ESTO ES MUY GRAVE. Me llegan estas imágenes de cómo las autoridades marroquíes vacían camiones llenos de jóvenes cerca de la frontera con Ceuta.
Quien no quiera ver que se trata de una operación perfectamente preparada por el régimen, es que es ciego.
Ein paar Punkte zu Ceuta.
Ceuta ist nicht Europa 🇪🇺. Ceuta ist eine Enklave Spaniens 🇪🇸 in Nordafrika im histor. Marokko, ein Überbleibsel der spanischen Kolonialherrschaft.
Der Zeitpunkt ist relevant. Spaniens Premier Pedro Sanchez besuchte vor einigen Tagen nach vier Jahren erstmals wieder Algerien 🇩🇿, Marokkos Rivalen in der Region, was dem marokkanischen König 🇲🇦 nicht gefällt.
Spanien hat aktuell extrem schlechte Beziehungen zu 🇮🇱 und den USA 🇺🇸. Zwei der engsten politischen Partner des marokkanischen Königs. Dass Israel und die USA ein Interesse an Problemen für Spanien haben, liegt auf der Hand.
Die Emotion der Menschen in Ceuta ist echt. Selbst wenn einige geschickt worden wären, versuchen Tausende ihr Glück. Die Jugend sieht in Marokko kaum Zukunft und will um jeden Preis weg.
Rechte labern von „Invasion“. Wer in Ceuta einreist - selbst legal - ist offiziell noch nicht in die EU eingereist. Ceuta gehört nicht zum Schengen-Raum und um von dort aufs spanische Festland zu gelangen, braucht man Visum oder positiven Asylprozess. Spanien und Marokko verkündeten bereits, alle Personen zurückzuführen.
Das Geschehen hat somit keine konkreten Folgen. Außer dass weltweit gegen Sanchez, Spanien, Migranten und Muslime gehetzt wird. Man kann sich also selbst zusammenreimen, wessen Interessen aktuell bedient werden.
C’è una cosa che dovrebbe essere chiara prima ancora di iniziare qualsiasi dibattito sull’immigrazione: la geografia non è un’opinione.
Ceuta si trova in Africa. È un territorio amministrato dalla Spagna e, quindi, appartiene politicamente all’area dell’Unione europea, ma geograficamente si trova sul continente africano. Il confine di Ceuta è dunque una frontiera terrestre tra l’Africa e un territorio sotto sovranità spagnola.
Raccontare ciò che accade lì come se migliaia di persone stessero improvvisamente “invadendo l’Europa” significa manipolare la realtà per costruire una narrazione politica fondata sulla paura.
Ancora più grave è utilizzare una tragedia umana per evocare la sospensione di Schengen e alimentare l’ennesima emergenza migratoria costruita ad arte.
Prima di fare propaganda, sarebbe sufficiente aprire un atlante. E prima di trasformare la disperazione di uomini, donne e bambini in uno strumento di consenso, servirebbe almeno un minimo di rispetto per le persone coinvolte.
La politica può essere dura quanto vuole. Ma quando arriva al punto di sfruttare l’ignoranza e la sofferenza per manipolare l’opinione pubblica, non è più informazione: è sciacallaggio.
Trumpet ci ripensa, niente più licenza Patriot all'Ucraina.
Resta il problema di come disinnescare le sanzioni alla Russia in discussione al Congresso, ma è solo una questione di metodo.
🔴⚫ "E chi 6, Franco Baresi?". Per molti anni, nei cortili e nelle scuole calcio, nelle strade di paese e agli oratori, questa domanda retorica è scattata puntuale dopo una grande azione difensiva del bambino e del ragazzo di turno. Poteva essere un intervento roccioso, un'uscita palla al piede elegante, una chiusura coraggiosa: poco cambiava, avevi fatto una cosa "alla Franco Baresi", meritavi una menzione speciale. Da tifoso e innamorato del Milan quale sono, associo il volto di Baresi alle immagini di tanti trionfi sul campo, di tante coppe alzate al cielo da Capitano. Ma per qualche ragione, alla notizia della sua morte, mi vengono in mente le uniche due volte in cui l'ho visto piangere.
