NO alla riforma della giustizia: un vergognoso Giorgino su Rai 1 smaccatamente e spudoratamente fazioso a favore delle tesi del governo. Non fa onore alla sua professionalità di giornalista certamente non indipendente
@AlessiaMorani Viva la stampa libera ed indipendente. Subito una legge dissuasiva delle querele temerarie ed intimidatorie in difesa del giornalismo d'inchiesta contro l'illegalità e gli abusi dei poteri forti.
@ZelenskyyUa Insieme contro la voglia di restaurazione dell'impero Russo per difendere la democrazia occidentale e i suoi valori democratici dell'Europa. Si al rispetto dei diritti umani no alla dittature delle autarchie. Gloria al popolo ucraino!
@marsetac@ellyesse Era ora che il PD prendesse posizione a sostegno dell'Ucraina aggredita dalla Russia di Putin. È giusto condannare Hamas e la guerra di Netanyahu contro il popolo Palestinese, ma non si può perdere di vista il conflitto alle porte dell'Europa che mette a rischio i nostri valori!
@ecciuh@ilario82 Definire una legittima reazione dell'Ucraina alla guerra di aggressione Russa un atto di terrorismo di cui pentirsi perchè ritenuto provocatorio e foriero della reazione spropositata di Putin, è una vergogna immorale! Chi bombarda le città ucraine uccidendo civili indifesi?
Se va a votare meno di un italiano su due, sarà la peggiore delle sconfitte democratiche e la colpa sarà principalmente di chi attacca l'Unione Europea a favore di un nazionalismo astruso e controproducente. Che non abbiamo a pentircene come hanno fatto gli inglesi con la Brexit!
Siamo sull’orlo di una guerra. Senza una Commissione europea forte, un Consiglio d'Europa compatto, Russia, Cina e Stati Uniti ci relegano ai margini della storia. Non si riesce a immaginare uno stimolo superiore a questo per votare e dare forza ad una Europa unita e protagonista
Il confronto sull’utilizzo delle armi occidentali in territorio russo da parte dell’Ucraina offre secondo me l’interessante opportunità di sbirciare con un po’ di anticipo i nuovi assetti euroatlantici, che costituiscono la coda lunga della guerra e che, nell’immediato futuro, potrebbero determinare un riequilibrio epocale dei ruoli strategici in ambito UE e NATO.
Come era in qualche modo prevedibile (solo Travaglio non se ne era accorto), l’evolversi della situazione sul campo, la percezione sempre più nitida del pericolo rappresentato da una Russia che, tra minacce nucleari e provocazioni territoriali, sta mostrando la ferma volontà di non abbandonare le proprie ambizioni imperiali, insieme alle titubanze di un Joe Biden alle prese con una campagna elettorale dall’esito incerto e impegnato in una complicata partita a scacchi con Pechino (oltre che distratto dal fronte mediorientale), sta determinando uno spostamento in Europa del baricentro dell’Alleanza Atlantica.
A dispetto della propagandata sudditanza nei confronti degli USA, l’asse Macron-Stoltenberg è riuscito non solo a mettere all’angolo la Casa Bianca, costretta a subire e ad adeguarsi alla linea interventista di Parigi, ma anche ad aggregare un fronte europeo ampio, che sa di prima “prova tecnica” per la nascita di una difesa comune nell’Unione, progetto del quale ormai a Bruxelles si dibatte apertamente.
A far premere al capo dell’Eliseo il pedale dell’acceleratore sono in realtà una miriade di fattori, tra i quali rivestono un ruolo non certo secondario anche le ambizioni personali, oltre alla mai sopita nostalgia per la grandeur francese, cui si aggiungono anche le legittime preoccupazioni per le prossime elezioni europee, dalle quali, secondo i sondaggi, il presidente potrebbe uscire assai malconcio, con il suo partito praticamente doppiato dal Rassemblement Nationale di Marine Le Pen. Ma c’è soprattutto, come si sa, la pragmatica consapevolezza del fatto che per gli Stati Uniti il confronto strategico con la Russia non è una priorità se non nei limiti dei suoi possibili contraccolpi per il suo vero competitor, la Cina, e che la stessa guerra d’Ucraina, al di là della retorica, viene vissuta oltreoceano - secondo me in modo drammaticamente miope, come sosteneva anche un recente articolo del Foreign Affairs - come un conflitto poco più che regionale. Inoltre pezzi importanti dell’establishment USA, dei quali lo stesso Trump si è fatto portabandiera, vedono assai di buon occhio una “responsabilizzazione” dell’Europa, perché cominci a provvedere autonomamente alla propria sicurezza. Infine, a pesare in modo assai rilevante, c’è anche l’inconfessabile desiderio di “rivincita” nei confronti di una Russia che, fomentando una lunga sequenza colpi di stato, ha quasi del tutto estromesso la Francia dalle ex colonie dell’Africa subsahariana.
In questo quadro Macron, appunto, gioca la sua partita, tessendo una rete di alleanze politiche che gli consentano di imprimere all’Europa quella svolta “draghiana”, che i suoi numeri elettorali da soli non gli permetterebbero di immaginare, aggregando così i paesi più motivati a fare da traino ad una Unione che dovrà mettere in primo piano le problematiche legate alla propria sicurezza, a partire da quelli del nord e dell’Est (con la non certo sorprendente eccezione dell’Ungheria di Orban), maggiormente esposti alle minacce di Mosca.
Mi permetto di evidenziare come, nel riallineamento in corso, l’Italia abbia scelto di puntare sul cavallo sbagliato, aggregandosi, sull’utilizzo delle armi, alla prudenza della Casa Bianca, la quale, dopo aver cambiato idea, ci ha lasciati letteralmente col cerino in mano, unico paese tra i grandi a non volere l’impiego delle proprie forniture per colpire le postazioni di attacco in territorio russo.
Si potrebbe quasi dire che, mentre Macron prova a ritagliarsi il ruolo di nuovo Churchill, da noi proliferano gli aspiranti Chamberlaine. Che però tanto somigliano a dei balbettanti Don Abbondio