Imprenditore, Sun Protection specialist, economista, impegnato nel sociale, Comitato alluvionati Veneto, infrastrutture Veneto amante della verità e del creato.
Ho inviato una lettera al Direttore del Messaggero per richiedere la rettifica di un articolo incredibile scritto da una delle tante penne particolarmente sensibili alle ragioni di Putin, tal Enrico Scoccimarro.
Secondo l’autore la Russia avrebbe stravinto all’Aja, presso il tribunale internazionale basato sulla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), in un giudizio che sancirebbe ora la legittimità dell’occupazione della Crimea, della costruzione del Ponte di Kerch e del principio secondo cui le acque del Mar D’Azov sarebbero esclusivamente russe. Peccato che sia vero esattamente il contrario e che la versione riportata senza vergogna su una testata nazionale sia il copia e incolla del comunicato emesso dalla Federazione Russa.
Nel pezzo si legge ad esempio che “il tribunale ha stabilito che lo Stretto di Kerch e il Mar d'Azov devono essere considerati acque interne, confermando la giurisdizione russa su tali aree”. In realtà il tribunale ha smontato questa tesi: «The Arbitral Tribunal thus cannot accept the Russian Federation's argument... and rejects the Russian Federation's first general objection». A rafforzamento di questo, la Russia sosteneva anche che dopo l'annessione illegale delle regioni di Donetsk, Zaporizhzhia e Kherson nel 2022 fosse cambiato lo status sovrano. Il tribunale ha respinto anche questo punto («rejects the Russian Federation's third general objection»), riaffermando che la giurisdizione si basa sulla situazione del 2016, quando entrambi i paesi erano indiscutibilmente Stati costieri legittimi del Mar d'Azov.
Nell’articolo è anche scritto che “il collegio arbitrale ha respinto anche le pretese ucraine relative allo sfruttamento delle risorse naturali, negando a Kiev il controllo sulle attività estrattive e sulle riserve ittiche presenti in quelle acque”. Una versione manipolata che spaccia per diniego, quella che è piuttosto una dichiarazione di incompetenza da parte del tribunale. L'UNCLOS (la Convenzione ONU sul diritto del mare) ha respinto le richieste ucraine, non perché infondate, ma perché non ha l'autorità legale per stabilire a quale Stato appartenga un territorio terrestre (la Crimea).
A questo proposito Scoccimarro scrive anche che “la Corte ha negato che l'integrazione delle regioni di Donetsk, Luhansk, Zaporizhia e Kherson, avvenuta negli ultimi anni, rappresenti una violazione del diritto internazionale in questo contesto marittimo”. Altra manipolazione, che lascia intendere una legittimazione delle annessioni da parte dei giudici, le quali invece, nel ritenere le acque del Mar D’Azov ancora condivise è stata di fatto palesemente esclusa.
Nell’articolo infine è scritto che “la Corte ha sottolineato che anche l'Ucraina non ha rispettato integralmente i propri obblighi di cooperazione internazionale necessari alla tutela dell'ambiente marino”. Ma non si trova traccia delle violazioni del diritto internazionale marittimo da parte russa nella costruzione del ponte di Kerch, elemento che si evince in ben tre punti del dispositivo. In particolare al punto 5 si legge: «Decides, unanimously, that the Russian Federation violated Article 206 of the Convention...» (La Russia ha violato l'obbligo di valutazione di impatto ambientale per il ponte di Crimea, i cavi elettrici e i gasdotti). Al punto 6 è scritto: «...violated Articles 205 and 206... by failing to publish reports...» (Ha violato l'obbligo di pubblicare e trasmettere i rapporti ambientali). Infine il punto 7: «...violated Articles 123, 192, and 194... and by failing to fulfil its duty to cooperate...» (Ha violato l'obbligo generale di protezione dell'ambiente marino e, soprattutto, ha violato il dovere di cooperazione con l'Ucraina).
Dal momento che Scoccimarro non è nuovo a simili vergognose violazioni del codice deontologico, ho chiesto esplicitamente la rettifica. In caso di inadempienza procederò alla segnalazione al collegio di disciplina dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, nel cui elenco è iscritto.
Met President Volodymyr Zelenskyy in Evian. In recent times, India and Ukraine have been engaging extensively. This has been reflected in different areas of our cooperation. Our talks today were about reviewing different aspects of our cooperation. We both agree that trade ties need to be restored to what they were in the pre-war time. Also reiterated that India will always be on the side of peace, placing the values of humanity over everything else.
