Hanno sempre criticato @matteorenzi accusandolo di non essere di sinistra. Ora che ha nuovamente dimostrato il suo sostegno alla nascita di un nuovo centro-sinistra, c'è qualcuno che continua a criticare. L'alternativa nasce da oggi e con la fine degli attacchi quotidiani basati sui personalismi
La storia di María Corina Machado viene da lontano. Nel 2012, dopo OTTO ORE di un discorso stile Fidel, interruppe l’allora presidente Chávez in nome del Venezuela che non voleva “il comunismo” dicendo che stava rovinando il paese: “Si è dedicato a espropriare, che è rubare”. 1/2
Questi meravigliosi impavidi #capi estremisti islamici in esilio negli alberghi a cinque stelle dei paesi amici a fare i #terroristi col chiulo degli altri (a cominciare dai civili, donne e bambini di un popolo che dicono di voler proteggere)
E pazienza ..
#CiaoBoss#Haniyeh
Leggendo i commenti di difesa spesso aprioristica che i supporter di @GiuseppeConteIT, ripropongono ad ogni critica nei confronti del leader 5 Stelle, mi sono chiesto quali particolari doti questo improponibile personaggio, che a gran parte d’Italia appare come una brodaglia rancida a base di opportunismo ed improvvisazione, ritrovatosi per caso a alla guida un partito e per due volte persino del paese, affascinino lo zoccolo duro dell’elettorato ex grillino, al punto di ottenere da loro una sorta di assegno in bianco, anche al cospetto di strafalcioni, gaffe e cialtronerie assortite.
Una domanda che assume tanto più un senso, quanto più si ripercorre la parabola della creatura di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, esempio da manuale di movimentismo extraparlamentare, che i parlamentari li mandava a quel paese in quei “Vaffaday” che ora sembrano appartenere ad un’altra era geologica, (quella del “GRILLOlitico”). Un movimento che l’avvocato di Volturara Appula ha “rubato” al suo stesso creatore e trasformato in un vero e proprio partito, stracciando paginetta e mezza sulla quale erano scritte le poche regole del “non-statuto”, e sostituendolo con un complesso di norme dispiegate in 40 pagine e 25 articoli, costruiti per garantirgli un potere praticamente assoluto. In mezzo, lo ricordiamo bene, il tentativo ambizioso di aprire le istituzioni “come una scatoletta di tonno”, terminata in modo un po’ inglorioso dopo la guida di due governi di segno opposto e la partecipazione a un terzo (e qui il salto dal “mai alleanze” ad una permanenza fissa in tre diverse maggioranze nella stessa legislatura, in effetti, è stato piuttosto repentino), fatto cadere, non prima di aver dimezzato i propri voti. Risultato: tutti finiscono dentro la stessa scatoletta che avrebbero dovuto aprire, e richiudono pure il coperchio (era del “TONNOlitico”).
Ora, molti pensano, secondo me a torto, che tra una fase e l’altra di questa evoluzione tutt’altro che darwiniana, il M5S abbia più volte cambiato pelle diventando altro. Ma a guardar bene, nonostante abbia rinunciato ad alcuni dogmi, accettando di fare in parte i conti con la realtà, c’è un’anima populista - che è poi il motore che fa girare al contrario il mondo grillino - che Conte ha non solo tenuto in vita, ma anche alimentato e riplasmato con obiettivi “pericolosi”, ma molto chiari. Basta infatti analizzare i principali provvedimenti voluti o approvati dai pentastellati per trovare un interessante comune denominatore.
L’indubbia utilità del reddito di cittadinanza durante la pandemia, ad esempio, ha fatto passare in secondo piano il fatto che il provvedimento non era in realtà nato come forma di semplice aiuto economico (ciò che è poi di fatto diventato), ma come strumento al servizio delle cosiddette “politiche attive del lavoro”. La logica era quella di esonerare il cittadino dall’impegno a trovare un impiego. Quel compito diventava dello Stato, che si assumeva anche l’onere di mantenere ogni disoccupato fino all’ottenimento di una adeguata occupazione. Un’idea che poteva avere un senso in presenza di specifiche precondizioni, ma che in un quadro di assenza di controlli (percettori stranieri, in carcere, morti, privi di requisiti o spesso impiegati in altre attività in nero), con i centri per l’impiego disastrati, e le offerte di lavoro che nella quasi totalità dei casi bypassano i canali pubblici, si era di fatto trasformato in un sussidio a tempo indeterminato a fronte, e solo in alcuni casi, di qualche ora di lavoro socialmente utile alla quale era comunque piuttosto facile sottrarsi.
