Prof di matematica e scienze, geologo, curioso di ciò che sta quaggiù ma soprattutto là fuori, politicamente equilontano, spero per i figli un posto migliore
Care ragazze e ragazzi che andate a #scuola. Studiate la #matematica e poi la #fisica e poi ancora la matematica e, se non bastasse, ancora la fisica, la #chimica e la #biologia, perché quelli che verranno, nonostante quello che si sente in giro, saranno anni eccezionali. #JWST
@GREISON_ANATOMY@tincazzi@Radio24_news Grande apprezzamento per le cose che fai soprattutto perché parlare di "sistemi complessi" in un Paese educato all"appiattimento, al parere di pancia, al testimonial esperto di tutt'altro, è un po' come tentare l'Everest senza bombole.
La fine di una dannazione. Nessuno potrà più additare Zverev come il primo dei perdenti, a secco di titoli Slam. È stato un lungo viaggio fatto di sonore batoste e frustrazioni, di fantasmi mentali in campo, di accuse di ex fidanzate fuori dal tennis. La consapevolezza di essere inferiore sia ai Big 3 sia ai sopraggiunti Sinner e Alcaraz. Ammettiamolo, l’etichetta di Calimero è stata spesso irrispettosa nei suoi confronti, perché chi vince 24 titoli Atp e per giunta un oro olimpico è un vincente senza se e senza ma. Non si è fatto mancare nulla, compreso l’infortunio tremento proprio al Roland Garros di 4 anni fa, in semifinale contro Nadal: tre legamenti laterali della caviglia destra fanno crack, è costretto ad uscire in sedia a rotelle, ma una volta dentro lo spogliatoio chiede delle stampelle perché desidera tornare in campo, prima di ritirarsi vuole stringere la mano a Rafa.
Eccolo adesso che con gli occhi lucidi si coccola la Coppa dei Moschettieri, i 14 kg più leggeri della sua vita. Rende omaggio a Cobolli che gli ha reso difficile la vita restandogli aggrappato alle caviglie. Flavio ha annusato la tensione del tedesco, ha provato a minarne le certezze, perché quando sente la pressione Zverev entra in un tunnel da psicodramma, perde l’efficacia al servizi, manda a ramengo i drittoni &Co.
C’è un’altra vittoria che vale più di tutte. E la speranza è che tanti bambini davanti alla tv oggi abbiano avuto un genitore dire loro: anche lui è come te, se ce l’ha fatta lui ce la puoi benissimo fare anche tu.
No, non si tratta di vincere uno Slam. Si parla di condurre una vita normale.
Da quando ha quattro anni Zverev convive con il diabete di tipo 1.
In ogni torneo utilizza le siringhe di insulina durante i cambi di campo. Il quantitativo dipende dalla durata del match, in genere una partita di cinque set gli richiede quattro iniezioni. Lo ha fatto anche durante la finale del Roland Garros (FOTO).
Sascha non ha mai lasciato che il diabete lo fermasse. Per molto tempo lo ha nascosto, ne ha parlato pubblicamente solo nel 2022, il suo non è stato un eccesso di pudore, semplicemente non ha mai voluto suscitare pietismo. Perché questo è il punto: Zverev non vuole che sia il diabete a definirlo.
È questo il messaggio che consegna alle migliaia di giovani che aiuta attraverso la sua Fondazione. Ai genitori, i più frastornati dopo le diagnosi, spiega come i loro figli potranno continuare ad avere una vita attiva. È preoccupante l’aumento in età pediatrica dell’incidenza del diabete, per la cura servono attenzione e costanza quotidiana ma l’aiuto della tecnologia ha sostanzialmente rivoluzionato tutto con il monitoraggio continuo del glucosio, i microinfusori di insulina e le App.
La vittoria (finalmente) del primo titolo Slam di Zverev vale doppio. È la fine di una dannazione personale, è il megafono a non porsi limiti per i sogni degli altri.
(e tanti saluti agli specialisti che quando da adolescente Zverev sognava di impegnarsi a tempo pieno nel tennis, gli avevano detto: lascia perdere, non potrai mai fare sport ad alto livello)
#RolandGarros
Credits 📷 @rolandgarros & @Yahoo
@a_a_f_t Anche Dante nel XXII del Paradiso quando si trova nella sfera ultima, quelle delle stelle fisse, guarda da lontano la Terra e la definisce: "l’aiuola che ci fa tanto feroci".
🚨🇻🇦⚽ Giornalista: "Andando in Spagna, la grande domanda è: Real Madrid o Barcellona".
Papa Leone: "È semplice: il Papa è di tutte le squadre. Ma Prevost è del Real Madrid".
@Cartabellotta@fattoquotidiano Perché chi lo fa di mestiere ha deciso che va bene così, non una ma due volte. Poi restano le tifoserie che aizzano la gente e vendono copie. Ma sono folklore