@ZelenskyyUa@G7
More progress on #EUenlargement.
The 🇪🇺 and 🇲🇪 have provisionally closed negotiations on another two chapters covering:
📌 free movement of workers
📌 consumer and health protection
Find out more about Montenegro's EU accession path: https://t.co/rQFJnoRJXU
EU countries have agreed to open the first accession negotiations cluster with Ukraine and Moldova.
Today we launch talks on the backbone of the process: including justice and fundamental rights.
Enlargement is our best investment in a future of peace, security and prosperity.
Iranian woman in Australia shares her story about escaping the Islamic regime in Iran:
“No one is Muslim in Iran. After 47 years of Islamic rule, we all hate Islam.
Under Sharia, we can’t have dogs, women can’t sing, and I would be killed for dressing like this.
We are peaceful people. We just want normal lives and to live in peace with everyone.”
Free Iran from the Islamic regime!
Russians are far worse than any barbarian hordes in history. They just damaged one of the holiest shrines of Ukrainian Orthodoxy, the Dormition Cathedral (Uspensky Sobor), built in 1078, Kyiv Pechersk Lavra, a UNESCO World Heritage Site. We will never forgive Russia😡Never🤬
She is the most underrated leader in Europe.
Maia Sandu, President of Moldova, is fighting Russian hybrid war every single day.
She is trying to bring her country closer to Europe and to deliver peace, prosperity, and freedom to her people.
🇲🇩🇪🇺
Tomorrow, Ukraine and Moldova will take a major step on their EU journey.
The first Intergovernmental Conference will take place in Luxembourg.
We will begin work on the Fundamentals cluster, which deals with values, democracy and the rule of law.
The foundation of our Union.
Among all the European nations that have already joined the European Union or see such a prospect for themselves, Ukraine is the one making the greatest sacrifices for Europe. We are not simply carrying out internal reforms, nor are we simply going through a transformation. We are fighting for our state, for our independence, and for our right to choose our own path and to be Europe.
And this right of ours is at the same time the right of every nation in our region. We are fighting for our freedom and theirs, for Europe for ourselves and for them – for the Baltic states and for Poland, for Hungary and Slovakia, for Romania and Moldova, and for the peoples of the Caucasus.
That is why the fate of Europe is being decided here – it is being decided in Ukraine, in this war, and in how this war ends – and whether Russia will still have the strength and the desire after this war to threaten the existence of Ukraine and its other neighbors, and the entirety of Europe.
That is why we must end this war with dignity and with guaranteed security. And this is what we will discuss with our partners during the G7 Summit in France, and later at the European Council Summit and at the NATO Summit in Ankara.
Carney: The new world order will be built from Europe. Canada is the most European of non-European countries, and we are transforming our cooperation with the EU ... In a more dangerous and divided world, Canada has chosen to build and work in partnership with Europe.
𝐋𝐚 𝐜𝐚𝐬𝐚 𝐝𝐞 𝐭𝐞𝐜𝐡𝐨 𝐯𝐞𝐫𝐝𝐞
Un ataque cayó del cielo sobre una casa perdida en la selva venezolana y mató al hombre más buscado del continente. Hay que dar las gracias. Y, en el mismo aliento, preguntarse qué murió de verdad esa noche.
Por Elizabeth Sánchez Vegas
El video lo vio medio continente antes del amanecer: una casa de techo verde en mitad de la vegetación, un punto de luz que desciende del cielo y, enseguida, el fuego. Trece segundos. En ellos terminó la vida de Héctor Guerrero Flores, el Niño Guerrero, fundador del Tren de Aragua, el hombre por cuya captura Washington ofrecía cinco millones de dólares.
Es tentador cerrar allí la historia. Un criminal monstruoso recibió el final que sembró y, para sus miles de víctimas, esa casa ardiendo puede parecer una forma tardía de justicia. Nadie con sentido moral va a llorarlo. Pero los países no se reconstruyen solo con alivio, sino con preguntas. Y la que deja esa explosión es tan grande como el hombre que desapareció dentro de ella: ¿estamos ante el desmantelamiento de un sistema criminal, o solo ante el reparto del poder entre quienes sobrevivan?
