evicted. They all quickly believed in the importance of the photographic record I was attempting to make. They gave me their phone numbers and said to call them if I had any trouble, and they'd bring me back to the site. Eventually, I got an official mayoral badge that granted me easier access to the Pile. In the end, I made over 8,500 pictures. My focus was never on human remains. I wanted to capture the place, the light, the people. I owe so much of this experience and access to my band of brothers from the Arson and Explosion Squad. Here is merely a tiny selection of some of the pictures. Many can be seen, however, at the Museum of the City of N.Y., World Trade Center Memorial Museum, Smithsonian Museum of American History, Library of Congress, and about 500 in my book, Aftermath: World Trade Center Archive.
1. A Worker in a Raking Field searching for human remains, 2002
Capo Verde ha battuto il Venezuela. Un avvenimento storico:
- prima vittoria di Capo Verde ad un mondiale
- è la vittoria dello Stato pi�� piccolo ad aver mai partecipato ad un Mondiale
- il Molise è più grande di Capo Verde
#MondialiTipo
Un Mondiale è una vetrina per tanti giocatori, ma è anche un palcoscenico globale sul quale poter veicolare messaggi extra-campo. E' il caso del Sud Sudan, e ve ne avevamo parlato qualche mese fa. Oggi è una data storica perchè ha centrato la prima vittoria della sua storia ad un Mondiale, battendo la Cina.
"Non siamo qui solo per giocare a basket ma anche per sensibilizzare il mondo riguardo al nostro Paese". Il loro obiettivo non è quindi solo quello di strappare il pass per le Olimpiadi di Parigi. L'obiettivo è molto più grande e a dirlo sono gli stessi giocatori.
- il Sud Sudan è la nazionale più "giovane" al mondo nel basket, si è formata nel 2011 dopo l'indipendenza dal Sudan costata 2 milioni e mezzo di morti.
- è lo Stato più povero al mondo e quello con l'indice di sviluppo umano peggiore.
- l'81% della popolazione vive con 1 dollaro e 90 al giorno.
- il 52% della popolazione non ha accesso a normali servizi igienico-sanitari
- il 50% della popolazione non ha accesso all'acqua potabile
- 4 giocatori sono orfani a causa della guerra.
- 2 giocatori sono nati in campi profughi in Kenya.
- la Nazionale non mai giocato nel Sud Sudan perchè non ci sono palasport.
- l'anno scorso Luol Deng, ex giocatore dei Lakers che ha creato la Nazionale, ha finanziato di tasca sua un viaggio per la squadra nella capitale Giuba. All'aeroporto c'erano 7 mila persone che hanno accolto i giocatori come eroi nazionali. Molti giocatori, sorpresi dall'accoglienza, hanno pianto. Quattro di loro hanno rivisto la famiglia per la prima volta dopo 9 anni.
- il loro sogno sarebbe quello di qualificarsi per le Olimpiadi (gli basta posizionarsi meglio delle altre squadre africane) e poter andare a festeggiare il risultato in patria. Il loro sogno è anche quello di poter giocare le partite nel loro Paese in un palasport. Il loro sogno è soprattutto quello di non veder più il loro Paese usato, abusato, sfruttato dagli Stati più ricchi del mondo, e lasciato a marcire e a morire nella totale indifferenza generale.
#MondialiTipo @FIBAWC
“I nazisti sbatterono fuori le pecore da una stalla e fecero entrare noi. Mamma mi nascose in una nicchia dietro la porta. ‘Non ti muovere per niente al mondo’, mi disse. Le scaricarono un mitra addosso. Era ferita alla testa ma trovò la forza per scagliare uno zoccolo verso un soldato che stava per scoprirmi. Morì. Morirono tutti. Poi aprirono i lanciafiamme sulla paglia e sui cadaveri e ci diedero fuoco.
Mi tirarono fuori da lì bruciato e vivo per caso.
All’ospedale dissero che non c’era più niente da fare, avevo ustioni di terzo grado e i polmoni scoperti. Allora zia Lola mi portò in un convento di suore di Marina di Pietrasanta e ci rimasi più di un anno. Mi mettevano al sole per curarmi le piaghe e facevano di tutto per tenermi le mosche lontane. Un giorno del 1945 bussarono alla porta. Era il mio babbo, un alpino finito prigioniero in Russia, di cui non sapevamo più niente. In mezzo a tanto dolore, fu bellissimo.
Se mamma avesse una tomba tutta sua io e papà accanto al nome avremmo messo questa foto. Invece quando riesumarono i resti dalla grande fossa comune dove i tedeschi avevano ammassato le vittime di Sant’Anna di Stazzema, trovarla in quel macello di ossa bruciate fu impossibile. Ci provai anche io, che allora avevo solo 10 anni, ma fu inutile.
A Sant’Anna dal 1945 ci torno due volte all’anno, il 2 novembre e il 12 agosto. Non smisi nemmeno quando nacquero i miei figli. Me li caricavo sulle spalle e con mia moglie prendevo la mulattiera che quel giorno del 1943 percorsi con la mamma. Oggi ci porto i ragazzi delle scuole.”
- La storia raccontata al Corriere di Mario Marsili, uno dei pochi superstiti ancora in vita di una delle peggiori stragi della Seconda guerra mondiale, quella di Sant’Anna di Stazzema, avvenuta il #12agosto 1944.
560 civili uccisi, di cui solo 393 identificati.
This is the Guardian’s tribute to #MichelaMurgia, one of the most important voices in Italian culture, a brilliant woman, a prominent writer and intellectual. My latest. #Murgia#Italy#Michela https://t.co/yiJ9iXZXyE
“I like to share knowledge and I do not keep it for myself, for my books. I’m curious about other people.”
Jean-Louis Cohen (1949-2023)
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