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È da un po’ di tempo che vorrei scrivervi qualcosa, ma non sono mai riuscito a trovare le parole giuste. Ora però sento forte l’esigenza di raccontarvi come mi sento, è corretto che lo sappiate.
Ho iniziato la stagione outdoor e purtroppo non è andata come volevo. Eppure, nonostante fossi fermo da quasi un mese per il mio problema fisico, nonostante sapessi di non essere in alcun modo pronto per raggiungere i risultati che tutti speravamo, ho scelto di scendere in campo lo stesso, sapendo bene che probabilmente in molti non avrebbero capito che non era il risultato di quella gara l’obiettivo che mi prefiggevo. Era importante che tornassi in pista. È stato emozionante sentire la gioia scoppiarmi nel petto quando sono entrato nello stadio, percepire l’adrenalina nel corpo, sentire il calore del pubblico e vedere gli sguardi degli avversari. Quanto mi mancava! Mi sono sentito bene sui blocchi di partenza e sono partito come non facevo da tempo, ma poi le gambe non hanno sostenuto quello sforzo fino alla fine, mancava l’allenamento necessario e il risultato lo conoscete.
E immancabili sono arrivate le critiche, gli attacchi, le prese in giro di chi non sa e nemmeno immagina quanto possa essere complicata la vita di un atleta professionista. In un attimo tutti i risultati raggiunti sembrava non valessero più niente.
E mi dispiace molto, perché sarebbe bello se in momenti così complicati potessi essere sostenuto. Ma non voglio lasciarmi condizionare da tutto questo e prendere decisioni che non sono quelle giuste per me.
Voglio ricordarvi che sono un essere umano e spingo il mio corpo a dare il 110% continuamente, e sudo, fatico e sputo sangue ogni singolo giorno della mia vita per raggiungere obiettivi davvero sfidanti.
Ho tante paure, ma sono consapevole di tutte quelle, tantissime, che ho affrontato e superato. E rinascerò ancora, superando gli ostacoli che la vita mi sta di nuovo mettendo davanti.
Ci riuscirò, perché non permetterò mai a niente e nessuno di impedirmi di sognare e di lottare per raggiungere i miei traguardi!
Ci vediamo presto e spero di trovarvi ancora una volta al mio fianco.
Marcell Lamont Jacobs
Lui è Ovidio Marras. Gli dicevano guarda Ovidio che la tua terra te la paghiamo a peso d'oro. Costruiremo a Tuerredda hotel a 5 stelle con lussuose suite per gente ricca, ne faremo una nuova PortoCervo, dicci tu la cifra e noi te la diamo. Ma Ovidio, pastore sardo, quasi 90 anni di vita e di orgoglio, ha risposto che lui a Porto Cervo non è mai andato, e per la verità nemmeno sa dov'è. Ha aggiunto: guardate che io non vendo, questa è la terra di mio padre e del padre di mio padre e me la tengo e voi qui intorno non avete diritto di costruire. Ovidio ha fatto causa, da solo, contro megagruppi immobiliari rappresentati da stuoli di avvocati. Lo prendevano in giro come un vecchio scemo tignoso fuori dal tempo che si era messo contro poteri troppo forti, contro chi voleva gettare su uno degli angoli più belli e incontaminati della Sardegna una colata di cemento di 910 mila metri quadri, più o meno come un palazzo di dieci piani.
