Spagna Campionessa del mondo, auguri alle amiche e agli amici spagnoli in tutto il mondo
https://t.co/DAVCKe2pfh
Una vittoria meritata frutto del gruppo e del possesso palla, enhorabuena España
#spagna#España#worldcup
Although we don’t yet have the details about the motives behind last night's shooting at the White House Correspondents Dinner, it’s incumbent upon all us to reject the idea that violence has any place in our democracy. It’s also a sobering reminder of the courage and sacrifice that U.S. Secret Service Agents show every day. I’m grateful to them – and thankful that the agent who was shot is going to be okay.
#MilanoCortina2026, Arianna Fontana vince l'argento nei 500 metri di short track dopo aver vinto l'oro in questa distanza nelle ultime due edizioni dei Giochi. Si tratta della sua 13ª medaglia in sei Olimpiadi, eguagliato il record di Edoardo Mangiarotti come atleta italiano più medagliato nella storia @ultimoranet
Era stata licenziata per aver sprecato troppo tempo su una “sciocca invenzione” durante l’orario di lavoro.
Ventitré anni dopo, quella stessa invenzione l’avrebbe venduta per 47,5 milioni di dollari.
Dallas, Texas.
Bette Nesmith Graham era una madre single e lavorava come segretaria in banca, cercando di mantenere il figlio con uno stipendio che non bastava mai. E oltre alle difficoltà quotidiane, c’era un problema che la tormentava ogni giorno: gli errori di dattilografia.
Ogni errore significava ricominciare tutto da capo.
Finché non notò gli artisti del banco coprire gli sbagli… semplicemente dipingendoci sopra.
E allora pensò: perché non posso farlo anch’io con la macchina da scrivere?
Cominciò a sperimentare nella cucina di casa, usando un frullatore e della vernice tempera. Dopo mesi di tentativi, trovò la formula perfetta: un liquido bianco che copriva gli errori in un attimo.
Era nato quello che più tardi avrebbe preso il nome di Liquid Paper — il bianchetto, il correttore fluido bianco più famoso del mondo.
Lo mise in piccoli flaconi con un pennellino e lo portò al lavoro. Le altre segretarie lo notarono subito. Poi arrivarono le richieste. Poi gli ordini. Poi i primi soldi.
Ma nel 1956 Bette fece un errore: firmò una lettera del capo scrivendo per sbaglio il nome della sua invenzione. Il direttore la licenziò seduta stante, dicendole che stava perdendo tempo con una “stupida invenzione”.
Senza alternative, Bette decise di puntare tutto sul suo prodotto: il bianchetto.
Lavorava dalla cucina e dalla garage, riempiendo boccette a mano, con l’aiuto del figlio. Le grandi aziende la ignorarono. Le banche non le prestarono denaro. Le risero dietro.
Allora fece una cosa semplice e geniale: vendette direttamente alle segretarie, a chi usava la macchina da scrivere ogni giorno. Fu un’esplosione.
Nel 1968 vendeva un milione di flaconi l’anno.
Nel 1975, venticinque milioni.
E mentre cresceva l’azienda, Bette faceva qualcosa che nessuno faceva allora: creò una creche ( un asilo nido aziendale) per i figli delle dipendenti, orari flessibili, formazione interna. Un ambiente umano, pensato per le donne che lavorano, proprio come lei avrebbe voluto quando era segretaria.
Nel 1979 la Gillette acquistò Liquid Paper — cioè il bianchetto — per 47,5 milioni di dollari più royalties. Lei ne donò metà in beneficenza per sostenere altre donne.
Morì sei mesi dopo.
Ma la sua invenzione cambiò il mondo dell’ufficio.
Il bianchetto non esisteva prima di lei.
E fu creato da una donna che mescolava vernice in un frullatore di cucina.
Bette Nesmith Graham.
Segretaria. Madre. Inventrice.
La donna che trasformò un errore in un impero.