La prima risale al 1994, a una finale Mondiale leggendaria con la maglia dell'Italia. Franco giocò una partita eroica, a soli 25 giorni dalla rottura del menisco, un infortunio che per molti avrebbe dovuto obbligarlo a salutare la compagnia e a tornare a casa. E invece? E invece Baresi non solo restò, ma scese pure in campo. Fece una delle "sue" partite. Guidò la difesa italiana con intelligenza, fu protagonista di interventi straordinari, non fece passare uno spillo contro i terribili brasiliani. Poi ai rigori si presentò sul dischetto, con coraggio, quello che non gli è mai mancato. E poiché questo sport sa essere tanto bello quanto crudele, sparò alto come un altro mito della nostra Nazionale: Roberto Baggio. Quando tutto finì, il condottiero di mille battaglie crollò sulle ginocchia martoriate: dove non era riuscita la natura era riuscito il fato. Fu allora che Baresi scoppiò a piangere come un bambino sulla spalla di Arrigo Sacchi.
La seconda arrivò qualche anno più tardi. A San Siro, nella partita del suo addio al calcio, Baresi pianse durante un infinito e commovente giro di campo, col popolo rossonero a tributargli una standing ovation memorabile, mentre in sottofondo passavano le note di Mina, a ricordargli che "sei grande, grande, grande, come te, sei grande solamente tu". Sei, come la maglia numero 6, ritirata dal Milan in suo onore, perché un altro giocatore degno di indossarla come lui non ci sarebbe più stato.
"Clonate Franco Baresi", recitava un cartellone allo stadio quella triste sera d'autunno del 1997. Perché? Perché i tifosi del Milan avevano paura di un futuro senza di lui, il "Piscinin" arrivato bambino e diventato grande senza mai abbandonare il rossonero, nemmeno in Serie B.
Anni più tardi, venne coniato uno slogan più rassicurante: "Baresi: 6 per sempre". È a questo che stamattina dobbiamo aggrapparci, nel giorno in cui a piangere siamo noi. Che sia qui o altrove: 6 per sempre il nostro Capitano.
A questo si è ridotta la potente Russia, con tutta la sua cultura, con tutta la sua tradizone, con tutto il suo glorioso passato, con tutta la sua "grande anima", con tutto quello che secondo il nostri pensosi putiniani ci lega alla Madre Russia, si è ridotta al puro terrorismo di Stato contro civili inermi, ogni giorno e ogni notte, contro uno sventurato paese che ha avuto l'ardire di resistere ai suoi appetti imperiali. Ci pensino quelli che ogni giorno vanno in tv a dire, con voce stentorea, "basta aiuti, basta armi, ci vuole una svolta diplomatica". Quella "svolta" Putin la manda tutte le notti sulle città ucraine.
Attacco della Russia in Ucraina, missile su una palazzina: 6 morti - la Repubblica https://t.co/ElyJzGou80
Sessantasette anni
Il paese senza ricambio
Undici giorni fa la Corte dei conti ha messo per iscritto quanto sono costate le Olimpiadi a costo zero. Centosettantasei milioni e mezzo di perdite. Quasi un miliardo di debiti della Fondazione Milano Cortina. A ripianare saranno i soci pubblici, che ne hanno garantito la copertura: Lombardia, Veneto, le Province autonome, lo Stato. Fra i soci c’è anche il Comune di Cortina, che i suoi conti in ordine non li vede da più di un decennio.
Lo stesso giorno la Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili le questioni sollevate dalla gip di Milano sul decreto del 2024 che ribadiva la natura privata della Fondazione. Secondo la Corte, la Fondazione era già privata per la legge del 2020. Il decreto del 2024 non aveva cambiato nulla. L’inchiesta della procura per corruzione e turbata libertà degli incanti si avvia all’archiviazione. Un miliardo di soldi pubblici, nessuna gara, nessun processo.
Quella fondazione era presieduta da Giovanni Malagò. Il 22 giugno, cinque settimane prima delle relazioni della Corte, l’assemblea della Federcalcio lo ha eletto presidente con il 68,58 per cento dei voti. Sessantasette anni. Non sto dicendo che quel miliardo lo abbia fatto lui, i bilanci di una macchina simile hanno cento mani dentro. Dico un fatto: quella presidenza la conoscevano tutti, e quei conti non hanno impedito la sua elezione.
Sessantasette è anche la soglia della pensione di vecchiaia in Italia. Dal primo gennaio 2027 diventeranno 67 e un mese, dal 2028 67 e tre, perché la legge di bilancio ha spostato l’asticella spalmando l’aumento su due anni per farlo sentire meno. L’età in cui una cassiera esce dal lavoro è l’età in cui un dirigente italiano ne comincia uno nuovo.