La muerte del Niño Guerrero contiene, en primer lugar, una confesión histórica. Durante años, el poder venezolano sostuvo que el Tren de Aragua era una exageración mediática, una invención política, una amenaza fabricada para justificar presiones externas. Lo negó con la misma naturalidad con la que negó el hambre, el éxodo y la destrucción de las instituciones. Ahora, al confirmar la operación, la ubicación del objetivo y su muerte, reconoce aquello que pretendió convertir en fantasía.
No se localiza con precisión militar a un hombre cuyo paradero se desconoce. No se coordina una operación de esta magnitud contra una organización que supuestamente no existe. La explosión no solo alcanzó a un criminal: atravesó años de propaganda oficial. El Niño Guerrero no surgió de la nada. Nació en Tocorón.
◆ ◆ ◆
En 2005 era un delincuente de Maracay acusado de dispararle a un policía. Dos décadas después hicieron falta inteligencia internacional, operaciones especiales y poder militar extranjero para encontrarlo y eliminarlo. La distancia entre aquel malandro de barrio y el objetivo internacional en que terminó no se explica solo por su astucia. Tuvo una incubadora. Y esa incubadora fue el Estado venezolano.
Tocorón no funcionaba como una prisión: era un territorio autónomo, con piscina, zoológico, discoteca, comercios y estadio de béisbol. Mientras millones de venezolanos hacían cola por harina o medicinas, desde una cárcel administrada por el Estado se expandía una estructura criminal con dinero, armas y conexiones internacionales. La autoridad fingía custodiar el recinto; en realidad, el recinto producía poder.
𝑫𝒐𝒏𝒅𝒆 𝒆𝒍 𝑬𝒔𝒕𝒂𝒅𝒐 𝒂𝒃𝒂𝒏𝒅𝒐𝒏𝒂 𝒍𝒂 𝒍𝒆𝒚, 𝒂𝒍𝒈𝒖𝒊𝒆𝒏 𝒐𝒄𝒖𝒑𝒂 𝒔𝒖 𝒍𝒖𝒈𝒂𝒓. 𝑬𝒍 𝑵𝒊ñ𝒐 𝑮𝒖𝒆𝒓𝒓𝒆𝒓𝒐 𝒏𝒐 𝒇𝒖𝒆 𝒖𝒏𝒂 𝒂𝒏𝒐𝒎𝒂𝒍í𝒂 𝒅𝒆𝒍 𝒔𝒊𝒔𝒕𝒆𝒎𝒂: 𝒇𝒖𝒆 𝒖𝒏𝒂 𝒅𝒆 𝒔𝒖𝒔 𝒄𝒐𝒏𝒔𝒆𝒄𝒖𝒆𝒏𝒄𝒊𝒂𝒔 𝒎á𝒔 𝒑𝒆𝒓𝒇𝒆𝒄𝒕𝒂𝒔.
Y, sin embargo, la verdadera obra del Tren de Aragua no fue su fundador, sino sus víctimas. El comerciante que pagó “vacuna” cada semana para conservar abierto el negocio. La madre que todavía no sabe dónde está su hija. Los ocho millones que caminaron —con los hijos a cuestas y los zapatos rotos— huyendo de un país donde el miedo dejó de ser un accidente y se convirtió en método.
El Niño Guerrero murió en trece segundos. A ellos los fueron destruyendo lentamente, durante una generación, y a casi ninguno el Estado le pidió perdón.
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Por eso, antes de cualquier advertencia, corresponde decir una palabra que a los venezolanos no nos cuesta, porque somos un pueblo agradecido: gracias.
Gracias a Estados Unidos por haber hecho lo que un Estado secuestrado, degradado y cómplice no quiso hacer en veintisiete años. Cuando los tribunales protegen al criminal, las cárceles se vuelven sus oficinas y los cuerpos que deberían perseguirlo terminan sirviéndole, llega un momento en que el mal solo puede detenerse desde afuera. Tal vez esta era ya la única manera. Reconocerlo no disminuye a Venezuela ni convierte la gratitud en sumisión: significa aceptar el tamaño real de la catástrofe — un país que llegó a necesitar la fuerza de un aliado para neutralizar a un criminal que creció bajo la mirada de sus propias autoridades.
Pero precisamente porque la operación fue necesaria, hay que separar dos cosas que el entusiasmo confunde: la demolición y la arquitectura.
