Mentre assistiamo allo squallido spettacolo piccolissimi artisti che giocano a nascondino per un inutile appello, il direttore artistico del Locarno Film Festival, il responsabile della manifestazione, l'italiano @GionaNazzaro il 6 agosto, all'apertura del Festival, consapevole di attirare le ire degli sponsor, è salito sul palco in Piazza Grande, la sala cinematografica più grande d'Europa, davanti a 8000 spettatori, alla stampa internazionale e in diretta TV e ha detto: "Come comunità e come individui, abbiamo il dovere di tenere gli occhi aperti, soprattutto verso i luoghi dove la sofferenza è una lotta quotidiana, e quindi di denunciare l’intollerabile distruzione di Gaza e la terribile tragedia umanitaria che sta affliggendo il popolo palestinese con la violenza delle bombe e della carestia”
Giona Nazzaro ha rotto il silenzio diventando il primo direttore di un festival occidentale a esprimere esplicitamente solidarietà al popolo palestinese.
Ha voluto inserire nel programma del Festival, film di autori palestinesi e altri registi arabi e il tema ricorrente dell'intera manifestazione è stato il genocidio del popolo palestinese.
Agli attacchi sguaiati dei soliti noti sponsor, la presidentessa del Festival, la miliardaria svizzera Maja Hoffman, non solo ha difeso Giona Nazzaro ma ha definito il suo discorso "meraviglioso".
C'è un italiano nel mondo delle arti che non scappa, che non si nasconde, che non cede alle minacce velate degli amici degli assassini di bambini.
Si chiama Giona Antonio Nazzaro.
Mamma anche il dottore c’ha pensato due volte
prima di firmare il mio certificato di morte;
qualche piccolo dubbio sul torace schiacciato..
17 luglio 1987 nasceva Federico Aldrovandi
Non mi uccise la morte ma due guardie bigotte mi cercarono l'anima a forza di botte
“I primi 10 anni della mia vita li ho odiati, ovunque mi girassi ero l’unico bambino nero. A scuola o per strada mi guardavano tutti come fossi un extraterrestre. Se non sono finito in cattive strade è soltanto merito di mio padre e del basket”. Quella di Dennis Schroder a Braunschweig, città industriale nel nord della Germania, non è stata una infanzia semplice, anzi. Il razzismo unito alla paura del “diverso” della provincia tedesca di allora hanno fatto sì che crescesse senza amici, senza mai essere invitato alle feste, trascorrendo i pomeriggi da solo sullo skateboard, marinando la scuola, formando un carattere chiuso e duro che gli causava problemi anche nell’unica cosa che gli riusciva bene: il basket.
A rendere ancor più problematico il tutto, è stata poi l’improvvisa morte del padre.
Il padre Axel era il primo tifoso di Dennis e la persona che più di tutti lo spingeva perché prendesse seriamente la scuola e il basket. Una settimana prima della sua morte, aveva avuto un dialogo col figlio e gli aveva detto che era convinto che avrebbe potuto avere un futuro roseo nel basket, ed essere d’aiuto anche per la famiglia, la madre Fatou, i suoi quattro fratelli e sorelle. Gli aveva fatto promettere che avrebbe preso questo impegno con più serietà. Il giorno dopo la morte del padre, guardando tra i fogli della sua scrivania, Dennis trova un foglio scritto a mano. Il contenuto della lettera è esattamente ciò che Axel aveva detto a suo figlio proprio pochi giorni prima di essere sorpreso dall’infarto.
Schroder prende con sé la lettera e si dirige in palestra. Prega in tutti i modi il coach per farsi dare una seconda chance dopo che lo aveva cacciato qualche settimana prima. Il suo allenatore gliela concede e lo reintegra in squadra.
Un anno dopo esordisce nella seconda lega tedesca con la farm team dei Phantoms Braunschweig, ancora un anno più tardi sbarca in nazionale under 18, nel 2011/12 a 19 anni segna 17.8 punti di media con 6.7 assist in A2, l’anno successivo ne piazza 12 di media in Bundesliga con la squadra della sua città e conquista un quinto posto con la Germania agli Europei under 20. Nel giugno 2013, a soli quattro anni dalla morte del padre e dalla sua promessa, Dennis Schroeder viene scelto con la 17esima scelta assoluta al draft NBA dagli Atlanta Hawks.
L’anno scorso è stato premiato come miglior giocatore del Mondiale, il titolo che ha portato per la prima volta nella storia la Germania sul tetto del mondo.
