Non conosco di persona Raffaele Galardi, su Twitter è @Uther_Pendrqgon.
Appena arrivato qui mi colpì quel riferimento colto al ciclo arturiano. Uther Pendragon. Non un nickname qualsiasi, ma una scelta identitaria. Mi incuriosì. Gli chiesi l’amicizia. Lui, va detto, non si precipitò a ricambiare. E chi ero io, appena sbarcato, un parvenu del social che bussava alla porta di chi aveva già una comunità, una voce, una storia?
Col tempo ho iniziato a leggerlo con attenzione. Ho conosciuto, attraverso i suoi racconti, i figli adottati, il ristorante a Torino, le fatiche economiche, gli alti e bassi. Si espone molto. Racconta. Si mette in gioco. E lo fa con una naturalezza che non è esibizione ma bisogno di verità.
Negli ultimi mesi ho seguito la sua iniziativa: offrire un pasto caldo a chi non può permetterselo. Non una posa morale. Pasti veri. Trentacinque, quaranta al giorno. Persone che entrano, mangiano, a volte parlano, a volte restano in silenzio. Raccontava di chi chiedeva solo un piatto di pasta e di chi aveva bisogno prima di tutto di essere visto.
Io lo invidio.
Sul piano etico fa qualcosa che io non faccio. È inutile nascondersi dietro l’ironia. Lui agisce, io commento. Lui cucina, io scrivo.
Quando ha iniziato a strutturare l’iniziativa in modo più ampio, chiedendo un sostegno per poter continuare, nel mio piccolo ho contribuito. In anonimo. Non mi interessano i grazie. L’ho fatto perché quello che fa mi interpella. Mi mette davanti a uno specchio.
Ora qualcuno prova a boicottarlo. Segnalazioni, blocchi, tentativi di fermare la raccolta. È un riflesso tipico: quando qualcuno fa qualcosa di concreto e visibile, c’è sempre chi prova a sporcarlo.
Io non ho pasti da donare. Non ho una cucina da aprire. Posso però fare una cosa semplice: dirvi che vale la pena sostenerlo.
Se mi seguite è probabile che condividiate una certa idea di dignità, di responsabilità, di giustizia. Cinquanta euro sono meno di due pizze e una birra. Per molti di noi è una cifra sostenibile. Per chi è dall’altra parte del bancone è un pasto caldo, forse una doccia, forse una conversazione che restituisce umanità.
Chi vuole può sostenere la raccolta qui:
https://t.co/MJfr79xBvm
Non è una questione di tifoseria.
È una questione di coerenza tra ciò che diciamo e ciò che facciamo.
Io, nel mio piccolo, ho scelto di sostenere chi agisce.
Se volete, facciamolo insieme.
Grazie Raffaele
🚨🚨🚨🪖🇮🇷🇺🇸🇯🇴 Schiaffo iraniano agli Stati Uniti. Lancio di missili contro base americana in Giordania nonostante la pausa agli attacchi USA ordinata nei giorni scorsi da Donald Trump.
He will be executed tomorrow he will be hanged. He’s just a child. Please help me to get the leaders to call the Islamic Republic to stop the execution.
My heart broke when I just watched the forced confession of this young boy on Iran’s state TV.
They tell him: “You are Mohareb.”
He asks: “What does that mean?”
He was so young, he didn’t understand that it means one thing in Islamic Republic:
execution
A 17-year-old boy, Shervin Bagherian, was arrested in Iran’s recent protest. Now in the middle of a war they are preparing to execute him.
His only crime was wanting a normal life. There is still time to speak up. Will you stand with me and be his voice before it’s too late?
#StopExecutionsInIran
Con @CarloStagnaro avevamo definito il Superbonus come “la più grande operazione di greenwashing della storia d’Italia”.
Ora la Corte dei Conti Ue conferma che lo è ma dell’Europa: “Il Superbonus è di gran lunga la più costosa e meno efficiente tra le misure per la riqualificazione energetica delle abitazioni”.
