Ieri, ennesima esibizione di Luka Modric. Illumina, gestisce, rallenta, intercetta. Il segreto? L’amore per il calcio.
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Per @MilanVibesHQ, focus su Christian Pulisic: elogio della semplicità. Sono partito ponendomi una domanda: perché è così sottovalutato?
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É TEMPO DI TAC-TIPS⚽️
Come gioca il Sassuolo? I suoi punti di forza e punti deboli?come deve giocarsela il Milan?
Ne hanno parlato @PBPcalcio e @AntoBelloni01
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Il mercato non è ancora aperto, ma non per noi.
Milan Vibes annuncia 2 colpi di mercato: l'arrivo del giovane talento @AntoBelloni01 ed il prestito con diritto di @PretatticaO che farà l'esordio già da stasera col nuovo format tattico!
E siamo solo all'inizio..
HERE WE GO!
•Primo derby da 9 anni senza subire gol in Serie A (l’ultimo fu il 3-0 nel 2016 con Mihajlovic)
•Sesto derby di fila senza perdere: è la striscia più lunga da 20 anni (furono 10 tra il 2002 e il 2005)
•Nelle ultime tre stagioni in cui ha vinto lo Scudetto (2004, 2011, 2022), il Milan ha sempre vinto il derby in trasferta in Serie A
•Due derby di fila (Coppa Italia e ieri sera) senza subire gol per la prima volta da 14 anni (2010-2011)
•Derby vinti con Pioli in 5 anni: 3 su 15 giocati
•Derby vinti senza Pioli in poco più di un anno: 4 su 6 giocati
La nuova era di Pep: oltre il Calcio Posizionale
Quando ci si vuole fare un'idea della direzione in cui sta andando il calcio, guardare le squadre di Guardiola si rivela sempre la strategia più efficace. Nel giro di pochi mesi, le nuove trovate del genietto catalano vengono riproposte e scopiazzate dagli allenatori di mezza Europa.
Qualche mese fa, in una dichiarazione dal retrogusto amaro, lo aveva ammesso: "Il calcio moderno non è più posizionale". La sua grande rivoluzione era stata ormai superata. Proprio l'anno scorso, il suo City, dopo anni di dominio, si è schiantato. Un calcio sempre più fluido, con partite fondate su transizioni continue e difficili da controllare -da sempre, l'ossessione di Pep- avevano messo in crisi un City ormai logoro, stanco, ripiegatosi su un paradigma di gioco che, senza Rodri, con una squadra scoppiata atleticamente, non sembrava più funzionare.
Pep, quest'anno, sembra aver trovato una nuova chiave. Dal mercato è arrivato Rayan Cherki, uno dei talenti più puri al mondo, ma, allo stesso tempo, da sempre un anarchico, un giocatore ritenuto da tanti all'antitesi rispetto alla rigidità posizionale di Guardiola. E invece, il suo nuovo City, sembra costruito proprio attorno a lui. Il 3-0 al Liverpool campione in carica è un manifesto di un City sempre più fluido e, per certi versi, a-posizionale.
Il sistema in partenza è un 433. Nico Gonzalez fa il Rodri della situazione, i terzini (O'Reilly e Nunes) si alzano per fissare l'ampiezza, e qui viene il bello: Bernardo spesso si abbassa per formare un "doble pivote" con Nico, mentre davanti a loro Doku-Cherki-Foden giocano molto vicini, spesso in zone centrali, formando una densità che gli consente di combinare tra loro nello stretto. La novità è che, pur all'interno di quella che in partenza è una struttura definita, tutti e tre hanno un'estrema libertà di movimento: Doku può sia venire dentro per combinare, che allargarsi per creare la superiorità numerica e puntare sull'esterno; idem Foden dall'altro lato.
Cherki, in tutto ciò, è la variabile impazzita che rompe la struttura posizionale: il suo riferimento non è più la posizione da mantenere, bensì il pallone. Dove c'è il pallone, dove c'è densità di giocatori con cui poter combinare, è lì che arriva Cherki. Ed è questo il modo migliore per esaltarlo: esporlo a situazioni in cui ha tanti giocatori di qualità vicini a lui con cui realizzare degli uno-due nello stretto, creare lo spazio dove non sembra esserci e attivare la sua sconfinata creatività calcistica. É un modello che, per citare la contrapposizione teorizzata da @stirling_j, appare quasi "Relazionale" per come favorisce la natura estemporanea delle combinazioni tra i talenti del City. Come se Pep, per aggiornare il suo modello, lo avesse integrato con la sua antitesi. Sia chiaro: in tante cose il City rimane posizionale e rigido, ma all'interno di tale struttura, un po' come si è visto fare al PSG di Luis Enrique (altro guru del "Juego de Posiciòn"), i giocatori sono liberi di alternarsi nell'occupare le diverse posizioni. L'ammassamento centrale di giocatori come Foden, Cherki e Doku crea nuovi orizzonti, in parte già esplorati da Pep col suo Bayern nel 2014.
Vi starete chiedendo: e Haaland? La sua funzione senza palla è silenziosa ed essenziale al tempo stesso. Le sue corse e i suoi movimenti servono a stretchare la linea difensiva avversaria, che, scappando all'indietro, finirà con l'allungare lo spazio tra le linee: in quello spazio, Bernardo, Cherki, Foden e Doku sono pronti a sguazzarci dando sfogo a tutta la loro qualità.