È notizia di ieri che Schroder sarà il portabandiera della Germania alle Olimpiadi di Parigi. Sarà il primo portabandiera tedesco, nero, in 128 anni di storia delle Olimpiadi moderne.
Lassù, Axel, sarà il più felice ed orgoglioso di tutti per questa notizia.
Venerdì a Boston sono scesi in strada più di 1 milione di tifosi per celebrare il titolo dei Celtics. Molti si sono chiesti perchè, oltre ai pullman scoperti con i giocatori della squadra, ci fosse anche un pullman con dei ragazzi sconosciuti (quello in foto).
Nel 2020 Jaylen Brown ha avviato il "Bridge Program", un percorso didattico rivolto a ragazzi dai 14 ai 19 anni provenienti dalle aree e dalle famiglie più indigenti di Boston: si tratta di percorsi extra scolastici per migliorare la preparazione di base riguardo a scienza, tecnologia, ingegneria, arte, matematica, e tematiche sociali. I percorsi sono gratuiti e le lezioni si svolgono in aule all'avanguardia realizzate dalla fondazione di Jaylen Brown. Una volta terminato il percorso, il Bridge Program inserisce i ragazzi nelle aziende dandogli un futuro certo lavorativo, e per coloro che vogliono andare al college, finanzia borse di studio che coprono l'intera retta, anche per molte università private.
Jaylen Brown, oltre ad aver ideato, realizzato e finanziato questo programma, trascorre gran parte dell'estate in aula con i ragazzi, facendo lezione, conoscendoli, dando loro possibilità concrete e non semplici speranze.
Nel momento più importante della sua carriera, ossia la vittoria del titolo NBA, ha voluto che assieme a lui ci fossero anche molti di questi ragazzi che hanno sfilato con la squadra.
"Jaylen è un ragazzo molto simpatico e alla mano. Non lo vediamo come una celebrità, ma come un ragazzo normale. Ci ha detto che gli sarebbe piaciuto che fossimo assieme a lui nella parata della squadra... Non ci sembrava vero che ce lo chiedesse... È stato il momento più bello della mia vita" (ha dichiarato uno dei ragazzi).
Lo abbiamo già detto, e lo ripeteremo: Jaylen Brown è una delle cose più belle che siano mai capitate al basket, e allo sport in generale.
22/06/1986
"Cosa stavi facendo quando Maradona ha segnato il Gol del Secolo agli inglesi?"
Video da pelle d'oca, ci ho messo i sottotitoli in italiano per chi non fosse pratico con lo spagnolo.
Restiamo sulle parole di Elena Cecchettin, almeno qualche giorno, almeno qualche ora. Ragioniamo su quelle. Non facciamoci dirottare subito dal contorno, dal disagio, dall’indignazione, dallo schifo, dal ciclo di social e news, almeno stavolta, tanto tutto resterà lì pure dopo.
L altro giorno pensavamo tutte a Elena Cecchettin, e oggi è lei che sta pensando a tutte noi. Ogni tanto, nella storia, una Antigone si alza accanto al corpo di chi deve seppellire e va davanti al coro del popolo e davanti al tiranno, e dimostra che quel dolore può essere lotta.
Questa felpa della Thrasher – storico marchio da skate 🛹 come si evince dalle due ruote sulla stella – vi ha fatto perdere la testa perché manco siete riusciti a capire il senso del messaggio di Elena Cecchettin.
Guardate giusto le immagini nei libri, manco li leggete.
Eroina. Storie di ieri e di oggi
Sabato 18 marzo ore 18 a Montebelluna parleremo di droghe con @VaniuskaR , che ha ricostruito la storia italiana dell'eroina, e le testimonianze di @Closer_Venezia e @laessecoop
Info e prenotazioni su https://t.co/JnT0jT96Ow
Patrizia ha 47 anni ed è una netturbina. Il suo è un lavoro benedetto e maledetto: nascosta nel buio, rimuove i rifiuti, i resti delle vite altrui. La notte di Capodanno, dopo i fuochi, mentre per molti finiva la festa, per lei iniziava il turno di lavoro, il più lungo di tutti.
UN PROBLEMA CULTURALE - Un thread
Alcuni chiedono l'esonero di Allegri. L'allenatore però è solo la punta di un iceberg, che certo ben rappresenta ma che non incarna da solo: la VISIONE. Il tanto decantato #LiveAhead, che ancora non abbiamo scaricato a terra.