Il governo Conte 1 ha anche accettato di buon grado la proposta della Lega di Salvini relativa alla cosiddetta “quota 100”, un indiscriminato abbassamento dell’età pensionabile, spacciato come incentivo al ricambio generazionale nel mondo del lavoro (in realtà non avvenuto nella misura auspicata). Un'iniziativa che faceva a pugni con l’allungamento dell’aspettativa di vita e soprattutto con l’obbligo di tenere in equilibrio i conti della previdenza, con lo scopo di non mettere a rischio le pensioni future.
C’è poi il superbonus, che, pure in questo caso, carica sullo Stato l’onere di efficientare dal punto vista energetico case private senza alcuna discriminante legata alla capacità economica dei proprietari degli immobili e addirittura estesa a seconde case, ville e castelli, con scarsi controlli sui prezzi (effettivamente più che raddoppiati, essendo venuto meno l’interesse delle due parti a contrattare sui costi dell’intervento) e sulle truffe, che hanno fatto volatilizzare miliardi di euro di denaro pubblico.
Il filo conduttore di queste iniziative è la sostanziale deresponsabilizzazione del cittadino, al quale vengono assicurati un insieme di nuovi “diritti” gratuiti, persino a dispetto dei costi insostenibili per la collettività, e destinati a gravare per questo pesantemente sulle prossime generazioni, a fronte di pochi o nessun dovere. Che è poi esattamente la logica che Conte applica alla narrazione del M5S sulla guerra. "Niente armi all’aggredito", "evitare l’escalation", "non è la nostra guerra" e "l’Europa non è a rischio". Cioè un modo per raccontare al suo popolo, rassicurato, illuso e per questo adorante, che anche la pace, la democrazia e la libertà siano gratis, che crescano sugli alberi, che non abbiano costi e che non servano investimenti per difenderle. Appunto, come reddito, pensioni e ristrutturazioni.
Credo che sia utile immaginare che con queste posizioni e questo populismo le forze politiche dovranno fare i conti ancora per un bel po'. Perché questa è la terza era, quella di Conte. Il GRADUIDOzoico.
#FrancoDiMare ha inalato particelle di #amianto quando era inviato di guerra.
Ora ha un mesotelioma
Ma non ha avuto dalla #Rai, dove ha lavorato una vita, lo stato di servizio. Ovvero la mappa dei luoghi dove è stato e per quanto tempo.
Un abbraccio amico mio @francodimare, la tua dignità è più grande dei diritti negati ❤️
#CTCF
L’idea che Maurizio Landini usi il 25 aprile per lanciare la raccolta firme per il referendum contro il JobsAct dimostra come sia scandalosa la CGIL di oggi. Anziché celebrare il 25 aprile come festa della Liberazione e festa di tutti gli italiani, si utilizza questa data per ragioni ideologiche e divisive. Il 25 aprile è la festa della Liberazione, non merita di essere strumentalizzata dalla CGIL.
Ho ripensato stanotte a chi in questi anni mi ha attaccato sui media e sui social. I grillini, certo: ma anche alcuni sedicenti liberali sempre pronti a parlare di morale e di etica ma incapaci di osservare le regole del garantismo costituzionale e del rispetto umano.
Guardate questo tweet, che ho conservato per due anni. E dopo l’assoluzione di ieri adesso posso dirlo: Carlo Calenda, anche tu sei solo un giustizialista di basso livello. Sei solo un Marco Travaglio che non ce l’ha fatta. Sei solo un finto liberale che non sa cosa sia il garantismo
Che poi, la prossima volta che sentirete le periodiche lamentele sul “risparmio privato che non va a finanziare le aziende, l’economia reale, la creazione di posti di lavoro”, ricordatevi che a fare quelle lamentele saranno gli stessi che promettevano una crociera a chi il proprio risparmio privato lo investiva in debito pubblico.
Poi il passo successivo sarà andare a vedere che cosa si va a finanziare con quel debito pubblico.
Qui racconto dei maldestri tentativi di Lilli Gruber, Massimo Giannini e Daniela Preziosi di mettere all'angolo @matteorenzi a #OttoEMezzo
(da ribattezzare #TreControUno, altro che!)
https://t.co/7zbRo0vnY3