Se la maggior libertà concessa ai giocatori offensivi può comportare un minor controllo, non è un caso che il City di quest'anno rappresenti una novità anche in termini di pressing. Il PPDA, dato che restituisce l'intensità della prima pressione, è passato da 7.15 nel primo anno di Pep (16/17) a 12.13 quest'anno. Per le sue prime tre stagioni in Premier, il City è sempre stato 1° per intensità della pressione: quest'anno è 14°. Un cambio radicale, che si traduce nella volontà di avere sempre un +1 dietro (un difensore in più rispetto agli attaccanti avversari), a costo di accettare l'inferiorità numerica nella prima pressione, quando il City, con riferimenti a uomo, lascia spesso libero l'avversario più lontano dal pallone, in modo da limitare lo svantaggio dell'inferiorità numerica.
Tanto della stagione del City passerà dalla gestione delle transizioni negative (quelle avversarie), ma una cosa è certa: Pep è entrato in una nuova era. Che la si chiami a-posizionale, relazionale o in altri modo più o meno fantasiosi, poco importa, la certezza è che, come sempre, in pochi mesi la vedremo imperversare in tutta Europa.
💪💪 Nico Paz y Jesús Rodríguez, los más solicitados del Como, el equipo revelación de la #SerieA en su segundo año tras su regreso a la élite
📹 @AntoBelloni01
Vorrei spendere due parole su questo ragazzo di vent’anni e la sua tripletta di ieri (due rovesciate e siluro all’incrocio).
Qualche mese fa ho avuto il privilegio di assistere a una conferenza del direttore del settore giovanile del Benfica, che si impegna a trovare metodologie efficaci per formare talenti dai primissimi anni d’età. João Neves é solo l’ultimo frutto di un modello di educazione del calciatore che non ha eguali.
Tra gli esercizi proposti ai giocatori del Benfica, sin dai 6/7 anni, mi ha sorpreso l’attenzione alla multidisciplinarietá: la priorità é formare grandi atleti, virtuosi dell’utilizzo del corpo con capacità coordinative e cognitive sviluppate al massimo. Per i primi anni, l’educazione prevede un po’ di tutto: non solo calcio, ma lezioni di danza, judo, yoga, esercitazioni ludiche in cui ai bambini é richiesto di avventurarsi in soluzioni acrobatiche (un esercizio prevedeva la ripetizione di rovesciate e colpi acrobatici in libertà). Il corpo del bambino acquisisce conoscenze che trascendono le richieste specifiche del calcio, ma che saranno poi utilissime quando il bambino, diventato calciatore, avrà dalla sua capacità cinetiche e cognitive in grado di offrirgli più soluzioni a ogni problema specifico. Nei primi anni si impara a “muoversi bene”, a essere fino in fondo padroni del proprio corpo, poi pian piano si lavora sulla tattica e si limano i difetti. I primi anni sono di scoperta.
João Neves é un centrocampista centrale che nel PSG ha compiti più di interdizione e legna rispetto a Vitinha o Fabian Ruiz; eppure, é in grado di trovare soluzioni tecniche e creative che il 90% dei centrocampisti di qualità di altri paesi si sognano. Il suo corpo si muove in perfetta armonia: é come un cervello che ha appreso più lingue, e può saltare da una all’altra senza difficoltà.
L’esempio di Sinner, in Italia, é un’altra dimostrazione lampante di come nei primi anni d’età la multidisciplinarietá sia fondamentale: Jannik era uno sciatore prodigio, segnava barche di gol a calcio, e solo dopo ha scelto il tennis, quando il suo corpo aveva già appreso tante lingue.
Quando vedo l’80% dei centrocampisti prodotti in Italia, io ho la percezione di atleti ingabbiati in strutture rigide che spesso gli sono state inculcate sin dai primi anni di scuola calcio. I movimenti sono macchinosi, la capacità di trovare soluzioni creative é limitata: si tratta di giocatori-soldato, molto diligenti e anche abili nell’adempiere la propria funzione, ma non davvero padroni del proprio corpo.
La mia é solo una teoria, e può darsi che questo sia solo uno dei tanti elementi in gioco, ma credo che, prima di formare calciatori-specialisti, sia fondamentale formare atleti “poliglotti”. Tutto parte dall’educazione.
Vietare in tutti i settori giovanili:
• Quinti che corrono a testa bassa
• Braccetti
• Mezzali-Invasori che non sanno stoppare un pallone
• 3-5-2
Un solo mantra: DRIBBLARE, DRIBBLARE e ancora DRIBBLARE.
Momento perfetto per spammarvi il mio articolo su come si lavora nei settori giovanili SERI, nei paesi che producono i talenti che fanno la differenza nel calcio di oggi 👇🏻
Ora, senza scomodare i fenomeni visti ieri in Francia-Spagna ieri, da quant’è che in Italia non si produce un giocatore con le caratteristiche di Nusa? Il calcio continua a sbatterci in faccia la direzione in cui sta andando, e noi rispondiamo col nostro obsoleto e triste 3-5-2.
Per @RivistaUndici, vi racconto il mio viaggio nei settori giovanili portoghesi, dove, anche se i bambini non giocano più a calcio per strada, il talento continua ad emergere a grappoli. Tra Futsal, “Cages” á la FIFA Street e danza. 👇🏻
https://t.co/i1or3A2rpT
Per @Sportellate_it, ho scritto di come questo signore, tra febbre, ferite, TV spaccate e sigari, in soli sette giorni, ha ribaltato il Milan.
https://t.co/2PClf8ey0r