Voglio essere preciso su cosa mi preoccupa, perché il discorso sui vecchi al potere di solito scivola sull’ingiustizia e lì si ferma.
Il problema non è la longevità individuale.
È l’assenza di ricambio.
Un ottantenne capace alla guida di qualcosa non ha mai fatto male a nessuno; un sistema che rende quasi impossibile l’ingresso dei successori fa danni per decenni. Da questa chiusura discendono due conseguenze, e il pericolo sta nella loro somma. La prima è che aumenta la probabilità di decisioni sbilanciate sul presente. La seconda è che chi dovrebbe raccogliere l’eredità non viene formato, perché per formarlo bisognerebbe lasciargli decidere qualcosa.
Comincio dall’estensione del fenomeno, altrimenti sembra una faccenda di sport. Carlo Sangalli, classe 1937, guida Confcommercio dal 2006 ed è stato riconfermato per acclamazione nel marzo dell’anno scorso, a ottantasette anni, con un mandato che scade nel 2030 quando ne avrà novantatré. Pier Ferdinando Casini siede in Parlamento senza interruzioni dal 1983, quarantatré anni. Ignazio La Russa presiede il Senato e ha compiuto settantanove anni nove giorni fa. Mattarella è stato rieletto al Quirinale a ottanta perché un’intera classe politica, in una settimana di votazioni, non ha saputo tirare fuori un’alternativa. Nel calcio la scelta di giugno è avvenuta dentro un insieme di tre uomini che sommano duecentoquattordici anni, tutti già passati per quelle stanze.
Questi incarichi hanno una cosa in comune. Nessuno viene assegnato da un mercato che punisce gli errori. Li assegna un’assemblea di persone che si conoscono da trent’anni, dove pesa la fiducia personale, e la fiducia personale premia chi è lì da più tempo. Sangalli non è stato eletto, è stato acclamato. Il curriculum, da noi, si scrive con gli incarichi ricoperti molto più che con i risultati ottenuti.
Vediamo la prima conseguenza. Un uomo che nel 2030 avrà novantatré anni può essere lucido, informato, perfino visionario. Resta il fatto che preoccuparsi allo stesso modo di un conto in scadenza nel 2045 gli richiede di attribuire la stessa importanza a conseguenze che, con ogni probabilità, non vivrà. Non serve immaginare nessuno in malafede. Le pensioni che nel 2050 non ci saranno, il debito, la transizione energetica, il lavoro impiegatizio che l’automazione sta smontando mentre scrivo: sono tutti problemi il cui esito matura oltre l’orizzonte di chi decide. In quelle condizioni, il costo del rinvio diventa quasi invisibile.
Ma quella stessa conseguenza ne produce un’altra, che riguarda la lettura del presente. Le categorie con cui interpretiamo il mondo si formano soprattutto nei primi decenni della vita e poi cambiano molto meno in fretta della realtà. Chi comanda adesso ha imparato cosa siano il lavoro e la casa in un paese che cresceva, dove uno stipendio pagava un mutuo e l’azienda ti accompagnava fino alla liquidazione. Ha visto arrivare i computer negli uffici quando ne aveva quaranta, ha visto che l’occupazione non crollava, ne ha ricavato una regola generale. Adesso applica quella regola a un fenomeno che non somiglia a niente di già visto. Ai convegni parlano di riqualificazione con la faccia serena di chi ha già attraversato tutto. Pochissimi, in quelle sale, sanno cosa succede a un uomo di cinquantadue anni quando il suo mestiere sparisce in diciotto mesi.
La seconda conseguenza è più lenta e fa più danni. Sotto quel tappo cresce una generazione di adulti che non ha mai deciso niente. A cinquant’anni in Italia sei ancora il giovane della situazione, aspetti il tuo turno, impari che la carriera si costruisce non contraddicendo nessuno. Chi non accetta il patto se ne va: nel 2024 il saldo fra partenze e rientri di laureati tra i venticinque e i trentaquattro anni è stato negativo di ventunmila persone. Se ne vanno in silenzio, e il silenzio è il problema. Chi parte non occupa una piazza, non vota contro, non contesta in assemblea. Esce dalla porta e il sistema registra soltanto che le contestazioni sono diminuite. Un meccanismo che non riceve più segnali di errore continua a funzionare uguale fino al giorno in cui si spacca.
