@Uther_Pendrqgon Ho 64 anni di cui 20 passati a cercare di invertire la rotta, ma io "sò de coccio" e ho continuato a fare gli stessi errori. Ad un certo punto credo sia destino. Però grazie per l'input, sul serio.
Ha vinto il NO, hanno perso tutti: il referendum che smaschera il fallimento della politica italiana
Ci sono momenti in cui la politica smette di essere una partita tra schieramenti e diventa uno specchio. Non riflette solo chi vince e chi perde, ma cosa siamo diventati come Paese, cosa tolleriamo, cosa rifiutiamo, cosa ci fa ancora alzare dal divano per mettere una croce su una scheda. Il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026 è uno di quei momenti. E chi prova a raccontarlo come una vittoria di qualcuno, come un trofeo da esibire in conferenza stampa, sta sbagliando lettura. O peggio, sta mentendo.
Non ha vinto il Partito Democratico, non ha vinto l’opposizione, non ha vinto una linea politica alternativa. Ha vinto il NO. E non è un dettaglio semantico, è sostanza. Perché dietro quel NO non c’è un blocco compatto, non c’è una classe dirigente che può intestarselo, non c’è un progetto politico coerente che possa dire “questo risultato è mio”. Dietro quel NO c’è un’onda irregolare, disordinata, per certi versi contraddittoria. Un’onda fatta di persone che normalmente non votano, che non credono più a niente e a nessuno, che guardano la politica con fastidio quando non con disprezzo. E che stavolta, invece, si sono mossi.
I numeri parlano chiaro, anche se nessuno ha davvero voglia di ascoltarli fino in fondo. L’affluenza non è stata solo un dato tecnico: è stata un segnale politico. Una fetta significativa di elettorato che di solito resta a casa ha deciso di partecipare. Non per adesione, ma per reazione. Non per entusiasmo, ma per rigetto. È una differenza enorme. È la differenza tra chi crede e chi non ne può più.
Questa gente non è andata a votare perché sedotta dal Partito Democratico o dalla sua proposta. Non è andata a votare perché improvvisamente convinta dalla linea dell’opposizione. È andata a votare perché stanca. Stanca del governo, certo, ma anche di chi dovrebbe rappresentare un’alternativa e non ci riesce. Stanca di un linguaggio politico sempre più povero, sempre più urlato, sempre più vuoto. Stanca di slogan che sostituiscono i contenuti, di tifoserie che sostituiscono il confronto, di leader che parlano alla propria curva e ignorano tutto il resto del Paese.
Per questo dire che ha vinto il PD è una scorciatoia comoda, ma falsa. È un modo per appropriarsi di qualcosa che non ti appartiene. È un modo per non fare i conti con la realtà. Perché se davvero avesse vinto il PD, oggi vedremmo entusiasmo, fiducia, slancio. Invece vediamo prudenza, ambiguità, e quella solita incapacità di trasformare un risultato in una proposta politica credibile.
Il punto è un altro. Ha perso il Sì, certo. Ma soprattutto ha perso chi quel Sì lo ha trasformato in una battaglia identitaria, in uno scontro totale, in un referendum su sé stesso. Ha perso Giorgia Meloni. E ha perso nel modo peggiore possibile: politicizzando fino all’estremo un passaggio che avrebbe richiesto equilibrio, misura, senso delle istituzioni.
Un Presidente del Consiglio dovrebbe essere, per definizione, una figura terza. Non neutrale, perché la neutralità in politica è spesso una finzione, ma capace di rappresentare l’intero Paese. Capace di tenere insieme, non di dividere ulteriormente. Capace di abbassare i toni quando serve, non di alzarli per convenienza. In questa vicenda è successo l’opposto.
Il referendum è stato trasformato in una resa dei conti. In una campagna permanente fatta di slogan, semplificazioni, e troppe volte di affermazioni forzate, quando non apertamente fuorvianti. Il merito del quesito è stato schiacciato dal rumore. La complessità è stata ridotta a una contrapposizione binaria, quasi tribale. O con noi o contro di noi. È un modo di fare politica che può funzionare nel breve periodo, ma che logora tutto nel lungo: le istituzioni, il dibattito pubblico, la fiducia dei cittadini.
E quando, per sostenere una linea, si arriva ad aizzare il confronto contro la magistratura, si supera un limite.
