Esiste un mondo che non vediamo.
Lo abitano i sognatori.
State attenti a quello che dite, perché senza questa rete il loro mondo potrebbe svanire, e il nostro con il loro.
Filippo Tapparelli
❤️
È morta nella notte a Faenza Annunziata Verità, conosciuta come la partigiana "che visse due volte" perché era sopravvissuta a una fucilazione nazifascista nel 1944. Ne dà notizia la famiglia all'ANSA. #ANSA https://t.co/gAgJlYqWsL
In Piazza Maggiore a Bologna, più di 5.000 persone per The Voice of Hind
Rajab.
E ascoltare la voce di una bambina di cinque anni uccisa da 355 proiettili israeliani, che continua a chiedere giustizia.
#FREEPALESTİNE#TheVoiceOfHindRajab
“Football was popular because the poor were happy to play with a ball. When football turned into dishonest business, that is when the wealthy classes saw an opportunity in it, and since then it no longer belongs to the poor.”
— Marcelo Bielsa
Ditela, ditela sempre con amore
coraggiosi e giusti
La civiltà deve andare avanti
per non retrocedere
Gli uomini, le donne di tutto il mondo hanno pari diritto
alla Felicità
alla Libertà
alla Pace
E allora ditela, questa fantastica parola, che è un Nome:
PALESTINA🇵🇸
I coloni occupanti israeliani portati nella terra dei palestinesi dal governo israeliano rubano le pecore dei palestinesi, con la protezione dei soldati israeliani che aggrediscono e arrestano i palestinesi.
#israele
VOI CHE VEDETE?IO VEDO UN CORTEO PRATICAMENTE FERMO,A DISTANZA,A CUI LA POLIZIA DÀ ADDOSSO CON IDRANTI E LACRIMOGENI.
MA CHI HA FATTO IL REEL E CHI LO CITA PARLANO DI"SCONTRI" E CHIAMANO"FASCISTI"GLI ANTIFASCISTI
LA NARRATIVA CAPOVOLTA FASCIO-SIONISTA
🇮🇹☮️
A Castel Capuano (NA) il sottosegretario leghista Andrea Ostellari ha portato con l’inganno 150 studenti ad un convegno sulla riforma della giustizia spacciato come imparaziale ma che in realtà prevedeva solo voci a favore del si, questa è stata la risposta degli studenti!
"Mio fratello pensava che una separazione delle carriere avrebbe potuto portare i magistrati sotto l'influenza del potere politico e questo per lui era un pericolo da scongiurare. Questa riforma è un golpe"
Lettera aperta a Liliana Segre da Najat, figlia di rifugiati palestinesi vittime della Nakba.
Gentile Signora Liliana Segre,
mi rivolgo a lei con profondo rispetto, consapevole del dolore che ha attraversato nella sua vita e della testimonianza preziosa che rappresenta.
Ho letto le Sue parole con turbamento. Lei si dice ferita dall’uso del termine “genocidio” per descrivere quanto sta accadendo a Gaza, come se questa parola fosse un’eredità sacra, un diritto esclusivo, un simbolo che possa appartenere a uno solo dei dolori del mondo.
Mi permetta, con tutta l’umiltà possibile, di dirle che noi Palestinesi non abbiamo mai voluto rubare quella parola, non l’abbiamo scelta. È stata, piuttosto, incisa sul nostro corpo, sulla nostra carne, sui nostri sogni, da mani che lei, forse, conosce meglio di quanto possa dire.
No, non siamo orgogliosi di quella parola, non è una medaglia, non è un vessillo. È una ferita, è un urlo, è il suono sordo delle bombe che spazzano via case, ospedali, scuole, chiese e moschee. È il pianto dei bambini sotto le macerie, è il silenzio dei corpi smembrati, è la fame che dilania, è l’umiliazione dell’assedio.
È il nome che il mondo, quel mondo che ci guarda e resta in silenzio, ha dato a ciò che accade, mentre noi piangiamo i nostri morti senza nemmeno poterli seppellire.
Se davvero potessimo restituirle quella parola, Signora Segre, gliela riconsegneremmo in cambio di una sola cosa: la vita dei nostri figli.
Ci ridia Hind, 7 anni, rimasta sola in un’auto, circondata dai cadaveri della sua famiglia. Tutto il mondo l’ha sentita piangere, supplicare aiuto, mentre i carri armati israeliani si avvicinavano. Ci ridia Yazan, 6 anni, morto di fame perché gli aiuti sono stati bloccati.
Ci ridia Mohammed, 16 anni, bruciato vivo.
Ci ridia Mustafa, 14 anni, ucciso mentre andava a scuola. Ci ridia Rami, 13 anni, che festeggiava il Ramadan con dei fuochi d’artificio. Ci ridia Ahmed, 8 anni, colpito mentre cercava un sacco di farina.
Ci ridia le membra dei nostri figli, i loro occhi, le loro mani, i loro sogni. Ci ridia la loro innocenza, la loro risata. Ci ridia tutto ciò che la parola “genocidio” ha cercato di raccontare, e che nessuna parola potrà mai davvero contenere.
E allora, Signora Segre, Le promettiamo, non la useremo più.
Non ci sarà più bisogno di quella parola, perché più di ogni altra cosa, noi Palestinesi desideriamo una sola cosa: vivere. Vivere con dignità, con giustizia, con libertà.
Siamo un popolo che ama la vita, e che, nonostante tutto, continua ad amarla.
Con rispetto profondo,
Najat figlia di rifugiati palestinesi, testimone di una ferita aperta.