𝑼𝒏 𝒎𝒊𝒔𝒊𝒍 𝒑𝒖𝒆𝒅𝒆 𝒅𝒆𝒔𝒕𝒓𝒖𝒊𝒓 𝒖𝒏𝒂 𝒄𝒂𝒔𝒂 𝒆𝒏 𝒕𝒓𝒆𝒄𝒆 𝒔𝒆𝒈𝒖𝒏𝒅𝒐𝒔. 𝑵𝒐 𝒑𝒖𝒆𝒅𝒆 𝒍𝒆𝒗𝒂𝒏𝒕𝒂𝒓 𝒖𝒏𝒂 𝒓𝒆𝒑ú𝒃𝒍𝒊𝒄𝒂.
Eliminar al criminal resuelve una urgencia. Reconstruir las instituciones exige algo más lento y más difícil: jueces independientes, policías sometidas a la ley, cárceles que no sean oficinas del delito y un poder político nacido del voto. El peligro no es que sigan cayendo quienes deban responder por sus crímenes. El peligro es que, mientras todos celebran la caída de los culpables, nadie pregunte quién ocupa el espacio que dejan vacío.
𝑨𝒑𝒍𝒂𝒖𝒅𝒊𝒎𝒐𝒔 𝒄𝒂𝒅𝒂 𝒄𝒂í𝒅𝒂. 𝑳𝒂 𝒑𝒓𝒆𝒈𝒖𝒏𝒕𝒂 𝒒𝒖𝒆 𝒄𝒂𝒔𝒊 𝒏𝒂𝒅𝒊𝒆 𝒉𝒂𝒄𝒆 𝒆𝒔 𝒒𝒖𝒊é𝒏 𝒔𝒆 𝒒𝒖𝒆𝒅𝒂 𝒄𝒐𝒏 𝒍𝒂 𝒄𝒂𝒔𝒂.
Detrás del Niño Guerrero hay otros nombres y otros cargos. Está Diosdado Cabello —ministro de Interior, Justicia y Paz, señalado durante años por las autoridades estadounidenses como jefe del Cartel de los Soles y símbolo de la unión entre poder político, aparato represivo y crimen organizado—. Están los militares y funcionarios que protegieron rutas, cobraron favores o administraron silencios. Tendrán que responder.
Pero responder no debería significar desaparecer sin explicación bajo el fuego. A Nicolás Maduro no lo borró un misil: lo espera un tribunal. Y esa diferencia importa, porque un tribunal obliga a mostrar pruebas, a identificar responsabilidades y a dejar un registro que ninguna propaganda pueda borrar después. Una transición democrática no puede parecerse a una sucesión de ajustes de cuentas: debe distinguirse de una purga por la existencia de reglas.
◆ ◆ ◆
Ahí está el verdadero riesgo de este momento. Cada caída del antiguo poder deja una habitación vacía, y quienes mejor posicionados están para ocuparla son precisamente los que permanecen dentro de la estructura, con acceso a los resortes administrativos, a la información y a las negociaciones.
Los hermanos Rodríguez han sobrevivido mientras otros eran desplazados, capturados o eliminados. No son una fuerza externa al régimen ni una generación política nueva: son parte central del sistema que administró Venezuela durante años. Si se les permite decidir cuándo el país está “suficientemente limpio”, declararán concluida la limpieza el día en que sean los últimos propietarios de la casa.
𝑬𝒔𝒐 𝒏𝒐 𝒔𝒆𝒓í𝒂 𝒖𝒏𝒂 𝒕𝒓𝒂𝒏𝒔𝒊𝒄𝒊ó𝒏. 𝑺𝒆𝒓í𝒂 𝒖𝒏𝒂 𝒉𝒆𝒓𝒆𝒏𝒄𝒊𝒂.
Conviene no confundir las dos manos. Una derriba desde afuera —la de Estados Unidos, que no aspira a gobernar desde Miraflores y que, ojalá, nos acompañe hasta el final; el mejor aliado que Venezuela tendrá, como María Corina lo ha dicho siempre—. La otra hereda desde adentro lo que cada caída deja vacío, y puede aspirar a conservar el poder bajo otro nombre, con otro tono y una apariencia menos brutal. Por eso no basta con que caigan criminales: hay que saber hacia dónde conduce cada caída.