Quando Vincent van Gogh morì nel 1890, a soli 37 anni, lasciò dietro di sé una vita di fallimenti, una stanza spoglia e tele che nessuno voleva comprare.
Sei mesi dopo morì anche suo fratello Theo, l’unico che avesse sempre creduto in lui.
Tutto sembrava finito.
Restavano solo un bambino, centinaia di lettere e una montagna di quadri invenduti.
A raccogliere quella eredità fu Jo van Gogh-Bonger, la giovane vedova di Theo.
Aveva 28 anni, un lutto recente e un figlio piccolo da crescere.
Nessuno le chiese di occuparsi di quei dipinti. Nessuno pensava che valessero qualcosa.
Ma lei capì che, dietro quelle pennellate disperate, c’era un genio che il mondo non aveva ancora voluto ascoltare.
Jo cominciò dal principio: le lettere tra i due fratelli.
Le tradusse, le ordinò, le fece pubblicare.
Dentro quelle pagine c’era l’anima di Vincent — la sua visione, la sua sofferenza, la sua poesia.
Quelle lettere cambiarono tutto: fecero capire che dietro il “pittore pazzo” c’era un uomo che amava, pensava, cercava.
Poi vennero i quadri.
Jo organizzò mostre, scrisse a critici, a galleristi, a musei.
Rifiutò di svendere le opere, anche quando ne aveva bisogno.
Scelse con attenzione cosa vendere e a chi, cosa tenere e dove esporlo.
Fu lei a gestire la prima grande mostra a Berlino, poi a Parigi, poi in Olanda.
Quadro dopo quadro, recensione dopo recensione, costruì la reputazione di Van Gogh come oggi la conosciamo.
Non fu un lavoro romantico. Fu una strategia: costanza, visione, pazienza.
Ogni volta che qualcuno la accusava di esagerare il valore del cognato, lei rispondeva con fatti, non con parole.
Quando morì nel 1925, Van Gogh era già riconosciuto come uno dei più grandi artisti del secolo.
Il Museo Van Gogh di Amsterdam, nato grazie alla collezione di famiglia, deve la sua esistenza soprattutto a lei.
Jo van Gogh-Bonger non dipinse nulla.
Ma inventò Vincent, nel senso più profondo del termine: trasformò un uomo dimenticato in un simbolo universale di arte e umanità.
Senza di lei, forse Van Gogh sarebbe rimasto un nome da mercatino.
Con lei, è diventato immortale.
@annamarylight@LunaLeso@CLAUDIODD5@MaurilioVitto@BrindusaB1@papuzzetto111@mariatontini1@Blackskorpion4@govi47@guagnano_paolo@Paola__Breda@Vitality1978@sibillllla@SilviaKsilvie@rpalatiello@ValerioLivia@Sara60825982@BegalliSabrina@ra31564@StellaTenn44866@DonaLuz2@ElisabettaFerr2@ValerioLivia@LiaLia70574604@DavLucia @Vane_Sardegna
@StefaniaCozzol6@miciotokyo@Amrita86044234@mohammadkadeer5@Ludy36159679@samanth54032102@Dida_ti
Intervista a Simone Maraschi, grande amico di #tifoblog, ex allenatore della Doverese, Ac Crema, Riozzese tra le altre. Ci racconta il suo presente fatto di allenamenti individuali e le sue opinioni su #calcio maschile, #calciofemminile e giovanile
https://t.co/uCmpfbR2eW
Donare è vita, si aiuta la ricerca e si sta meglio. Si ha anche l'occasione di aiutare qualche persona più sfortunata di noi e si ha la possibilità di effettuare controlli regolari con specialisti del settore.
https://t.co/2eVMjjTlKR
#donatori#blooddonation#donatoriamici
Le dichiarazioni di Aitana Bonmatí e Montsè Tomé: la Spagna è in finale all'Europeo di calcio femminile
https://t.co/xDsLDwJFgg
@SEFutbolFem@rfef#euro2025@calciofemita