Un anno fa veniva ucciso Charlie Kirk. Aveva appena 31 anni ed era, ancora una volta, in mezzo ai giovani, in un’università, a fare quello che aveva scelto di fare per tutta la sua vita pubblica: confrontarsi, discutere, difendere le proprie idee.
Charlie aveva fatto della fede, della libertà di parola e del confronto la propria cifra. Era un cristiano convinto, un marito, un padre, un ragazzo capace di parlare a una generazione intera senza sottrarsi mai al dibattito, anche con chi la pensava in modo opposto.
È stato assassinato proprio mentre esercitava quella libertà.
A un anno di distanza, il modo migliore per ricordarlo è non lasciare che prevalga l’odio che ha cercato di zittirlo. Continuare a credere che le idee si affrontano con altre idee, che il dissenso non è un nemico da eliminare e che la fede può essere vissuta senza paura e senza vergogna.
Charlie Kirk non c’è più. Ma ciò per cui ha vissuto continua a parlare.
E merita di essere ricordato.
Ricapitolando: la polizia uccide un marocchino, ma la sorella, a caldo, non può gridare vendetta perché deve aspettare le indagini.
Un gioielliere, a caldo, si fa giustizia da sé, viene condannato come PLURIOMICIDA da tre gradi di giudizio, ma gli va data la grazia, poverino.
Do not stop talking about the Epstein files.
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Il mio ragazzo doveva dormire con una sua amica per un concerto (letti separati) quindi per ripicca l'ho iscritta. Liceo classico. Lei adesso mi "odia"