(Naturalmente il bonus al 110% ha avuto il sostegno convinto e continuato di tutti i principali movimenti ambientalisti italiani, gli stessi che si oppongono al nucleare perché troppo costoso).
https://t.co/D0yu5TCShH
A country that beheads enemy soldiers has no place in the Olympics.
A country that rapes and tortures civilians and POWs has no place in the Olympics.
A country that bombs children’s hospitals, then strikes again when medics arrive, has no place in the Olympics.
A country that uses chemical weapons and banned munitions has no place in the Olympics.
A country whose troops drag POWs to death and shoot surrendering soldiers on camera has no place in the Olympics.
A country that is led by an individual wanted for child abductions and war crimes has no place in the Olympics.
A country that employs the Wagner Group, and is responsible for every massacre they commit, has no place in the Olympics.
Russia has no place in the Olympics.
Not under a flag. Not under “neutrality.” Not as individuals.
In 2022, 88% of Russia’s Olympic medals were won by soldiers. That’s not sport. That’s military propaganda.
If you see this, RT and like. Let the International Olympic Committee @iocmedia hear us.
Let the world hear us.
Let justice be louder than silence. #RussiaIsATerroristState
Fosse Ardeatine: “Aiutateci a identificare gli ultimi sette martiri”. Appello del Generale Andrea Rispoli: “Chiunque abbia oggetti, diari o testimonianze, si rivolga all’Ufficio per la tutela della cultura e della memoria della Difesa”.
#chilhavisto→https://t.co/SwzibyDpl1
Io mi sento molto male, perché noi giornalisti abbiamo aspettato giorni e giorni prima di poter entrare a Bucha perché era occupata dai russi. Chi provo a entrare bella vicina Irpin - come Brent Renaud - fu ucciso. Appena le truppe della federazione russa si sono ritirate, siamo entrati immediatamente. E la mia vita è cambiata dopo aver visto quello che ho visto. I numeri di persone a cui è stato sparato alle spalle mentre stava cercando di lasciare la città sono troppo alti perché si possa anche solo immaginare una finzione.
@_Mica_io_@antoniopolito1 _Mica, concordo pienamente e aggiungo che che ci saranno anche le comunali a Roma, il coordinamento sarà inevitabilmente di Alemanno.
Quanto vale la pelle di una bambina di dieci anni? Evidentemente poco, se il carnefice non rispecchia i canoni del perfetto mostro mediatico.
A settembre del 2024, in un centro di accoglienza della Val Trompia, nel Bresciano, una bambina di dieci anni, ospite della struttura insieme alla madre, rimane incinta dopo aver avuto rapporti 5essu4li con un uomo di ventinove anni, originario del Bangladesh e anch'egli ospite del CAS.
A gennaio del 2026 arriva la condanna: cinque anni di reclusione per atti 5essu4li con minore. Il pubblico ministero ne aveva chiesti sei anni e otto mesi. Le motivazioni alla base della sentenza, rese note nei giorni scorsi dal Tribunale, affermano che non vi sono elementi sufficienti per dimostrare la violenza5sessu4le aggravata.
Con questa decisione, la giudice esclude, in sostanza, che vi sia stato uno 5tupr0.
Ora, senza entrare nel merito della sentenza (anche se faccio sinceramente fatica a comprendere come la condizione di una bambina di dieci anni non coincida con una palese asimmetria di potere rispetto a un uomo che ha il triplo dei suoi anni), ciò che più colpisce è che la notizia sia rimasta confinata alla cronaca locale.
Quando la povera Cecchettin venne uccisa da Turetta e i magistrati esclusero l'aggravante della crudeltà (che ha diverso significato giuridico) il Paese gridò allo scandalo, denunciò la decisione del Tribunale, chiamò in causa il patriarcato e la cultura della violenza. Qui, invece, nulla.
