«L’amore è sempre paziente e gentile, non è mai geloso. L’amore non è mai presuntuoso o pieno di sé, non è mai scortese o egoista, non si offende e non porta rancore. È sempre pronto a scusare, a dare fiducia, a sperare e a resistere a qualsiasi tempesta.»
(vedi 1 Corinzi 13)
Almasri, oltre l’orrore.
Sono una delle persone che hanno presentato denuncia presso la Corte Europea, attraverso un lavoro coordinato con alcuni studenti della Sorbona.
Parlo da testimone diretto: sono passato dalla Libia nel 2014 e ho visto con i miei occhi l’orrore. Oltre alle torture, c’è un uomo che si vanta di abusare di bambine di 12 e 13 anni, che costringe le ragazze migranti a prostituirsi, che riduce i ragazzi in schiavitù nei campi e si appropria dei loro soldi.
È colui che ha impiccato diverse persone nelle sue prigioni per spingere altri prigionieri a chiamare i parenti o i conoscenti per mandare i soldi.
Quest’uomo si chiama Almasri, ed è uno dei più spietati torturatori in Libia. Vende esseri umani filmando le aste. In Libia, basta pronunciare il suo nome per scatenare il terrore. Non è solo paura: è qualcosa di più profondo, un orrore senza limiti.
Ha persino costruito un aeroporto privato sfruttando i migranti, che chiama “i suoi schiavi”.
Eppure, il governo italiano tratta questo criminale con una gravità senza precedenti, violando ogni principio di giustizia e diritto.
Questa non è solo una questione politica. È una scelta tra giustizia e complicità, tra umanità e disumanità.
vivere in superficie evitando le profondità di sé stessi e delle relazioni, è come inghiottire senza masticare, non assapori nulla, tutto è uguale e rischi di soffocare.