La única prueba de que estamos ante una limpieza institucional y no ante una purga tiene fecha y mecanismo: una elección libre, observada y competitiva, con todos los sectores habilitados y con garantías para que el venezolano pueda escoger sin miedo quién lo gobierna.
𝑳𝒂 𝒑𝒖𝒓𝒈𝒂 𝒕𝒆𝒓𝒎𝒊𝒏𝒂 𝒄𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒒𝒖𝒆𝒅𝒂 𝒖𝒏 𝒗𝒆𝒏𝒄𝒆𝒅𝒐𝒓. 𝑳𝒂 𝒕𝒓𝒂𝒏𝒔𝒊𝒄𝒊ó𝒏 𝒕𝒆𝒓𝒎𝒊𝒏𝒂 𝒄𝒖𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒅𝒆𝒄𝒊𝒅𝒆 𝒆𝒍 𝒑𝒖𝒆𝒃𝒍𝒐.
Hasta la palabra favorita del régimen cambia de sentido a esta luz: soberanía. No empezó a romperse la noche en que una fuerza extranjera golpeó una casa en la selva, sino mucho antes — cuando el Estado dejó de proteger a sus ciudadanos, permitió que el crimen gobernara territorios y convirtió sus instituciones en instrumentos de impunidad. La soberanía no consiste en impedir que el mundo nos ayude, sino en reconstruir un país que no vuelva a necesitar que otro haga el trabajo de sus jueces. Venezuela necesitará aliados por mucho tiempo; la mejor forma de honrar esa ayuda no es rechazarla, sino asegurarnos de que termine donde debe: en una república capaz de defenderse con sus propias leyes.
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La casa de techo verde puede quedar en la historia como el comienzo de dos procesos opuestos. Puede ser el primer capítulo de una purga silenciosa, en la que van desapareciendo adversarios hasta que un solo grupo hereda intacto el poder. O el comienzo del desmontaje de un Estado criminal y de una transición verdadera — acompañada por nuestros aliados, vigilada por los ciudadanos y conducida hacia las urnas. La diferencia no estará solo en quién caiga. Estará en quién decida después.
𝑪𝒂𝒆𝒓á𝒏 𝒐𝒕𝒓𝒐𝒔. 𝑸𝒖𝒆 𝒄𝒂𝒊𝒈𝒂𝒏 𝒕𝒐𝒅𝒐𝒔 𝒍𝒐𝒔 𝒒𝒖𝒆 𝒅𝒆𝒃𝒂𝒏 𝒓𝒆𝒔𝒑𝒐𝒏𝒅𝒆𝒓 𝒂𝒏𝒕𝒆 𝒍𝒂 𝒋𝒖𝒔𝒕𝒊𝒄𝒊𝒂. 𝑷𝒆𝒓𝒐 𝒒𝒖𝒆 𝒆𝒍 ú𝒍𝒕𝒊𝒎𝒐 𝒆𝒏 𝒒𝒖𝒆𝒅𝒂𝒓 𝒅𝒆 𝒑𝒊𝒆 𝒏𝒐 𝒔𝒆𝒂 𝒖𝒏 𝒄𝒂𝒖𝒅𝒊𝒍𝒍𝒐, 𝒏𝒊 𝒖𝒏𝒂 𝒇𝒂𝒎𝒊𝒍𝒊𝒂, 𝒏𝒊 𝒖𝒏𝒂 𝒇𝒂𝒄𝒄𝒊ó𝒏 𝒅𝒆𝒍 𝒂𝒏𝒕𝒊𝒈𝒖𝒐 𝒓é𝒈𝒊𝒎𝒆𝒏. 𝑸𝒖𝒆 𝒔𝒆𝒂 𝒖𝒏𝒂 𝒍𝒆𝒚. 𝒀 𝒒𝒖𝒆 𝒂 𝒒𝒖𝒊𝒆𝒏 𝒈𝒐𝒃𝒊𝒆𝒓𝒏𝒆 𝒃𝒂𝒋𝒐 𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒍𝒐 𝒆𝒍𝒊𝒋𝒂 𝒆𝒍 𝒑𝒖𝒆𝒃𝒍𝒐, 𝒍𝒊𝒃𝒓𝒆 𝒂𝒍 𝒇𝒊𝒏, 𝒇𝒓𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒂 𝒖𝒏𝒂 𝒖𝒓𝒏𝒂.