Evidentemente esistono vittime che meritano un tributo e altre che possono essere dimenticate. Questo femminismo selettivo, questa indignazione a corrente alternata, questa evidente gerarchia delle vittime e dei colpevoli, mi disgustano.
Mentre il SSN è allo stremo, si trovano soldi pubblici per promuovere la naturopatia. Qualcuno ha pensato quindi di finanziare iniziative per discipline senza riscontri clinici seri/rigorosi, mentre i cittadini pagano di tasca propria visite che il SSN non riesce più a garantire.
Usare soldi pubblici per la naturopatia è assolutamente inaccettabile.
La medicina e la scienza sono cose serie, soprattutto quando i soldi dedicati già sono pochi.
Ufficiale. Finiti i 390 milioni dell'ultimo prestito ponte, Ilva non potrà riceverne altri.... a settembre soldi finiti! Oggi lo ha comunicato il ministro Urso ai sindacati. Sul @ilfoglio_it lo avevano scritto il 21 gennaio.
Ho una notizia terribile da darvi: Semyon Skrepetsky, che aveva partecipato alle proteste a Venezia contro la riapertura del padiglione russo, è stato assassinato.
Era un artista e un dissidente russo che aveva scelto di sfidare il potere con le sue opere. Le sue caricature colpivano Putin, Kadyrov e Lukashenko, trasformando l’arte in uno strumento di denuncia contro l’autoritarismo.
Dopo aver lasciato la Russia, aveva trovato rifugio in Polonia e continuava a battersi per la libertà, partecipando anche alle proteste di Europa Radicale e all’associazione radicale Certi Diritti, da ultimo contro la riapertura del padiglione russo.
La sua terribile uccisione impone una riflessione non piu rinviabile.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a una lunga sequenza di avvelenamenti, omicidi e operazioni contro oppositori del Cremlino ben oltre i confini della Federazione Russa. Le responsabilità dei singoli episodi spettano alle autorità giudiziarie accertarle, ma il fenomeno delle aggressioni extraterritoriali ai danni di dissidenti e critici dei regimi autoritari rappresenta una minaccia concreta per la sicurezza europea.
Per questo l’Unione europea deve fare un passo avanti.
Serve una Rete europea per la protezione dei dissidenti e degli oppositori politici, coordinata a livello UE e in stretta collaborazione con gli Stati membri, capace di valutare le minacce, condividere intelligence, predisporre misure di sicurezza e offrire tutela concreta a giornalisti, artisti, attivisti e rifugiati politici esposti a rischi credibili.
L’Europa deve essere un luogo in cui chi fugge dalla repressione trova libertà e protezione.
Difendere i dissidenti significa difendere la nostra democrazia.
In foto Semyon a Venezia
✍🏻 Roberto Damico
Se avessi voglia di scherzare, farei il verso a Andrea Tosa – il blogger, l'attivista, il palestinista – e scriverei un post che inizia come iniziano sempre i suoi post: "Ieri a Herat è successo un fatto gravissimo". Ma io adesso non ho voglia di scherzare. Non ho voglia di ironizzare. Non ho voglia di fare il verso a nessuno. Perché un post che inizi così – "Ieri a Herat è successo un fatto gravissimo" – e che parli delle donne afghane, non esiste. Non lo scrive Tosa. Non lo scrive la sinistra. Non lo scrive nessuno. Eppure – ieri è successo davvero qualcosa di terribile ad Herat, in Afghanistan. E se avete abbastanza anima – se non siete ancora diventati insensibili di fronte al dolore del mondo – potete cercare voi stessi. Le notizie sono lì. Frammentarie, ignorate, sepolte. Ma ci sono.