Un concetto su cui sto cercando di lavorare è quello di “apocalisse epistemica”, ovvero uno stadio di degenerazione sociale in cui la nozione di vero e di falso non solo è faziosa, ma diventa completamente irrilevante. Siamo a un passo ulteriore rispetto ai deepfake, le fake news, le teorie del complotto, i rettiliani, i drop di Q e il Pizzagate. Siamo ad avere delle frazioni di realtà completamente inconciliabili. Gli omicidi Renèe Good e Alex Pretti sono stati punti di svolta. Documentatissimi, con diversi video a riprendere dei fatti apparentemente inequivocabili: gli agenti federali assassinano due manifestanti. Eppure la realtà non riesce a collimare. Gente che ha difeso il diritto a portare le mitragliatrici a scuola esce con frasi “se era armato aveva brutte intenzioni, se l’è cercata”. Addirittura la NRA, la National Rifle Association è dovuta scendere in campo in difesa di Pretti, in un bizzarro scambio di ruoli.
Questo non dice molto della logica elementare, ma dimostra che le identità al tempo dei social media sono talmente frastagliate e insicure da dover a forza sopprimere quello che i nostri occhi non possono fare a meno di vedere. Questo tracollo epistemico, ormai una vera e propria apocalisse, non avviene nel piano della ragione, avviene nel piano dell’appartenenza, che è talmente carente, bisognoso, ancestrale, da sopprimere e offuscare qualsiasi percezione della realtà. Il ruolo dell’intelligenza artificiale in tutto questo è marginale. Ci divideremmo su qualsiasi cosa, altro che su un deepfake.
Cari amici, prima di tornare alle nostre previsioni del tempo voglio darvi tre spoiler, i primi di tanti altri che ci saranno nelle prossime settimane, sulla nuova app ZEFY che rivoluzionerà l’informazione meteorologica e climatica in Italia e, dal 2027, anche in altri Paesi:
📍 Ogni giorno ci sarà una notifica sul vostro dispositivo con la “buona notizia del giorno”. In un mondo comunicativo dominato da ansia e terrore, è necessario avere anche un po’ di luce.
📍 Già da fine marzo saranno attivi i canali social dell’app ZEFY: Instagram, Facebook e canale WhatsApp. Inizialmente ho deciso di tenere fuori TikTok.
📍 Per quanto riguarda X, io continuerò come sempre a pubblicare i contenuti su questo profilo, quindi resterò comunque il riferimento principale su questo social.
Ne approfitto per ringraziarvi per la fiducia. ZEFY nasce per cambiare il modo in cui raccontiamo meteo e clima: con rigore, chiarezza e responsabilità. Restate con me. Ancora qualche mese di pazienza e si parte.
@Uther_Pendrqgon Lavoro in malga (agriturismo). Ore 11 di stamane. Si affacciano due in cucina per chiedere 2 birre. "ordiniamo e paghiamo che abbiamo fretta e andiamo via". Si sono fermati fin quasi mezzogiorno.
.@OssMilex da anni fa analisi precise (divenute reference) su #SpesaMilitare, da settimane valutazioni su nuovo target NATO e da giorni stime sulle proiezioni di costo (usate da tutti!)
Poi di colpo @GiorgiaMeloni vuole "sminuire" e partono manipolazioni: tocca spiegare!!
Un 🧵
Nel piazzale della stazione di Bologna alle ore 17:15 sono stato pesantemente minacciato da un tassista [senza cooperativa]:
“ti ammazzo, figlio di puttana, vieni da un’altra parte che ti faccio vedere, tanto lo so dove abiti, bastardo ti ammazzo”.
Presenti numerose persone che invito a farsi avanti per testimoniare.
Presente anche un tassista della COTABO che è intervenuto in mia difesa per allontanare questo furioso collega che da in piedi di fianco al mio finestrino continuava a insultarmi mentre io rimanevo seduto nel mio taxi.
Il tassista della COTABO, che ringrazio, lo ha convinto a smetterla, dicendogli chiaramente: “smettila subito, vai via, tu stai danneggiando l’intera categoria”.
Chiudo in anticipo il mio turno, vado subito a fare la denuncia, deciderò poi quando, se e come riprendere a lavorare e con che spirito.
Fate girare il fatto perché chiedo supporto e testimonianza dalle persone presenti in stazione che hanno assistito, grazie.
#Bologna5🚕
Inizia in novembre.
Inizia di venerdì.
Inizia alle 5 del pomeriggio.
Inizia il 31 del mese.
Inizia a 50 anni.
E mai come in questo 9 novembre posso dire di averne conquistata tanta.
Perché la vita inizia davvero quando ti rendi conto di averne una sola.
Vi voglio bene!
@Uther_Pendrqgon Che suddiviso, fa poco più di 100mila euro a comune. Poi se questa cifra la dividiamo per gli istituti presenti, credo diventi irrisoria.