Nel frattempo la trappola demografica si stringe. Il rapporto Istat di maggio conta 355 mila nati nel 2025, 1,14 figli per donna, primo parto a 32,7 anni di media. Carriere lente e stipendi da precario producono figli tardi e pochi, i pochi figli producono un paese ancora più vecchio, il paese più vecchio elegge dirigenti ancora più vecchi. Il sistema fabbrica le condizioni della propria sopravvivenza.
Qui devo dire la cosa più scomoda, perché altrimenti sto scrivendo un lamento. Questa classe dirigente non ci ha invaso. Ci somiglia. L’età media degli italiani è 47,1 anni, un quarto della popolazione ha superato i sessantacinque, l’elettore mediano è un signore oltre i cinquanta con una casa da difendere e una pensione da proteggere. Un politico di settant’anni che promette di non toccare niente sta rappresentando il paese reale con precisione millimetrica. Non c’è una congiura da smascherare, c’è un consenso da smontare, e smontare un consenso è molto più difficile.
Il pericolo, alla fine, è tutto in una data. Quel gruppo un giorno se ne andrà insieme, che è la cosa che i gruppi anagrafici fanno, e in quel momento serviranno persone abituate a decidere. Saranno a Berlino, oppure saranno ancora qui, con sessant’anni sulle spalle e nessuna decisione mai presa in vita loro. Nel frattempo, a chi resta e aspetta il proprio turno da vent’anni, prima o poi si presenta qualcuno che promette di buttare giù l’impianto intero, regole comprese, e trova una platea disposta ad ascoltarlo.
Non arriveremo al declino con un tonfo. Ci stiamo arrivando con un paese amministrato in modo decoroso, i conti quasi in ordine, i cantieri inaugurati, che non ha la più pallida idea di dove stia andando perché il futuro di quel paese comincia dove finisce l’orizzonte di chi oggi lo governa.
Paar kleine feitjes:
- Donald Trump is nooit in Kyiv geweest.
- Steve Witkoff, Trump's Envoy, is 10x in Moskou geweest. 0x in Kyiv.
- Oekraïne heeft net als veel Westerse landen een 10% tariff vanuit de VS. Rusland 0. Belarus 0. Noord-Korea 0.
- Trump heeft de sancties tegen Rusland niet verscherpt, maar verzwakt.
- Trump kan extra sancties instellen tegen Rusland, maar weigert. Dit kan zelfs buiten de bill van het Congress om.
- Trump zijn administratie is er niet in geslaagd om een goedgekeurd pakket van 400 miljoen dollar aan steun voor Oekraine, daadwerkelijk uit te voeren.
Trump is niet pro-Oekraine. MAGA is niet pro-Oekraine.
Trump gebruikt Oekraine en Zelenskyy om de midterms te winnen. 70% van de Amerikanen is namelijk pro-Oekraine. Slechts 10% is pro-Rusland.
Nella città ucraina di Bakhmut c'erano:
17 scuole,
29 asili nido,
3 scuole liceo,
2 istituti tecnici,
5 centri e circoli comunitari,
12 biblioteche…
Nei pressi di #Bakhmut 🇺🇦 si potevano vedere una miniera di sale allestita come la più grande sala da concerto sotterranea del mondo.
La città ospitava il più grande impianto di produzione di spumante dell'Europa orientale.
Ora questa città non esiste più.
È stata distrutta dalla russia di #Putin, che ha portato
guerra,
distruzione,
morte…
@GiuseppeConteIT@marcotravaglio@orsiniufficiale
@dariodangelo91 Sempre più convinta che non gli freghi niente di come vanno le cose nel mondo e negli USA, fa solo del gran caos per guadagnare il più possibile per lui, la famiglia e gli amichetti suoi
Sta cosa che le manifestazioni dei pacifisti finiscono tutte con vetrine infrante, auto distrutte, segnali stradali divelti e centinaia di feriti mentre in quelle dei guerrafondai pro UE è tutto tranquillo e alla fine si portano via anche le cartacce, qualcuno me lo deve spiegare
Oramai, a destra come a sinistra, è un continuo rincorrersi verso il basso di cialtroni, saltimbanchi e miserabili. Abbiamo messo il paese in mano a bugiardi e demagoghi arruffapopoli della peggior risma. Gentaglia che scambia la scena pubblica per un bar. Sono esausto