Invece Ovidio ha vinto. Ha vinto, da solo, e definitivamente. Ha vinto in Cassazione. Non potranno costruire, E quanto di già costruito andrà buttato giù. La sua terra è salva, è la terra da dove il padre ogni giorno partiva con le bestie per il pascolo, al sole, sotto l'orgoglioso e puro vento, e a sera tornava, per un pezzo di formaggio e un tozzo di pane. Direi che con Ovidio ha vinto una certa preziosa idea di dignità, addirittura - pensate - più preziosa del denaro. (Massimiliano Smeriglio)
Sono appassionato di escursionismo e ogni volta che DECIDO di attraversare un bosco o scalare una montagna so bene a cosa vado incontro, potrei essere attaccato da un Orso oppure da un Lupo o morso da una Vipera. Se dovesse accadere (spero mai) sappiate che entrare "a casa loro"+
Mi dispiace davvero moltissimo per la morte atroce del ragazzo ucciso da un orso mentre correva tra i boschi di Caldes, in Trentino. È la prima volta che un orso uccide una persona nel nostro paese. Ovviamente il presidente della provincia Fugatti ha già annunciato che l’orso, una volta identificato con un’analisi genetica, sarà abbattuto e che forse non sarà l’unico. In Trentino ci sono circa 100 orsi ed è stato proprio l’uomo a evitarne l’estinzione con un graduale e monitorato progetto di reinserimento dell’animale nella natura chiamato Life Ursus, finanziato dalla Ue (furono importati 10 orsi dalla Slovenia). Un progetto che ai tempi fu fortemente voluto anche dalla popolazione. La morte di qualcuno è un evento a cui la politica, quando si parla di animali, può rispondere con un’altra morte. Ed è una morte ingiusta perchè quell’orso era in un bosco, nella natura, nel suo habitat e ha fatto quello che gli animali fanno in natura, purtroppo. Ha ucciso quello che forse gli sembrava un pericolo o un’intrusione. Mi domando che diritto abbiamo noi di uccidere un animale che non si introduce in casa nostra, ma un animale che vive in un bosco nel quale noi ci avventuriamo. Mi chiedo, anche, quanto si sia fatta prevenzione, quanto si preparino locali e turisti a gestire l’eventuale incontro, quanto i percorsi siano decisi per scongiurare il più possibile i pericoli. Infine, e questo mi fa seriamente incazzare, il presidente della provincia Fugatti, per accontentare la sete di vendetta di chi vuole vedere il povero orso impallinato, a chi gli ha chiesto come pensa di trasferire eventualmente gli orsi da lì, ha risposto: “Non è affare mio stabilire le modalità di cattura e tantomeno mi occupo del benessere degli animali. Da ora in poi mi occupo solo di quello della popolazione". Quindi apprendiamo che il presidente della provincia di Trento Fugazzi (leghista, come ti sbagli) non è interessato al benessere degli animali. In effetti il Trentino non vive (anche) di ecoturismo, non è una delle regioni con la più grande varietà di fauna selvatica. Puoi uccidere un orso, caro Fugatti, ma quello faceva ciò che piace ai voi leghisti: stava a casa sua. #caldes
In una lettera datata 17 marzo 1950 Cesare Pavese scrisse a Constance Dowling queste meravigliose parole:
Cara Connie,
volevo fare l'uomo forte e non scriverti subito, ma a che servirebbe? Sarebbe soltanto una posa.
Ti ho mai detto che da ragazzo ho avuta la superstizione delle "buone azioni"? Quando dovevo correre un pericolo, sostenere un esame, per esempio, stavo attento in quei giorni a non essere cattivo, a non offendere nessuno, a non alzare la voce, a non fare brutti pensieri. Tutto questo per non alienarmi il destino. Ebbene, mi succede che in questi giorni ridivento ragazzo e corro davvero un gran pericolo, sostenendo un esame terribile, perché mi accordo che non oso esser cattivo, offendere gli altri pensare pensieri vili. Il pensiero di te e un ricordo o un'idea indegni, brutti, non s'accordano. Ti amo.
Cara Connie, di questa parola so tutto il peso - l'orrore e la meraviglia - eppure te la dico, quasi con tranquillità. L'ho usata così poco nella mia vita, e così male, che è come nuova per me.
Ora, sono solo col mio lavoro, con Torino, con gli altri - Ciccio e Dada. Nessuno dei due mi ha detto niente, tanto meglio - non so se avrei saputo resistere e non tradirmi come un ragazzo. Ciccio e Dada sono un po' malinconici, ecco tutto. Ieri gli ho mandato i dischi a vostro nome (di' a Doris che ho risparmiato tremila lire).
Amore, il pensiero che quando leggerai questa lettera sarai già a Roma - finito tutto il disagio e la confusione del viaggio, che vedrai nello specchio il tuo sorriso e riprenderai le tue abitudini, e dormirai da brava, mi commuove come tu fossi mia sorella. Ma tu non sei mia sorella, sei una cosa più dolce e più terribile, e a pensarci mi tremano i polsi.
17 Marzo 1950