Venezuela's crude exports just hit 1,300,000 barrels per day.
The Hormuz crisis made this possible.
January 2026: exports collapsed to 450 kbd as the Iran war broke out.
June 2026: exports surged to 1,300 kbd nearly tripling in 6 months.
💰3 buyers drove the surge:
🇺🇸 US: the dominant buyer. Gulf Coast refiners need heavy crude to replace lost Middle East supply. Venezuela has it.
🇮🇳 India: barely present in 2025. Now a major buyer — hunting every non-Gulf heavy barrel available.
🇨🇳China: stepped in when US buying dipped, now sharing the market.
The logic is simple.
Iranian heavy crude is off the market.
Middle East sour grades can't transit Hormuz.
US and Asian refiners built for heavy feedstock need replacement barrels urgently.
Venezuela has 1.3 mb/d of heavy crude, Atlantic access, and no Hormuz exposure.
A year ago this was a sanctions story.
Today it's a supply security story.
The Hormuz crisis didn't just disrupt the Middle East.
It rehabilitated Venezuela as a strategic supplier to 3 of the world's largest oil buyers simultaneously.
A propósito de los hechos en la zona minera de Guayana
El pasado 3 de enero inició una nueva etapa en nuestra larga marcha hacia la Libertad de Venezuela, gracias a la acción decisiva del Presidente Trump y su administración.
Desde entonces, hemos sido testigos de hitos que durante años parecieron inalcanzables: la salida de Maduro para rendir cuentas ante la justicia y el progresivo desmantelamiento de las alianzas y estructuras con Rusia, Irán, China, Cuba y otros factores que contribuyeron al saqueo y la destrucción de nuestra nación.
Al mismo tiempo, el país avanza en la recuperación de las libertades ciudadanas fundamentales. Presos políticos —tanto civiles como militares— han sido excarcelados; el espacio cívico se amplía progresivamente y los venezolanos pueden expresarse con mayor libertad. Los medios de comunicación, la sociedad civil y la ciudadanía comienzan a recuperar los espacios que nos fueron arrebatados durante años.
En los últimos días, hemos visto el inicio del desmantelamiento de grupos armados, organizaciones criminales y mafias que operaron con absoluta impunidad, controlando y destruyendo vastas áreas de nuestro territorio y extendiendo sus tentáculos más allá de nuestras fronteras, incluyendo al Tren de Aragua. El daño humano, social, ecológico y económico que estos grupos criminales —que nacieron al amparo del chavismo y actúan en complicidad con la tiranía— le han causado a Venezuela es inconmensurable.
Como siempre les he asegurado: la verdad prevalecerá, la justicia se impondrá y la historia juzgará.
Todos estos logros eran impensables hace seis meses y, por ello, reconocemos y agradecemos al Presidente Trump y a su administración.
Sabemos que aún queda mucho por recorrer en este largo camino a la Libertad de Venezuela. Cada venezolano tiene un rol irremplazable en este proceso: organizarse en sus comunidades, defender la verdad, denunciar la presencia de estructuras criminales y sostener activamente las instituciones que poco a poco recuperamos.
Venezuela nos necesita a TODOS activos y comprometidos con este proceso.
De la mano de Dios, hasta el final.
🇺🇸 EFECTO DONALD TRUMP: Están llegando los transformadores eléctricos de alta tensión, a Socopó, Barinas, en Venezuela 🇻🇪. En el video se observa un transformador de potencia de 36 MVA. Después del 3 de enero Venezuela ha renacido de las cenizas en la cual la dejó el comunismo.
We continue to apply Ukrainian long-range sanctions against Russian military facilities and the oil industry. In particular, last night Ukrainian FP-5 Flamingos struck a military plant in Cheboksary that supplies the occupier’s army with components for drones and missiles. I thank the Armed Forces of Ukraine for their precision! The Kuibyshev oil refinery in the Samara region was also hit last night. The distance from the frontline is more than 900 kilometers. I am grateful to the warriors of the Special Operations Forces, the Unmanned Systems Forces, and the Defense Intelligence of Ukraine. The entirely just responses of the Security Service of Ukraine also reached two oil infrastructure facilities in the Vladimir region, at a distance of 700 kilometers. I thank everyone who fights and works for Ukraine!