Ecco cosa è successo. Si era appena svolta una manifestazione di donne afghane. Una folla di donne – nonostante il burqa, anzi, col burqa – ha riempito le strade di Herat. Centinaia, forse migliaia. Hanno chiesto – attenzione – non i diritti che abbiamo in Occidente (il diritto di voto, il diritto di abortire, il diritto di indossare una minigonna). Hanno chiesto neppure pari diritti. Hanno chiesto il minimo. Hanno chiesto l'istruzione – che in Afghanistan, per le donne, significa anche accesso alla sanità (perché nella legge afghana, una donna può essere visitata solo da una donna; ma se le donne non possono studiare, allora le donne non possono essere curate). Hanno chiesto di poter lavorare – di guadagnare un minimo, per non morire di fame, per non vedere i propri figli morire di fame. Hanno chiesto meno dei diritti che noi in Europa concediamo a un cane o a un gatto. Perché i nostri amici a quattro zampe – possono essere visitati da un medico (di qualsiasi sesso) se stanno male. Possono essere curati. Possono essere salvati. Le donne afghane – se stanno male – non possono essere visitate da un medico uomo. E se il medico uomo è l'unico disponibile, muoiono. Se – dopo un terremoto – si trovano sotto le macerie delle loro abitazioni, non possono essere estratte, perché un uomo non può toccare una donna. E muoiono sotto le macerie. Mentre ascoltano i soccorritori che non possono soccorrerle. È l'inferno. È l'orrore. È la follia.
E la risposta dei talebani a questa manifestazione di donne che chiedevano solo di non morire – è stata la violenza. Hanno sparato sulla folla. Al momento si parla di una ventina di vittime, ma le notizie sono frammentarie, non verificate, forse peggiori.
La notizia – come tutte le notizie che riguardano l'Afghanistan – è stata sepolta. Ignorata. Dimenticata.
E penso che oggi i telegiornali dovrebbero essere pieni di queste immagini. Che le piazze dovrebbero essere colme di gente – specie di donne arrabbiate – che esaltano l'eroismo delle donne afghane, che denunciano la brutalità dei talebani, che chiedono sanzioni, interventi, aiuti. Che parlano – sì – anche della loro disperazione. Della loro solitudine. Del loro abbandono. E invece – credo di essere uno dei pochi che ne stanno parlando. Uno dei pochi. Non perché io sia speciale. Perché gli altri hanno deciso di tacere e si indignano solo per Gaza.
Perché – come dice Fausto Bertinotti – "Gaza è l'ombelico del mondo". Almeno per la sinistra. Gaza – e solo Gaza – merita attenzione. Gaza – e solo Gaza – merita indignazione. Gaza – e solo Gaza – merita che si riempiano le piazze. Il resto – l'Afghanistan, lo Yemen, la Siria, il Sudan, la Nigeria, il Congo – non esiste. O esiste come rumore di fondo, come fastidiosa eccezione. Perché la sinistra – la sinistra palestinista – adora guardarsi l'ombelico senza alzare lo sguardo.
E se alzasse lo sguardo – se alzasse lo sguardo oltre Gaza – vedrebbe un mondo in fiamme. Un mondo che brucia. Un mondo in cui il jihadismo – la stessa ideologia che anima Hamas – uccide, devasta, distrugge. E bisognerebbe anche chiedersi quanto sia casuale che la propaganda per Gaza copra mille altri orrori. Quanto sia casuale che proprio Gaza – il luogo in cui Hamas comanda – sia diventato l'ombelico del mondo. Visto che Hamas è una derivazione della Fratellanza Musulmana – l'organizzazione che ha come obiettivo la creazione di un Califfato globale – visto che la Fratellanza vuole imporre la sharia in tutto il mondo, vuole cancellare i diritti delle donne, vuole sottomettere “gli infedeli”– è proprio casuale che Gaza e la sua propaganda impediscano di vedere ciò che il jihadismo sta facendo nel mondo?
@flancini
The whole world must see this.
A Ukrainian serviceman released on May 15, 2026, testifies to torture, starvation, denial of medical care, and deaths inside the Kamyshin detention center in Russia.
Ukrainian prisoners — both military personnel and civilians — are being held in inhumane conditions.
International organizations are denied access.
The world must act immediately.
#SaveUkrainianPOWs #HumanRights #Ukraine